LOTTA FRA MARIA SS E LUCIFERO
La Venerabile Maria d’Agreda,
nacque nel 1602. A soli 25 anni fu fatta Badessa del Monastero, e nel 1635 le
fu rivelata la vita della Madonna. Ricevette straordinari favori Divini e
visioni di Gesù e Maria SS.
CAPITOLO
XXVII
910. Gesù, preoccupato di sua Madre, più che non di tutte le creature, prega il Padre di concederle di schiacciare ancora una volta la testa al Dragone. E Dio subito le fa conoscere le macchinazioni di Lucifero e le concede doni ineffabili, affinché convenientemente difenda la causa di Dio e degli uomini, e noi siamo obbligati non solo verso di Lui, che per noi espone la sua Madre a sì terribile battaglia, ma anche verso "la nostra celeste Riparatrice e difenditrice".
911.
Maria si offre pronta al volere di Dio per essere "lo strumento del
suo braccio invincibile". Baldanza e rabbia di Lucifero contro Maria. Così
fa con tutte le anime. Solo la Fede viva e l'umiltà del cuore ci possono
salvare dal suo furore. [Se satana osò tentare Gesù, perché non avrà tentato
sua Madre, almeno con suggestioni esterne, essendo Lei priva del fomite del
peccato? Gersone, Trat. 4 sul Magnificat]. Scatenò allora Lucifero le sue sette
legioni, incaricate di tentare gli uomini nei 7 peccati capitali.
912.
Cominciò da prima a tentare la Vergine, che trovavasi in orazione, di superbia,
cercando di servirsi delle passioni e delle inclinazioni naturali come con gli
altri uomini. Ma una forza occulta impediva ai demoni di avvicinarsi; e, benché
la fragranza della sua umiltà li tormentasse più del fuoco dell'inferno, con
furiosa rabbia si avventavano contro di Lei.
913.
Maria, sola contro tanti, terribile come esercito schierato a battaglia non si
turbò, né mutò sembianza, e non fece più caso di essi, che se fossero
stati deboli formiche, perché in queste lotte si deve conservare pace interiore
e modestia esteriore. I loro dardi erano come dardi di fanciulli e le loro
macchine come artiglierie senza munizioni e i loro assalti non facevano che
accrescere i loro tormenti, vedendo che il Corpo di Maria (che essi ignoravano
essere esente dalle conseguenze del peccato originale) come la terra
dell'Apocalisse annientava il torrente delle acque della tentazione.
914. Allora i demoni presero forme spaventose, provocarono scosse alla casa emettendo orribili grida. Ma la Vergine, benché Dio, per accrescere il suo trionfo, l'avesse lasciata nello stato comune della Fede, non si alterò, né smise di pregare dicendo umilmente: "Chi è come Dio, che vive nelle altezze, e rimira gli umili in Cielo e in terra?". E con queste sole parole atterrava quei mostri.
915.
I demoni allora, mutando tattica, e trasformandosi in angeli di luce ricorsero all'adulazione:
"Hai vinto! Sei forte! Noi siamo venuti a premiare il tuo valore invincibile",
le dicevano, e le offrivano i loro favori. La prudentissima Signora a quelle
lodi menzognere adorò il Signore dicendo: "Signor mio, fortezza mia, solo
nel vostro aiuto sta tutta la mia fiducia e l'esaltazione del vostro Santo Nome
e detesto tutti quelli che lo contraddicono". Lo
stesso Lucifero, ignaro del mistero dell'Incarnazione, Le offre in nome di Dio
di eleggerla a Madre del Messia ed innalzarla su tutti i Patriarchi ed i
Profeti. Con queste bugiarde promesse, che non dipendeva da lui il mantenere,
tentava di scoprire se per caso Ella fosse la Donna aspettata. Maria allora si
prostrò a terra riconoscendosi per la più spregevole della creature e più
della stessa polvere che calpestava. I
demoni, schiacciati da tanta umiltà, si ritirarono sconfitti ed avviliti.
916.
Maria viene tentata di avarizia. Subentrò l'altra legione di demoni che
Le presentarono oro e pietre preziose con il pretesto che con esse avrebbe
potuto fare grandi elemosine. Dissero che sarebbe stata un'ingiustizia della
Provvidenza che fossero ricchi i peccatori e povera Lei che era così Santa.
Non provò alcuna difficoltà Maria SS. a vincere questa tentazione e, prudente
qual era, non si fermò a discutere col bugiardo nemico, ma si accontentò di
ripetere alcuni versetti della scrittura. Per esempio: "Ho eletto per mia
eredità e per mia ricchezza l'osservare la tua legge, o Signore", ringraziando
Dio d'averla creata e conservata sostenendola senza suo merito. E così vinse
questa seconda tentazione.
917.
Maria viene tentata di lussuria. La terza legione con oscene rappresentazioni
tentò di turbare la sua fantasia e suggestionare i suoi sensi; ma tutto fu
inutile, perché Maria si concentrò in sé e sospese l'uso dei suoi sensi,
sicchè nessuna suggestione potè giungere al suo intelletto e alla sua volontà.
Rinnovò con fervore molte volte il voto di castità e meritò più essa sola in
quest'unica occasione, che non tutte le Vergini passate e future, ed i demoni
se ne fuggirono con la velocità, dice l'Agreda, d'una palla da cannone.
918.
Maria viene tentata di ira. La tentazione della quarta legione fu molesta,
perché Le buttarono per aria tutta la casa, facendo a pezzi ogni cosa. Ma non
riuscirono a muovere ad ira la mansuetissima colomba, e gli Angeli ripararono
ogni cosa. Allora i demoni, presa la figura di alcune donne conosciute da Maria,
la coprirono di ingiurie, scesero a minacce e la derubarono di alcuni oggetti
tra i più necessari. Credendosi scoperti e perciò disprezzati dall'imperturbabilità
di Maria, i demoni aizzarono contro di Lei una donna vera. Un demonio prese la
forma di una sua amica e Le disse che Maria di Giuseppe aveva sparse contro di
lei molte calunnie. La donna, inviperita, si recò da Maria SS. e la coprì di
vituperi. La mansuetissima Vergine la lasciò sfogare e poi le parlò con
tanta dolcezza che la cambiò tutta, esortandola poi a guardarsi dal demonio e,
datale qualche elemosina, perché era povera, la congedò in pace.
919.
Maria viene tentata di gola. La quinta legione non invitò Maria a
cambiare le pietre in pane, perché non l'avevano mai vista a far miracoli sì
grandi, pure la tentarono, come Eva, di gola, presentandole cibi prelibati e
suggestionandola affinché ponesse ad essi attenzione. Ma inutilmente perché
da tutto ciò il Cuor di Maria era così lontano come il cielo dalla terra e, disfacendo
ciò che Eva aveva fatto, non volse neppur gli occhi a quelle golose vivande.
920. Maria viene tentata d'invidia. Molto scoraggiata s'avanzò la sesta legione per indurre Maria a invidiar negli altri ciò che Ella stessa possedeva e ciò che Ella aborriva come inutile e pericoloso. E l'enumerazione dei privilegiati da Dio che i demoni le facevano non solo non eccitava la sua invidia, ma la spingeva anche a ringraziare Dio che, con Lei più che con altri, senza suo merito, era stato liberale, e nella sua carità desiderava e pregava che Egli spandesse i suoi doni. Allora i demoni indussero alcuni ad andare da Maria a vantar la loro prosperità e le loro ricchezze, ma Ella, che ben conosceva le condanne della Scrittura contro tale ingannevole felicità e come Gesù era venuto per riprovarla con la parola e con l'esempio, li incitava a ringraziare Dio dei doni ricevuti ed usarne saggiamente. Da parte sua però poteva dire con la Scrittura: "Con me stanno la ricchezza e la Gloria. Il mio frutto è migliore dell'argento, dell'oro e delle pietre più preziose. In me ogni Grazia di via e di verità, e ogni speranza di vita e di virtù".
921.
Maria viene tentata di pigrizia. La settima legione cercò di indurla a
questo vizio con l'accentuare in Lei la stanchezza col suggerirle di ritardare
i suoi esercizi ad altro tempo, con l'indurre persone a farle perdere tempo e
turbare l'ordine delle sue azioni. Ma la vigilantissima Principessa mandò a
monte tutte le loro macchinazioni, sicchè tutti partirono scornati, ma
furibondi e decisi di tornare tutti assieme all'assalto.
922. Dal mio esempio devi imparare che il
miglior modo di vincere il demonio è disprezzarlo,
trattandolo come nemico di Dio, senza rimedio nella sua infelicità, e senza
pentimento nella sua iniquità. Sapendo che difendi l'onor di Dio non ti devi
disanimare, anzi, con ogni sforzo devi resistergli, come se ti trovassi a lato
del medesimo Signore, per il cui nome combatti.
"Considera
che i demoni odiano ciò che tu ami e desideri, cioè l'amor di Dio e la sua
eterna felicità e vogliono privarti di ciò che essi non possono riacquistare;
e Dio ti offre la sua Grazia e la sua potenza per vincere il suo e tuo nemico e
per conseguire il tuo beato fine se lavorerai fedelmente. E, sebbene
l'arroganza del demonio sia grande, maggiore è la sua debolezza; e non vale più
di un atomo davanti alla virtù divina ".
923.
"Ma, siccome la sua astuzia supera quella di tutti i mortali, non devi
ragionare con lui, perché dal suo intelletto tenebroso escono tenebre che
oscurano il tuo giudizio, impedendo di vedere la bellezza della virtù e la
bruttezza del vizio. Sia per te regola inviolabile nelle tentazioni di non
badare a ciò che il tentatore ti propone, né ascoltarlo. L'atteggiamento è
scuoterti e allontanarti dal guardare la tentazione. Sta' attenta all'inganno
del demonio; che, per introdursi, cerca di ricorrere alla tristezza e allo
scoraggiamento, onde allontanare l'anima dall'attenzione e dall'affetto del
Signore. Non appena vedi qualcuno di questi sintomi, rifugiati in Dio e cerca
anche la mia protezione e quella degli Angeli Custodi ". "Chiudi
ancora i tuoi sensi con prontezza e giudicati come morta per essi o come anima
dell'altra vita ove non giunge la giurisdizione del serpente. Moltiplica gli
atti contrari ai vizi che ti propone e mostrati magnanima. Essendo il demonio
superbo, si risente che lo disprezzino e non l'ascoltino, che si conoscano i
suoi inganni e si scoprano le sue menzogne ".
924. "Non devi essere meno vigilante quando il demonio si serve delle creature per farti cadere, sia movendole a eccessivo amore per te, sia eccitandole ad aborrirti". "Quando vedrai sregolato affetto in chi ti avvicina, fuggi come dal demonio, con la differenza che lui deve aborrire, e le creature invece devi amarle in Dio. Però nel ritirarti riguardali tutti come nemici perché tale è chiunque ti allontana da Dio". "A chi poi ti perseguita rispondi con amore e mansuetudine, pregando per lui con intimo affetto del cuore. Se sarà necessario moderare l'ira di alcuno con parole dolci o disfare qualche inganno per amore della verità, fallo pure; non per tua discolpa ma per quietare i tuoi fratelli e per il loro bene: così vincerai te stessa e loro".
925. Nuovi tentativi del demonio. Rabbia di Lucifero nel vedersi vinto da un'umile donna, mentre tanti uomini forti erano stati da lui debellati. Dio gli fa conoscere che Maria è Madre, ma non gli svela che quel Figlio è il Messia. Lui però dalla Santità della Madre presume che sarà un grande Santo e concentra il suo furore contro di Lui, come è detto nell'Apocalisse. La sua rabbia si accresce sentendosi senza forza e come legato alla presenza di quel Bambino e perciò conta di farlo morire. Cerca quindi di spaventare la Madre prendendo orribili forme (pensa alle tentazioni di S. Antonio e di tanti altri Santi), ma non riesce ad avvicinarsi a Lei, perciò, per rabbia, emette ruggiti tali da sbigottire il mondo intero, lanciando fuoco e fumo dalla bocca. Maria resta tranquilla come davanti ad un moscerino.
926.
Maria debellatrice di tutte le eresie. Allora Lucifero vomitò tutti gli
errori che aveva fabbricati contro Dio e le verità da Lui rivelate, alla
presenza della Madre della verità e della purità, errori che sarebbe
sconveniente e pericoloso riferire. Maria
SS. contraddisse e detestò tutti questi errori con un'invitta Fede, protestando
le verità contrarie e pregando che Lucifero fosse impedito di spargere così
velenose dottrine e che non avessero a prevalere quelle che già aveva sparse.
Dio in premio le concesse che fossero diminuite le eresie del mondo e fossero
sempre debellate quelle che sarebbero sorte, a patto che gli uomini
riconoscessero a Lei, come prova la storia della Chiesa.
927.
Altra persecuzione per mezzo delle creature. Quando Dio glielo permise,
Lucifero tornò all'assalto servendosi delle vicine di casa da lui ingannate nel
modo detto sopra. Maria ascoltò con umiltà tutte le loro villanie (Dio però
non permise che intaccassero gravemente il suo onore) e senza scolparsi chiese
loro perdono ed esse se ne andarono in pace e il demonio fuggì sconfitto ancora
una volta da tanta umiltà.
928. Tentazione di S. Giuseppe. Il Santo, che già aveva cominciato ad impensierirsi della gravidanza di Maria, fu alquanto contristato di questo fatto, sicché il demonio, che nella sua infernale astuzia si serve di tutto a danno delle anime, ignorando il motivo principale della pena del Santo, e credendo avesse avuto qualche attrito con la sua sposa o fosse triste per la sua povertà, cercò di indurlo ad impazientirsi delle sue condizioni finanziarie e gli insinuò che una delle cause era Maria, che perdeva troppo tempo nella preghiera. Maria conosce tutto; la sua prudenza le impedisce di parlare, ma ottiene che lo sposo sia liberato dalle istigazioni del demonio. Conclusasi, così, trionfalmente questa seconda e universale battaglia contro tutto l'inferno, gli Angeli si manifestarono a Lei corporalmente e Le rivolsero il cantico di Giuditta, che era figura di Maria: Tota pulchra. (La Chiesa canta alla Madonna il canto: "Tutta bella sei Maria, e macchia di peccato originale non è in Te. Tu gloria di Gerusalemme, Tu letizia di Israele").