MADONNA
DEL DUOMO DI ANCONA
5
giugno 1796: Il prodigio della Madonna del duomo di Ancona
“Maria,
rendetemi il figlio!” è il grido disperato del capitano di mare veneziano,
tal Bortolo, che in una notte di burrasca, si vede strappare via, travolto dalle
onde furiose, il proprio figlio. La Madonna lo esaudisce e gli restituisce il
figlio sano e salvo! Riconoscente, approdato nel porto di Ancona, fa dono alla
Chiesa della città di un semplice quadro di cm 37 u 45, nel quale la Madonna è
raffigurata in atteggiamento umile, con il volto inclinato e gli occhi rivolti
verso i fedeli. Con grande devozione il quadro è accolto e posto nella cripta,
dove riposano i santi Protettori della Città, e la Madonna è venerata con il
nome di “Madonna di San Ciriaco”. È l’anno 1615, secondo la tradizione
orale, e se ne celebra la festa il 15 di settembre, ottava della Natività di
Maria.
Ben presto la Madonna di San Ciriaco diventa la Patrona della Città; ad Essa
ricorrono con fiducia i fedeli in ogni necessità, soprattutto in occasione di
pericoli e calamità pubbliche, e ne esperimentano sempre l’efficace
protezione. Nel 1739 il quadro viene collocato con molto decoro nella Cappella
delle sante reliquie, nella chiesa superiore, e l’Immagine viene chiamata:
Nostra Signora di tutti i Santi. Ogni sabato, per antichissima tradizione,
dinanzi ad Essa si cantano le litanie della Beata Vergine, ed i fedeli accorrono
numerosi e devoti. È così anche la sera del 25 giugno del 1796. La signora
Francesca, una vedova trentenne, da sempre devota della Madonna, sale dal porto,
insieme ad altre madri, verso il Duomo di San Ciriaco. In città si è sparsa la
notizia dell’avanzata trionfale dell’esercito francese comandato dal gen.
Bonaparte, e dell’armistizio sottoscritto a Bologna, nel quale il Papa è
costretto a cedere ai Francesi, Ferrara, Bologna ed Ancona; a pagare un
contributo di 21 milioni di lire, parte in denaro, parte in bestiame e derrate;
a consegnare cento monumenti d’arte, tra quadri, vasi, statue e trecento
codici manoscritti di valore, a scelta dei francesi. I fatti confermano la fama
di anticlericali e di predatori che precede le truppe francesi ed atterrisce la
popolazione che affolla le chiese implorando protezione dal cielo. C’è ancora
poca gente quando la piccola comitiva orante di donne sale dalla cripta dei
Santi Patroni alla cappella della Madonna. Possono prendere posto proprio sul
primo gradino, ai piedi dell’Immagine. La Madonna è con il solito volto
umile, con gli occhi chiusi, con le pupille quasi coperte dalle palpebre, il
capo reclinato verso la spalla. Intenta a leggere le sette allegrezze della
Santa Vergine, Francesca non si accorge che attorno all’altare si è raccolta
una folla considerevole. Terminate le invocazioni, alza gli occhi e le sembra di
vedere l’immagine della Madonna con gli occhi quasi interamente aperti. Teme
un’allucinazione, abbassa il capo, si ricompone in preghiera con gli occhi
chiusi; la gente attorno ha notato qualcosa ed alza notevolmente il tono delle
preghiere. Francesca risolleva il capo verso il quadro e vede la Madonna non
solo con gli occhi aperti, ma con il sorriso sulle labbra. Non ha tempo di dire
alle vicine quanto vede che la piccola Barbara di dodici anni, balza sotto
l’altare e, rivolta alla madre, grida “è vero, la Madonna apre gli occhi e
ride”. Anche le donne presenti, dopo aver soccorso la madre di Barbara,
svenuta per l’emozione, osservano attentamente il quadro e notano che gli
occhi della Madonna continuano ad aprirsi e che il volto si fa quasi sorridente.
La notizia vola! Accorrono tutti per vedere il fenomeno. A leggere le
testimonianze rese in seguito, molti all’inizio restano increduli, pensando ad
una illusione ottica o collettiva, ma poi si convincono. Per tutti valga la
testimonianza del pittore Antonio Meloni di Imola, che esaminerà a lungo il
quadro: “Ritrovandomi in vicinanza, vidi che all’aprirsi degli occhi, questi
si vedevano limpidi, e non più confusi con il chiaro e oscuro delle tinte... il
volto compariva più ilare e quasi ridente”.
Siccome
il prodigio si ripete per più giorni, durante la recita delle Litanie Lauretane,
si decide di sottoporre il quadro ad una accurata ispezione da parte di esperti
pittori. Alla presenza del Vicario Generale e di qualificati testimoni, il 6
luglio il quadro viene estratto dalla cornice, privato del vetro di protezione e
viene toccata più volte la superficie dipinta, specialmente nella zona degli
occhi. Al termine del controllo, i Periti dichiarano di non aver riscontrato il
ben che minimo segno di alterazione o di artificio, anzi di aver notato, più di
una volta, durante le operazioni, che l’Immagine ha sollevato ed abbassato
gradatamente le palpebre, ed una volta mosso anche le pupille.
Al giudizio degli esperti di pittura si aggiunge l’analisi di due primari,
fisici della città di Ancona, i quali escludono in modo categorico che il fatto
possa essere attribuito ad illusione collettiva. La ripetizione del prodigio in
tempi diversi, il vederlo contemporaneamente da centinaia di persone, i clamori
di tutti insieme ad intervallo, quando il fenomeno si replica, escludono ogni
possibilità di illusione.
Un fatto particolare avviene il 21 luglio: davanti ad una numerosa folla tutto
il volto della Madonna si tinge di un insolito pallore, con un’espressione di
singolare mestizia; le palpebre si sollevano e le pupille animate si volgono
verso i fedeli con espressione ora di mestizia, ora di sdegno, ed intanto una
luce insolita irradia dalla tela animata. I fedeli, colpiti dal prodigio,
iniziano a cantare devotamente le Litanie; giunti alla invocazione “Regina di
tutti i Santi prega per noi” il volto della Madonna si ricompone, e rimane
solamente, fino a notte inoltrata, l’irradiazione della luce.
Il Prodigio continua fino all’11 febbraio dell’anno successivo 1797, quando
il Generale Napoleone Bonaparte, accusando i Canonici del Duomo di ingannare il
popolo, vuole ispezionare personalmente il quadro. Come ha in mano il quadro,
liberato della cornice e del vetro, l’attenzione di Napoleone cade sul nastro
di perle, rubini e altre pietre preziose che fanno corona all’Immagine; egli
pensa bene di prendere tale patrimonio per “provvedere, dice, il corredo da
sposa ad una giovane del locale Ospizio di Carità”. Fa togliere dal quadro il
prezioso nastro, lo prende in mano, ma... rimane perplesso. Ai presenti sembra
addirittura che il Generale cambi colore nel volto, ed interpretano questa
indecisione con un intervento straordinario della Madonna. Con sorpresa di
tutti, il Generale restituisce il nastro di perle preziose perché sia rimesso
sul petto della Madonna.
In seguito, per suggerimento del Vescovo, e per desiderio di Napoleone stesso,
il quadro viene coperto con un velo di seta ricamato.
Pio VII, appena eletto Papa in San Giorgio a Venezia, mentre si reca a Roma, il
21 giugno 1800, vuole fare scalo ad Ancona per venerare la sacra Immagine della
Madonna e celebrare la santa Messa al suo altare. Quando poi, qualche anno dopo,
caduto Napoleone, il Papa ritornerà dalla prigionia si fermerà nuovamente a
ringraziare la Madonna del Duomo di Ancona, e come segno di riconoscenza per la
riavuta libertà, La incoronerà solennemente.
Don
Mario Morra SDB