Le pene del Purgatorio per ogni colpa da espiare

Quando una macchina non funziona, la si esamina nei vari pezzi e congegni che la formano, e si cerca di ripararli. Ogni pezzo allora subisce un particolare trat­tamento meccanico, che può riguardarsi quasi come... il suo particolare tormen­to. Un pezzo si deve saldare col fuoco, un altro si deve limare, un altro si deve avvitare, e così via dicendo.

Le colpe sono veri guasti nell'anima, che le impediscono di raggiungere Dio e di goderlo. Questi guasti non possono ripararsi che col dolore, perché sono pro­dotti dal disordine dei sensi che vogliono godere materialmente, o dal disordine delle facoltà dell'anima, che si perdono miseramente in aspirazioni terrene.

Il dannato è come una macchina sfasciata, che non può ripararsi, perché l'ani­ma in disgrazia di Dio rifugge essa stessa della riparazione, concentrata com'è nell'orgoglio e nella ostinazione della sua perversità. Rimane com'è caduta nell'Inferno.

L'anima purgante, per lo stato di grazia tende invece a purificarsi, e per conse­guenza ha per ogni colpa una particolare riparazione. Ogni colpa è un debito, è un danno, è un disordine; il debito deve pagarsi fino all'ultimo quadrante, il danno deve ripararsi, il disordine deve eliminarsi.

Non è facile per noi mortali il farci un'idea delle pene dell'anima, proporzionate a ciascuna colpa.

Dante ha immaginato dei gironi o delle stazioni dei Purgatorio, con particolari tormenti, a seconda delle colpe particolari da espiare. E' un'immaginazione che ha un fondamento nella realtà, ma che suppone non anime torturate, ma corpi vivificati dall'anima, corpi stretti da ceppi, oppressi da pesi, gementi nell'inerzia ecc. Le descrizioni del Poeta, per quanto penose, non danno un'idea del vero tormento di un'anima per ciascuna delle colpe da espiare.

I Santi nelle rivelazioni particolari che hanno avute sulle anime purganti, non si allontanano troppo dalle concezioni immaginose di Dante; vedono le anime come creature corporee, e considerano i loro tormenti come tormenti fisici. Le anime che si manifestarono, infatti, apparendo loro in una forma corporea, det­tero testimonianza delle loro pene con manifestazioni corporee: sudore arden­te, ghiaccio assiderante, fuoco realmente bruciante, ecc. C'è a Roma un museo dei segni lasciati da anime purganti, e nessuno potrebbe essere così stolto e temerario da negarne la realtà e la autenticità.

Le manifestazioni corporee delle anime purganti, possono avere una spiegazio­ne in un fatto scientificamente osservato la prima volta in Giappone, quando le bombe atomiche distrussero due città: Hiroshima e Nagasaki. Dopo sei mesi dalla distruzione, gli Americani si recarono in quei territori, per studiare le radioattività lasciate là dalle bombe atomiche, e constatarono un fatto che li sorprese e li terrorizzò: tra le macerie si vedevano fantasmi, come di corpi reali di gente che correva in preda al terrore. Per le radioattività, come in una pellicola cinematografica, venivano riprodotti i corpi di quegli infelici, nell'atto nel quale ne furono investiti, mentre fuggivano. Erano come corpi reali, e così apparivano.

Si può dire che le manifestazioni corporee siano dovute a radioattività del corpo nell'atto della morte o, nella consunzione della putrefazione? Chi può affermarlo con sicurezza scientifica?

E' un fatto certo che il corpo umano ha elettricità, e può avere certamente radioattività latenti e ancora sconosciute.

Chi indossa abiti di nailon, formato dalle fibre del vetro, talvolta quando si sveste nota uno scintillio di elettricità, luminoso e a volte bruciante o per lo meno scottante. Persino i capelli coperti da sciarpe di nailon, si mostrano così pieni di elettricità, da rizzarsi e da essere attratti al pettine, per il fatto scientifico che elettricità diverse si attraggono.

Questi fenomeni elettrici raggiungono addirittura la intensità di una radia­zione radioattiva, dopo la morte, fino al punto da riprodurre il corpo umano di chi morì, quando l'anima si manifesta, e raggiungono l'anima che è in Pur­gatorio? Noi diciamo che è possibilissimo. L'anima, infatti, staccata dal cor­po, ha sempre un riferimento al suo corpo, che deve risorgere. La terribile umiliazione della morte e del sepolcro è temperata proprio dalla certezza della resurrezione. Quando Dio le permette di venire sulla terra e manife­starsi, l'anima si trova in relazione immediata con quello che rimane di quasi vitale del corpo che informò, ossia con le radioattività che ancora si sprigionano da esso, e, raccogliendole, ne forma come la riproduzione o come un fantasma fotografico e cinematografico e può, attraverso di esso, manife­starsi, parlare ed operare quasi fosse redivivo.

Un'anima gloriosa del Paradiso si manifesta nella stessa maniera, ma tra­sfonde nei relitti del suo corpo la luce della gloria e della felicità che la fa be­ata, ed appare bellissima, parlando un linguaggio soavissimo che incanta. Nell'anima beata emerge la beata gloria, nell'anima purgante risaltano le pe­ne che la purificano, e quindi le pene particolari dovute ad uno stato di colpa che ne caratterizzò la vita ed il carattere. Essa deve mutarsi quasi in una no­vella creatura, e le pene particolari, che soffre per il suo particolare stato, la purificano con una reazione spirituale che la spinge verso Dio.

Anche in questo misterioso penare c'è una dolce contesa di amore. L'anima riconosce, per così dire, i suoi cenci, e vuole mutarli in veste di glo­ria per amore di Dio che deve riceverla nella be­atitudine, e Dio, purificando l'anima, l'agghinda, e le forma la veste nuziale dell'eterno banchetto di vita.

Se non si vede il Purgatorio, specialmente nelle sue pene per ogni peccato, in questa luce di a­morosa toletta, il Purgatorio appare come una spietata vendetta ed una più spietata crudeltà, che è assolutamente assurda in Dio, eterna ed infinita carità.

Don Dolindo Ruotolo