LA MADONNA DEL TUFO a Rocca di Papa - Roma

Anche il caldo, quest'agosto a Roma, sembra giubilare. Invano i pellegrini, passando da una chiesa all'altra, scrutano il cielo alla caccia di qualche nuvoletta forie­ra di benefica pioggia. Di acqua ce n'è poca anche nel­le fontane del Bernini, continuamente rimescolata dai tuffi di chi vi cerca un refrigerio passeggero.

Lo sguardo allora fugge verso i colli, coperti di albe­ri, popolati di laghi; antichi vulcani ora sorridono per i grandi grappoli di uva, gioiosa di fornire il profu­mato Frascati: vino che immediatamente si abbina ai bucatini all'amatriciana e alla gustosa porchetta.

Le guide fissano tra i colli romani un itinerario giu­bilare. Si attraversa il grande raccordo anulare, s'im­bocca l'Anagnina, ex via consolare, e poi via diritti verso Frascati, Grottaferrata con la celeberrima abba­zia greco-cattolica di S. Nilo del XII secolo, Rocca di Papa dominata in alto dall'antico quartiere dei Bavaresi. Qui un'indicazione, una strada avvolta dai secolari castagni, e dopo una curva ad 'esse', ecco il santuario della Madonna del Tufo.

Ti fermi d'istinto, e per la novità del nome e per am­mirare lo splendido panorama che abbraccia il lago Albano, Castel Gandolfo, in cui fa spicco il massic­cio palazzo pontificio: ti avvolge la frescura degli alberi, mentre gli occhi spaziano fino a Roma, av­volta questa mattina da una nebbiolina che, se ne impedisce lo sguardo, la rende più fascinosa all'im­maginazione.

Il santuario è celebre per l'antichità, la devozione dei fedeli e per il numero infinito di grazie elargite: ne fanno fede gli ex-voto. Vuole la tradizione che un giorno, dal monte detto Pentima Calvello, si staccasse un blocco tufaceo di oltre una dozzina di tonnellate, e che miracolosamente si arrestasse nel pendio ripido e scosceso nel momento in cui un viandante a cavallo passava da quel sentiero. Il cavaliere, rimasto illeso per il favore della Vergine invocata con grida d'aiuto, fece voto di erigere una chiesetta nel luogo dove il masso si era arrestato.

La parete del masso fu lavorata a scalpello per ri­durla a nicchia; vi fu applicato dell'intonaco e un artista vi dipinse la figura della Madonna con il Bambino, protetta poi con una chiesuola. Correva l'anno 1490. Lo scorrere dei secoli vide innumerevoli persone sa­lire qui, invocando la Vergine. Nel 1925 i Padri Trinitari, custodi del santuario, demolirono con di­scutibile gusto estetico la primitiva chiesetta, ed edifi­carono l'attuale santuario, arricchendolo di marmi fi­nissimi.

Sulla piazzetta antistante ti accoglie un padre, bian­co vestito, desideroso di informarti che, se la facciata è sì dignitosa, ma pure di fattura comune e alquanto pesante - secondo alcuni critici - l'interno invece ti offre un'aria del tutto mistica. Alla richiesta del per­ché si chiamino Trinitari, il buon uomo prima ti sorri­de, scrolla la testa e intanto tu attendi.

"Il nostro fondatore portava un nome ilare: Giovanni de Matha, che niente ha però a che fare con i matti. Nato in Provenza nel 1160 si fece sacerdote e con san Felice di Valois fondò l'Ordine dei Trinitari per la re­denzione degli schiavi cristiani".

L'attenzione poi è rivolta all'immagine della Madonna: "Traspare sì la maestà di Maria coronata e seduta su di un piccolo trono, ma soprattutto emergo­no la semplicità e la bontà dei volti di Gesù e sua Madre; anche le vesti richiamano più il vestito usuale che non abiti sontuosi; del resto, qui la gente viveva alla contadina, al servizio e nei possedimenti dei no­bili romani, che su queste alture costruivano le loro dimore estive".

E in quegli occhi di donna tu vedi il dolore di tante madri, semplici donne i cui figli, mezzi spogliati come quel Bambino, sudavano lungo i filari che fornivano il brio­so Frascati alle tavole dei ricchi. E allora preghi, prima in silenzio e poi forse leggi la preghiera a Maria Santissima del Tufo, perché "doni all'uomo tormentato di oggi la vittoria della speranza sull'ango­scia, della comunione sulla solitu­dine, della pace sulla violenza".

Esci, riposi la mente, riprendi l'itinerario giubilare verso Castel Gandolfo dove ti attendono altre emozioni passate e presenti, per­ché tu sai che lì, in questo mo­mento, forse prega, forse passeg­gia, forse riposa il tuo Papa, Giovanni Paolo II.