LUCIA FIORENTINO
«Vidi
nella visione un albero di smisurata grandezza nell’atrio del nostro convento
dei cappuccini e sentii una voce che mi diceva: "Questo è il simbolo
di un'anima che ora è lontana e verrà qui; farà tanto bene a questo paese...
Sarà forte e ben radicata come albero e tutte le anime che verranno - sia di
qui come da lontano - se si rifugeranno all'ornbra di quest'albero saranno
liberate dal male (ossia chi verrà da questo degno sacerdote per avere lume
e trovare perdono e rimedio alle proprie colpe). Se si umilieranno, da
questo degno sacerdote riceveranno consigli e frutti di vita eterna. E guai a
coloro che disprezzeranno i suoi consigli, il suo modo di agire, il Signore
li punirà severamente in questa e nell'altra vita. La sua missione si
estenderà per tutto il mondo e molti verranno a rifugiarsi all'ombra di questo
mistico albero per avere frutti di grazia e di perdono"».
Il
racconto di questa visione fa parte di alcuni cenni autobiografici che Lucia
Fiorentino scrisse nel 1929, per ordine dei suoi direttori spirituali. L'evento
narrato, invece, risale al 1906. In quel momento Lucia non comprese, perché non
poteva comprendere, chi era il «degno sacerdote» preannunciato dalla «voce».
Pensò a un prete del paese che «era fuori residenza». Immaginò che «fosse
lui, essendo questi tanto buono».
Non
capì neanche a luglio del 1916, quando padre Paolino da Casacalenda,
superiore del convento dei cappuccini, portò a casa dei Fiorentino un giovane
frate appena giunto a San Giovanni Rotondo, Padre Pio da Pietrelcina. Doveva
restarci temporaneamente, per sfuggire al caldo asfissiante di Foggia, dove
era di fraternità. Effettivamente vi trascorse solo alcuni giorni, ma ottenne
di tornarci nuovamente e «temporaneamente» dal 4 settembre. Ci rimase per
tutta la vita. E oltre.
Lucia
fu tra le prime a incontrarlo, a conoscerlo e a scoprirne l'eccezionale profondità
spirituale. Con l'approvazione del suo confessore, don Giuseppe Massa, lo
scelse come direttore spirituale e, finalmente, «tutti i dubbi che regnavano»
nel suo spirito «furono da lui sbaragliati» e l’anima della giovane
sangiovannese «trovò riposo e pace». Quando parlava con Padre Pio sentiva
il suo «spirito rinnovato», le «sembrava di parlare con Gesù», aveva
l'impressione «di essere roprio alla presenza di Gesù». Eppure Lucietta (così
veniva chiamata familiarmente, anche dal santo Cappuccino che la dirigeva
spiritualmente) non associò mai autonomamente quel «degno sacerdote» alla
visione dell'« di smisurata grandezza nell'atrio del nostro convento dei
cappuccini».
A
spiegarle il significato della visione fu lo stesso Gesù. Era sua la «voce»
ascoltata. Fu Lui, il 19 agosto 1923, a dirle, «sempre in locuzione», che
l'albero era Padre Pio, «venuto da lontano» e «radicato al convento per
volontà di Dio». Da quel momento Lucia si legò ancora di più al Cappuccino
di Pietrelcina, fino a toccane la vetta dell'eroismo.
Lucia
Fiorentino era nata a San Giovanni Rotondo il 20 giugno 1889. Era, dunque, due
anni più giovane del suo mistico direttore spirituale. Prima del parto, sua madre
«sognò la Vergine del Carmine». I suoi genitori, Giuseppe ed Emanuela
Fiorentino, ebbero altri quattro figli: Paolina e Giovanna, che si
sposarono; Felice, che morì mentre studiava in seminario e Cristoforo, caduto
sul campo di battaglia poco dopo l'ingresso dell'Italia nella prima guerra
mondiale.
A
7 anni Lucietta fece la prima comunione e si manifestò subito in lei la
propensione a una vita casta e di preghiera. Il Signore la legò ancora di più
a sé con la sofferenza e l'aridità spirituale. Coltivò precocemente il suo
spiccato sentimento religioso. Si iscrisse al terz'ordine francescano, cercò e
trovò saggi confessori che la guidavano nelle sue pratiche di pietà,
frequentava assiduamente i sacramenti, era zelatrice dell'Apostolato della preghiera
e devota al sacro Cuore di Gesù. Sentì, in un certo periodo, anche la chiamata
alla vita claustrale, ma dovette arrendersi al rifiuto dei genitori.
La
fede era tutto per lei Anche perché il Signore non le permise di realizzarsi
diversamente. Gli studi, malgrado la buona volontà, gli sforzi e i pianti, le
risultavano difficili. Si dedicava come poteva ai lavori domestici, ma si
stancava facilmente e doveva evitare quelli più pesanti a causa della sua salute
cagionevole.
Il
1916 fu, per lei, l'anno della svolta. Entrò a far parte del gruppo delle
prime «anime pie, assetate di perfezione, che si raccolsero intorno a Padre
Pio». Oltre alle riunioni, c'era anche la possibilità di incontrare il
Cappuccino di Pietreldna in privato. Anche Lucia ebbe, quindi, l'opportunità di
conferire con lui «ogni dieci o quindici giorni», per un tempo che non
poteva superare i dieci minuti. In questi incontri personali la giovane donna
poté raccontare le sue esperienze straordinarie e rivelare i suoi carismi
mistici. E Padre Pio la rassicurò dicendole «che tutto era di Dio e non
fantasia, come spesso» le «diceva satana».
Il
santo Frate la diresse spiritualmente anche per iscritto. Tra i due ci fu un
«fitto scambio di lettere». Ma, purtroppo, ne sono rimaste soltanto sei perché
tutte le altre furono bruciate da Lucietta come «sacrificio a Gesù», ma anche
per sentirsi più «distaccata» dal suo padre spirituale, «più libera» e per
rendere Dio solo «padrone» del suo cuore.
Da
queste poche epistole, comunque, abbiamo la conferma dei carismi concessi a
questa ragazza di San Giovanni Rotondo. L'11 gennaio 1917, infatti, Padre Pio
le scrisse: «In questi giorni soffrii nel corpo e nello spirito, tralascio
di parlartene, poiché il buon Gesù e l’angelo custode te l'hanno in parte
manifestato». E, in una lettera del successivo 12 agosto, il Cappuccino,
riferendosi a un evento inspiegabile, le comunicava: «Pur rispettando il
giudizio dato dal vostro confessore (il già citato don Giuseppe Massa n.d.a.),
non condivido affatto la mia idea con lui. Egli suole attribuire il fenomeno
che esperimentate in questi giorni ad una causa puramente naturale, invece io
dichiaro nel Signore essere un fenomeno del tutto soprannaturale e divino».
Quindi il direttore spirituale la esortava: «State tranquilla e non temete di
nulla; fate che il Signore operi liberamente in voi. Soffrite pazientemente e
offrite cotesta pena al Signore. Voi non dovete far nulla sul vostro corpo».
La
vita mistica di Lucietta fu completa. Oltre agli eventi straordinari, infatti,
sperimentò l'aridità di spirito. Ma trovò comprensione e consolazione
nelle parole scritte dalla guida della sua anima: «Quale felicità servire
Gesù nel deserto senza manna, senz'acqua e senza altre consolazioni che quelle
di essere sotto la sua condotta e di soffrire per lui!... Durante questo stato
di aridità e di desolazione di spirito non t'agitare per non poter servire Dio
secondo il tuo gusto, mentre adattandoti ai suoi voleri, tu lo servi secondo il
suo, ch'è migliore assai del tuo... In verità, poiché noi non cerchiamo che
lui, e non lo troviamo meno allorquando camminiamo in terra arida per
deserti, che quando camminiamo sulle acque delle consolazioni sensibili, perciò
bisogna essere contenti sì dell'uno che dell'altro cammino». Padre Pio fu
certamente un buon maestro, con le parole e con l’esempio. Ma Lucia fu
un'ottima allieva. Morì, a soli 45 anni, dopo aver messo a disposizione la
sua vita per ottenerela liberazione del su superiore spirituale dalla segregazione
a cui era stato costretto dal 1931 per disposizione del Santo Uffizio. Padre Pio
fu restituito al suo ministero con una serie di provvedimenti che vennero emanati
dal luglio del 1933 al maggio 1934. Il 16 febbraio 1934 Lucietta terminava il
suo cammino terreno. Prima di spirare affidò un compito delicato e riservato
alla cognata, Filomena Fini, che l'ha assistita fino alla fine: «Filomena,
quando andrai a confessarti di' al Padre che io mi sono offerta vittima nella
grotta di san Michele per la sua liberazione. La mia vita non vale quanto la
sua, lui può fare alle anime più bene di me».
(Tratto da: Vocedipadrepio.com) di Stefano Campanella