LO SPIRITO SANTO E LA VITA INTERIORE DI PADRE PIO

di padre John Corriveau ministro generale

Introduzione

Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto dedicare allo Spirito Santo il 1998, secondo anno della fase prepara­toria al grande Giubileo del 2000, per­ché «la Chiesa non può prepararsi alla scadenza bimillenaria "in nessun altro modo se non nello Spirito Santo"» (Tertio millennio, n. 44).

Nel corso della sua terrena esisten­za il Venerabile Padre Pio ha sperimen­tato profondamente l'azione dello Spi­rito Santo nella sua vita interiore e ne ha proposto la dottrina e la prassi alle anime da lui dirette.

In questa notte in cui ricordiamo il trentennale anniversario del suo beato transito, mi è gradito esporre alcuni punti essenziali della sua devozione verso lo Spirito Santo, perché il suo nobile esempio possa spingerci ad una maggiore devozione nei confronti del­la terza Persona della santissima Trini­tà ed aiutarci a vivere profondamente il suo mistero e la sua azione salvifica nelle anime nostre.

 

1. La devozione di Padre Pio ver­so lo Spirito Santo

Il Venerabile Padre Pio non ha scrit­to nessun trattato sullo Spirito Santo. Tuttavia le sue lettere contengono nu­merosi accenni alla terza Persona della santissima Trinità e molte di esse ini­ziano con un augurio o una invocazio­ne dello Spirito del Signore.

«La grazia del divino Spirito sia sempre nel vostro cuore», augurava a Raffaelina Cerase il 15 giugno 1914 (Epist. II, 111): augurio che egli ri­volgeva anche a tutte le anime da lui dirette.

Leggendo i testi, dai quali si posso­no raccogliere i suoi insegnamenti, si ha l'impressione che questi non siano tanto frutto di studio, quanto piuttosto testimonianza della sua esperienza per­sonale. Questa ebbe inizio nel giorno del battesimo (26.05.1887), si incre­mentò in quello della cresima (27.09. 1899) e poi si andò maturando e svi­luppando in tutta la vita.

Ce lo fa capire lo stesso Padre Pio quando, ricordando il giorno della sua cresima, cosí scrive: «Non mi son trovato mai ad assiste­re ad una sí santa cerimonia da quel giorno in cui venni cresimato. Piange­vo di consolazione nel mio cuore a que­sta sacra cerimonia, perché mi rammen­tava quel che mi fece sentire il santissi­mo Spirito Paraclito in quel giorno in cui ricevei il sacramento della cresima, giorno singolarissimo ed indimentica­bile per tutta la vita. Quante dolci emo­zioni mi fece sentire in quel giorno que­sto Spirito consolatore! Al pensiero di quel giorno mi sento bruciare tutto da una fiamma vivissima che brucia, strug­ge e non dà pena (Epist. I, 471).

Questa testimonianza autobiogra­fica viene confermata da un teste processuale, il quale, nel corso del­l'interrogatorio presso il tribunale ecclesiastico di Manfredonia, ha di­chiarato:

«Nota caratteristica della preghiera di Padre Pio era l'invocazione e gli inni liturgici allo Spirito Santo» (Summarium, p. 127).

 

2. La vita interiore di Padre Pio

Volendo gettare uno sguardo nella vita interiore di Padre Pio per discerne­re in essa l'azione dello Spirito Santo, mi sembra che questa possa essere in­dividuata nei seguenti punti:

a. - profonda conoscenza delle veri­tà della fede;

b. - azione santificatrice;

c. - inabitazione.

 

a. - Profonda conoscenza delle ve­rità della fede.

Nei discorsi di addio, pronunziati da Gesú nella mistica atmo­sfera del Cenacolo, il Maestro divino, promettendo lo Spirito Santo, afferma: «Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho det­to» (Giov. 14, 25s).

Con queste parole, lo Spirito Santo, che è Spirito di verità, viene designato come colui che fa comprendere la per­sonalità misteriosa del Cristo e fa pe­netrare nella conoscenza sempre piú profonda della sua dottrina.

Oltre i misteri principali della no­stra santa fede (Unità e Trinità di Dio, incarnazione - passione - morte e resur­rezione del nostro Signore Gesú Cristo), tre verità, in modo particolare, affasci­navano l'anima del Venerabile Padre, che su di esse meditava giorno e notte, pregando lo Spirito Santo, perché le facesse penetrare sempre piú profonda­mente nel suo animo.

Queste verità sono le seguenti: ec­cellenza della vocazione cristiana, l'im­mensità dell'eterna eredità, il mistero della nostra giustificazione. L'eccellenza della vocazione cristia­na può essere descritta con le parole, che leggiamo nella prima lettera di San Giovanni apostolo: «Quale grande amo­re ci ha dato il Padre per essere chia­mati figli di Dio e lo siamo realmen­te!... Carissimi, noi fin d'ora siamo fi­gli di Dio, ma ciò che saremo non è sta­to ancora rivelato. Sappiamo, però, che quando egli si sarà manifestato, noi sa­remo simili a lui, perché lo vedremo cosí come egli è (1 Giov. 3, 1-2).

L’immensità della eterna eredità fu intravista dall'apostolo San Paolo, il quale, rapito in paradiso, «udí parole indicibili che non è lecito ad alcuno pro­nunziare (2 Cor. 12, 4).

La nostra giustificazione è un mi­stero, perché dalla morte del peccato ci fa passare alla vita della grazia. E «la grazia santificante imprime talmente l'immagine di Dio in noi, che diventia­mo quasi anche noi un Dio per parteci­pazione, secondo la bellissima espres­sione di san Pietro "siamo fatti parteci­pi della divina natura" (2 Piet. 1, 47» (Epist.11, 233 s.).

Erano questi i temi, che, sotto l'azio­ne dello Spirito Santo, Padre Pio medi­tava giorno e notte. E alle anime da lui dirette raccomandava caldamente di pregare lo Spirito di Dio, perché le fa­cesse penetrare sempre piú nelle pro­fondità abissali di queste verità. Il 23 ottobre 1914 scriveva a Raffaelina Cerase: «Intorno a tre grandi verità spe­cialmente bisogna pregare lo Spirito Paraclito che ci illumini: che ci fac­cia penetrare l'eccellenza della voca­zione cristiana, che ci illumini sul­l'immensità dell'eterna eredità a cui la bontà divina ci ha destinati, e, final­mente, che possiamo inoltrarci nel mi­stero della nostra giustificazione» (Epist. 11, 198 s.).

 

b. -Autore della nostra santificazio­ne.

Il 18 maggio 1986, il papa Giovan­ni Paolo II ha pubblicato una lettera enciclica sullo Spirito Santo dal titolo Dominum et vivificantem. Nella intro­duzione scrive:

«La Chiesa, istruita dalla parola di Cristo, attingendo all'esperienza del­la Pentecoste ed alla propria storia apostolica, proclama sin dall'inizio la sua fede nello Spirito Santo come in colui che dà la vita, colui nel quale l'imperscrutabile Dio uno e trino si comunica agli uomini, costituendo in essi la sorgente della vita eterna» (n. 1).

È l'opera della santificazione, che lo Spirito Santo compie in noi e della quale il Venerabile Padre Pio era pro­fondamente convinto. Ecco alcune si­gnificative testimonianze:

- Il 20 dicembre 1913, egli scriveva a padre Benedetto: «La grazia dello Spirito Santo vi aiuti a santificarvi» (Epist.1, 442).

- A Raffaelina Cerase, il 31 maggio 1914: «Lo Spirito Santo vi riempia dei suoi santissimi doni vi santifichi, vi guidi nelle vie dell' eterni salute e vi conforti nelle vostre innumerevoli af­flizioni» (Epist. 11, 100).

- A padre Agostino, il 18 novembre 1914: «Il divino Spirito vi riempia tut­to della celeste sapienza e vi faccia san­to» (Epist. 1, 507).

Padre Pio è stato santificato dallo Spirito Santo, Signore e Vivificatore, e, sotto la guida dello stesso Spirito, ha diretto innumerevoli anime sul cammi­no della santità.

 

c. - Tempio dello Spirito Santo.

Te­ologicamente parlando, 1'inabitazione di Dio nell'anima del giusto, come in un tempio, è comune alle tre divine Per­sone (cfr. Giovi 14, 16 s. 23). Però essa è attribuita in modo particolare allo Spirito Santo che è considerato «il dol­ce ospite delle anime». La ragione teo­logica di questa attribuzione va ricer­cata nel fatto che 1'inabitazione divina, come opera del divino amore ed effetto dalla dilezione divina, in modo parti­colare manifesta il carattere personale dello Spirito Santo, che è amore sussi­stente, o infinito Amore del Sommo Bene. (Divinum illud munus di Leone XIII del 9 maggio 1897).

Profondamente convinto di questa dottrina, il Venerabile Padre Pio ricor­da spesso alle anime la dignità di esse­re tempio dello Spirito Santo. Ecco al­cune delle sue calde raccomandazioni:

- «La vostra anima sia sempre il tem­pio dello Spirito Santo» (Epist. II, 321).

- «Dello Spirito Santo sia sempre tempio il vostro cuore» (Epist. II, 373).

- «Io non ho cessato mai e né cesse­rò di pregare il dolcissimo Iddio per te, acciocché a lui piaccia compiere in te la sua santa opera, cioè il buon deside­rio e disegno di arrivare alla perfezione della vita interiore: desiderio il quale tu devi amare e nutrire teneramente nel tuo cuore, come un'opera dello Spirito San­to ed una scintilla del suo fuoco divino» (Epist. III, 704).

Da questa consapevolezza scaturi­sce la necessità del rispetto per il tem­pio dell'Ospite divino, che non va pro­fanato con azioni peccaminose e sacri­leghe. Padre Pio esorta:

- «Stiamo vigilanti a non dar luogo al nemico di farsi strada per entrare nel nostro spirito e far contaminare il tem­pio dello Spirito Santo. Oh! Per carità, non ignoriamo per un solo istante que­sta verità: teniamo sempre presente che noi per il battesimo divenimmo tempio del Dio vivente, e che, ogni qual volta noi rivolgiamo l'animo nostro al mon­do, al demonio ed alla carne, ai quali noi per il battesimo rinunziammo, noi profaniamo questo sacro tempio» (Epist. II, 418).

Il Venerabile Padre era talmente convinto di questa verità che in tutta la sua vita ha camminato in mezzo agli uomini in continuo raccoglimento, te­nendo compagnia all'Ospite divino, e col pensiero di Dio sempre fisso nella sua mente e stampato nel suo cuore, com'egli stesso afferma in una lettera del 20 novembre 1921.

 

Conclusione

Fedeli carissimi, in questa com­memorazione del trentennale della morte del Venerabile Padre Pio, te­niamo presente la sua devozione ver­so lo Spirito Santo e imitiamo il suo nobile esempio nel vivere efficace­mente la presenza dello Spirito di Dio nelle anime nostre.

In tal modo non solo porteremo a compimento l'opera della nostra santi­ficazione, ma ci prepareremo anche degnamente alla celebrazione del Gran­de Giubileo del 2000.