LA
MADONNA DEL PERPETUO SOCCORSO
Intorno
al 1496, si venerava in una chiesa dell'isola di Creta un miracoloso quadro
della Vergine Maria. Secondo un'antica tradizione, era stato dipinto alla fine
del secolo XIII da un artista sconosciuto, che si era ispirato ad una pittura
attribuita a San Luca.
Per
noi, la storia del venerabile quadro comincia quell'anno, con un crimine
gravissimo: nella speranza di venderlo ad un buon prezzo, un mercante lo rubò
prendendo la via del mare e nascondendolo tra le sue mercanzie. L’anno
seguente, giunto a Roma, subito si ammalò gravemente e fu accolto come ospite
in casa di un amico, anch'egli mercante. Nell'imminenza della morte, gli raccontò
del vergognoso furto e gli chiese di portare il quadro in una chiesa ove
potesse ricevere un culto adeguato. L’amico romano gli promise che avrebbe
fatto come lui voleva.
Di
lì a poco, il mercante morì. L’amico si stava preparando a compiere quanto
promesso, quando sua moglie lo persuase a trattenere in casa il quadro. Gli
apparve allora la Vergine Maria che gli disse di portarlo in una chiesa. Egli
non obbedì. La Madre di Dio tornò altre due volte e lo minacciò di morte se
avesse continuato a disobbedire. Sua moglie però si oppose di nuovo ed egli
si rivelò più sottomesso a lei che alla Regina degli Angeli. In una quarta
apparizione, la Verginli comunicò:
-
Ti ho avvisato, ti ho minacciato, non hai voluto obbedire. Adesso uscirai tu
da questa casa, poi uscirò lo alla ricerca di un luogo più onorevole.
Subito
dopo l'apparizione, infatti, uscì per primo il recalcitrante uomo, dentro la
bara, verso la sepoltura. La Santissima Vergine apparve allora a sua figlia di
sei anni dicendole:
-
Avverti tua madre e tuo zio che Santa Maria del Perpetuo Soccorso vuole che la
togliate da questa casa, se non volete morire tutti sul colpo.
La
vedova prese sul serio l'avviso, perché aveva avuto una visione uguale a
quella della bambina. Una sua vicina, tuttavia, la convinse a continuare a
tenersi il quadro a casa sua. Questa'ultima fu colpita subito dopo da una
terribile infermità, però subito si pentì della sua cattiva azione, ricorse
alla misericordia della Madonna e fu guarita dopo aver toccato il miracoloso
quadro. La Santissima Vergine apparve ancora una volta alla bambina e le
comunicò che il quadro doveva essere portato alla chiesa di San Matteo,
situato nella via Merulana, tra le basiliche di Santa Maria Maggiore e San
Giovanni in Laterano.
La
vedova, la figlia e la vicina si affrettarono a comunicare questi prodigiosi
fatti ai Padri Agostiniani, incaricati della suddetta chiesa. In un battibaleno,
la notizia si sparse per tutta la città. Così, nel momento in cui si doveva
trasportare là il quadro, il 27 marzo 1499, si formò una grandiosa
processione seguita da innumerevoli membri del clero e una moltitudine di
fedeli.
Per
tre secoli l'immagine sacra fu venerata nella Chiesa di San Matteo. Lì
accorrevano da ogni dove i fedeli in un numero così grande che, in poco
tempo, essa divenne una delle chiese più visitate di Roma, per la fama dei
miracoli operati per intercessione della Vergine del Perpetuo Soccorso.
Nuove
difficoltà, tuttavia, si frapponevano tra la Madre di Misericordia e i suoi
figli. Nel 1798 le truppe di Napoleone Bonaparte invasero Roma, esiliarono il
Papa Pio VI e, col pretesto di fortificare le difese della città, distrussero
30 chiese, tra cui quella di San Matteo. In quest'occasione si persero
innumerevoli reliquie e un gran numero di immagini sacre. Nonostante ciò, il
miracoloso quadro fu salvato all'ultimo minuto da un sacerdote che lo portò
nella Chiesa di Sant'Eusebio e poi nella cappella privata degli agostiniani
nel convento di Santa Maria in Posterula.
Nel
turbinio degli avvenimenti politici e delle guerre che segnarono i primi
decenni del sec. XIX, si spense quasi completamente il ricordo dell'ineffabile
bontà con cui la Madre del Perpetuo Soccorso accoglieva tutti quanti a lei
ricorrevano. Così, la sua immagine sacra finì relegata per più di mezzo
secolo in una cappella secondaria di Roma, dimenticata quasi da tutti, senza
nessun atto di devozione speciale, senza ornamento alcuno e neppure un lume
che indicasse la sua augusta presenza.
Dimenticata
quasi da tutti... non però da Frate Agostino Orsetti, che era stato frate nella
Chiesa di San Matteo. Nel suo cuore non era diminuito il fervore, nella sua
mente non si era spento il ricordo degli innumerevoli miracoli ottenuti per
intercessione di questa incomparabile Madre di tutti i bisognosi. Verso il
1850, ormai in età avanzata e quasi cieco, fece amicizia con un giovane chierichetto
di nome Michele Marchi, che frequentava la cappella di Santa Maria in
Posterula. Molti anni dopo, quando era ormai sacerdote redentorista, l'antico
chierichetto raccontò che "quel buon frate" era solito fare
riferimento alla triste situazione in cui versava la tanto amata immagine.
"Non dimenticarti, figlio mio, che l'immagine della Madonna del Perpetuo
Soccorso è nella nostra cappella. Era molto miracolosa. Non dimenticartene,
hai capito?"
Frate
Agostino morì nel 1853, senza aver realizzato il suo desiderio che la Vergine
del Perpetuo Soccorso fosse di nuovo esposta alla venerazione pubblica. In
apparenza, sembrava fossero stati infruttuosi gli sforzi e le fiduciose
orazioni di questo zelante agostiniano.
Solo
in apparenza però, perché il giovane chierichetto, più tardi Don Michele
Marchi CSSR, non se ne dimenticò!
Alla
metà del secolo XIX, la Congregazione dei Padri Redentoristi fu invitata dal
Beato Pio IX a stabilire a Roma la loro Casa Generalizia. Per questo fine, e
senza avere conoscenza dei fatti sopra riferiti, acquistarono un terreno in
Via Merulana ... proprio nel luogo dove era esistita la Chiesa di San Matteo.
Come si vedrà, chi, per voce del Papa, attirava alla Città Eterna questa
Congregazione era la stessa Madre del Perpetuo Soccorso.
Lì
i Padri Redentoristi costruirono un convento e la Chiesa di Sant'Alfonso. Uno
di loro, studiando il settore della città nel quale si erano stabiliti, non
tardò a scoprire che la Chiesa di Sant'Alfonso era stata costruita
esattamente nel luogo dove esisteva in altri tempi la Chiesa di San Matteo,
nella quale era stata venerata per secoli la miracolosa pittura della Madonna
del Perpetuo Soccorso. Così riferì ai suoi fratelli d'abito questa scoperta
di buon auspicio. Tra i sacerdoti che lo ascoltavano si trovava Don Michele
Marchi. Costui allora, a sua volta, narrò tutto quanto gli aveva detto a
proposito dell'immagine il vecchio frate agostiniano del convento di Santa
Maria in Posterula.
Qui
si vede bene la mano della Vergine Santissima guidare gli avvenimenti. Lei ha
ispirato nei cuori di quei suoi figli missionari l'ardente desiderio di esporre
nuovamente alla venerazione pubblica il miracoloso quadro. Questi
sollecitarono il Superiore Generale della Congregazione, Don Nicola Mauron, a
fare direttamente al Papa una richiesta con quest'obiettivo. Ricevuto in
udienza da Pio IX, il Superiore Generale gli narrò la storia del quadro e gli
presentò la sollecitazione affinché lo stesso fosse affidato in custodia
della sua Congregazione, in modo da tornare a ricevere gli onori e le suppliche
dei fedeli nello stesso luogo scelto dalla Madonna nel 1499.
Il
Papa ascoltò tutto con attenzione e scrisse di proprio pugno questo
biglietto, con data 11 dicembre 1865: "II Cardinale Prefetto della Propaganda
chiamerà il Superiore della comunità di Santa Maria in Posterula e gli dirà
che è Nostro desiderio che l'immagine della Santissima Vergine, alla quale si
riferisce questa petizio
ne,
sia nuovamente collocata tra [le basiliche] di San Giovanni [in Laterano] e
Santa Maria Maggiore; i Redentoristi la sostituiranno con un altro quadro
adeguato".
In
seguito il Santo Padre dette ai Redentoristi, nella persona del loro Superiore
Generale, la missione di 1 diffondere la devozione alla Madonna del Perpetuo
Soccorso: "Fate in modo che lei sia conosciuta nel mondo intero!"
I
Padri Agostiniani dando il loro assenso con rispetto filiale al desiderio
del Sommo Pontefice, consegnarono il miracoloso quadro ai suoi nuovi custodi.
Con una solenne processione, circa 20mila fedeli lo condussero per le vie
ornate di fiori fino alla Chiesa di Sant'Alfonso.
La
Madre del Perpetuo Soccorso manifestò il suo compiacimento in quello stesso
giorno, operando alcuni miracoli. "Cara Madre, guarisci mio figlio o
portalo in Cielo!" - implorò dalla finestra della sua casa una madre
angustiata, sollevando tra le braccia il suo figlioletto moribondo mentre
passava il quadro. Immediatamente il bambino guarì.
Poco
oltre, un'altra madre chiese che fosse guarita sua figlia colpita da una
paralisi totale. Immediatamente la bambina recuperò forza alle gambe, però,
soltanto quanto bastava per camminare. Madre e figlia andarono il giorno
successivo nella Chiesa di Sant'Alfonso e supplicarono: "O Maria, termina
quello che hai cominciato!" La bambina uscì di là completamente
ristabilita.
Iniziò
così una nuova fase nella luminosa storia della miracolosa pittura della
Vergine Santissima. Ancor oggi essa accoglie maternamente i suoi figli e
figlie nel Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso. Grazie allo zelo dei
Padri Redentoristi, migliaia di altre chiese sono state erette in Suo onore
ovunque nel mondo. -
La
miracolosa icona della Madonna del Perpetuo Soccorso misura 53 per 41,5
centimetri. È una pittura in stile bizantino, eseguita su legno dal fondo
dorato, colore molto utilizzato dagli artisti nell'antico Impero Romano quando
si trattava di ritrarre grandi personalità. L’oro, in questo caso, è un
simbolo espressivo della gloria della Regina dei Cieli.
Più
che un semplice ritratto di Maria, la pittura riproduce una scena.
La
Vergine Madre tiene stretto con premura, affetto e adorazione il
Bambino-Dio. Il suo sguardo, tuttavia, non è rivolto verso di Lui, ma verso
di noi, suoi figli adottivi. Gesù invece non guarda né sua Madre né noi, ma
sembra voler raggiungere col suo sguardo divino i due angeli che tengono stretti
gli strumenti della Passione: alla sinistra, San Michele, che indossa un
mantello verde, con la lancia e la spugna di fiele, alla destra, San Gabriele,
col manto lillà, mentre sorregge la croce e i chiodi che hanno perforato
piedi e mani del Redentore.
Particolare
altamente espressivo è il sandalo che pende dal piede destro di Gesù
Bambino, trattenuto da un filo e che quasi cade. Esso è il simbolo della
situazione dell'anima in stato di peccato mortale: questa è unita a Gesù
da un filo, la devozione alla Madonna.
Sotto
il manto azzurro, Maria veste una tunica rossa. Nei primordi del
Cristianesimo, le vergini si distinguevano per il colore azzurro, simbolo
della purezza e le madri per il colore rosso, segno della carità. Questa
combinazione cromatica definisce, dunque, in modo eccellente la Madonna,
Vergine e Madre. Si nota anche il colore verde nella fodera del suo manto.
Ora, la composizione di questi tre colori era di uso esclusivo della regalità.
Così, la dignità regale della Regina degli Angeli e dei Santi è ben rappresentata
nei suoi abiti.
Molto
in alto nel quadro, a metà in ogni lato, sono scritte in lettere greche, le
iniziali dell'espressione "Madre di Dio"; a lato della testa del
Bambino Gesù, le iniziali di "Gesù Cristo", sopra l'angelo di
sinistra, `Arcangelo Michele", e sopra l'angelo di destra, "
Arcangelo Gabriele".
Tratto
da: “Araldi del Vangelo” nr. 31 giugno 2006.