LE CINQUE PIAGHE
SPASIMI
DI GESÙ SU LA CROCE. - «Osserva,
dice S. Bernardo, quanto gravi devono essere quelle ferite delle quali è
necessario che Gesù Cristo sia ferito! (Serm.
III de Nativ.)». Fermiamoci
un istante a contemplare il quadro commovente che dei dolori di Gesù Cristo
traccia S. Agostino: «Il suo petto è ardente; il suo costato, barbaramente
aperto, stilla sangue; le sue viscere sono straziate e le ossa slogate; le sue
pupille già sì vive e dolci, stanno immobili e smorte; contratta è la sua
bocca divina; le braccia e le gambe sono gelide; il suo sangue che gronda da
ogni vena squarciata gli bagna i piedi trapassati dai chiodi. O Padre celeste,
volgete lo sguardo sui membri macchiati della vostra colpevole famiglia;
guardate i supplizi del Redentore e perdonate le iniquità ai riscattati! Divin
figlio, che avete voi fatto da provocarvi contro tale giudizio? Qual è il
vostro misfatto? Quale la vostra colpa? Quale la causa della vostra morte? Quale
il motivo de la vostra condanna? Ah, sono io la piaga delle vostre piaghe! io la
causa della vostra flagellazione! io lo strumento della vostra passione! Sono io
che vi ho crocefisso. O ammirabile condizione del reo! mistero ineffabile! il
colpevole pecca e il giusto è punito. - Il reo è carico d'iniquità,
l'innocente viene caricato di battiture. L'empio commette la colpa, e la
condanna colpisce il pio. Il buono soffre quello che si merita il malvagio. Il
padrone paga i debiti del servo. - Dio prende sopra di sé quello che commette
l'uomo. - O fin dove mai si abbassa l'umiltà vostra, o Figlio di Dio?
Fin dove vi porta il vostro amore? Fin dove vi spinge la vostra compassione?
Fino a qual punto crebbe la benignità vostra.? Fino a qual punto è arrivata la
vostra carità, la vostra generosa pietà? - Io ho operato da iniquo, e voi
avete portato il castigo. - Io ho fatto il male, su voi si scarica la vendetta;
io sono reo del misfatto, voi siete sottoposto alla tortura. - Io mi sono
innalzato per stolto orgoglio, voi vi siete umiliato. - Io sono stato
disobbediente, e voi, obbediente, pagate il fio della mia disobbedienza. Io ho
ceduto alla gola, e voi cadete sfinito per digiuno: l'albero ha portato me ad un
cattivo desiderio; una perfetta carità ha condotto voi alla croce. lo ho
toccato il frutto proibito, voi siete stato inchiodato; io ho assaggiato la
dolcezza del frutto dell'albero; voi siete stato abbeverato di fiele; io ho riso
con Eva, Maria ha pianto con voi. Ecco il re della gloria; ecco la mia empietà,
ed ecco l'amor vostro, o mio Dio!» (Meditat. VI).
BONTÀ
E AMORE DI GESÙ CRISTO SU LA CROCE.
- «A chi gli dirà: Che cosa sono queste piaghe in mezzo alle tue mani?
risponderà,: sono ferite che ho ricevuto in casa di coloro che mi amavano» (ZACH.
XIII, 6). E il mio cuore non si scioglierà per amore? A questo Dio che mi
mostra le mani, i piedi, il cuore trapassati per amor mio, io non renderò amore
per amore? mi sarà grave sopportare le mie ferite, per amore delle sue piaghe,
le mie avversità per i suoi tormenti, la morte per la sua morte?.. Le viscere
della misericordia di Dio si aprono (Luc. I, 78). Egli dà la sua vita
per le sue pecorelle colpevoli... «Ah! i segreti del suo cuore, esclama S.
Bernardo, escono dall'apertura delle sue piaghe» (Serm. LXV). «Le
piaghe di Gesù, dice S. Agostino, riboccano di misericordia, di bontà, di
dolcezza, di carità (In Man.)».
GRAZIE
CHE SGORGANO DALLE CINQUE PIAGHE.
- Alle cinque piaghe di Gesù Cristo si possono applicare quelle parole d'Isaia:
«Voi attingerete con gioia acque vive dai fonti del Salvatore» (XII, 3). Da
esse infatti sgorgano tutte le grazie, derivano tutti i sacramenti e i tesori
del cielo. Sì, esse sono appunto quella sorgente pubblica e comune, di cui
profetava Zaccaria, che sarebbe stata aperta per la casa di Davide e per gli
abitanti di Gerusalemme, per lavarvi le loro colpe (ZACH. XIII, 1). «Dove,
infatti, trovare rimedio più efficace a rimarginare le ferite della coscienza,
a purificare l'anima; dove trovare una più sicura guarigione per i malati,
fuori della continua meditazione delle piaghe di Gesù Cristo?», esclama S.
Bernardo (Serm. LXII, in Cantic.); poiché, come afferma San
Bonaventura, chi si applica con diligenza e divozione a meditare su la passione
del Signore, vi trova in abbondanza tutto ciò che gli è utile e necessario;
niente gli rimane da cercare altrove, qui egli trova l'abbondanza di ogni cosa (Collat.
III). Un sicuro riposo, scrive S. Agostino, esiste per gli infermi e i peccatori
nelle piaghe del Salvatore. Io vi abito con piena fiducia; le sue viscere mi si
aprono per mezzo delle sue ferite; io vi trovo e vi prendo tutto ciò che mi
manca; esse abbondano in misericordia. Essi forarono i suoi piedi, le sue mani,
il suo costato, ed a me è dato di gustare in queste piaghe, quanto dolce è il
Signore. Per esse un'abbondante redenzione ci è data (Manual. c. XXI).
Le piaghe di Gesù Cristo presentano a tutti i fedeli un asilo sicuro, un
rifugio certo nelle tribolazioni e nelle persecuzioni del mondo e del demonio. O
voi che gemete tra le afflizioni, le avversità e la tristezza, correte ad esse,
rifugiatevi in esse... Dite con tenera pietà dietro S. Agostino: Signore, sono
nelle vostre mani che mi hanno plasmato, quelle mani medesime che furono affisse
per me alla croce. Ah Signore! Non rigettate l'opera delle vostre mani; io prego
le piaghe delle vostre mani che mi ottengano da voi uno sguardo; voi mi avete
notato, scolpito su le vostre palme, leggete questo scritto e salvatemi. La
vostra creatura sospira a voi, voi ne siete il Creatore, createmi di bel nuovo.
L'opera vostra grida a voi; voi siete la vita; vivificatemi; io sono la vostra
immagine, o divino esemplare, ristoratemi (Soliloq.). «Un'abbondanza
infinita di dolcezze, dice altrove il medesimo Padre, la pienezza delle grazie,
la perfezione delle virtù, stanno riposte, per chi le cerca, nelle piaghe
sacratissime di Gesù Cristo nostro Salvatore. Quando un pensiero cattivo mi
assale, ricorro alle piaghe di Gesù Cristo. Quando la carne mi travaglia, il
ricordo delle piaghe di Gesù mi trae dalla lotta. Quando Satana mi tende
agguati, nelle viscere del mio Signore mi rifugio, ed il nemico si allontana da
me. Se l'ardore della passione mi agita ed infiamma, corro a spegnerlo con la
memoria delle ferite del mio Signore, il Figliuolo di Dio. In ogni avversità
non ho mai trovato rimedio più efficace delle piaghe di Gesù Cristo; in questo
io dormo tranquillo, riposo intrepido, abito sicuro. Gesù Cristo è morto per
noi; non vi è nulla di tanto amaro, neppure la morte medesima, che non sia
addolcita con la morte di Cristo; in essa, tutta posa la speranza mia (Manual.
c. XXI)». Dove mai, interroga S. Bernardo, dove mai troveranno i peccatori il
perdono e la salute? e risponde che non possono trovarla altrove che nelle
piaghe del Salvatore. Quindi soggiunge: Io ho commesso grandi colpe, la mia
coscienza ne è conturbata ed atterrita, ma si rassicurerà e rasserenerà solo
che le baleni dinanzi il ricordo delle piaghe del Signore. Che cosa vi è di così
enorme, che non sia distrutto dalla morte di Cristo? Se dunque io mai non
dimentico un farmaco sì potente, sì certo, sì infallibile, io non posso più
disperare nel vedere l'enormità del mio peccato (Serm. XLIII). Il
giorno della sua risurrezione, Gesù Cristo andò al luogo in cui stavano
raccolti i suoi discepoli, e nel dire loro: La pace sia con voi, mostrò ad essi
le sue mani piagate ed il suo costato trafitto (IOANN. XX, 19-20). Dunque nelle
piaghe di Gesù si deve cercare la vera pace dello spirito, la calma della
coscienza.
BISOGNA
AMARE LE PIAGHE DI GESÙ E DIMORARE IN ESSE.
- È nostro dovere ammirare, adorare, amare le cinque piaghe del Salvatore,
dalle quali esce la luce della fede e la fiamma dell'amore. Infatti, non appena
l'incredulo Tommaso appressa la mano al ferito costato del Salvatore e vede
aperte le cicatrici delle piaghe delle sue mani e dei suoi piedi, che tosto
grida animato da viva fede, spinto da caldo affetto: «Signor mio e Dio mio» (IOANN.
XX, 27-28). «Io mi sono confitto
alla croce con Cristo, diceva il grande Apostolo, e se pare che io viva tuttora,
in realtà non sono io che vivo, ma è il Cristo che vive in me» (Gal.
II, 19-20); e talmente si dilettava di pensare a Cristo, di contemplarne le
piaghe, che per la lunga meditazione fattane, per il vivo amore con cui le
venerava, per l'ardente desiderio che ne aveva, per la continua dimora che in
esse faceva, era giunto a ricopiarle nella sua carne medesima (Id. VI,
17). Le piaghe del Salvatore servivano ad Agostino di mammelle da cui succhiare
il latte della pietà; dalle ferite di Gesù egli traeva il suo cibo (Medit.).
E S. Bonaventura diceva a Gesù piagato: «Ah no! o Signore, io non voglio
essere senza patimenti, perché vedo voi coperto di ferite» (In Passione
Christi). E altra volta: Io non voglio più separarmi da Gesù Cristo.
Insieme a lui si sta bene; voglio stabilirvi in lui tre stanze, una nelle sue
mani, l'altra nei suoi piedi, la terza nel suo cuore, e in questa abiterò del
continuo. Quivi io parlerò al suo cuore e otterrò tutto quello che vorrò (Collat.).
GESÙ
PORTERÀ ETERNAMENTE IL SEGNALE DELLE SUE PIAGHE.
- «Io vi porto scolpiti nelle mie palme», disse Gesù per bocca d'Isaia (XLIX,
16). Noi siamo scolpiti nelle sue piaghe, non con inchiostro, ma col suo sangue;
non per mezzo di penna, e così profondamente che né il tempo né l'eternità
potranno cancellare quest'impressione.
Tanto preziose e care si tiene Gesù le sue piaghe, che anche risorto le volle
conservare, e mostrare nel cielo per sempre; ed eccone le ragioni: 1°
per attestare che ha vestito la nostra carne...; 2°
per ricordare le atrocità della sua passione...; 3°
per mostrare la sua vittoria su la morte e provare la sua risurrezione, essendo
risorto quel corpo medesimo che fu crocefisso...; 4°
per palesare i caratteri del suo ardente amore...; 5°
per mostrare i trofei della sua vittoria sul demonio, su l'inferno, sul peccato,
su la morte...; 6° per mettere in mostra
i gloriosi ornamenti del suo corpo e gli splendidi trionfi...; 7°
per mallevare della nostra redenzione...; 8°
per attestare la sua obbedienza fino alla morte...; 9°
le sue sacre piaghe sono preziosi monumenti dei suoi travagli e dei suoi
dolori...; 10° fanno prova che sono la
soddisfazione di tutti i peccati e che, mostrandole a suo Padre, egli ottiene
misericordia per i peccatori...; 11° sono la consolazione degli afflitti,
l'esemplare della pazienza, il rifugio degli sventurati, lo sprone dei
penitenti, l'asilo di chi è tentato, il coraggio di quelli che lavorano, il
modello dei martiri, la gioia degli eletti, l'onta dei reprobi nel giorno del
giudizio, lo stupore e l'ammirazione del cielo, il terrore dell'inferno... Sac.
Cornelio A Lapide (Da: Totus Tuus)