7 OTTOBRE 1571: LA BATTAGLIA DI LEPANTO: VITTORIA DELLA REGINA DEL SANTO ROSARIO SUI MUSULMANI!
Dopo
che il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di
Costantinopoli e con essa il millenario Impero cristiano d'Oriente, i turchi
ottomani ritenevano imminente il giorno del loro dominio universale.
Nel
1521 si erano impadroniti di Belgrado; nel 1526 avevano conquistato l'Ungheria
ed erano arrivati fino alle porte di Vienna.
In Italia
avevano invaso e saccheggiato tutte le coste del meridione. Tripoli era già
stata tolta agli spagnoli, l'isola di Chio ai genovesi, Rodi ai cavalieri che la
possedevano e la stessa isola di Malta, nuova sede dei cavalieri, sarebbe caduta
nelle mani turche se Jean de La Valette, Gran Maestro dell'Ordine non l'avesse
difesa e salvata con eroico valore.
Nel
febbraio 1570 era giunto a Venezia un ambasciatore turco con un ultimatum.
Venezia
aveva rifiutato con sdegno. Ma dopo undici mesi di assedio il 1° agosto 1571,
nell'isola di Cipro era caduta la città di Famagosta. Il patto di resa
garantiva la vita ai difensori superstiti, ma quando il comandante turco era
penetrato a Famagosta aveva fatto scorticare vivo il comandante nella piazza
cristiana Marcantonio Bragadin. Il corpo era stato squartato, la pelle di
Bragadin era stata quindi riempita di paglia, rivestita con la sua uniforme e
trascinata per la città.
Il
terrore regnava nel Mediterraneo, l'antico Mare nostrum. La sorte dei cristiani
di Cipro era quella che l'Islam sembrava preparare ai cristiani di tutta Europa.
Sulla cattedra di Pietro sedeva un teologo domenicano, Michele Ghislieri, salito
al pontificato all'inizio del 1566 con il nome di Pio V Egli valutò la gravità
del pericolo e comprese che solo una guerra preventiva avrebbe salvato
l'Occidente. Con parole gravi e commosse esortò le potenze cristiane ad unirsi
contro gli aggressori e di questa difesa della cristianità fece l'asse del suo
breve pontificato.
Non
tutti, però, risposero all'appello. L'espansione dei turchi si sviluppava anche
grazie alla complicità decisiva di paesi cristiani, come la Francia, che in
nome della realpolitik, oggi diremmo dei suoi interessi geopolitici, incoraggiava
e finanziava i turchi per indebolire il suo tradizionale nemico: la casa
imperiale d'Austria. Tuttavia grazie alle preghiere e alle insistenze del
Pontefice, il 25 luglio del 1570, la Spagna, Venezia e il Papa conclusero
l'alleanza contro i turchi.
Subito
dopo aderirono il duca di Savoia, la Repubblica di Genova e quella di Lucca, il
granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, Urbino, Ferrara, l'Ordine
sovrano di Malta. Si trattava di una prefigurazione dell'unità italiana su
basi cristiane, la prima coalizione politica e militare italiana nella
storia.
Alla
testa della Lega Cristiana fu posto un giovane di 25 anni: don Giovanni d'Austria,
figlio naturale di Carlo V e dunque fratellastro del re di Spagna Filippo II. La
flotta pontificia, costituita grazie all'aiuto decisivo dei cavalieri di Santo
Stefano, era comandata da Marcantonio Colonna, duca di Paliano, a cui il Papa
affidò la bandiera della Chiesa. La Santa Lega fu ufficialmente proclamata a
Roma nella Basilica di San Pietro. Lasciata Messina, dove si era concentrata
alla fine di agosto, dopo venti giorni di navigazione con rotta verso levante,
la flotta cristiana attaccò il nemico alle undici di mattina di quella domenica
7 ottobre dell'anno 1571.
All'alba
del 7 ottobre 1571 una gigantesca flotta ottomana, la più numerosa mai
schierata nel Mediterraneo, avanzava lentamente, con il vento di scirocco in
poppa. Circa 270 galere e una quantità indescrivibile di legni minori
formavano un semicerchio, una enorme e minacciosa mezzaluna che occupava
tutte le acque che dalle coste montagnose dell'Albania, a nord, arrivano alle
secche della Morea, a sud. Al centro della mezzaluna che avanzava, sulla nave
ammiraglia, chiamata la Sultana, sventolava uno stendardo verde, venuto dalla
Mecca, che recava ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah. Di fronte,
in formazione a croce, era schierata la flotta cristiana, la cui ammiraglia,
comandata da don Giovanni d'Austria, garriva un enorme stendardo blu con la
raffigurazione del Cristo in Croce. La battaglia durò cinque ore e si decise al
centro dello schieramento, dove le navi ammiraglie si speronarono l'un l'altra
formando un campo di battaglia galleggiante in cui si susseguirono attacchi e
contrattacchi fmchè il reggimento scelto degli archibugieri di Sardegna riuscì
a sferrare l'attacco decisivo. Alì Pascià fu colpito a morte e sulla Sultana
fu ammainata la Mezzaluna e issato il vessillo cristiano.
Si
coprirono di valore tra gli altri i Colonna e gli Orsini, sette della stessa
famiglia, il conte Francesco di Savoia che cadde in battaglia, il ventitreenne
Alessandro Farnese, destinato a divenire uno dei maggiori condottieri del
secolo, Giulio Carafa che, preso prigioniero si liberò e si impadronì del
brigantino nemico, ed i veneziani tutti che pagarono il maggior tributo di
sangue.
Il
provveditore veneziano Agostino Barbarigo che comandava l'ala sinistra dello
schieramento cristiano, si batté, fino a che non gli mancarono le forze, con
una freccia infitta nell'occhio sinistro. Sulla sua ammiraglia, Sebastiano
Venier, combatté a capo scoperto e in pantofole perché, risponde a chi gliene
chiede il motivo, fanno migliore presa sulla coperta. Ha settantacinque anni e
imbraccia la balestra, aiutato da un marinaio per il caricamento dell'arma,
un'operazione che era ormai superiore alle sue forze.
Sopraffatto
dal numero viene soccorso dalle galere di Giovanni Loredan e Caterino
Malipiero, che trovano la morte nella lotta.
Al
termine della battaglia la Lega aveva perso più di 7.000 uomini, di cui 4.800
veneziani, 2.000 spagnoli, 800 pontifici, e circa 20.000 feriti; i turchi,
contarono più di 25.000 perdite e 3.000 prigionieri.
Il
nome di Lepanto era entrato nella storia. Per la prima volta dopo un secolo il
Mediterraneo tornò libero. A partire da questo giorno iniziò il declino
dell'impero ottomano.
Nel
pomeriggio del 7 ottobre, Pio V che aveva moltiplicato le preghiere a Colei
che sempre aveva soccorso i cristiani nelle ore drammatiche della cristianità,
stava esaminando i conti con alcuni prelati. D'improvviso fu visto levarsi,
avvicinarsi alla finestra fissando lo sguardo come estatico e poi, ritornando
verso i prelati esclamare: "Non occupiamoci più di affari, ma andiamo a
ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto vittoria".
Il
Pontefice attribuì il trionfo di Lepanto all'intercessione della Vergine e
volle che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l'invocazione Auxilium
christianorum.
Anche il
Senato Veneziano che non era composto da donnicciole, ma da uomini fieri e
pronti a sfidare i più gravi pericoli in mare e in terra, volle attribuire alla
Santissima Vergine il merito principale della vittoria e sul quadro fatto
dipingere nella sala delle sue adunanze fece scrivere queste parole: "Non
virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fècit" (non
il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto
vincitori).