LETTERA SULL’ADORAZIONE EUCARISTICA
GIOVANNI PAOLO II
Lettera
sull'adorazione eucarístíca 47° Congresso Eucaristico Internazionale Roma,
18-25 giugno 2000
Esorto i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi. Nella contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana.
1.
Gesù non è più presente in mezzo agli uomini allo stesso modo in cui lo fu
lungo le vie della Palestina.
Dopo
la Risurrezione, nel suo corpo glorioso, apparve alle donne e ai suoi
discepoli. Quindi condusse gli Apostoli « fuori verso Betania e, alzate le
mani, li benedisse..., si staccò da loro e fu portato verso il cielo » (Lc
24,50-51). Tuttavia, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli
uomini. Egli resta sempre in mezzo ai suoi fratelli e, come ha promesso, li
accompagna e li guida mediante il suo Spirito.
La
sua presenza è ora di un altro ordine. In effetti « nell'ultima cena, dopo
aver celebrato la Pasqua con i suoi discepoli, mentre passava da questo mondo
a suo Padre, Cristo istituì questo sacramento come memoria perpetua della sua
passione..., il più grande di tutti i miracoli; a coloro che la sua assenza
avrebbe riempito di tristezza, lasciò questo sacramento come incomparabile
conforto » (Tommaso d'Aquino, Ufficio del Corpus Domini, 57,4).
Ogni volta che nella Chiesa celebriamo l'Eucaristia, noi ricordiamo la morte del Salvatore, annunciamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta. Nessun sacramento è dunque più prezioso e più grande di quello dell'Eucaristia; ricevendo la comunione veniamo incorporati a Cristo. La nostra vita è trasformata e assunta dal Signore.
2.
Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di
venerare l'Eucaristia che deve essere « conservata... come il centro spirituale
della comunità religiosa e parrocchiale » (Paolo
VI, Mysterium idei, n. 68).
La
contemplazione prolunga la comunione e permette di incontrare durevolmente
Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza
della sua presenza. Quando lo contempliamo presente nel Santissimo Sacramento
dell'altare, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto
lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un'unione che
trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come
egli stesso disse a Filippo: « Chi ha visto me ha visto il Padre » (Gv 14,9).
La
contemplazione, che è anche una comunione di desiderio, ci associa intimamente
a Cristo e associa in modo particolare coloro che sono impossibilitati a
riceverlo.
Rimanendo
in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento, è Cristo, totalmente e
realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in
rapporto.
Non
è quindi attraverso i sensi che lo percepiamo e gli siamo vicini. Sotto le
specie del pane e del vino, è la fede e l'amore che ci portano a riconoscere il
Signore, Lui ci comunica pienamente « i benefici di questa redenzione che
ha compiuto, Lui, il Maestro, il Buon Pastore, il Mediatore più gradito al
Padre » (Leone XIII, Mirae caritatis).
Come
ricorda il Libro della fede dei Vescovi del Belgio, la preghiera d'adorazione
in presenza del Santissimo Sacramento unisce i fedeli « al mistero pasquale;
essa li rende partecipi del sacrificio di Cristo di cui l'Eucaristia è il
"sacramento permanente" ».
3.
Onorando il Santissimo Sacramento, noi compiamo anche una profonda azione di
rendimento di grazie che eleviamo al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli
ha visitato e redento il suo popolo.
Mediante
il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i
suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi,
che ci permettono di chiamare Dio col nome di Padre.
Come
ci ricorda la Scrittura, Gesù passava intere notti a pregare, in particolare
nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare. Nella preghiera, mediante un
gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Signore, il cristiano apre
il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per
ringraziarlo dei suoi favori, offerti gratuitamente.
4.
E’ bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il
discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'amore infinito del suo
Cuore.
Impariamo
a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri
della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra
volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la salvezza del
mondo. «Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo
nella sua profonda intimità » (Veritatis splendor, n. 21). Noi siamo invitati
a seguire il suo insegnamento, per essere poco a poco configurati a lui, per
permettere allo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è
stata affidata. In particolare, l'amore di Cristo ci spinge a operare incessantemente
per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della
terra e per il servizio degli uomini: « noi, pur essendo molti, siamo un corpo
solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » (1Cor 10,17): è questa la
Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra che è chiamato a
prendere parte alla vita beata con Dio.
Il
mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività
spirituale e caritativa della Chiesa (cf: Presbyterorum ordinis, n. 6).
E’
intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana
dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti e aperti alle gioie
e agli affanni degli uomini e allarga il cuore alle dimensioni del mondo.
Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso
i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.
Attraverso
l'adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione
radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Ogni persona che prega il Salvatore
trascina dietro di sé il mondo intero e lo eleva a Dio.
Coloro
che s'incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio; essi
presentano a Cristo tutti coloro che non lo conoscono o che sono lontani da lui;
essi vegliano dinanzi a lui, in loro nome.
5.
In occasione di questo giubileo, incoraggio i sacerdoti a ravvivare il ricordo
della loro ordinazione sacerdotale, mediante la quale Cristo li ha chiamati a
partecipare in modo particolare al suo unico sacerdozio, soprattutto nella
celebrazione del sacrificio eucaristico e nell'edificazione del suo corpo
mistico che è la Chiesa.
Che
essi ricordino le parole pronunciate dal Vescovo nel corso della liturgia della
loro ordinazione: « Prendete coscienza di ciò che farete, vivete ciò che
compirete, e conformatevi al mistero della Croce del Signore »!
Attingendo
alla fonte dei santi misteri mediante tempi di contemplazione fedeli e regolari,
essi ricaveranno frutti spirituali per la loro vita personale e per il loro ministero
e potranno, a loro volta, rendere il popolo cristiano a loro affidato atto a
cogliere la grandezza « della loro partecipazione peculiare al sacerdozio di
Cristo » (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 1996).
6.
«I fedeli, quando adorano Cristo presente nel Santissimo Sacramento, devono
ricordarsi che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla comunione
sia sacramentale che spirituale » (Congregazione
dei Riti, Istruzione sul culto dell'Eucaristia, n. 50).
Esorto
dunque i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo
Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente
in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei
tempi.
Nella
contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il
mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana. Questo cammino li
porta a unirsi più intensamente al mistero pasquale e a fare del sacrificio
eucaristico, dono perfetto, il centro della loro vita, secondo la loro
vocazione specifica, in quanto esso conferisce al popolo cristiano una dignità
incomparabile (cfr. Paolo VI, Mysterium Fidei, n. 67).
In
effetti, con il dono dell'Eucaristia, noi siamo accolti da Cristo, riceviamo il
suo perdono, ci nutriamo della sua parola e del suo pane e siamo quindi inviati
in missione nel mondo; ognuno è così chiamato a rendere testimonianza di ciò
che ha ricevuto e a fare lo stesso con i suoi fratelli.
I
fedeli rafforzano la loro speranza scoprendo che, con Cristo, la sofferenza e
la disperazione possono essere trasfigurate, poiché, con Lui, noi siamo già
passati dalla morte alla vita. Pertanto, quando essi offrono al Maestro della
Storia la loro vita, il loro lavoro e tutta la creazione, allora le loro
giornate vengono illuminate.
7.
Raccomando ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, così come ai laici,
di proseguire e d'intensificare i loro sforzi per insegnare alle giovani
generazioni il senso e il valore dell'adorazione e della devozione
eucaristiche.
Come
potranno i giovani conoscere il Signore se non vengono introdotti al mistero
della sua presenza? Come il giovane Samuele, imparando le parole della
preghiera del cuore, essi saranno più vicini al Signore che li accompagnerà
nella loro crescita spirituale e umana e nella testimonianza missionaria che
dovranno rendere per tutta la loro esistenza.
Il
mistero eucaristico è in effetti il « culmine di tutta l'evangelizzazione »
(Lumen gentium, n. 28), poiché è la testimonianza più eminente della
Risurrezione di Cristo. Tutta la vita interiore ha bisogno di silenzio e
d'intimità con Cristo per crescere. Questa familiarità progressiva con il
Signore permetterà ad alcuni giovani d'impegnarsi nel servizio
dell'accolitato e di partecipare più attivamente alla Messa; stare presso
l'altare è per i giovani anche un'occasione privilegiata per ascoltare la
chiamata di Cristo e seguirlo più radicalmente nel ministero sacerdotale.
Lettera
inviata dal Santo Padre al Vescovo di Liegi in occasione del 750° anniversario
della festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo - 28 maggio 1996