Le
sette beatitudini contrapposte alle sette spade
[1280]
25 ‑ 12 ‑ 1943 Natale. Nuovo dettato di Maria. Dice Maria:
«La
beatitudine dell’estasi natalizia è venuta meco come essenza di fiore chiusa
nel vivo vaso del cuore per tutta la vita. Indescrivibile gioia. Umana e
sovrumana. Perfetta.
Quando
il venir di ogni sera mi martellava nel cuore il doloroso “memento”: “Un
giorno meno di attesa, un giorno più di vicinanza al Calvario” e l’anima
mia ne usciva ricoperta di pena come se un flutto di strazio l’avesse
ricoperta, anticipata onda della marea che m’avrebbe inghiottita sul Golgota,
io curvavo il mio spirito sul ricordo di quella beatitudine che era rimasto vivo
nel cuore, così come uno si curva su una gola montana a riudire l’eco di un
canto d’amore ed a vedere in lontananza la casa della sua gioia.
È
stata la mia forza nella vita. E lo è stata soprattutto nell’ora della [1281]
mia morte mistica ai piedi della Croce. Per non giungere a dire a Dio ‑
che ci puniva, io e il mio dolce Figlio, per i peccati di tutto un mondo ‑
che troppo atroce era il castigo e che la sua mano di Giustiziere era troppo
severa, io, attraverso il velo del più amaro pianto che donna abbia versato, ho
dovuto affissare quel ricordo luminoso, beatifico, santo, il quale si alzava in
quell’ora come visione di conforto dall’interno del cuore per dirmi quanto
Dio m’avesse amata, si alzava per venirmi incontro non attendendo, poiché era
gioia santa, che io lo cercassi, perché tutto quanto è santo è infuso da
amore e l’amore dà la sua vita anche alle cose che par che vita non hanno.
Maria,
occorre fare così quando Dio ci colpisce.
Ricordare
quando
Dio ci ha dato la gioia, per poter dire anche fra lo strazio: “Grazie, mio
Dio. Tu sei buono con me”.
Non
rifiutare
il
conforto del ricordo di un passato dono di Dio che sorge per confortarci
nell’ora in cui il dolore ci piega, come steli percossi da una bufera, verso
la disperazione, per non disperare della bontà di Dio.
Procurare
che
le nostre gioie siano gioie di Dio, ossia non darci delle gioie umane, da noi
volute e facilmente contrarie, come tutto quanto è frutto del nostro operare
avulso da Dio, alla sua divina Legge e Volontà, ma attendere solo da Dio la
gioia.
Serbare
il
ricordo di esse anche a gioia passata, perché il ricordo che sprona al bene ed
a benedire Iddio è ricordo non condannabile ma anzi consigliato e benedetto.
Infondere
della
luce di quell’ora le tenebre dell’ora presente per farle sempre tanto
luminose che ci bastino a vedere il santo Volto di Dio anche nella più buia
notte.
Temperare
l’amaro
del calice di quella goduta dolcezza per poterne sopportare [1283]
il sapore e giungere a berlo sino all’ultima stilla.
Sentire,
poiché
lo si è conservato come il più prezioso ricordo, la sensazione della carezza
di Dio mentre le spine ci stringono la fronte.
Ecco
le sette beatitudini contrapposte alle sette spade. Te le dono per mia lezione
di Natale (metti questa data) e con te le dono a tutti i miei prediletti.
La
mia carezza per benedizione a tutti.»