Cari
amici,
la
Commissione Giustizia di Montecitorio ha dato il “via libera” al testo che
inserisce l'omofobia tra le aggravanti di reato (per saperne di più si veda: Omofobia:
Governo alla prova, in http://tinyurl.com/yjmgxrr ). L’8 ottobre è stato infatti
approvato il mandato al relatore Paola Concia (Pd) di riferire in aula dove il
testo approderà lunedì prossimo 12 ottobre.
A favore ha votato solo il Pd, mentre Lega e Pdl si sono astenuti. L'Udc ha
espresso voto contrario. Mentre l'Italia dei Valori era assente (APCOM).
Vi
invitiamo a recitare il Santo Rosario
perché, se questa legge passasse e fosse applicata in modo coerente, sarebbe
impossibile, o quanto meno rischioso, criticare l’omosessualità e presentare
la famiglia naturale come “superiore” alle unioni omosessuali.
Un’istituzione ecclesiastica non potrebbe rifiutarsi di designare come suo
rappresentante una persona che non faccia mistero delle sue tendenze
omosessuali. Nessuno Stato, ma anche nessuna Chiesa, potrebbe rifiutare di
celebrare un matrimonio di coppie dello stesso sesso. Catechismi e libri sacri
che condannano l’omosessualità come peccato “contro-natura” potrebbero
essere ritirati dal commercio.
Le
conseguenze del cosiddetto “reato di omofobia”
Martedì
6 ottobre
inizierà in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati la discussione sul testo
base della legge che vuole stabilire il reato di omofobia.
La proposta, presentata dal Partito Democratico, a prima firma Paola Concia,
prevede l’inserimento nel Codice Penale di «reati commessi per finalità di
discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità
di genere». La
discussione alla Camera è prevista per il prossimo 12 ottobre.
Se il reato contro l’omofobia, che l’allora premier D’Alema tentò invano
di imporre nel novembre 1999, fosse varato dal governo di centro-destra, sarebbe
uno scandalo e un’occasione di profonda riflessione per l’elettorato
cattolico, continuamente tradito dai propri rappresentanti in nome
dell’aberrante principio del “politicamente corretto”.
di Roberto de Mattei
È in discussione alla Camera la
proposta di legge n. C-1658 contro l’omofobia, presentata dal Partito
Democratico, a prima firma Paola Concia. La proposta prevede l’inserimento nel
Codice Penale di «reati commessi per finalità
di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o
sull’identità di genere». Con l’appoggio del PDL, o di settori
trasversali di esso, il progetto, giacente in commissione Giustizia alla Camera
dal gennaio scorso, potrebbe avere un’accelerazione e passare rapidamente
all’altro ramo del Parlamento per essere trasformato in legge.
Il
testo ha già avuto l’appoggio del Presidente della Commissione Giustizia
Giulia Bongiorno (PDL), che, contro la consuetudine, ne ha affidato l’incarico
di relatore alla stessa Concia, e quello del ministro per le Pari Opportunità,
Mara Carfagna, secondo cui la linea del governo e del suo Ministero è quella di
prevedere aggravanti per i reati con finalità di discriminazione sessuale.
L’iniziativa
recepisce una risoluzione del Parlamento Europeo del 18 gennaio 2006 in cui
l’omofobia è definita «una paura e
un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay,
lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio».
Come “pregiudizio” si intende ogni giudizio morale contrario
all’omosessualità e alle deviazioni in campo sessuale. Quando esso si esprime
in scritti o discorsi pubblici che non pongano su un piano di assoluta
eguaglianza ogni tendenza e orientamento sessuale, può essere considerato come
contrario al rispetto dei diritti dell’uomo ed essere oggetto di sanzioni
penali. Lo stesso principio è enunciato dall’art. 21 della Carta fondamentale
dei Diritti del cittadino di Nizza, resa giuridicamente vincolante dal Trattato
europeo di Lisbona.
Se
questa legge passasse e fosse applicata in modo coerente, sarebbe impossibile, o
quanto meno rischioso, criticare l’omosessualità e presentare la famiglia
naturale come “superiore” alle unioni omosessuali. Un’istituzione
ecclesiastica non potrebbe rifiutarsi di designare come suo rappresentante una
persona che non faccia mistero delle sue tendenze omosessuali. Nessuno Stato, ma
anche nessuna Chiesa, potrebbe rifiutare di celebrare un matrimonio di coppie
dello stesso sesso. Catechismi e libri sacri che condannano l’omosessualità
come peccato “contro-natura” potrebbero essere ritirati dal commercio.
Se
non si conoscono ancora i futuri orientamenti del nuovo Parlamento Europeo,
negli Stati Uniti, il 29 giugno 2009 il Presidente Obama ha ricevuto alla Casa
Bianca circa 250 leader e attivisti delle principali organizzazioni gay,
lesbiche e transgender, in occasione dei 40 anni della nascita del movimento per
la difesa dei diritti omosessuali. Lo stesso Obama, in un’intervista
pubblicata il 3 luglio da Avvenire, ha affermato che la comunità gay-lesbica
degli Stati Uniti viene «ferita da alcuni
insegnamenti della Chiesa cattolica e della dottrina cristiana in generale».
La posizione di Obama sui temi cruciali di natura morale è notoriamente
antitetica a quella della Chiesa e delle altre confessioni cristiane americane e
il presidente americano si sforza di propagandare, anche all’estero, il suo
“messianismo” sincretista. Essa è destinata ad avere ricadute anche in
Italia e in Europa influenzando le decisioni dei nostri uomini politici.
Nel
nostro Paese ancora non esiste il reato di “omofobia”, ma la censura sociale
applicata contro chiunque manifesti il suo rifiuto per il vizio contro-natura,
è violenta e immediata. L’atteggiamento di tutti coloro che professano la
legge naturale, cattolici o non, è sempre più cauto e misurato nelle
espressioni. Quanti sono i vescovi, o i parroci che, esercitando il loro
ministero pastorale, sono disposti a ricordare che l’omosessualità è un
peccato che, nelle parole del Catechismo di San Pio X, «grida vendetta al
cospetto di Dio»? Quanti, tra i fautori della riscoperta dei testi
scritturistici e patristici, farebbero proprie le parole di fuoco con cui la
Sacra Scrittura e i Padri della Chiesa bollavano l’omosessualità come
un’“abominio” (Levitico, 20,13)?
Il
timore è quello di cadere sotto la ghigliottina del “politicamente
corretto”, come accadde a Rocco Buttiglione, mancato Commissario europeo nel
2004, proprio a causa delle sue convinzioni morali in materia. Nel recente
“caso Boffo”, né la stampa cattolica né quella laica o laicista, ha voluto
andare a fondo sulla presunta omosessualità del direttore di Avvenire, per
accusarlo o scagionarlo, perché ciò avrebbe significato ammissione del fatto
che l’omosessualità è comunque una “colpa”. L’“autocensura” è
palpabile, perché esiste una “lobby” omosessualista annidata ovunque e
pronta, ovunque, a scatenare il linciaggio mediatico. Su Il Giornale del 3
settembre, Luigi Mascheroni ha messo in rilievo il potere di GLBT, l’acronimo
utilizzato per riferirsi a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali: «Una
lobby potente e ricca. Anzi, secondo un dossier del 2006 della rivista Tempi,
ricchissima: la lobby omosessuale internazionale, che ha le sue roccaforti a New
York, Washington, San Francisco e Bruxelles, è sempre più influente. Riceve
finanziamenti sia dalle grandi corporation americane, sia dai governi e dalle
istituzioni internazionali, spesso sotto forma di donazioni a Ong o fondi per la
lotta all’Aids». La potenza politico-economica dei gruppi
omosessualisti, secondo Mascheroni, è tale da influenzare le istituzioni e il
costume, come in Italia si tenta, non solo attraverso il ruolo di associazioni
come Arcigay e Arcilesbiche, ma soprattutto grazie all’influenza esercitata da
persone di orientamento omosessuale in settori chiave della società, quali le
arti, la politica, lo spettacolo.
La
moda, la televisione e il cinema sono gli ambiti sociali privilegiati della
lobby omosessuale. All’ultimo festival di Venezia, conclusosi lo scorso 12
settembre, il tema ricorrente dei film in rassegna è stato l’omosessualità.
Prima della proiezione del film, A single man di Tom Ford, che si è aggiudicato
il Queer Lion attribuito dalla comunità Gay alla migliore opera omo, lesbica o
trans, il presidente onorario dell’arcigay Franco Grillini e alcuni esponenti
politici di sinistra hanno tenuto un sit-in contro l’omofobia. Chi volesse
liquidare queste manifestazioni come episodi folkloristici, dimenticherebbe che
la Rivoluzione contro la morale cristiana, negli ultimi quarant’anni, è
avanzata proprio attraverso la dialettica, tra gesti simbolici e provocatori e
iniziative parlamentari tese ad allargare il consenso ai tiepidi e
“moderati”.
Se il reato contro l’omofobia, che l’allora premier D’Alema tentò invano di imporre nel novembre 1999, fosse varato dal governo di centro-destra, sarebbe uno scandalo e un’occasione di profonda riflessione per l’elettorato cattolico, continuamente tradito dai propri rappresentanti in nome dell’aberrante principio del “politicamente corretto”.
Tratto
da “Fattisentire.net”