LO SPIRITO SANTO

IL GRANDE SCONOSCIUTO

"Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un segno della tua luce."Vieni, o Spirito Creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato.

Introduzione

La Chiesa non si dà pace e non dà pace finchè i suoi figli non avranno conosciuto lo Spirito Santo.

Fin dal 1895 un'umile suora, Elena Guerra, scriveva a Leone XIII:

"Oggi si raccomandano tutte le devozioni, ma quella che dovrebbe essere la prima è dimenticata. I predicatori parlano della Madonna e dei Santi, ma dello Spirito Santo tacciono!".

II Papa accolse questo invito. Difatti nel 1897 lanciò un caloroso appello con l'enciclica "Divinum illud munus". Purtroppo questo appello trovò scarsa eco nei cristiani. Fu soltanto un seme gettato nel solco della storia: il seme della devozione allo Spirito Santo.

Questo seme sbocciò con l'avvento del Concilio Vaticano II. Fu Giovanni XXIII, nel 1961, ad invitare i cristiani a leggere gli Atti degli Apostoli "per rivivere il fervore delle origini".

Paolo VI nel 1973 ebbe a dire: "La Chiesa oggi ha bisogno dello Spirito Santo. Egli è la sua anima, il suo spi-rito, il vento delle sue vele".

Tutto il magistero di Giovanni Paolo II è pervaso da richia-mi e da impulsi di vita nuova nella Chiesa "particolarmen-te affamata di Spirito Santo".

Oggi, con viva soddisfazione, possiamo dire che i Vicari di Cristo non hanno pregato invano; difatti nella Chiesa si notano i segni evidenti di una ripresa nella devo-zione allo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo ci riempia il cuore della Sua grazia. 

IL GRANDE SCONOSCIUTO

Ogni tanto qualcuno mi chiede: "Chi è lo Spirito Santo?". Sono sincero: non è facile rispondere. Si tratta di una realtà soprannaturale, che sfugge alla percezio-ne immediata. Difatti lo Spirito Santo non si manifesta con l'aspetto di un volto umano.

Quando parlo di Dio Padre posso presentarlo come un buon papà; quando parlo di Gesù, leggendo il Vangelo, non ho difficoltà a presentarlo come un uomo in carne ed ossa.

Mi è difficile presentare lo Spirito Santo.

Si legge negli Atti degli Apostoli che S. Paolo, men-tre era di passaggio ad Efeso, chiese ad alcuni cristiani: "Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando siete venuti alla fede?".

Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo!" (At 19,2).

Evidentemente nessuno gliene aveva parlato.

Temo che, oggi, molti cristiani potrebbero rispondere allo stesso modo a una simile domanda... e la colpa non è tutta loro!

E' penoso pensare che vi siano cristiani, che hanno ricevuto la cresima e non sappiano chi sia lo Spirito Santo e non si curino di saperlo!

Di fronte a tanta indifferenza, si può pensare che per tutti la Terza Persona della SS. Trinità rimanga un Dio lontano, dimenticato, quasi sconosciuto e poco invocato.

Fino a un secolo fa, teologi e laici impegnati, parla-vano dello Spirito Santo come del grande sconosciuto. Un teologo francese, con un'espressione più pittore-sca che devota, lo chiamava "il parente povero della Trinità".

In questi ultimi tempi questo seme è germogliato. Difatti: nel 1961, Giovanni XXIII dichiarò beata Elena Guerra e la chiamò "apostola dello Spirito Santo"; nel 1973 Paolo VI ebbe a dire: "La Chiesa oggi ha bisogno dello Spirito Santo. Egli è la sua anima, il suo respiro, il vento delle sue vele"; Giovanni Paolo II nell'enciclica "Dominum et Vivificantem" ha ridato spazio allo Spirito Santo: "Ora che si avvicina il grande Giubileo del 2000, egli inaugurerà un'altra epoca nella storia del cristia-nesimo".

Oggi si parla molto dello Spirito Santo ma, soltanto pochi sanno chi sia Egli realmente... e la colpa - ripeto - non è tutta loro! Noi sacerdoti insegnamo, giustamente, che Gesù è presente in mezzo a noi nell'Eucarestia, nella persona del Papa, dei poveri... Dovremmo inse-gnare di più che Egli è presente anche in noi mediante la potenza dello Spirito Santo, che costituisce una delle realtà più consolanti della nostra santa religione. Oggi nel mondo c'è molta scienza e poco amore. E' lo Spirito Santo che parla il linguaggio dell'Amore. Compito più ambito del sacerdote, oggi, dovrebbe essere di far conoscere lo Spirito Santo e di dare ai cristiani il senso vivo del suo possesso. 

CHI E' LO SPIRITO SANTO

Quando ancora bambino frequentavo il catechi-smo, mi fu insegnato che lo Spirito Santo è la terza per-sona della SS. Trinità.

La mia catechista, allora, aveva adeguato la definizione alla mia capacità intellettiva.

Divenuto religioso, studiando teologia imparai che lo Spirito Santo è l'Amore che procede dal Padre e dal Figlio o, meglio: è quel vincolo di infinita tenerezza che unisce il Padre al Figlio e il Figlio al Padre, per mezzo del quale essi si amano nell'estasi di una gioia infinita. Divenuto sacerdote e pastore di anime, constatai per esperienza che lo Spirito Santo è l'amico più caro, il benefattore, la vita delle anime e la gioia dei cristiani.

La teologia insegna che Dio nella sua natura è uno: è l'assoluta unità. Ma nell'unità esiste la trinità delle per-sone: la Persona del Padre, la Persona del Figlio e la Persona dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

Dobbiamo convenire che non è facile conoscere chi sia lo Spirito Santo. Per aiutarci a comprendere ricorria-mo ad un episodio.

Andando a benedire le case per la Pasqua, più volte ho chiesto ai parrocchiani chi sia lo Spirito Santo.

Alla domanda: "Sai dirmi chi è lo Spirito Santo?"; una ragazza mi ha risposto: "Certo che lo so! Voi preti siete un po' prevenuti nei riguardi di noi giovani. Per essere chiara nella risposta le porto un esempio pratico: io e il mio fidanzato siamo cristiani praticanti e ci vogliamo bene; preghiamo l'uno per l'altro e ci rispettiamo secon-do la morale e il volere del Signore. Il nostro amore non lo vediamo e non lo tocchiamo, ma lo sentiamo perchè ci dona la gioia e ci rende felici.

Per me questo amore è lo Spirito Santo che abita den-tro di me. Per essere più chiara, stando all'insegnamen-to della Chiesa: lo Spirito Santo è l'Amore che intercor-re tra il Padre e il Figlio; un Amore fatto Persona!". "Brava! - ho concluso io - mi hai dato una bella lezione! Ora ti faccio un'ultima domanda: Come fai a capire che lo Spirito Santo abita in te?". Mi ha risposto: "Interrogando il mio cuore!".

La testimonianza di questa ragazza ci spinge a domandarci: "Chi è realmente lo Spirito Santo?".

La risposta è una sola: "E' l'Amore di Dio fatto Persona!". Ed è ben detto perchè Egli è realmente Persona.

Dire Persona significa affermare che lo Spirito Santo non è solo una "forza divina", come affermano i Testimoni di Geova, ma è "Qualcuno", un "Io" divino, distinto, anche se uguale al Padre e al Figlio e tutto nel Padre e nel Figlio; è una individualità completa e perfetta.

Quello che stiamo dicendo è solo un povero balbet-tare. Per riuscire a comprendere questa sublime realtà facciamo appello alla Parola di Dio. Nel Vangelo vi è una frase che riassume tutta la Sacra Scrittura: "Dio è Amore!". E' quanto di più sorprendente sia stato mai scritto. Lo Spirito Santo è identificato con l'amore: è l'Amore che procede dal Padre e dal Figlio. Gesù venen-do in mezzo a noi ci ha fatto conoscere l'Amore totale del Padre per il Figlio e il proprio Amore incondizionato per il Padre e per ciascuno di noi.

Alcuni pittori raffigurano lo Spirito Santo come una scia di fuoco che intercorre tra il Padre e il Figlio. II simbolo è molto eloquente. Lo Spirito Santo, infatti, è l'Amore col quale il Padre glorifica il Figlio; è l'Amore per mezzo del quale il Figlio offre se stesso al Padre come vittima per i nostri peccati; è l'Amore, infine, con cui il Padre e il Figlio amano le creature, in modo particolare l'uomo, elevato nel battesimo alla dignità di Figlio di Dio.

Ora, per mezzo dello Spirito Santo noi siamo immer-si nel soprannaturale come il pesce nell'acqua; il pesce, perchè si accorga di essere nell'acqua, deve essere tirato fuori. Non avvenga che noi ci accorgiamo della presenza dello Spirito Santo soltanto quando lasceremo questa vita per entrare nella vita eterna. 

LA SUA RIVELAZIONE

Nell'Antico Testamento, nessun rabbino o dotto-re della legge ha mai insegnato che lo Spirito Santo fosse una persona distinta in Dio. Di Lui si parla nella Sacra Scrittura, ma solo come di una forza divina che irrompe nel cuore dell'uomo e lo trasforma; la sua pre-senza si può avvertire solo prestando attenzione alle sue manifestazioni.

Di solito si trova adombrato nel termine "ruah" che signi-fica "soffio" o, meglio, "soffio di vento". Questo termine viene usato per ben 378 volte e assume significati diver-si: appare come "vento" impetuoso che scuote la steppa, come "soffio" creatore che si libra sulle acque, come "alito" che trasforma il fango della terra nella creatura libera e intelligente.

La rivelazione dello Spirito Santo è avvenuta per gradi. Questo è accaduto per un motivo evidente: il popolo ebreo viveva in mezzo a nazioni idolatre e, pur essendo monoteista, era portato spontaneamente all'i-dolatria.

I profeti promisero e annunciarono a più riprese la sua venuta.

Ascoltiamo il profeta Gioele: "Effonderò il mio Spirito su ogni uomo e diventeranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giova-ni avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e le schiave, in quei giorni, effonderò il mio Spirito (G1 3,1-4).

II profeta Ezechiele dice: "Diffonderò il mio Spirito sulla casa di Israele. Vi darò un cuore nuovo e porrò in voi uno Spirito nuovo... Porrò in voi il mio Spirito e farò che viviate secondo i miei comandamenti" (Ez 36,26-28).

Un annuncio particolarmente significativo è quello del profeta Isaia: "Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo Spirito del Signore: spirito di sapien-za e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore" (Is 11,1-2).

Spettava a Gesù, che fu il grande rivelatore del Padre, rivelare anche lo Spirito Santo. Lo rivelò a Gerusalemme, nell'ultimo giorno della festa dei Tabernacoli, in un momento di grande commozione.

Si legge nel Vangelo che Gesù si alzò in piedi in mezzo alla folla ed esclamò a gran voce: "Chi ha sete venga a me e beva. A chi crede in me, come dice la Scrittura, sgorgheranno dal suo intimo torrenti di acqua viva" (Gv 7,37-38).

Questo egli disse - aggiunge testualmente l'evangelista Giovanni - dello Spirito Santo che dovevano ricevere i credenti in Lui" (Gv 7,39). E la sera dell'addio, nell'inti-mità dell'ultima cena, Gesù dirà ai suoi apostoli: "Io me ne vado, ma il Padre vi darà un altro Consolatore, lo Spirito di verità che il mondo non conosce, ma voi lo conoscete perchè Egli abita in voi e sarà con voi" (Gv 14,16-17).

Vedendoli poi addolorati per la sua partenza, li rincuorò dicendo: "E' bene per voi che me ne vada, perchè se non me ne andrò non verrà a voi il Consolatore" (Gv 16,7).

Dopo la sua risurrezione, Gesù ordinò ai suoi apostoli di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, "Quella - disse - che voi avete udita da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi sarete battezzati in Spirito Santo tra non molti giorni" (At 1,4-5). Cfr. anche Mt 3,11; Mc 1,8; Lc 3,16; Gv 1,33.

Ci fu chi chiese a Gesù: "E' questo il tempo in cui ristabilirai il regno di Israele?".

Egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti, ma avrete forza dallo Spirito Santo, che scen-derà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria, fino agli estremi confini della terra" (At 1,6-8). 

PENTECOSTE

La promessa fatta da Gesù: "Invierò a voi lo Spirito Santo" (At 1,5), si avverò pochi giorni dopo la sua salita al cielo, nel giorno di Pentecoste. Si legge negli Atti: "Gli apostoli erano riuniti nel cenacolo quando all'improvviso venne dal cielo un rombo come di vento, che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero lingue come di fuoco che si divi-devano e si posarono sopra di loro; ed essi furono tutti ripieni di Spirito Santo e incominciarono a parlare in lin-gue diverse come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi" (At 2,1-4).

Nel cenacolo, oltre agli apostoli, vi erano alcune donne, tra le quali Maria, madre di Gesù e alcuni discepoli (At 1,14). Tutti insieme formavano una famiglia: era la Chiesa nascente.

La discesa dello Spirito Santo avvenne al mattino tra le meraviglie degli abitanti di Gerusalemme. Fu una vera esplosione di vita: rombo di vento, lingue di fuoco, gioia, forza ed entusiasmo.

Quel giorno segnò la nascita della Chiesa. Lo Spirito Santo spalancò le porte del cenacolo e spinse gli apo-stoli ad uscire fuori. Essi predicarono ai parti, agli ebrei e ai gentili.

Quel gruppo di uomini e donne, prima spauriti e delusi, ora acquistano coscienza di essere comunità; sentono presente Gesù in mezzo a loro; prima era "con" loro, ora è "in" loro mediante lo Spirito Santo che fa suoi i loro gesti e li arricchisce con la sua forza.

I primi cristiani festeggiavano la Pentecoste con grande solennità.

S. Paolo accenna a questa ricorrenza nella lettera ai Corinti: "Mi fermerò a Efeso fino a Pentecoste" (16,8) e negli Atti: "Spero di essere a Gerusalemme per la Pentecoste" (20,16).

Per Israele, la Pentecoste era il punto di riferimento per la celebrazione della festa delle messi, era l'esaltazione dell'avvenuta alleanza, la concretizzazione delle pro-messe. Per la Chiesa, invece, costituisce il mistero chia-ve dell'economia della storia della salvezza, il compi-mento del mistero pasquale. Ecco perchè S. Giovanni Crisostomo chiama la Pentecoste "madre di tutte le feste".

La Chiesa ha sempre festeggiato la Pentecoste con grande solennità.

Nel medioevo, in molte città d'Italia e di Francia, duran-te i riti di Pentecoste vi era l'uso di far piovere dall'alto petali di rose e batuffoli di stoffa accesa: si facevano anche svolazzare per le chiese delle colonne, simboli espressivi dello Spirito Santo. I residui della stoffa bru-ciata e i petali di rosa venivano raccolti con cura dai con-tadini e sparsi nei campi per benedirli e renderli fertili. Ancor oggi, in alcune città d'Italia come Roma, Palermo, Siena, Firenze... la Pentecoste è chiamata "Pasqua rosada" o "Pasqua delle rose".

Leggendo la storia della Chiesa, due cose mi hanno sempre impressionato:

la delicatezza con cui la Chiesa ha sempre parlato dello Spirito Santo;

la tenacia con cui lo ha difeso da coloro che lo bestem-miano.

La Pentecoste è un'occasione propizia per avvicina-re lo Spirito Santo e scoprire la sua presenza discreta e silenziosa.

II prodigio operatosi duemila anni or sono, continua a ripetersi ogni anno per mezzo della Chiesa. 

ASSISTE LA CHIESA

Tra la Chiesa e lo Spirito Santo si instaurò subito un intimo rapporto d'azione.

I primi passi sono sempre difficili, ma lo Spirito Santo la prese per mano e l'accompagnò. Si legge infatti negli Atti: "La Chiesa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo" (9,31). Scorrendo gli Atti degli Apostoli ci si accorge con quan-ta familiarità ed efficacia lo Spirito Santo abbia operato nella Chiesa nascente. I suoi interventi sono numerosi e particolarmente incisivi. Mi piace riferirne alcuni:

Diventa ispiratore d'iniziative. Difatti invita Pietro ad accogliere i gentili. Lo Spirito Santo disse a Pietro: "Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va con loro senza esitazione, perchè io li ho mandati" (10,19-20). Ordina a Filippo di battezzare un eunuco: "Lo Spirito Santo disse a Filippo: Va avanti e raggiungi quel carro... Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito rapì Filippo e l'eunuco non lo vide più" (8,29 e 39).

Sceglie gli apostoli da inviare in missione. Mentre gli apostoli stavano celebrando, lo Spirito Santo inter-viene e dice: "Riservate per me Barnaba e Saulo, per l'opera per la quale li ho chiamati" (13,2).

Indica agli apostoli la strada da percorrere. Dice infatti Paolo: " Ed ecco che ora, costretto dallo Spirito Santo, vado a Gerusalemme senza sapere che cosa mi accadrà" (20,22). Giunge al punto di proibire agli apo-stoli di percorrere una data strada: "Raggiunta la Misia si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito Santo non lo permise loro" (16,7).

Interviene nelle decisioni da non prendere. Difatti dopo il concilio di Gerusalemme gli stessi apostoli scris-sero: "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi di non imporre nulla oltre a queste cose che sono necessarie" (15,28).

Riempie il cuore di gioia: "Essi erano pieni di gioia e di Spirito Santo" (13,52).

S. Paolo esorta i primi cristiani ad avere fiducia nello Spirito Santo: "Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo" (Gal 5,16).

Chi desiderasse conoscere la vastità del lavoro svolto dallo Spirito Santo fin dai primordi della Chiesa, legga gli Atti degli Apostoli. Essi contengono la vita e la dottrina della Chiesa nascente e possono essere chiamati il quinto Vangelo.

A questo punto ritengo opportuno fare una precisa-zione.

Cade in errore chi pensa che lo Spirito Santo abbia sostituito o "sdoppiato" Gesù nella guida della Chiesa. Sostenere questo significherebbe ripetere la teoria medioevale di Gioacchino da Fiore, che proclamava una terza era della storia umana, in opposizione alla prima e seconda del Padre e del Figlio.

Scrive a proposito il teologo don Luigi Maggiali: "La Chiesa ha il compito di tradurre, nella storia di ogni gior-no, l'evento pasquale mediante una vita nuova secondo lo Spirito dato a noi in pienezza da Cristo Risorto" (Gesù detto il Cristo, Parma 1985, p. 184). L'azione del Verbo e dello Spirito Santo è simultanea e ugualmente vitale, come quella del capo e del cuore nell'uomo.

Gesù è presente e opera nella Chiesa per mezzo dello Spirito Santo.

S. Ireneo, nel II secolo diceva: "Là ove è la Chiesa, ivi è lo Spirito di Dio e ove è lo Spirito di Dio è presente la Chiesa e ogni sua grazia" (Adversus haereses, III, 24,1). Anche oggi lo Spirito Santo assiste la Chiesa e lo fa con grande delicatezza e sollecitudine. E' significativo l'epi-sodio che si legge nella vita di Papa Giovanni. II Papa buono, dopo avere indetto il Concilio Vaticano II, per la grande preoccupazione, la notte non riusciva a prende-re sonno. Diceva a se stesso: "Giovanni, perchè non dormi? Sei forse tu che governi la Chiesa? Sai che è lo Spirito Santo che governa la Chiesa!... E allora? Dormi tranquillo Giovanni!".

Amo paragonare lo Spirito Santo ad una mamma. La mamma dona la vita al proprio figlio, lo presenta al padre, lo alimenta, lo protegge, gli insegna a fare i primi passi, a pronunciare le prime parole, lo difende dai peri-coli e lo rallegra con la sua presenza.

Altrettanto fa lo Spirito Santo: dona al cristiano la vita divina nel battesimo e lo rafforza con la cresima, lo pre-senta al Padre, gli insegna a fare i primi passi nella vita spirituale, lo nutre con l'Eucarestia, lo difende nei pericoli e con la sua presenza gli inonda il cuore di gioia. A lui, come alla mamma, dobbiamo affetto e riconoscenza. 

CARISMI E DONI

I carismi sono manifestazioni straordinarie dello Spirito Santo al fine di formare la comunità. I più noti sono: la profezia, i miracoli, la scienza, la liberazione dal maligno, il discernimento degli spiriti e la guarigione degli infermi.

I doni, invece, sono "l'irradiazione" dello Spirito per la santificazione personale. II catechismo ne ricorda sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Fin dal principio, lo Spirito Santo profuse sulla Chiesa doni e carismi. S. Giovanni Crisostomo paragona la Chiesa nascente ad una pianticella. Finchè è piccola il giardiniere la cura con diligenza, perchè si trova in una necessità particolare.

S. Paolo scrivendo ai Corinti dice: "Vi sono diversità di carismi... e a ciascuno è data una manifestazione parti-colare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro, invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguag-gio della scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di fare guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue. Ma tutte queste cose è l'unico e medesimo Spirito che le opera, distri-buendole a ciascuno come vuole" (1 Cor 12,4-11).

Nella Chiesa nascente i doni e i carismi sbocciarono numerosi, come le gemme a primavera. Allora la Chiesa era povera di beni materiali, ma possedeva la ricchezza più grande: lo Spirito Santo. Egli vegliava su di lei "pic-colo gregge", la istruiva, la sosteneva e, come la mano dell'artista sulla corda dell'arpa, imprimeva su di lei un tono di serenità e di gioia.

I primi ad usufruire dei doni e dei carismi furono gli apostoli. E' risaputo che, prima della Pentecoste il coraggio non era il loro forte, ma "dopo essere stati investiti di potenza dall'alto", essi annunciarono il Vangelo con coraggio. L'assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa nascente durò per lungo tempo e fu ininter-rotta e generosa.

Clemente Romano, verso l'anno 95, dopo avere ricordato ai Corinti l'abbondante effusione dello Spirito di cui godevano, dà loro questa esortazione: "Ciascuno rispetti nel suo prossimo il carisma che ha ricevuto". S. Ireneo, vissuto nel II secolo, afferma: "Sappiamo che nella Chiesa molti fratelli hanno carismi profetici e, per virtù dello Spirito Santo, parlano tutte le lingue, rivelano per il bene di tutti, i segreti degli uomini ed espongono i misteri di Dio" (Adversus haereses, V,6,1).

Gli Atti degli Apostoli ci presentano i primi cristiani "assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera" (2,42).

Questa unione fraterna si traduceva in servizio di soli-darietà con tutti, specialmente coi poveri: "Chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno" (2,45). II calore di questa comunione fraterna veramente vissuta, era la prova più forte della credibilità della loro fede.

Difatti chi li osservava diceva: "Guardate come si voglio-no bene!". Erano colpiti dalla loro gioia, dalla semplicità del cuore e dalla loro effettiva carità.

Da una Chiesa così viva, non potevano non sboc-ciare fiori di santità; l'aveva garantito Gesù: "Avrete forza dallo Spirito Santo, che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni" (At 1,8).

Ecco alcuni nomi di santi: Cecilia, Timoteo, Mattia, Agnese, Barnaba, Ignazio, Maurizio, Stefano, Cipriano, Clemente... Sono fiori sbocciati al calore dello Spirito Santo.

Nel corso dei secoli, lo Spirito Santo è sempre stato il cuore della Chiesa. Giustamente è stato detto: "Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice orga-nizzazione" (Ignatios di Laodicea).

Sulla terra abbiamo visto tante istituzioni nascere, svi-lupparsi e poi morire. Una sola istituzione non cono-scerà tramonto: la Chiesa, fondata da Cristo e assistita dalla Spirito Santo. 

ABITA IN NOI

Lo Spirito Santo abita in noi come in un tempio. Ce lo ricorda S. Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abbia in voi?" (1 Cor 3,16). Ammirando la bellezza e la perfezione del corpo umano, ci si convince che la sublime architettura lo colloca al di sopra di tutti i capolavori e che è stato voluto così per-fetto per ospitare il suo Creatore.

Lo conferma S. Agostìno: "Le membra del nostro corpo sono le colonne del tempio, la cupola vivente che copre lo Spirito Santo".

Lo Spirito Santo è venuto in noi nel giorno del batte-simo; in quel giorno ha preso possesso della nostra anima, l'ha trasformata e resa sua stabile dimora.

Già nel Vangelo Gesù aveva detto: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi ver-remo a lui, prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). S. Paolo attesta che questa promessa è stata mante-nuta: "L'Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato" (Rom 5,5).

La "inabitazione" dello Spirito Santo in noi è autenti-ca, intima e personale; costituisce un fatto esaltante ed è una delle meraviglie più grandi.

Solo in cielo capiremo quanto sia stata preziosa la sua presenza in noi.

Nella liturgia, lo Spirito Santo viene chiamato comune-mente "dolce ospite" dell'anima; per noi cristiani è più di un ospite: è "padrone" di casa. Un ospite, anche se per-sona gradita, resta sempre un estraneo. Lo Spirito Santo, invece, prende pieno possesso di noi; non resta inattivo, ma si pone a piena disposizione di chi intende aprirsi alla sua azione.

Nostro compito è di custodire la "casa", di tenerla pulita; soprattutto è doveroso ascoltare la voce del "padrone", che è l'amico e benefattore.

La presenza dello Spirito Santo in noi è confermata anche da episodi che si leggono nella vita dei santi. Ne riferiamo due:

Durante la persecuzione di Diocleziano, una giovane fu arrestata e condotta davanti ai giudici. Le fu ordinato di adorare le divinità pagane. Essa si rifiutò energica-mente:

"Non temo - disse - perchè so che lo Spirito Santo mi proteggerà. Egli l'ha promesso!". Le chiese il giudice: "Abita forse in te lo Spirito?". Sì, - gli rispose - lo Spirito Santo è in me e io sono un tempio!".

"Farò in modo - le disse il giudice - che lo Spirito Santo ti abbandoni!".

Fu condannata e morì tra atroci tormenti. La giovane era S. Lucia.

La beata Angela da Foligno, terziaria francescana, un giorno si recò in pellegrinaggio sulla tomba di S. Francesco.

Mentre pregava udì una voce: "Hai fatto bene a ricorre-re al mio servo Francesco, ma anch'io posso darti un appoggio. Io sono lo Spirito Santo che abita in te. Se tu mi amerai io sarò sempre in te, non ti abbandonerò. Parlerò al tuo cuore e ti darò una gioia che ancora non hai gustato!".

S. Ambrogio, già vescovo di Milano ci dice: "Custodisci questa "casa", purificane l'interno. Divenuta perfetta-mente pulita, lo Spirito Santo abiti in essa".

Ecco la mia riflessione, che è anche esortazione: Lo Spirito Santo è amico e benefattore. La sua presenza in noi diventi realtà familiare e la sua amicizia influenzi tutto il nostro comportamento.

Se qualcuno chiedesse a me: "Perchè Lei, Padre, nono-stante la crisi di valori che incombe, non è pessimista?", risponderei: "Perchè in me abita lo Spirito Santo e io confido in Lui!".

S. Ilario, patrono di Parma, ha per ognuno parole di augurio e di incoraggiamento: "Lo Spirito Santo abiti in te e gonfi le vele della tua fede!" 

C'E' CHI SENTE LA PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO

Sente la presenza dello Spirito Santo in sé, chi possiede una certa sensibilità ed è intenzionato a vive-re il suo battesimo praticando soprattutto la carità.

Lo conferma S. Agostino: "Se ami tuo fratello, sta tran-quillo poiché in te abita lo Spirito Santo!".

Segni evidenti di questa presenza sono: l'entusia-smo nell'agire, il dominio di sè, il desiderio di fare il bene, la contentezza per il bene operato, soprattutto una grande serenità e costanza nell'agire.

Chi vive in familiarità con lo Spirito Santo ha l'animo invaso dalla gioia, gusta la Parola di Dio, nutre amore all'Eucarestia e grande devozione alla Madonna, ama i poveri e sente il bisogno di esternare la propria con-tentezza.

Ci tengo a ripetere che la presenza dello Spirito Santo in noi è autentica, personale e intima; è simile all'alito del vento, che "soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va" (Gv 3,8).

S. Giovanni per proporci lo Spirito Santo usa il termine "vento", perchè tra le realtà sensibili è il più adatto ad esprimere qualcosa di immateriale. Infatti il vento "soffia dove vuole" e noi ne avvertiamo la voce; può soffiare con forza e diventa potenza di Dio; quando soffia con dolcezza, penetra come brezza nei cuori; potremmo dire che una mano invisibile ci accarezza.

S.Teresina dei Bambin Gesù, a proposito, ha paro-le meravigliose: "Considerando il corpo mistico, com-presi che la Chiesa ha un cuore: un cuore bruciato dal-l'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero annun-ciato il Vangelo, i martiri non avrebbero versato il san-gue" (Manoscrits autobiographiques, 228-229). L'esperienza insegna che lo Spirito Santo si manifesta attraverso le azioni che compie. Solo prestando atten-zione agli effetti dei suo agire si può percepire la sua presenza.

Cercherò di chiarire questa affermazione con un epi-sodio del quale anch'io sono stato protagonista.

Un giorno si presentò a me un bambino con un quader-no e una matita in mano. Mi chiese, con insistenza, di potere fare un disegno. Era un bambino intelligente e bravo. Insisteva nel chiedermi: "Cosa vuole che io dise-gni?". Gli suggerii di disegnare il vento. II bimbo rimase alquanto perplesso; mi guardò quasi per rimproverarmi. Poi si chinò sul quaderno e incominciò il lavoro.

Poco dopo me lo consegnò e mi disse: "Ecco! Guardi!". Aveva disegnato un filo e sul filo della biancheria, mossa dal vento e tutta volta nella stessa direzione.

II bimbo aveva capito che il vento non si vede e non si può disegnare. Tuttavia si può intuire la sua presenza, osservandone gli effetti. Così è dello Spirito Santo: il suo volto non si vede, è impercettibile; tuttavia la sua pre-senza si può avvertire prestando attenzione alle sue manifestazioni e aprendosi alle sue meraviglie.

I Santi sentivano in loro la presenza dello Spirito Santo.

S. Francesco possedeva la pienezza dello Spirito Santo (FF 1071) e per gustare gli effetti di questa presenza "cercava luoghi solitari e si ritirava nelle selve e nelle chiese abbandonate" (FF 1179).

S. Teresa d'Avita attesta: "una vigilia di Pentecoste, mi trovavo in un luogo solitario e stavo pregando, quan-do avvertii la presenza dello Spirito Santo in me.

Lungi dal turbarmi, il mio spirito si raccolse in grande pace in compagnia di un Ospite così amorevole e per rimando rapida, cominciai a godere quiete e serenità" (Autobiografia, c. 18).

S. Veronica Giuliani, nel suo diario spirituale scrive: "Da alcuni giorni avverto nel mio cuore una certa azione dello Spirito Santo, ma non so cosa sia.

Solo descriverò gli effetti che in me sta lasciando: Appena avverto in me questa misteriosa azione mi sento così trasformata e ripiena di tale energia che, nella più grande aridità, ogni opera mi riesce agevole, anche la più difficile" (Un Tesoro nascosto, VIII, 629-630).

Lo Spirito Santo parla nell'intimo e agisce sempre con discrezione: il suo intervento non è mai clamoroso. 

UNA NUOVA PENTECOSTE

Con viva soddisfazione, oggi si notano nella Chiesa segni evidenti di ripresa nella devozione allo Spirito Santo.

Lo afferma Giovanni Paolo II: "Viviamo un momento pri-vilegiato dello Spirito". Lo stesso Pontefice, il 21 novem-bre 1981, durante un'udienza, dopo avere posto in risal-to il mistero della "inabitazione" di Dio in noi, ha invitato i presenti "ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo". Quel giorno a Roma ero presente anch'io, e ho potuto con-statare quanto fosse stato accorato il suo appello e come tutti i presenti sentissero l'esigenza di questa apertura allo Spirito Santo.

Giovanni XXIII, fin dal 1961, alla vigilia del Vaticano II, aveva auspicato per la Chiesa una "Nuova Pentecoste" e aveva invitato i cristiani a leggere gli Atti degli Apostoli per rivivere i tempi in cui i discepoli si erano riuniti per ricevere lo Spirito Santo, "assidui e concordi nella pre-ghiera con Maria, madre di Gesù" (At 1,14).

A pochi giorni da tale invito, il Papa buono proclamava beata Elena Guerra, l'apostola dello Spirito Santo, che aveva offerto la sua vita per il rinnovamento della Chiesa mediante il "ritorno allo Spirito Santo".

II 21 dicembre 1973, Paolo VI ebbe a dire: '"l soffio ossigenante dello Spirito Santo è venuto a svegliare nella Chiesa energie assopite a suscitare carismi dor-mienti, a infondere quel senso di vitalità e letizia, che ad ogni epoca della storia definisce la Chiesa giovane ed attuale".

Tutto il magistero di Giovanni Paolo II è pervaso di richiami ed impulsi di vita nuova nella Chiesa "oggi par-ticolarmente affamata di Spirito Santo".

Con gioia, possiamo dire che Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II non hanno pregato invano. Difatti un po' ovunque sono sorte esperienze ricche di avvenire, nell'ambito di un rinnovamento carismatico. Tra le tante esperienze meritano di essere ricordate: Focolarini, Comunità di S. Egidio, Chiesa domestica, La Strada, Theophania, Piccoli fratelli ecumenici, Centro d'irradiazione per la glorificazione dello Spirito Santo, Gruppo Abele, Comunione e Liberazione, Neo Catecuminato, Rinnovamento nello Spirito...

Mi piace ricordare, in modo particolare il "Rinnovamento nello Spirito", detto precedentemente "Rinnovamento Carismatico". Eun'esperienza viva e attuale, che si pro-pone di riscoprire la devozione allo Spirito Santo e di ridestare nella Chiesa il fervore delle origini. Ho parteci-pato ad alcune riunioni di questo movimento. E' stata per me un'esperienza molto positiva.

Ho avvicinato persone di ogni età e condizione: sacer-doti e laici, giovani e anziani, ricchi e poveri. Tutto si è sempre svolto in un clima di compostezza e serietà. Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un feno-meno religioso di grande efficacia, che avrà larga diffu-sione tra i cristiani. Mi permetto di riferire alcune testi-monianze:

Un giovane: "Frequentavo cattive compagnie e avevo abbandonato la famiglia. Fui avvicinato da un amico che mi invitò ad un incontro di carismatici. Quell'incontro ha segnato per me l'inizio della conver-sione. Ho continuato a frequentare e in breve tempo ho ritrovato me stesso".

Due coniugi: "La nostra vita coniugale era ormai compromessa.

Fummo consigliati a frequentare incontri di "Rinnovamento nello Spirito". Ora la pace è ritornata nella nostra casa; e anche i nostri bambini sono diven-tati più buoni!".

Un sacerdote: "Da quando frequento gli incontri di "Rinnovamento nello Spirito" la mia vita spirituale è mutata: prego più volentieri, celebro con più devozione; sento che una nuova vita fluisce in me e la gioia che provo è indescrivibile".

Dobbiamo convenire che lo Spirito Santo è l'amico più caro e il benefattore più munifico. Egli chiede solo amicizia e solidarietà. Chi diventa suo amico, viene coinvolto in un piano d'azione meraviglioso.

Un'ultima considerazione: in questo compito così delicato lo Spirito Santo non è mai solo: c'è anche la presenza della Madonna che può essere considerata a buon diritto "sposa dello Spirito Santo" in quanto generò il Figlio di Dio proprio "per opera dello Spirito Santo": Egli vuole che le anime crescano tra le braccia di Maria. A lei affida il nostro avvenire. 

UOMINI LIBERI

In questo ultimo capitolo vogliamo porre in risal-to una grande verità: "Dove c'è lo Spirito Santo, lì c'è la libertà" (II Co r 8,31).

Chi si lascia guidare dallo Spirito Santo e si rende disponibile ai suoi impulsi interiori, vive la vera libertà. Purtroppo la parola libertà è una di quelle parole "disgraziate" alle quali uno può dare il senso che vuole: c'è chi la identifica con il proprio tornaconto, chi la ridu-ce a capriccio, a pretesto, ecc...

Per noi cristiani esiste una sola libertà: quella di fare il bene. Tanto più si fa il bene, tanto più si è liberi e si realizza se stessi.

Chi si allontana dalla legge morale, attenta alla pro-pria libertà.

Facciamo qualche esempio: l'egoismo non è libertà, perchè chiude l'io in se stesso e lo rende debole; l'invi-dia non è libertà perchè ci spinge a guardare l'orto del vicino invece di coltivare il proprio; la collera non è libertà; anche il troppo mangiare e bere non sono vere libertà, sono piuttosto un'esigenza per mantenere la vita che Dio ci ha donato per il bene nostro e dei fratelli. Ce lo ricorda S. Paolo: "Voi fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non diventi un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri" (Gal 5,13).

La vera libertà si conquista lottando giorno per gior-no, ora per ora. Le difficoltà non mancheranno, ma il cri-stiano ha un caro amico che lo aiuta: lo Spirito Santo. Egli indica la strada da percorrere: "Se rimanete fedeli alla mia Parola, sarete davvero miei discepoli e la verità vi farà liberi" (Gv 8,31).

I Santi nel Vangelo hanno trovato la vera libertà e nella libertà hanno conquistato la perfetta letizia.

S. Francesco e S. Chiara erano giovani e ricchi. Mossi dalla grazia abbracciarono il vangelo, rinunciarono a tutto per donarsi al Signore e ai fratelli. Si accorsero con stupore di avere trovato la vera libertà.

Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola (FO), a soli 15 anni divenne muta, cieca e poi completamente para-lizzata.

Era devotissima allo Spirito Santo, che chiamava suo consolatore.

Ad una amica confidava: "Ho tanta luce in me. Come è bella la vita! Tutto è grazia!" E' morta all'età di 28 anni. P. Lino Maupas è stato eroe della carità in Parma. La carità fu il segreto di ogni suo successo: una carità sem-pre serena e festosa, che lo sostenne in mezzo alle dif-ficoltà e lo rese profeta di tempi nuovi.

La strada che hanno percorso questi santi è stata l'os-servanza del Vangelo. Nel Vangelo hanno trovato la vera libertà e nella libertà la perfetta letizia.

Chi legge gli Atti degli Apostoli, si accorge che manca l'ultima pagina.

Lautore interrompe bruscamente il suo racconto lasciando un po' delusi. Ma, forse, è meglio così. Un libro che propone la "pentecoste" non può avere una fine: le realtà perenni non possono essere imprigionate. Gli Apostoli sono ancora vivi e li vediamo ogni giorno al nostro fianco: Pietro è ancora fermo davanti al Cenacolo per dirci: "Fate penitenza e riceverete il dono dello Spirito Santo!" (At 2,38).

Paolo è sempre in giro per il mondo a predicare il Cristo Risorto.

Gli altri Apostoli sono accanto al gregge che lo Spirito Santo ha loro affidato.

Con gioia, notiamo che lo Spirito Santo sta aggiungen-do nuove pagine ogni giorno per mezzo dei "veri" cri-stiani... e il linguaggio è sempre lo stesso: il linguaggio dell'Amore.

Caro fratello, anche tu sei invitato a scrivere la tua pagina. E lo Spirito Santo che lo chiede.

Se accogli il suo invito, potrai gustare fin d'ora sulla terra, la gioia che ti attende in paradiso. 

CONCLUSIONE

Urge un ritorno allo Spirito Santo. Per attuarlo si richiedono, come condizioni indispensabili, la pre-ghiera e la valorizzazione della propria cresima.

Nella preghiera l'anima si apre all'azione dello Spirito Santo. Ricorda S. Paolo: "Senza l'aiuto dello Spirito Santo non sappiamo neppure dire che Gesù Cristo è il Signore" (Rom 8,26).

Anche la cresima va valorizzata. C'è chi la definisce sacramento della maturità cristiana; ritengo sia più esatto definire sacramento della maturazione cristiana. La cresima non è un traguardo, ma un punto di par-tenza: una pista di lancio.

Da molti, purtroppo, la cresima è ricevuta per tradizio-ne; come se si trattasse di una cosa che il cristiano deve ricevere solo perchè l'hanno tutti.

Così il giorno della cresima, che dovrebbe essere il giorno dell'arruolamento nell'esercito di Cristo e l'inizio di una nuova vita, diventa una pagina di ricordi dell'in-fanzia da archiviare: il giorno del congedo.

Abbiamo dei doveri verso lo Spirito Santo:

Innanzitutto dobbiamo conoscerlo. Questo oltre che un dovere è un atto di delicatezza, perchè Egli abita in noi.

Poi dobbiamo avere fiducia in Lui. Egli chiede di acco-glierlo e lo fa con discrezione, senza forzare la nostra libertà.

Infine dobbiamo amarlo come si ama un amico sincero.

Chi ama teneramente lo Spirito Santo, sentirà il bisogno di pregare, di lodare e ringraziare il Signore; la sua vita si allargherà in una dimensione infinita e diventerà una meravigliosa avventura.