LO
SANNO GLI UOMINI?
Dal giorno in cui l'uomo aperse gli
occhi alla vastità delle cose che lo circondano, e la sua curiosità corse dal
filò d'erba nascente al tremolìo delle stelle, e si sentì paurosamente libero
in mezzo ad un ordine infinito e vivo, un'ansia indicibile gli nacque
nell'anima, così, come una sorgente d'acqua o di luce, come un grido
inesauribile, come una fame insaziabile.
Guardò
allora dietro a sé, l'uomo, e sentì di gioire e di tremare.
Interrogò
l'Universo. E l'Universo rispose. Interrogò ancora, perché le ombre lo assalivano
e lo confusero.
Interroga
ancor oggi, sempre, perché è come un granello di sabbia in balìa del vento,
perché la sua memoria è breve e la sua debolezza non ha limiti.
L'uomo
è costantemente di fronte al problema della verità di sé e dell'infinito.
Egli
avanza tra la luce e l'ombra e domanda ove sia il bene e ove sia il male.
Dalla
soglia del visibile egli lancia la sua voce ansiosa nell'invisibile...
Parlarono
i Profeti e non bastò; parlò il Cristo e l'uomo continua a perdersi lungo i
sentieri della dimenticanza e del peccato. Sedotto da ciò che egli chiama
"scienza" cresce in superbia e scaglia, inconsapevole, una sfida folle
al cielo.
Ha
dimenticato il sole dell'anima: l'amore. La terra tutta ne vive oggi le
conseguenze. Ma l'Amore, il vero, il grande, l'infinito Amore, non ha
dimenticato lui.
E
a tratti fa sentire la sua voce, lancia richiami, traccia segni che scuotono
l'anima come fosse un mare infinito e tempestoso: accende una fiaccola di carne
e di spirito perché mostri all'immensa cecità terrena la realtà che sta sopra
le grandi e le piccole cose, la realtà eterna.
Una
delle ultime fiaccole accese è Josefa Menéndez, religiosa del S. Cuore.
Il
demonio si fece vento urlante e feroce per spegnerla: il Cuore di Cristo la rese
vivida come una stella, e attraverso essa, parlò.
1.
- Considerazioni generali
Sono
necessarie solide basi per costruire un monumento. Occorrono anche per edificare
la società umana.
Il
buon senso si unisce alla scienza per affermare che dal nulla, nulla può
venire. Questa verità, contro la quale nessuna obiezione può prevalere, mostra
che l'universo con tutto quello che lo circonda ha avuto necessariamente un
Autore onnipotente, indipendente, esistente per Se stesso.
La
scienza con tutti i suoi progressi non può creare la vita; il chicco di grano
imitato dal chimico non germina.
Esiste
dunque un Potere Creatore che ha messo la vita in quei germi, che si sviluppano
e si riproducono secondo un ordine determinato e che nessuna scienza umana può
sostituire.
L'ammirabile
meccanismo, la bellezza, l'armonia dell'universo, mostrano che l'Intelligenza
che ha presieduto alla creazione, nulla ha lasciato al caso.
Tutto
obbedisce ad Essa che ha tracciato la via agli astri, perduti in numero
incalcolabile in
incommensurabili
distanze, traversanti lo spazio, trascinandosi, equilibrandosi, secondo leggi
immutabili.
A
quelli che proclamano che noi siamo esseri venuti dal caso, che morti noi,
tutto è morto, che bisogna godersi la vita senza guardare al di là del
presente, la logica dice:
Colui
che è all'origine della nostra vita materiale e spirituale non ci ha creati
senza uno scopo, se il nostro corpo non ha che un'esistenza temporanea, il
nostro spirito è attratto dall'Infinito, centro misterioso, verso il quale
gli uomini aspirano per godere d'una felicità senza fine.
Questo
pensiero d'un mondo migliore, dove le famiglie si ricostruiranno per amarsi
sempre più e mai più separarsi, è innato in tutti gli uomini che in tutti i
tempi, sotto tutti i climi, hanno questa certezza e perciò rendono omaggio al
Creatore e l'adorano.
Colui
che crea non abbandona la sua creatura, Egli le procura i mezzi per
raggiungere il suo fine. Noi possiamo, col nostro lavoro, utilizzare e
trasformare tutto quello che ci viene offerto gratuitamente: aria, acqua, luce,
animali, vegetali, sementi, minerali, in prodotti consumabili o necessari alla
nostra esistenza.
Spiritualmente,
dai tempi più antichi, il Creatore, per mezzo d'intermediari: i Patriarchi, i
Profeti, ha promulgata la sua Legge e dato a Mosè il Decalogo. Egli proclamò
che l'esistenza terrena vissuta secondo questa legge, avrebbe procurato una
ricompensa eterna per mezzo d'una nuova vita, vissuta nell'intimità e nel
possesso di Dio.
Questa
esistenza terrena, passata osservando liberamente i precetti dati, trova già
quaggiù, una parte della ricompensa promessa.
Ma
è soprattutto da venti secoli in qua, con la venuta in terra del Redentore,
Verbo di Dio, il Cristo, che noi conosciamo il grande amore del Creatore per la
sua creatura.
La
vita di Gesù Cristo, nell'umiltà, nel lavoro, la predicazione del Vangelo
(vero Statuto costituzionale universale, origine della civiltà della quale
siamo orgogliosi, poiché essa ha trasformato il mondo) le sue sofferenze, la
sua morte e risurrezione, sono un esempio, coronato con la rinnovazione del
dono di tutta la sua persona nel Sacrificio del Calvario. Questo Sacrificio si
riproduce e si rinnova quotidianamente per mezzo del ministero dei sacerdoti,
privilegiati del suo Cuore.
Gesù
Cristo stesso, a parecchie riprese, ha fatto conoscere per mezzo di autentici
intermediari, riconosciuti come tali, il suo Amore e la sua Misericordia verso
l'umanità. Dal 1920 al 1923 Egli ha trasmesso per mezzo di una religiosa del
Sacro Cuore, Josefa Menéndez, un Messaggio destinato ad essere diffuso nel
mondo intero, per far ritrovare all'umanità la pace, la confidenza e le
migliori speranze per l'al di là .
2.
- Origine del Messaggio
Nata
a Madrid nel 1890, Josefa Menéndez entrò a Poitiers nella Casa della Società
del Sacro Cuore di Gesù, il 4 febbraio 1920.
Il
5 giugno seguente, mentre era in preghiera davanti al Tabernacolo, essa fu
improvvisamente invasa da una grazia misteriosa che le rivelò il Cuore di
Nostro Signore. Tre settimane dopo, Egli le appare e le domanda se vuole
soffrire per salvare le anime.
Ella
acconsente.
Questo primo contatto è seguito da molti altri: a poco a poco, Gesù le rivela come Egli intenda servirsi di lei per il grande disegno del suo Amore.
Nota:
Gli scritti relativi a questo Messaggio sono stati letti, lungamente controllati
e meditati da personalità competenti. Tutto è stato riconosciuto
dottrinalmente e moralmente irreprensibile. Si può dunque prestarvi tutta
quella fede che può comportare una privata rivelazione, sottomessa al
giudizio della Chiesa e da essa autorizzata ad essere pubblicata.
Il
presente opuscolo si riferisce in gran parte alle così incoraggianti
indicazioni che rendono testimonianza dell'infinito amore di Dio per ognuno di
noi.
Josefa,
interdetta all'inizio, esita a dare la sua adesione a tale missione. La più
nascosta fra tutte, desidera soltanto vivere come le altre sue compagne senza
nulla di straordinario.
Nostro
Signore le fa conoscere che la sua piccolezza e il suo nulla sono appunto la
calamita che attira il suo sguardo, che nonostante la sua indegnità, Egli
vuole servirsi di lei come di uno strumento per diffondere il suo Amore e la sua
Misericordia: così Egli proverà al mondo che è Lui che tutto fa, che parla,
che domanda, che agisce...
Egli
aggiunge:
«
Ti terrò nascosta nel mio Cuore e nessuno potrà scoprirti. Solo dopo la tua
morte le mie parole saranno lette... tutto si leggerà quando tu sarai in
cielo... Quante anime troveranno la vita nelle mie parole!... ».
La
SS. Vergine viene spesso ad incoraggiare Josefa a camminare senza timore nella
via nella quale il Signore la chiama, a rispondere generosamente alle sue
domande.
Ella
le promette il suo aiuto e il suo appoggio, le parla del suo amore per le
anime e le dice: « Non ti stancare di soffrire, è per le anime ».
«
Non sai quanto ti sono Madre?... Io sono la Madre della Misericordia... la Madre
dei peccatori ».
Da
parte sua, Nostro Signore incoraggia Josefa a confidare nella Madre sua. Le fa
questa raccomandazione parlandole dei suoi progetti:
«
Incomincia l'opera mia aggrappata alla mano della Madre mia! Non è sufficiente
per darti coraggio? ».
Josefa
ubbidisce e durante i brevi anni della sua vita religiosa, scrive il Messaggio
che essa riceve da Nostro Signore per il mondo intero.
Tutte
le età, tutte le famiglie, tutte le professioni vi trovano una applicazione
personale dei princìpi racchiusi nel Vangelo.
Ciò
che esso indica è, infatti, scritto nel Decalogo: non è una religione nuova,
come Nostro Signore fa scrivere a Josefa:
«
Come la fiamma ha bisogno d'alimento per non spegnersi, così le anime hanno
bisogno d'un nuovo slancio che le faccia progredire e d'un nuovo calore che le
rianimi ».
Un
giorno Josefa teme che quest'appello rimanga senza risposta. Il Signore la
rassicura: « Non sai quello che succede quando si apre la bocca di un vulcano?
La potenza di questo fuoco è così grande che ha la forza di sconvolgere le
montagne e di distruggerle, e si riconosce che una forza irresistibile ha
prodotto ciò. Così le mie parole avranno una tal forza e la mia grazia le
accompagnerà in tal modo, che le anime più ostinate saranno vinte dall'Amore
».
«
La società è pervertita quando quelli che la governano non agiscono né nella
verità né nella giustizia. Ma se il suo capo sa dirigerla, molti forse
soffriranno ancora e seguiranno la via tortuosa, ma la maggioranza seguirà la
via della luce e della verità... Lo ripeto: la mia grazia accompagnerà le
mie parole e quelli che le faranno conoscere: la Verità trionferà, la Pace
governerà il mondo e le anime... e il mio Regno arriverà ».
Le
Superiore di Josefa, testimoni giornalieri dei favori e delle prove d'ordine
soprannaturale di cui è oggetto, la tengono nel silenzio e nell'obbedienza.
Nessuno attorno a lei si accorge di quanto le succede. E il demonio che contro
di lei scatena il suo furore, è sempre vinto dalla sua obbedienza. Cerca di
farle abbandonare la sua vocazione; ma essa sopporta i duri colpi del maligno e
resiste alle sue tentazioni con un coraggio sovrumano. Fino alla morte, resterà
eroicamente fedele ai disegni di Nostro Signore.
Con
questo titolo è stata stampata separatamente la parte del Messaggio destinata
più specialmente ai lavoratori e ai datori di lavoro, alle persone indifferenti
e anche a quelle che sono ostili agli insegnamenti del cattolicesimo.
L'espressione
è quella stessa di Nostro Signore quando, il 13 giugno 1923, diceva a Josefa:
«
Sanno gli uomini ciò che faccio per essi? ».
«
Lo sanno gli uomini? ... ». Si, lo sanno gli uomini? ...
-
sanno di dove vengono, chi sono, dove vanno?
-
sanno che Dio è un Padre che li ama infinitamente e che vuole la loro felicità?
-
sanno di avere nel Cristo, Figlio di Dio, un Salvatore ed un Fratello?
-
sanno che questo divino Fratello è Onnipotente e vuole regnare per mezzo del
suo Amore?
-
sanno che amarLo e amarsi in Lui sarebbe per tutti la salvezza, la felicità e
la pace?
-
sanno che questo Salvatore Divino vive nella sua Chiesa e che questa Chiesa,
custode della sua parola, predica sempre il suo Vangelo, di Pace e d'Amore?
-
sanno che questo Gesù, per svegliare gli animi addormentati nell'indifferenza,
ha mostrato il suo Cuore a Paray-le-Monial a Santa Margherita Maria dicendole:
« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini? ».
-
sanno infine, che questo stesso Gesù ha insistito ancora in questo secolo,
presso un'altra anima a Lui consacrata, Josefa Menéndez, chiedendole di
trasmettere al mondo che l'ignora, il suo Messaggio di Amore?
3.
- Creatore e creatura
«
Sanno gli uomini ciò che ho fatto per essi? ».
«
Alcuni mi hanno veramente conosciuto e, spinti dall'Amore, hanno sentito
accendersi in cuore il vivo desiderio di dedicarsi completamente e senza
interesse al mio servizio, che è quello del Padre mio.
Altri
poi hanno capito ben poco quanto Dio li ami. Tuttavia hanno un po' di buona
volontà e vivono sotto la sua legge (utilizzando i suoi benefici) ma senza
amore, più per l'inclinazione naturale al bene che la grazia ha deposto
nell'anima loro.
Non
ce ne sono forse di quelli che, ignari del grande amore di cui sono oggetto, non
corrispondono affatto a ciò che Gesù Cristo ha compiuto per essi?
Molti
l'hanno conosciuto e disprezzato.
A
tutti, Gesù stesso dirà una parola di amore ».
A
quelli che non lo conoscono, Egli dirà:
«
Figli carissimi, che fin dall'infanzia vivete lontani dal Padre, venite. Vi dirò
perché non lo conoscete, e quando comprenderete chi Egli sia, e quale Cuore
amante e tenero abbia per voi, non potrete resistere al suo amore.
A
quelli che non soltanto non mi amano, ma mi odiano e perseguitano Io chiederò
soltanto: « Perché questo odio accanito? ... Che cosa vi ho fatto perché mi
maltrattiate? ... ».
Molti
non si sono mai fatta questa domanda ed ora che lo stesso gliela rivolgo,
forse risponderanno: « Non lo so ».
Ebbene,
risponderò per voi.
Se
dalla vostra infanzia non mi avete conosciuto, è perché nessuno vi ha
insegnato a conoscermi. Mentre voi crescevate, le inclinazioni naturali,
l'attrattiva per il piacere e per il godimento, il desiderio della ricchezza e
della libertà, sono cresciuti con voi.
Poi,
un giorno, avete inteso parlare di Me. Avete sentito dire che per vivere secondo
la mia Volontà, occorre amare e sopportare il prossimo, rispettare i suoi
diritti e i suoi beni, sottomettere e incatenare la propria natura: in una
parola, vivere secondo una legge. E voi, che fin dai primi anni non siete
vissuti che seguendo il capriccio della vostra volontà e forse gli impulsi
delle passioni, voi che non sapevate di quale legge si trattasse, avete
protestato con forza: « Non voglio altra legge che me stesso, voglio godere ed
essere libero! ». Ecco come avete incominciato ad odiarmi e a perseguitarmi.
Ma
io che sono vostro Padre, vi amavo; mentre, con tanto accanimento, lavoravate
contro di me, il mio Cuore, più che mai, si riempiva per voi di tenerezza.
Così
sono trascorsi gli anni della vostra vita... forse numerosi.
Oggi
non posso più a lungo trattenere il mio Amore per voi. E vedendovi in guerra
aperta con Colui che vi ama, vengo a dirvi lo stesso quello che sono ».
4.
- Gesù e l'amore d'un padre
«
Figli amatissimi, sono Gesù: questo nome significa Salvatore. Perciò ho le
mani forate da quei chiodi che mi tennero confitto alla Croce, su cui sono morto
per vostro amore. I miei piedi portano i segni delle stesse piaghe e il mio
Cuore è aperto dalla lancia che lo trafisse dopo la mia morte...
Così
Io mi presento a voi per insegnarvi chi Io sia e quale sia la mia legge: Non
abbiate paura, è legge di Amore... Quando mi conoscerete, troverete la pace e
la felicità. Vivere come orfani è ben triste... venite figli, venite al Padre
vostro...
Sono
il vostro Dio e il vostro Padre. Il vostro Creatore e il vostro Salvatore. Voi
siete mie creature, miei figli, miei redenti, poiché a prezzo della mia vita e
del mio Sangue, vi ho liberati dalla schiavitù e dalla tirannia del peccato.
Voi
avete un'anima grande, immortale e fatta per la beatitudine eterna, una volontà
capace di bene, un cuore che ha bisogno di amare, e di essere amato...
Se
voi cercate nei beni terrestri e passeggeri l'appagamento delle vostre
aspirazioni, avrete sempre fame, e non troverete mai l'alimento che pienamente
sazia. Vivrete sempre in lotta con voi stessi, tristi, inquieti, turbati. Se
volete vivere felici quaggiù e assicurare la vostra eternità, fate d'ora
innanzi quanto vi dirò:
Siete
ricchi? Avete dei servi e degli operai alle vostre dipendenze? ... Non sfruttate
il loro lavoro... Ripagateli secondo giustizia, e date loro prova di affetto con
dolcezza e bontà. Poiché, se voi avete un'anima immortale, essi pure
l'hanno; se avete ricevuti i beni che possedete, non è soltanto per vostro
godimento ed il vostro benessere personale, ma affinché amministrandoli
saggiamente, possiate esercitare la carità verso quelli che vi avvicinano.
Siete
poveri? Questo lavoro che vi è imposto per necessità, eseguitelo con
sottomissione e sappiate che anch'Io sono vissuto per trent'anni sottomesso
alla medesima legge, poiché ero povero, molto povero.
Non
considerate i vostri padroni come tiranni. Non nutrite contro di essi
sentimenti di odio.
Non
desiderate la loro infelicità, ma curate i loro interessi e siate fedeli ».
Infatti:
«
Se siete poveri e vi guadagnate il pane con il lavoro, le miserie della vita vi
colmeranno di amarezza. Sentirete dentro di voi nascere l'odio contro i
vostri padroni e, forse, giungerete al punto di desiderare la loro sventura,
affinché anche essi siano soggetti alla legge del lavoro. Sentirete pesare su
di voi la stanchezza, la rivolta, la stessa disperazione, perché la vita è
triste e poi alla fine, bisognerà morire...
Sì,
considerato umanamente, tutto ciò è duro. Ma io vengo a mostrarvi la vita in
una realtà opposta a quella che voi vedete.
Voi
che, privi dei beni terreni, siete obbligati al lavoro sotto la dipendenza di
un padrone, per sovvenire ai vostri bisogni, non siete affatto degli schiavi,
ma siete stati creati per essere liberi...
Voi
che cercate l'amore e vi sentite sempre insoddisfatti 1 siete fatti per amare,
non ciò che passa, ma ciò che è eterno.
Voi
che tanto amate la vostra famiglia e che dovete assicurarle, per quanto dipende
da voi, il benessere e la felicità quaggiù, non dimenticate che, se la morte
ve ne separerà un giorno, non sarà che per breve tempo...
Voi
che servite un padrone e che dovete lavorare per lui, amarlo e rispettarlo,
prender cura dei suoi interessi, farli fruttare con il vostro lavoro e la
vostra fedeltà, non dimenticate che sarà per pochi anni, poiché la vita
scorre rapida e vi conduce là dove non sarete più degli operai, ma dei re per
l'eternità.
L'anima
vostra, creata da un Padre che vi ama, non di un amore qualsiasi, ma di un amore
immenso ed eterno, troverà un giorno nel luogo della felicità senza fine,
preparatovi dal Padre, la risposta a tutti i suoi desideri. Là, troverete la
ricompensa al lavoro di cui avete sopportato il peso quaggiù...
Là
ritroverete la famiglia tanto amata sulla terra e per la quale avete sparso i
vostri sudori. Là vivrete eternamente, poiché la terra non è che un'ombra che
scompare e il cielo non passerà mai.
Là,
vi unirete al Padre vostro che è vostro Dio: se sapeste quale felicità vi
attende!
E
se non guardate al cielo, sarete quaggiù come esseri privi di ragione.
Dopo
avere gli uni e gli altri accettato con sottomissione questa legge del lavoro,
riconoscete umilmente l'esistenza di un Essere al disopra di tutto ciò che
è creato ».
Per godere di questa felicità, Dio semplicemente esige « ...che adempiate la sua legge divina ».
Nota:
I datori di lavoro e i dipendenti. Gli operai hanno trovato che il Messaggio era
troppo breve per ciò che riguarda il progresso sociale al quale essi aspirano.
Ora,
il titolo stesso del Messaggio stabilisce che l’oggetto di questo appello è
l'Amore, la Misericordia, ossia la Bontà di Dio per le sue creature. Non si
deve cercare nel Messaggio quello che non contiene.
Tuttavia,
quelle frasi che Nostro Signore rivolge ai datori di lavoro e ai lavoratori,
danno la soluzione della questione sociale.
Dicendo,
come è indicato al secondo capitolo di questo opuscolo, a pag. 12: « La
Società è pervertita-quando i capi non agiscono né nella verità né nella
giustizia ». Egli lascia intendere che i capi delle imprese non agiscono nella
verità, se non vogliono svincolarsi dal liberalismo, condannato dalla Chiesa, né
nella giustizia, se non danno soddisfazione alle legittime rivendicazioni
degli operai. Se si vuole la giustizia, si deve, per quanto è possibile, far
partecipare gli operai alla gestione degli affari e alla proprietà.
Questa
grande questione è stata largamente trattata dai Papi, interpreti autentici del
pensiero di Cristo. Più particolarmente dal 1891, essi fanno udire mediante le
Encicliche, la voce della giustizia reclamata dal Vangelo. E' doveroso citare,
fra le altre, la "Rerum Novarum" di Leone XIII e la recentissima
"Mater et Magistra", di Giovanni XXIII.
Essi
riconoscono che l'operaio, nello sforzo che fa per migliorare la sua situazione,
trova ostacolo in tutto un sistema, che, lungi dall'essere conforme alla natura,
è in opposizione all'ordine di Dio.
Essi
domandano che siano rispettati: il diritto al lavoro, alla sussistenza, ad
un'equa parte delle ricchezze, alla salute, alla moralità, alla cultura, alla
vita di famiglia, all'educazione dei figli e alla vita religiosa.
Pio XI, nell'Enciclica "Divini Redemptoris" dichiara: « Una pretesa carità che priva l'operaio del salario al quale ha uno stretto diritto, non è vera carità. L'operaio non deve ricevere a titolo d'elemosina ciò che gli spetta per giustizia... ».
E
nell'altra Enciclica "Quadragesimo Anno" esorta quelli che vorrebbero
annunziare il Vangelo al mondo operaio, a provare ad essi che le loro
rivendicazioni, in quello che hanno di giusto, trovano un appoggio ben più
forte nei principi della fede cristiana che in qualsiasi altra; e così Paolo
VI nella "Populorum Progressio".
Rispondiamo all'appello di giustizia trasmesso dai Papi e all'appello d'Amore di Cristo, trasmesso da Josefa Menéndez.
«
Ma forse, ascoltandomi direte: Ma io non ho la fede, non credo all'altra vita!
Non
avete la fede?
E
allora, se non credete in me, perché mi perseguitate?
Perché
vi rivoltate contro le mie leggi, e combattete quelli che mi amano? Se volete la
libertà per voi, perché non la lasciate agli altri?
Non
credete alla vita eterna? ... Ditemi se vivete felici quaggiù: non sentite
anche voi il bisogno di qualche cosa che non potete trovare sulla terra?
Quando
cercate il piacere e lo raggiungete, non vi sentite affatto soddisfatti...
Se
volete accumulare ricchezze e riuscite ad ottenerle, non vi sembrano mai
sufficienti... Se avete bisogno d'affetto e se un giorno lo trovate, presto ne
siete stanchi...
No,
niente di tutto ciò è quello che voi cercate! ... Ciò che desiderate non lo
troverete sicuramente quaggiù, perché ciò di cui avete bisogno è la pace,
non quella del mondo, ma quella dei figli di Dio, e come potrete trovarla nella
rivolta?
Ecco
perché voglio mostrarvi dov'è questa pace, dove troverete questa felicità,
dove estinguerete questa sete che vi tortura da così lungo tempo.
Non
ribellatevi se mi sentite dire: Tutto ciò lo troverete nell'adempimento della
mia legge: no, non spaventatevi per questa parola, la mia Legge non è tirannia,
è una legge d'amore!
Sì,
la mia legge è d'amore, perché sono vostro Padre ».
5.
- Grande misericordia verso gli uomini
«
Voglio insegnarvi che cos'è questa Legge, e il mio Cuore che ve la dà, questo
Cuore che non conoscete e che così spesso ferite... Voi mi cercate per darmi la
morte, ed Io vi cerco per darvi la vita. Chi di noi trionferà? E la vostra
anima rimarrà sempre così dura nel contemplare Colui che vi ha dato la sua
vita e tutto il suo Amore?
Ora,
figli miei, udite ciò che il Padre vostro chiede come prova del vostro amore:
sapete bene che una disciplina è necessaria in un esercito, ed un regolamento
in una famiglia ben ordinata. Così, nella grande famiglia di Gesù Cristo, si
impone una legge, ma una legge piena di dolcezza.
Nell'ordine
umano, i figli portano sempre il nome del padre, senza il quale non potrebbero
essere riconosciuti come appartenenti alla famiglia.
Così,
i miei figli si chiamano cristiani, nome che il Battesimo conferisce loro alla
nascita. Voi che avete ricevuto questo nome, siete figli miei e avete diritto a
tutti i beni del Padre vostro.
Lo
so che non mi conoscete e non mi amate, anzi mi odiate e perseguitate. Tuttavia,
Io vi amo d'un amore infinito. Voglio farvi conoscere quella eredità cui
avete diritto, e quanto poco dovete fare per acquistarla: Credete al mio Amore
e alla mia Misericordia.
Mi
avete offeso: Io vi perdono. Mi avete perseguitato: Io vi amo. Mi avete ferito
con le parole e le opere: voglio farvi del bene e aprirvi i miei tesori.
Non
pensate che io ignori quale fu la vostra vita fin qui: so che avete disprezzato
le mie grazie, forse anche profanato i miei Sacramenti. Ma Io vi perdono...
Il
mio più grande desiderio e la mia più grande gioia è perdonare!... Mi riposo
perdonando... ».
«
Vorrei far capire a tante anime che non devono allontanarsi da Me perché sono
in stato di peccato. Non devono pensare che non vi sia più rimedio e che mai più
saranno amate come lo erano prima. Questi non sono certo i sentimenti di un
Dio che sparse tutto il suo Sangue per voi... Venite tutti a Me, e non temete,
perché vi amo...
Il
mondo è certamente pieno di pericoli... quante povere anime trascinate al male
hanno continuamente bisogno d'un soccorso visibile o invisibile!
Un'aníma può cadere e cadrà più d'una volta ancora, ma se si umilia, se riconosce il suo nulla, se cerca di riparare le sue mancanze con piccoli atti di generosità e di amore, se essa confida e si abbandona nuovamente al mio Cuore... essa mi dà maggior gloria e può fare più bene alle anime che se non fosse caduta.
Nota: Nostro Signore ha molte volte parlato a sorella Josefa della sua Misericordia, del suo Amore per gli uomini e della corrispondenza che aspetta da essi.
Desidero
che le anime credano alla mia misericordia, che aspettino tutto dalla mia bontà,
che non dubitino mai del mio perdono.
...
Io inseguo i peccatori come la giustizia i criminali. Ma la giustizia li cerca
per punirli, e Io per perdonarli!...
Il
mio Cuore è infinitamente santo, ma anche infinitamente sapiente, e
conoscendo la miseria e la fragilità umana, s'inchina verso il peccatore
con una misericordia infinita.
Amo
le anime dopo che hanno commesso il loro primo peccato, se vengono a chiedermi
umilmente perdono.
Le
amo ancora quando hanno pianto il loro secondo peccato, e ancora se questo si
ripete, non un miliardo di volte, ma dei milioni di miliardi. Le amo, e le
perdono sempre, e lavo nel medesimo Sangue l'ultimo come il primo peccato.
Non
mi stanco mai delle anime e il mio Cuore aspetta sempre che vengano a rifugiarsi
in Lui, e tanto più, quanto più esse sono misere: Un padre non ha più cura
d'un figlio ammalato che di quelli che stanno bene? Per lui le sue sollecitudini
e le sue delicatezze non sono forse più grandi? Così il mio Cuore spande sui
peccatori con maggiore larghezza che sui giusti la sua compassione e la sua
tenerezza.
Nonostante
i disordini della vostra giovinezza, l'empietà, l'indifferenza, se vi rimane
un istante di vita, potete ancora ricorrere alla misericordia e implorare il
perdono. I vostri peccati non arriveranno mai a sorpassare la mia
misericordia, poiché essa è infinita.
Ecco
ciò che desidero spiegare alle anime. Insegnerò ai peccatori che la
misericordia del mio Cuore è inesauribile; alle anime fredde e indifferenti,
che il mio Cuore è un fuoco che vuole infiammarle perché le ama: alle anime
pie e buone, che il mio Cuore è la via per progredire verso la perfezione e
giungere con sicurezza alla patria beata ».
«
Come Padre, Dio vi domanda di sottomettervi come figli ai suoi comandamenti,
così quando avete trascorso tutta una settimana nei vostri lavori, nei vostri
affari, ed anche nei vostri sollievi, vi domanda di dare almeno mezza ora per
l'adempimento del suo precetto. E' esigere molto?
Andate
dunque alla sua Casa. Vi attende giorno e notte. E ogni domenica o giorno di
festa, riservategli questa mezz'ora assistendo al mistero d'amore e di
misericordia che si chiama Messa.
Là
parlategli di tutto: della vostra famiglia, dei vostri affari, dei vostri
desideri. Esponenegli le vostre difficoltà e le vostre pene. Se sapeste
come vi ascolterà e con quale amore... Voi forse mi direte: « Non so come assistere
alla Messa! Da tanto tempo non ho varcato la soglia di una chiesa! ». ...Non
temete per questo... Venite e passate soltanto questa mezz'ora ai miei piedi.
Lasciate che la vostra coscienza vi dica quello che dovete fare e non chiudete
l'orecchio alla sua voce. Aprite l'anima vostra ...e la mia grazia vi parlerà.
...Essa, a poco a poco, vi mostrerà come dovete agire in ogni circostanza della
vostra vita, come comportarvi in famiglia e negli affari... come allevare i
figli, amare gli inferiori, rispettare i superiori... Forse essa vi ispirerà di
lasciare quell'impresa, di rompere una cattiva amicizia, di allontanarvi
energicamente da quella riunione pericolosa. ... Vi dirà che odiate la tal
persona senza ragione, e che di quell'altra che amate e frequentate, dovete
fuggire i consigli e separarvi.
Provate
a far così, e a poco a poco, si prolungherà la catena della mia grazia,
poiché tanto nel male come nel bene, tutto sta a cominciare... Gli anelli
della catena si seguono l'un l'altro. ... Se oggi ascoltate la mia grazia e la
lasciate agire in voi, domani l'ascolterete meglio, più tardi meglio ancora,
e così di giorno in giorno la luce verrà, la pace aumenterà e la vostra
felicità sarà eterna ».
«
L'uomo non è creato per restare sempre quaggiù... è fatto per l'eternità. Se
dunque è immortale, deve vivere, non per quello che muore, ma per ciò che
dura.
Giovinezza,
ricchezza, sapienza, gloria umana, tutto questo è niente... passa e finisce,
Dio solo sussiste in eterno.
Se
il mondo e 1'umanità sono pieni di odio e di continue lotte, popoli contro
popoli, nazioni contro nazioni, individui contro individui, è perché il
fondamento della fede è quasi del tutto scomparso.
Rinasca
la fede e tornerà la pace, regnerà la carità.
La
fede non nuoce alla civiltà, né si oppone al progresso. Al contrario, più è
radicata negli individui e nei popoli, più crescono in loro la saggezza e la
scienza, perché Dio è Sapienza e Scienza infinita. Ma dove non c'è più la
fede la pace scompare, e con essa la civiltà e la cultura, il vero progresso,
poiché Dio non è nella guerra. ...Allora non ci sono che divisioni di idee,
lotte di classe, e nell'uomo stesso, ribellione delle passioni contro il
dovere. Allora sparisce tutto ciò che fa la nobiltà dell'uomo: non rimane
che la rivolta, l'insubordinazione, la guerra!...
Lasciatevi
dunque convincere dalla fede e sarete grandi. Lasciatevi dominare dalla fede e
sarete liberi. Vivete secondo la fede e non morrete eternamente.
6.
- Il cuore di padre
«
Nel corso di secoli, ho rivelato in diverse maniere il mio amore agli uomini, ho
mostrato quanto grande sia il desiderio della loro salvezza.
Ho
fatto loro conoscere il mio Cuore... Questa devozione è stata come una luce
irradiante sul mondo, e oggi è il mezzo di cui si servono, per commuovere i
cuori, la maggior parte di quelli che lavorano alla preparazione del mio Regno.
Voglio
che le anime credano alla mia misericordia, che aspettino tutto dalla mia bontà,
che non dubitino mai del mio perdono.
Voglio
che il mondo conosca il mio Cuore. Voglio che si sappia il mio Amore.
Che
il mondo ascolti dunque e legga queste parole:
«
Un padre aveva un unico figlio.
Potenti,
ricchi, circondati di gran numero di servi e di tutto quello che fa il decoro,
l'agiatezza e le comodità della vita, nulla mancava loro per essere felici.
Il figlio bastava al padre, il padre al figlio e tutti e due trovavano l'uno
nell'altro una piena felicità, mentre i loro cuori generosi si volgevano con
delicata carità verso le miserie altrui.
Un
giorno accadde però, che uno dei servi di quell'ottimo padrone si ammalò. La
malattia si aggravò tanto che, per sottrarlo alla morte, non c'era più
speranza che nelle cure più assidue e nei più energici rimedi.
Ma
il servo dimorava a casa sua, povero e solo.
Che
fare per lui? ...Abbandonarlo e lasciarlo morire? ... Il padrone buono non può
risolversi a questo pensiero. Mandargli uno degli altri servi?
... ma il suo cuore potrà riposare in pace su cure prestate più per
interesse che per affetto?
Pieno
di compassione, chiama il figlio e gli confida le sue ansietà. Gli espone le
condizioni di quel poveretto sul punto di morire. Aggiunge che solo assidue e
amorevoli cure potrebbero rendergli la salute e assicurargli lunga vita.
Il
figlio, il cui cuore batte all'unisono con quello del padre, si offre, se tale
è la sua volontà, di curarlo egli stesso con tutta vigilanza non
risparmiando né pene, né fatiche, né veglie finché non l'abbia completamente
guarito.
Il
padre acconsente. Fa il sacrificio della dolce compagnia del figlio che,
sottraendosi alla tenerezza paterna, si costituisce servo e discende alla casa
di colui che, in realtà, è suo servo.
Trascorre
così vari mesi al capezzale dell'infermo, vegliandolo con attenta
delicatezza, prodigandogli mille cure, e provvedendo, non soltanto a ciò che
richiede la sua guarigione, ma anche al suo benessere, finché non giunge a
rendergli le forze.
Il
servo allora, pieno di ammirazione alla vista di quello che ha fatto per lui il
suo padrone, gli chiede come potrà esprimere la sua riconoscenza e
corrispondere a così meravigliosa e insigne carità.
Il
figlio gli consiglia di presentarsi al padre e, guarito com'è, offrirsi a lui
per essere il più federe dei suoi servi, in cambio della sua grande liberalità.
Quell'uomo
allora si presenta al padrone e nella convinzione di quello che gli deve, esalta
la sua carità e, quel che è meglio ancora, si offre a servirlo senza alcun
interesse, poiché non ha bisogno di essere pagato come servitore, essendo stato
trattato e amato come un figlio.
Questa
parabola non è che una debole immagine del mio Amore per gli uomini e della
risposta che aspetto da essi. La spiegherò gradatamente affinché tutti
conoscano il mio Cuore... ».
«
Dio creò l'uomo per amore. Lo collocò sulla terra in condizioni tali, che
niente potesse mancare quaggiù alla sua felicità, mentre aspettava l'eterna.
Ma per avervi diritto, doveva osservare la dolce e sapiente Legge imposta dal
suo Creatore.
L'uomo
infedele a questa Legge, cadde gravemente ammalato: commise il primo peccato.
"L'uomo", cioè il padre e la madre, il ceppo del genere umano. Tutta
la posterità fu macchiata della sua bruttura. In lui l'umanità intera
perdette il diritto alla felicità perfetta che Dio gli aveva promessa e
dovette, d'allora in poi, penare, soffrire, morire.
Ora,
Dio nella sua beatitudine, non ha bisogno, né dell'uomo, né dei suoi
servizi: basta a se stesso. La sua gloria è infinita e niente la può
diminuire.
Tuttavia,
infinitamente potente, e anche infinitamente buono, lascerà soffrire e morire
l'uomo creato per amore? Al contrario, gli darà una nuova prova di questo amore
e, di fronte ad un male così estremo, applicherà un rimedio di valore
infinito. Una delle Tre Persone della Santissima Trinità prenderà l'umana
natura e riparerà divinamente il male causato dal peccato.
Il
Padre dà il suo Figlio, il Figlio sacrifica la sua Gloria. Egli scende in
terra, non in qualità di signore, di ricco e di potente, ma nella condizione
di servo, di povero, di bambino.
La
vita ch'Egli condusse in terra la conoscete tutti ».
«
Sapete come dal primo momento della mia Incarnazione, mi sottomisi a tutte le miserie
della natura umana.
Bambino,
soffrii il freddo, la fame, la povertà e le persecuzioni. Nella mia vita di
operaio, fui spesso umiliato e disprezzato, come il figlio d'un povero
falegname. Quante volte il mio Padre adottivo ed Io, dopo aver portato il peso
di una lunga giornata di lavoro, ci trovavamo la sera ad aver guadagnato
appena quanto bastava ai bisogni della famiglia... E così sono vissuto per
trent'anni!
Allora
abbandonai la dolce compagnia di mia Madre, mi consacrai a far conoscere il mio
Padre celeste, insegnando a tutti che Dio é carità.
Son
passato facendo il bene ai corpi e alle anime: ai malati ho dato la salute, ai
morti la vita, alle anime ho reso la libertà perduta col peccato, ho loro
aperte le porte della vera ed eterna Patria.
Venne
poi l'ora in cui per acquistare la loro salvezza, il Figlio di Dio volle dare la
stessa sua vita.
E
in qual modo morì? ... Circondato da amici? ...Acclamato come un benefattore?
...Anime carissime, voi sapete bene che il Figlio di Dio non ha voluto morire
così: Egli che non aveva sparso altro che amore fu vittima dell'odio. ...Egli
che aveva portato la pace al mondo, fu oggetto di crudeltà accanita. ...Egli
che aveva reso la libertà agli uomini, fu imprigionato, legato, maltrattato,
calunniato e morì infine su una croce, tra due ladroni, disprezzato, abbandonato,
povero e spogliato di tutto!
Così
s'immolò per salvare gli uomini, così compì l'opera per la quale aveva
lasciato la Gloria del Padre suo. L'uomo era ammalato e il Figlio di Dio scese
verso di lui. Non soltanto gli rese la vita, ma gli acquistò la forza e i meriti
necessari per procurargli quaggiù il tesoro dell'eterna felicità.
«
Come ha corrisposto l'uomo a tale favore? ».
Che
ognuno si esamini secondo quello che ha fatto ».
7.
- L'appello del Salvatore
«
Rivolgo il mio appello a tutte le anime consacrate e a quelle che vivono nel
mondo, ai giusti e ai peccatori, ai dotti e agli ignoranti, a chi comanda e chi
obbedisce. A tutti dico: Se volete la felicità, Io lo sono; se cercate la ricchezza,
Io sono la ricchezza infinita. Se desiderate la pace, sono la pace. Sono la
misericordia e l'Amore.
Voglio
che il mio Amore sia il sole che illumina e il calore che riscalda le anime.
E' per questo che desidero che si facciano conoscere le mie parole.
Voglio
che il mondo intero legga il desiderio ardente che ho di perdonare e di salvare.
Che i più miseri non temano... Che i più colpevoli non fuggano lontano da
Me... Che vengano tutti! Li aspetto come un Padre, con le braccia aperte, per
dar loro la vita e la vera felicità.
Voglio
che le anime ritornino a Me. Voglio che esse s'accendano di un amore ardente mentre
Io mi consumo per loro di amore doloroso.
Voglio
che le anime possano sempre trovare nelle mie parole il rimedio alle loro
infermità.
Che
tutte sappiano a che punto il mio Amore le cerca, le desidera, le aspetta per
colmarle di felicità.
Voglio
perdonare, voglio regnare. Perdonare alle anime, alle nazioni, regnare sulle
anime, sul mondo intero.
Voglio
spandere la mia pace fino all'estremità del mondo.
Per
cancellare la sua ingratitudine, spanderò un torrente di misericordia. Per
riparare le sue offese, sceglierò delle vittime che otterranno il perdono...
Per
regnare, comincerò facendo misericordia, poiché il mio Regno è di pace e di
Amore.
Sono
la sapienza e la felicità! Sono la misericordia e l'Amore!
Sono
la pace e regnerò.
Perché
il mondo conosca la mia bontà, ho bisogno di apostoli che gli rivelino il mio
Cuore...
Le
mie parole saranno luce e vita per un numero incalcolabile di anime. Tutte
saranno stampate, lette, e predicate. Darò ad esse una grazia speciale affinché
illuminino e trasformino le anime ».
8.
- Ritorno al Vangelo
Il
Messaggio del Cuor di Gesù al mondo non è un nuovo Vangelo, ma un richiamo ai
precetti e ai consigli contenuti nel Sacro Libro.
Troviamo
nel Vangelo una risposta pratica a tutti i problemi che preoccupano l'umanità,
e una soluzione a tutte le situazioni che si presentano:
Per
le relazioni da osservare fra gli uomini
Sta
scritto:
-
amatevi gli uni gli altri, come Io vi ho amati;
-
amate tutti, anche i vostri nemici;
-
riconciliatevi con vostro fratello, accordatevi prontamente col vostro
avversario;
-
non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi. Fate del bene a
quelli che vi odiano;
-
beati i poveri di spirito, i mansueti, i misericordiosi, quelli che piangono,
perché saranno consolati, quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché
ad essi appartiene il regno dei cieli. Beati quelli che hanno il cuore puro,
perché vedranno Dio;
-
non guardate la pagliuzza che sta nell'occhio del vostro vicino, considerate
piuttosto la trave che sta nell'occhio vostro;
-
non lasciatevi vincere dal male, ma trionfate del male con il bene. Pregate per
quelli che vi perseguitano e vi calunniano;
-
non giudicate e non sarete giudicati;
-
perdonate e sarete perdonati;
-
chiedete e riceverete; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; un
bicchier d'acqua dato in nome mio dei non rimarrà senza ricompensa;
-
quello che avete fatto al miei, l'avete fatto a Me.
Egli
dice:
-
saranno due nella stessa carne;
-
non sciolga l'uomo quello che Dio ha unito;
-
ogni regno diviso contro se stesso, sarà devastato, ogni casa in se stessa
divisa crollerà;
-
chiunque riceve in nome mio un bimbo, riceve Me stesso;
-
guai all'uomo che scandalizza uno di questi piccoli (insegna così a dar sempre
il buon esempio).
Gesù
si esprime per mezzo di parabole:
1.
- La parabola del figliuol prodigo fa capire il grave errore che commettono i
giovani lasciando la propria famiglia per cercare avventure, ed anche il
perdono generoso del padre al ritorno del figlio pentito.
2.
- Quella del buon samaritano insegna che dobbiamo aiutarci a vicenda, senza
distinzione di patria o di situazione sociale.
3.
- Quella della pecorella ritrovata fa vedere la gioia della famiglia per il
ritorno del figlio traviato.
4.
- Gesù riabilita la donna adultera, facendole promettere di non peccar più.
Per il lavoro
Fino
ai trent'anni, Gesù lavorò come operaio, insegnandoci così la necessità
del lavoro per tutti, e come ci si debba occupare dei lavoratori.
Egli
riabilita il lavoro fino allora tenuto in dispregio, lo nobilita, lavorando Egli
stesso con gioia.
Egli
consola e solleva agli occhi del mondo tutti quelli che adempiono faticosi
lavori giornalieri.
Egli
ci insegna che il lavoro ben adempiuto, ha davanti a Dio lo stesso valore della
preghiera.
Nella
parabola degli operai che Egli manda a lavorare alla sua vigna, il Padrone
concede il medesimo salario a quelli che hanno lavorato soltanto poche ore,
perché non avevano lavoro, avendo tutti gli stessi bisogni.
Dopo
questo esempio sul modo di utilizzare le forze fisiche con saggezza, Gesù
incomincia la sua vita pubblica e la sua predicazione.
Egli
sceglie dodici dei suoi concittadini, per la maggior parte uomini semplici, di
cuore retto e di sano criterio. Diventano i suoi apostoli. Li istruisce, dà
loro un capo, Pietro, al quale affida le chiavi del suo Regno e gli promette
l'assistenza dello Spirito Santo. Egli li manda ad evangelizzare le nazioni
dicendo loro:
«
Chi ascolta voi, ascolta Me; chi vi disprezza, disprezza Me ».
Durante
tre anni, in compagnia dei suoi apostoli e dei suoi discepoli, percorre la Palestina.
Egli predica in tutte le città e i villaggi il suo Vangelo che doveva
trasformare il mondo. Egli accompagna le sue parole con strepitosi miracoli.
Con
un linguaggio fino allora sconosciuto, invita i suoi uditori a cambiare il loro
modo di pensare.
Egli
dice:
-
Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed Io vi solleverò.
-
Prendete sopra di voi il mio giogo ed accettate i miei insegnamenti; poiché Io
sono dolce ed umile di cuore e troverete il riposo delle vostre anime; poiché
il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero.
-
Venite, poiché senza di Me non potete far nulla.
-
Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e il resto vi sarà dato
in soprappiù.
-
Non ammucchiate tesori su questa terra, dove la ruggine e i vermi li consumano,
ma preparatevi dei tesori nel cielo.
-
Quando fate elemosina, che la mano sinistra ignori quello che fa la destra.
Gesù
ha pietà dei bisognosi:
-
A Cana, cambia l'acqua in vino;
-
nel deserto, per due volte moltiplica i pani e i pesci;
-
guarisce i ciechi, i sordi, i muti, gli storpi, i paralitici, i lebbrosi, gli
ossessi e gli ammalati.
-
Risuscita i morti.
-
Annunzia che nel giudizio finale saranno benedetti coloro che avranno aiutato
i loro fratelli, dando da mangiare agli affamati, da bere agli assetati,
raccolti i senza tetto, rivestiti gli ignudi, visitati gli ammalati e i
carcerati.
-
Con la parabola dei talenti, dice la necessità per tutti di far fruttificare
i doni che Dio concede alle sue creature, predice il castigo per coloro che
lasciano infruttuosi i loro talenti.
-
Non bisogna farci schiavi del denaro, poiché vi è un bene molto più prezioso:
la vita dell'anima, il regno di Dio in noi, la vita eterna.
«
Che serve all'uomo guadagnare tutto l'universo, se poi perde la sua anima? ».
-
Stando sul lago di Genezaret, Egli comanda alla tempesta e la calma ritorna;
-
Egli cammina sulle acque, come su terra ferma;
-
Egli risuscita un giovane, una ragazza e il suo amico Lazzaro che, morto da
quattro giorni, "puzzava di già";
-
Non saremo quindi meravigliati che, in un atto d'amore per le sue creature,
Colui che tutto può, cambi il pane nel suo Corpo e il vino nel suo Sangue alla
vigilia della sua morte. - Egli dona allora ai suoi apostoli il potere di
rinnovare così il sacrificio perfetto che Egli offre al Padre morendo sulla
croce per espiare le colpe degli uomini e aprire loro il cielo.
-
Infatti, sull'altare come sulla croce, Nostro Signore si offre come vittima e
le parole della consacrazione rimettono il Redentore in stato di vittima
immolata.
-
Nella Comunione Egli si dà all'uomo.
«
Colui che mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, ha la vita eterna ed Io lo
risusciterò all'ultimo giorno ».
Colui
che mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in Me ed Io in lui ».
Dopo
l'Istituzione dell'Eucarestia, Gesù in un dono completo di se stesso, lascia un
vero testamento ai suoi apostoli:
-
Vi dò un comandamento nuovo, che vi amiate l'un l'altro.
-
Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti.
-
La Pace sia con voi. Vi dò la mia Pace.
-
Siate uno, come mio Padre ed Io siamo una sola cosa.
-
Abbiate fiducia in Me.
-
Abbiate fede. Là dove io sono, voi sarete.
-
Non vi lascerò orfani.
-
Lo Spirito consolatore vi insegnerà ogni cosa e mi renderà testimonianza.
Per
le relazioni con lo Stato Gesù insegna che:
-
bisogna rendere a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio;
-
che il maggiore deve essere il servo di tutti.
-
che Egli è la Via, la Verità, la Vita. Insegnando il "Pater", Gesù
proclama la
Paternità
divina fin dalla prima parola:
«
Padre nostro che sei nei cieli », essa implica la fraternità umana.
Figli
d'uno stesso Padre, gli uomini tutti sono fratelli: non sono più degli
stranieri gli uni per gli altri. Essi devono amarsi, aiutarsi, come membri di
una stessa famiglia, concittadini d'una stessa patria spirituale, e ciò quali
che siano le loro colpe e le loro debolezze.
Senza
dubbio, il figlio ha il diritto e il dovere di preferire la propria madre
senza però disconoscere i meriti e i bisogni delle altre madri. L'affetto che
egli porta ai suoi genitori e ai suoi parenti deve estendersi a tutti quelli che
avvicina nell'ambito delle sue relazioni, nella sua vita, città, nazione e
anche al di là delle proprie frontiere.
Il
Cristo dichiara:
«
Beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio ».
Mette
in pratica Egli stesso i suoi insegnamenti, perdonando a quelli che lo
crocifiggono.
Con
il Vangelo conosciuto e praticato, la personalità umana sarà rispettata.
Se
ognuno cerca di dare intorno a sé il buon esempio, l'individualismo e 1'egoismo
si cambieranno in ispirito di comunità, impregnato dall'amore.
Gli
uomini saranno benevoli coi loro simili di tutte le nazioni, di tutte le razze.
Non
ci saranno più barriere insormontabili fra i popoli, le amicizie si annoderanno
attraverso le frontiere.
Con
questo stesso ideale di fraternità, le barriere fra le classi sociali si
infrangeranno: un nuovo ordine cristiano sorgerà, ispirato ad amore reciproco;
invece della lotta fra le classi, vi sarà la collaborazione fraterna.
Dove
trovare una dottrina che meglio faccia conoscere quello che vi è di grande,
di nobile, di generoso nell'amarsi, nel donarsi, nel sacrificarsi, per rendere
gli altri felici?
Secondo
la magnifica espressione del Cardinal Verdier al Congresso di Budapest 1938:
« E' molto meglio esser pronti a morire gli uni per gli altri, che gli uni
contro gli altri ».
9.
- Conclusione da meditare
Il
contenuto di questo opuscolo non rappresenta che una parte del Messaggio di
Gesù. Questo Messaggio si rivolge alla moltitudine di quelli che lavorano,
faticano, soffrono... a quelli che cercano con ansietà l'ordine, la pace, e la
felicità che ancora non hanno trovato. Essi ascolteranno questa voce di Uno che
si è fatto loro Compagno, per unirsi alla loro vita di lavoro, di privazioni,
d'inquietudini e di sofferenze. Scopriranno in queste pagine l'Amore che essi
cercano senza ancora conoscerlo. Essi vi leggeranno la divina soluzione, che
sola spiega la vita di quaggiù.
OPERA
DEL SACRO CUORE
Viale
Michelangelo 27 – 50125 FIRENZE
Tel.:
055.68.11.872 – 055. 68.11.96°