MADONNA DEL MORETTO A PAITONE

   Ancora una volta la Madon­na guarisce un ragazzo audioleso (sordo e mu­to)! È accaduto a Paitone nel Bresciano, in un giorno non ben precisato del mese di agosto del­l'anno 1532. Ora nel bel Santua­rio, circondato dal verde ripo­sante della zona, una stupenda tela del Moretto ricorda l'appa­rizione "fresca, viva, poetica" della Vergine. Filippo Viotti, un ragazzo in­telligente e vivace, ma audiole­so fin dall'infanzia, sta racco­gliendo more tra i rovi del mon­te Pellagio, quando improvvisa­mente vede davanti a sé una splendida visione: una giovane donna avvolta in un manto bian­co, con in testa un velo grigio perla, lo guarda con occhi dolci, ma pieni di tristezza. "Filippo -gli dice - io voglio essere avvo­cata di questo popolo; va ed av­visa la comunità, che in questo luogo sia eretta una chiesa in mio nome, ed affinché tu sia cre­duto, ora ti sciolgo la lingua, e ti dono per sempre la parola". Sbigottito, ma al tempo stes­so giulivo, Filippo esegue subi­to l'incarico avuto, tra lo stupo­re e la gioia della gente che lo sente parlare. A questo primo mi­racolo, altri ne seguono, cosicché due anni dopo, nel 1534 con il consenso del Vescovo di Brescia è iniziata la costruzione della Chiesa. Il permesso, concesso l'11 maggio di quell'anno dal­l'autorità ecclesiastica, dice: "... Prestiamo ben volentieri il No­stro assenso... ricevuta l'umile e devota vostra domanda... per fon­dare, per erigere, costruire e fab­bricare una chiesa conveniente e capace... in quel luogo ove è ap­parsa la Santissima Vergine Ma­ria e ove dicesi operare molti mi­racoli...". A dipingere l'Apparizione è chiamato il pittore bresciano A­lessandro Bonvicini, sopranno­minato il Moretto, che si pone subito all'opera e riesce a rea­lizzare una tela di suggestiva bel­lezza. Anche la fantasia popola­re vi lavora attorno e crea una graziosa leggenda. Si racconta che, ricevuta da parte dei responsabili della Co­munità di Paitone l'indicazione di raffigurare la Vergine con ac­canto il ragazzo, il Moretto si mette all'opera con entusiasmo. Per quanto però tenti e ritenti, non gli riesce di dipingere una fi­gura di Madonna che soddisfi Fi­lippo, il ragazzo miracolato. U­na notte finalmente, mentre è in continue prove, gli appare la Ma­donna. La visione è per lui un ammonimento. Si alza, va in chiesa, si confessa e si comuni­ca. Ripreso il la­voro con entusia­smo, dipinge con estrema facilità, in un unico getto, l'intera figura del­la Madonna. Il giovane Filippo come vede il dipinto esclama am­mirato “è proprio Lei”. La Beata Ver­gine è raffigurata, sullo sfondo di un paesaggio monta­no, pietroso, ma raddolcito qua e là da cespugli di rovo e da un tron­co di quercia, sot­to un cielo im­pregnato di luci grigie e azzurre, avvolta nella ve­ste bianca argen­tata, con un viso bellissimo soffu­so di rosa, mater­namente inclinata verso il ra­gazzo, con una espressione di bontà profonda. Le palpebre ab­bassate e le mani unite al petto accompagnano l'espressione del volto e l'atteggiamento dolcis­simo. I critici d'arte, che hanno stu­diato il dipinto, lo definiscono "una delle creazioni più delica­te e più intimamente sentite" tra tutte le opere del Moretto. Nel breve arco di due anni il Santuario è terminato, e quindi la devozione popolare va a gara per abbellirlo: sul posto dell'appari­zione viene eretto un prezioso altare di marmo, ed il presbiterio è chiuso da una cancellata di ferro. Con il tempo, alla faccia­ta viene aggiunto un peristilio, per proteggere i fedeli dal sole e dalle intemperie, e l'accesso al Santuario è reso maestoso da un vasto piazzale. Le grazie della Madonna, nel corso dei secoli, continuano nu­merose a manifestare la bontà di Maria per i suoi fedeli. Un ex vo­to, il più antico e l'unico rimasto tra i tanti, ricorda e ringrazia per la liberazione dalla peste del 1600. Nel 1893 un sacerdote di un pae­se vicino, è quasi improvvisa­mente guarito dalle preghiere di tutto il popolo; nello stesso anno una giovane sposa riacquista la vi-sta quasi del tutto perduta. Nel 1894 una suora delle Poverelle, mentre prega nel Santuario, riac­quista la voce ormai irrimedia­bilmente scomparsa. Sono così tante le grazie spi­rituali e materiali che la Madon­na concede ai suoi devoti che realmente il Santuario di Paito­ne può essere chiamato "la Pic­cola Lourdes della terra brescia­na", secondo l'auspicio del Ve­scovo di Brescia, mons. Corna Pellegrini.

Don Mario Morra A. FAPPANI, I Santuari Bresciani, li­bro quarto (Brescia, La Voce del Popo­lo 1972).