MADONNA DEGLI OLMETTI
Durante
le escursioni sulle nostre splendide montagne, quante volte ci siamo
trovati, in una sperduta borgata, o lungo una tortuosa mulattiera, di fronte
a tanti segni della religiosità delle popolazioni alpine. Sono piloni votivi,
con su immagini sbiadite, cappelle di ogni dimensione, abbadie e santuari, posti
in luoghi impervi dove pare impossibile poter arrivare ed ancor più poter
erigere qualsiasi costruzione. Eppure la religiosità e la laboriosità delle
popolazioni di montagna, hanno saputo costruire monumenti che suscitano oggi la
nostra ammirazione. Questi santuari, per la maggior parte posti su cime impervie
o nascosti tra il verde della fitta vegetazione, parlano di storia a chi ancora
vive, con mille difficoltà, tra i monti e mantiene in vita le valli, e a
chi è disceso al piano in cerca di lavoro e vi ritorna con nostalgia ogni
tanto, per sentirsi a casa. Uno di questi è il Santuario che incontriamo sulla
sponda sinistra della Chiara (antico nome della Stura di Viù), sulla strada
che da Lemie conduce ad Usseglio, dedicato alla Madonna degli Olmetti.
Dal
pilone al Santuario
Come tanti Santuari, ora grandiosi e celebri,
quali quello di Vicoforte di Mondovì, e lo stesso Santuario della Madonna del
Pilone in Torino, anche il Santuario della Madonna degli Olmetti, in origine
non è che un semplice pilone, costruito su di una roccia della sponda scoscesa
del fiume. E dipinto su tre lati: sul lato maggiore, che guarda verso la
strada, è dipinta una bella immagine della Madonna, seduta sulle nubi, con
in capo una corona ed aureola di stelle; tiene con la destra il Bambino appoggiato
al grembo, la sinistra sul petto in atteggiamento di devozione; agli angoli
superiori si vedono due teste di angeli. Il luogo è tra i più pittoreschi:
l'alta scarpata è ombreggiata da olmi e da faggi; sotto, precipitando tra i
sassi, bolle e spumeggia con fragore il Chiara. La montagna attorno, con
ripide balze, degrada in fertili praterie verdeggianti di pascoli e campi.
Il viandante che passa davanti alla bella immagine immersa in quella verde
solitudine, è istintivamente portato ad un saluto e ad una preghiera. Un
giorno del 1701, tal Gian Bartolomeo Bovero di Castagnole, frazione di
Germagnano, sta vagando lungo il fiume in cerca di qualche pesce per far fronte
alle cure del figlio e di una figlia, entrambi gravemente infermi, quando
alza lo sguardo, i suoi occhi si posano sull'Immagine della Madonna posta in
alto sul pilone. Gli viene spontaneo presentare alla Madonna la pena che gli
opprime il cuore e chiedere a Lei aiuto e conforto. Madre amorosa, guarisci i miei figli! A sera, sull'imbrunire, tornando a casa si vede
con grande meraviglia venirgli incontro festanti proprio i due figli, guariti.
Non ha parole per ringraziare la Vergine, e il 14 novembre 1738 depone la
propria testimonianza davanti al notaio Coatto di Viù che stende il relativo
rogito. La fama del miracolo si diffonde, cresce il concorso della gente che
si rivolge alla Madonna di quel Pilone ed ottiene numerose grazie. Fu presto
costruita una chiesetta che, benché di modeste dimensioni, è già ricordata
nelle memorie del 1721, e che, di tempo in tempo, va ingrandendosi fino alla
consistenza dell'attuale edificio che risale al 1848. Numerosi sono gli Ex-voto
che attestano grazie ricevute, le più disparate, molti dei quali purtroppo sono
stati, negli anni, trafugati. I più antichi risalgono al 1716-1718 ed attestano
così la devozione alla Madonna fin da quei lontani anni. Davanti alla chiesetta
si innalza ancora un olmo secolare di enormi dimensioni, unico superstite
dell'antico boschetto che ha dato il nome alla località. Fin dal 1700 la festa
del Santuario è celebrata il giorno 8 settembre, Natività di Maria Vergine,
e per tutto l'Ottocento le celebrazioni sono solennissime, con la partecipazione
di tutta la popolazione della Valle di Viù e zone viciniori. La processione
con l'urna contenente la statua lignea di Maria Bambina, partiva dalla
parrocchiale di Lemie. Vi prendevano parte le Autorità, le Compagnie
religiose ed una fiumana di popolo. Al Santuario, la Messa solenne in canto
completava la parte religiosa e dava inizio ai festeggiamenti popolari.
Sull'Altare maggiore, troneggiava un grande quadro, opera pregevole del pittore
Fino di Viù, raffigurante la Madonna fanciulla in piedi tra San Gioacchino ed
Anna. Purtroppo il quadro è stato ultimamente trafugato, insieme con altre
suppellettili del Santuano.