Lettera del card. Dionigi Tettamanzi al card. Carlo Maria Martini e ai fedeli della diocesi ambrosiana

 

A lei, carissima Eminenza, va il mio primo cordiale saluto. Con sincerità mi unisco anch'io all'intera Arcidiocesi e alle tantissime persone che Le hanno manifestato affettuosa gratitudine per il quotidiano e generoso ser­vizio che per 22 anni ha offerto alla Chiesa che le è stata affidata: servizio alla Parola di Dio che salva e alla causa dell'uomo e della sua dignità personale.(...) Alla Chiesa di Cristo, alla Chiesa che é in Milano, con la grazia della chiamata ad esserne Pastore, sento di poter dire tutto il mio amore e tutta la mia decisione di spendere in lei e per lei le forze che Dio mi vorrà donare. Il Signore Gesù chiama tutti noi a inserire nella storia, con la nostra vita e attività quotidiana, il suo stesso amore e la sua stessa donazione alla Chiesa, perché sia una Sposa veramente santa e una Madre pienamente feconda di grazia e portatrice di misericordia e di pace. All'uomo ora mi rivolgo, a ogni uomo e donna che il Signore porrà sul mio cammino. Voglio onora­re e venerare la sua incommensurabile dignità, la sua somiglianza con il Creatore, la sua destinazione a divenire figlio di Dio e partecipe della sua beatitudine. Sì, dico questo di ogni uomo: a cominciare dal più piccolo, dal povero, dal malato, dal sofferente e disperato, da chi è discriminato e rifiutato, da chi è calpestato nei suoi sacrosanti diritti e reso incapace di assolvere alle sue responsabilità. Non mi stancherò di ripetere che "i diritti dei deboli non sono affatto diritti deboli" e di sollecitare tutti, autorità e cittadini, alla giustizia, all'onestà, alla solidarietà e all'amore. Perché la nostra sia una civiltà degna dell'uomo e della ragione! Con questo spirito e con la libertà che deriva dalla missione di annunciare il Vangelo con tutte le sue conseguenze, nella scia di quanto operato da Lei e dai Pastori che ci hanno preceduto, sarò lieto di continuare, con i responsabili della cosa pubblica, uno stile di rispetto della laicità e di collabora­zione per il bene di ogni persona e dell'intera società. Eminenza, come Lei ha saputo fare con occhio penetrante e lungimirante, desidero anch'io conosce­re con la necessaria gradualità la straordinaria ricchezza di grazia della nostra Chiesa ambrosiana, con tutte le sue risorse morali e spirituali, con le sue espressioni di carità e di impegno educativo, a iniziare da quello profuso nei nostri oratori, con la generosità pastorale e lo slancio missionario dei sacerdoti, dei diaconi, delle persone consacrate e dei fedeli laici, uomini e donne; con il cammino ecumenico, il dialogo tra le religioni, l'attenzione ai non credenti, l'accoglienza di chi viene da lontano, l'apertura all'Europa e al mondo. Desidero conoscere altresì le realtà economiche, sociali e culturali della società milanese, insieme ai disagi, alle sofferenze, alle tensioni e ai conflitti, ai numerosi problemi vecchi e nuovi che pesano sulla nostra Città e sul nostro territorio in questa stagione storica. (...) Le forze presenti nella nostra Chiesa sono tutte necessarie e tutte devono puntare in questa me­desima direzione missionaria: dalle parrocchie ai gruppi, alle associazioni e ai movimenti, dalle famiglie a ogni persona. E questo nel segno evangelico della comunione e della collaborazione, rispettando, aman­do, valorizzando in armonia tutti i doni e i compiti che lo Spirito affida a ciascuno per l'utilità comune. (...) E ora su tutti e su ciascuno - in particolare sui bambini, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani, come pure sugli anziani, i malati, i poveri e i sofferenti, sulle famiglie, sui seminaristi e su quanti stanno operan­do scelte vocazionali definitive, sui fedeli laici, uomini e donne, che vivono la loro missione nella Chiesa e nel mondo - desidero invocare la benedizione del Signore. Eminenza, su tutti questi nostri figli invochia­mola insieme, con grande affetto.

 

+ Dionigi card. Tettamanzi, Arcivescovo Genova, 11 luglio 2002

Festa di san Benedetto abate, patrono d'Europa