MADONNA DEL PEDANCINO

(Cismon del Grappa (VI)

PROTETTRICE DELLA VAL BRENTA

 

L’origine della devozione alla Madonna del Pedancino in Cismon del Grappa si perde nella lontananza dei seco­li. La tradizione la colloca addi­rittura alla fine del 700, in se­guito all'assurda lotta contro le Immagini sacre scatenata in O­riente dall'imperatore di Co­stantinopoli Leone Isaurico nel 727 e continuata dai suoi suc­cessori. Molte immagini della Madonna, splendide Icone o­rientali, vengono perciò trafuga­te e nascoste in luoghi solitari, e poi riportate alla luce ed alla ve­nerazione dei fedeli, in Occidente in diverse occasioni. È il caso di S. Eusebio, primo vescovo del Piemonte, che, in seguito ad un sogno-visione, dall'Oriente por­ta la statua della Madonna di Bo­naria a Cagliari, quella di Crea nel Monferrato, e quella di Oro­pa sui monti biellesi, come pure la scoperta in Torino del quadro della Madonna Consolata, per o­pera del cieco nato di Briançon. Simile sorte è toccata alla statua della Madonna che, per essere stata trovata ai piedi del monte Ancino, è chiamata Nostra Si­gnora del Pedancino. Nel terri­torio del minuscolo paese di Ci­smon del Grappa, a ridosso del monte, quasi sulla riva del tor­rente si erge una scoscesa rupe con una larga spaccatura; in es­sa si è sviluppato un maestoso biancospino. In un giorno lim­pido di primavera, come al soli­to, un pastorello accompagna le sue pecore nelle vicinanze, quan­do all'improvviso i suoi occhi sono colpiti da una luce miste­riosa che brilla nell'anfratto del­la roccia, e proprio sopra il bian­cospino troneggia una bella im­magine della Vergine che tiene in braccio il Bambino, e che sorri­dente pare lo inviti ad avvici­narsi. Ma il pastorello estatico non osa avvicinarsi, anzi dimen­ticando perfino le pecorelle, cor­re e vola a casa gridando e chia­mando gente a vedere il miraco­lo. Corre ansante dal parroco che stenta a credergli, ma che poi si convince e lo segue, perché quel ragazzo è lui stesso segno del miracolo: era muto ed ora parla! La notizia si propaga in un baleno, la gente corre da ogni parte; interviene l'autorità del Vescovo di Padova che manda e­sperti ad esaminare diligente­mente l'Immagine ed a vigilare onde evitare ogni abuso. La sta­tua risulta opera di una mano e­sperta, ma in uno stile ben dif­ferente da quelli delle nostre re­gioni; anche il legno non è dei no­stri boschi e dei nostri monti, e la sua durezza dimostra che pro­viene da paesi lontani. E quali­ficato legno tauro, durissimo e pesantissimo, originario delle ter­re di Oriente. Sul luogo del ritrovamento della statua, viene subito eretta u­na Cappellina, poi ampliata ed abbellita lungo i secoli, rigurgi­tante sempre di fedeli. Una lapi­de ricorda, ancora oggi, la visi­ta del Papa S. Leone III che, men­tre si reca a Paderborn in Sasso­nia, presso l'Imperatore Carlo Magno, nell'estate del 799, si ferma a Cismon per venerare la Madonna del Pedancino. Le re­lazioni poi delle Visite Pastorali del Vescovo di Padova, di oltre sei secoli fa, ci parlano di grazie at­tribuite alla Madonna del Pe­dancino, di numerosi devoti e di feste solenni tradizionali. Il 18 agosto del 1748 una ter­ribile alluvione semina strage o­vunque: danneggia gravemente la chiesa parrocchiale, lasciando intatti solo il presbiterio, la sacrestia ed il campanile, distrugge totalmente ben 36 case e travol­ge la Cappella del Pedancino con la statua della Madonna che vie­ne portata dalle acque del Cismon in quelle del Brenta fino alla Frio­la di Pozzoleone, trenta chilo­metri a valle. Lo storico di Bas­sano, Andrea Memmo, in "Vita e macchine di Bartolomeo Ferra­cinà", stampato nel 1754, a soli sei anni di distanza, così descrive il terribile avvenimento: "... si a­vanza questo Cismone verso la villa che da lui prende il nome; ma un mezzo miglio prima di giungervi, abbatté dalla parte meridionale una chiesa intitola­ta la Madonna di Pedencin posta sopra d'una eminenza, che per due secoli era stata ben guarda­ta dal riparo d'un forte muro, il quale in sì fatta circostanza cedé alla straordinaria violenza del torrente, onde l'acque alle pareti della Chiesa giungendo, ed a forza entrandovi, misero a gua­sto le suppellettili ed i vasi sacri, e dando di urto alla nicchia, ove stava la statua di Maria, questa ne' loro vortici ingojarono, mi­nacciando di lasciare dappertut­to la desolazione...". Il medesimo autore ci descri­ve pure la meraviglia e la gioia degli operai che, nel ricuperare il legname ed i tronchi traspor­tati dalla furia delle acque per ben trenta chilometri, trovano la statua della Madonna ancora in­tatta. "Ella non era punto sdru­scita, né guasta ne' suoi bei co­lori: aveva il Bambino al seno, l'anello di diamante al dito, al collo il ricco filo di perle, il man­to indosso, non lacero e tocco, nonostante il lungo viaggio e for­tunoso di ventidue miglia, per lo qual tratto fu rovinosamente por­tata dall'onde del nostro fiume. Le mancava in testa la corona d'argento; e però... in poca di­stanza ravvisarono la corona stessa, il messale guernito di la­stre d'argento, e perfino la ta­bella dell'indulgenza... L'annuncio gioioso del ritro­vamento della statua della Ma­donna viene subito trasmesso a Cismon ed è organizzato per il 5 Settembre il suo ritorno trionfa­le dalla Friola, con sosta a Bas­sano ed a Carpané. Dovunque passa la Madonna, grande è l'en­tusiasmo dei fedeli e numerose sono le grazie ricevute. L'8 Set­tembre la statua giunge a Cismon e viene provvisoriamente siste­mata nella sacrestia della chiesa parrocchiale, anch'essa distrut­ta, in attesa della ricostruzione dì un nuovo Santuario. Due secoli dopo, la notte del 5 novembre 1917, in seguito agli avvenimenti di Caporetto, giun­ge a Cismon l'ordine di evacua­re in tutta fretta il paese, prossi­mo alla totale distruzione. Il Par­roco ottiene dalle autorità di por­tare con sé e con la comunità an­che la statua della Madonna. So­no giorni di grande confusione quelli che seguono la disfatta di Caporetto, ma i fedeli di Cismon sono sostenuti dalla loro grande fede nella protezione della Ma- donna, sicuri di poter presto ri­tornare alle loro case dopo la vit­toria. Così la Madonna del Pe­dancino, dopo tante peripezie giunge in Sicilia, a Giarre, dove anche la comunità di Cismon tro­va fraterna ospitalità. Vi rimarrà per oltre un anno e mezzo, fino al 17 giugno 1919, quando per la terza volta (dall'Oriente - dalla Friola - da Giarre) farà ritorno a Cismon. "La partenza della Ma­donna profuga da Giarre fu un vero trionfo". Ogni dieci anni, a Cismon del Grappa solenni festeggiamenti celebrano le glorie della Ma­donna del Pedancino e ravviva­no la fede e la riconoscenza in Lei, per la Sua ininterrotta pro­tezione.