LACRIME

MOTIVI CHE HA IL CRISTIANO DI PIANGERE. - «Sentite le vostre miserie, dice l'apostolo S. Giacomo e gemete e piangete; il vostro riso si cambi in pianto, e la gioia vostra in tristezza» (IACOB. IV, 9). In quanto poi ai ricchi, essi hanno doppia ragione di piangere e di urlare, continua l'apostolo, per le miserie che li stringeranno. Le loro ricchezze marcirono e le tignole rosero le loro vesti; l’oro e l’argento loro si copersero di ruggine ed essa testimonierà contro di loro e ne divorerà come fuoco le carni. Essi si fecero un tesoro di collera per i loro ultimi giorni (Ib. V, 1-2).

«Sì, gemiamo, dice S. Agostino, ché ne abbiamo ragione, poiché questa terra in cui viviamo, è la regione degli scandali, delle tentazioni, e di ogni sorta di mali. Gemiamo quaggiù perché ci meritiamo di esultare lassù; qui le afflizioni, là le consolazioni. Nella terra dei morti si può trovare altro che travaglio, angoscia, timore, tribolazione, lamenti e sospiri? (In Epist. S. Jacobi)». No certo, perché dice il Salmista: «Tu ci nutrirai col pane delle lagrime e ci abbevererai al calice del pianto» (Psalm. LXXIX, 6). Con ragione osserva S. Gregorio, che l’uomo conosce quale dev'essere l'amarezza della sua anima, quando infiammato dal desiderio dell'eterna patria, sente, versando lagrime, la pena del suo viaggio (Pastor.).
Ecco l'eredità che lasciò Gesù Cristo ai suoi apostoli e discepoli: «Io vi dò parola che voi singhiozzerete e piangerete, mentre il mondo godrà; voi camminerete dimessi e tristi, ma la vostra mestizia si cambierà in gioia» (IOANN. XVI, 20).

«Piangete il morto perché ha perduto la luce, dice l'Ecclesiastico; piangete l'insensato perché ha perduto la ragione. Ma intanto piangete poco il morto perché è andato al riposo, piuttosto piangete molto il malvagio, perché la sua rea vita è peggiore della morte. Il lutto della morte dura alcuni giorni, il pianto sopra il malvagio deve durare finché egli vive» (Eccle. XXII, 10-13). «Chi darà acqua al mio capo, ed a miei occhi una sorgente di lagrime? esclamava Geremia, ed io piangerò notte e giorno gli uccisi della figlia del popolo mio » (IX, 1); piangerò la morte spirituale di tanti peccatori.

S. Bernardo, facendo sue le parole del profeta, dice: «Chi darà al mio capo una sorgente di acqua, chi farà scaturire dai miei occhi una fonte di pianto, per prevenire con le mie lagrime il pianto e il digrignare di denti, e i duri ceppi delle mani e dei piedi e il peso delle catene che costringeranno, premeranno e bruceranno, senza mai consumarli, i riprovati?... Ah! io non voglio mai più ridere fino a tanto che non oda dalla bocca di Dio quelle parole: Venite, o benedetti; né cesserò dal pianto finché sia libero dal timore di quella sentenza: Partitevi da me, o maledetti (Serm. XVI, in Cantic.)».

E' impossibile che si rifletta seriamente alle illusioni, alle angosce, alle miserie, alle afflizioni della vita, ai sudori, alle fatiche, ai pericoli, alle malattie, ai patimenti che quaggiù c'incalzano e ci opprimono, alla morte che ne è il termine, alla putredine ed ai vermi del sepolcro, all’incertezza della salute; è impossibile, ripeto, che a tutto ciò si pensi senza piangere amaramente.. Ma quando poi si pensa ai rischi che corre la nostra salvezza, ai numerosi e crudeli nostri nemici, alle concupiscenze e debolezze nostre, alle passioni e tentazioni a cui siamo esposti, ai molti peccati che ciascuno di noi commette, alle poche virtù che pratichiamo, al poco di pietà, di fede, di speranza, di amore, di umiltà, di pazienza, di purità, di mortificazione, di zelo che abbiamo, al giudizio che ci sovrasta, all'inferno che ci è minacciato, è impossibile che non ci fondiamo in lagrime…

ESEMPI DI GESÙ CRISTO E DEI SANTI. - «A forza di gemere, dice di sé il profeta, la carne mi si è attaccata alle ossa e la mia bevanda ho mescolato con le lagrime» (Psalm. CI, 6, 10). «Il pianto fu il mio vivere giorno e notte. Mi sono consumato nel gemere e bagnerò il mio letto tutte le notti con lagrime sì abbondanti, che ne sarà inumidito il pavimento» (Psalm. XLI, 3), (Psalm. VI, 6).

Tobia geme e prega sciogliendosi in pianto (III, 1). Giobbe non cessava mai dal piangere... Samuele e Geremia piangevano del continuo... Del re Ezechia si dice che pianse molto (IV Reg. XX, 3).

Gesù Cristo piangeva sovente, ma non si sa che abbia riso mai... La madre sua santissima piange non rare volte nel tempo di sua vita, ma particolarmente presso la croce. - La Maddalena si fonde in tante lagrime da bagnarne i piedi del Salvatore (Luc. VII, 38); Pietro anch'egli prorompe in dirotto e amaro pianto (MATTH. XXVI, 75).

Tutti i santi piansero sempre le loro debolezze ed i peccati degli altri.
Di essi tutti possiamo dire quello che di sé affermava S. Agostino: «Le lagrime mie scorrevano a rivi» (Confess.). «E amavano piangere, dice S, Bernardo, e amaramente piangevano, perché profondamente afflitti dei peccati che insozzano la terra (Serm. in cantic.)».
LACRIME UTILI E PREZIOSE. - Quelli che seminano nel pianto hanno la promessa del Signore, fatta per bocca di Davide, che mieteranno nell’allegrezza (Psalm. CXXV, 6); perché Iddio pone le lagrime loro sotto i suoi occhi (Psalm. LV, 8). Non è dunque a stupire che i santi padri esaltino il pregio e la potenza delle lagrime.

«O virtù delle lagrime, esclama S. Efrem, rimedio ai peccati, lavanda dell'anima, distruzione delle passioni, perfezionamento delle virtù! Per te i peccatori diventano beati (Lib. de Compunct.)». «Quanta potenza è nelle lagrime dei peccatori esclama S. Pier Crisologo; bagnano il cielo, purificano la terra, smorzano il fuoco dell'inferno, cancellano la sentenza divina, contro qualsiasi delitto (Serm. XLIII)». «E quelle delle anime pie, dice il Nazianzeno, sono l'espiazione del mondo, un diluvio in cui scompare il peccato (Orat. I, cont. Julian.)»; secondo S. Giovanni Climaco, sono un secondo battesimo che lava e purifica come il primo (Grad. VII); Pietro Cellense afferma che «più tollerabili sono al demonio le fiamme dell’inferno, che non le nostre lagrime (Lib. de Punibus, c. XII)».

Infatti, come dice S. Anselmo, la potenza delle lagrime vince l'efficacia della preghiera: «Questa calma Iddio, ma quelle lo disarmano; la lagrima addolcisce come balsamo, le preghiere feriscono come spada (In Tobia)». A ragione S. Lorenzo Giustiniani esclama: «O umile lagrima! tu vinci l'Invincibile, leghi l'Onnipotente, rendi mite e propizio il Figlio della Vergine, apri il cielo, metti in fuga il demonio (De Ligno vitae, c. IX)». E già prima di lui San Agostino: «O umile lagrima! tuo è il regno, tua è la potenza; tu non temi l'aspetto del giudice e fai tacere i tuoi accusatori; tu entri da sola al cospetto del re, ma da sola non te ne parti (Confess.)».

Le laidezze che impediscono la salute del peccatore sono scancellate dalle lagrime le quali lo rendono terso come oro, scrive S. Gregorio; perché piangendo le sue colpe, l'uomo è vestito dello splendore della giustificazione. Anzi quanto più uno piange la colpa, tanto più alto si solleva nella cognizione del vero; perché la coscienza, da molto tempo macchiata, lavata nel battesimo del pianto, ridiventa atta a vedere la luce interiore. La forza del pentimento apre le vie del cuore e dà le ali alle virtù (Moral. lib. XXI). «E quali sono i peccati che il pianto non scancelli? domanda S. Gerolamo; quali le macchie per quanto sudice e inveterate, che i gemiti e le lagrime non lavino? (Epist.)». Il pianto che si versa in vita, conforta e purifica, ma quello che ci è strappato per forza dopo morte, riesce doloroso ed inutile.

«Bisogna muovere alle lagrime, non agli applausi, avverte San Bernardo; le lagrime sono il pane degli angeli. Oh! come quest’odore di una nuova vita, questo sapore della grazia, questo gusto del perdono, quest'allegrezza di riconciliatone, questa soavità di una coscienza che ha ritrovato la pace, oh come tutte queste meraviglie sono per gli angeli vino delizioso! (Serm., XXXIX, in Cantic.)». Graziosa poi è l'immagine che ci presenta il Crisostomo: « Come dopo un temporale l'aria è più pura, il cielo si mostra più sereno, così dopo la pioggia delle lagrime, la nera caligine dei peccati si dissipa, la purità e la tranquillità dell'anima rimane. E come siamo purificati per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo, così lo siamo pure per mezzo delle lacrime e della confessione (Hom. VI, In Matth.)».

Le lagrime sono la voce della penitenza e della preghiera; voce che Dio infallantemente esaudisce. Piangere è un comprarsi il perdono dei peccati; piangere è un irrigare l'arida terra del proprio cuore e renderla fertile... Piange a calde lagrime il re Ezechia e tosto il Signore gli fa sentire: «Ho veduto le tue lacrime ed ecco che ti restituisco la salute» (IV Reg. XX, 3-5). «Anna, madre di Samuele, osserva S. Bernardo, merita con le sue lagrime di avere un figlio ed ottiene per di più il dono della profezia. In virtù delle sue lagrime, Davide ottiene il perdono dell’adulterio e dell'omicidio di cui si è reso colpevole. Per le sue lagrime Tobia ricupera la vista, la Maddalena merita di udirsi quelle consolanti parole del Salvatore: Tutti i suoi peccati le sono rimessi. Pietro vede cancellata la sua triplice caduta» (Serm. XXXIX, in Cantic.). Maria Egiziaca, Taide, Agostino, e mille altri, versano lagrime e non solamente ottengono perdono dei loro molti ed enormi peccati, ma diventano inoltre grandi santi. Perché, come nota S. Agostino: « La pioggia delle lagrime fa molto rumore negli orecchi di Dio, di modo che ascolta il pianto più che la voce (Confess.)».

«Voi, O Signore, diceva Sara, dopo la tempesta riconducete la calma e dopo i gemiti e le lagrime infondete la gioia. Il vostro nome, o Dio d'Israele, sia benedetto per tutti i secoli» (Tob. III, 25-23). Raguele non dubitava menomamente che Dio avesse accolto le suppliche e le lagrime sue (Tob. VII, 13).

«O potenza delle lagrime, esclama S. Efrem, dove mai non arrivi, tu che piena di confidenza, superando ogni ostacolo, penetri nei cieli! O potenza delle lagrime, che puoi, quando ti aggrada, stare giubilante al cospetto dell’immacolato Signore! O potenza delle lagrime alla cui vista o anche alla sola speranza, la gerarchia degli angeli e delle celesti virtù si sente inondare di gioia! O potenza delle lagrime, in un batter d'occhio tu monti e arrivi al cielo come se vi fossi portata da agilissime penne e ottieni da Dio tutto quello che domandi; egli ti viene lietamente incontro portandoti il perdono e la remissione dei peccati! Concedete dunque, o Signore, all'indegno vostro servo le lagrime, la luce e la forza del cuore, affinché, versando continuamente e con diletto, torrenti di pianto, il mio cuore sia illuminato in mezzo ad una preghiera pura; la carta dei miei peccati sia cancellata dalle lagrime e l’ardente fiamma accesa dai peccati, sia spenta dalle lacrime. O virtù delle lagrime, tu cavi dall'inferno quelli che ti desiderano e li sollevi al cielo (Serm. III, de Compunct.)».
Prostrata ai piedi di Gesù Cristo, la Maddalena gli offriva un convito assai più gustoso e gradevole che quello di Simone... Le lagrime sono perle preziose che Dio stima a così alto prezzo, che le raccoglie egli medesimo come dice il profeta: «Le mie lagrime hai posto dinanzi a te, o Signore » (Psalm. L V, 8). Penetrato di questa verità, S. Arsenio pianse per tutta la sua vita (In Vita). «Il nostro Dio, diceva S. Sinclettica, è un fuoco che consuma e il mezzo d'infiammare i nostri cuori di questo fuoco sacro, è di versare abbondanti lagrime » (SURIUS. In Vita). E l'abate Ipericchio soleva dire che il cuore il quale versa lagrime, attira prontamente sopra di sé la misericordia di Dio (SURIUS. In Vita).

Come l'ombra non abbandona mai il corpo, così le lagrime non devono mai scomparire dal nostro ciglio. Il pianto ci apre la terra delle promesse; quella terra dove più non si temono né assalti, né pericoli, né nemici. Leggiamo che Axa, figlia di Caleb, gli dimandò con lagrime una terra fertile, e l'ebbe (Iosuè. XV, 19); dimandiamo anche noi a Dio con ardente brama e molte lagrime, le ricchezze della virtù, la fertilità della grazia, la terra dei viventi e l'anima è sicura di ottenere tutti questi inestimabili doni. «Pianga e gema, dice S. Antonio, chi vuol essere liberato dai suoi peccati; chi vuole innalzare l'edificio delle virtù, lo innalzi col piangere (Theod. in Philot. c. XXX)». Perché, dice S. Basilio, « là dove sgorgano le lagrime, si accende il fuoco spirituale che illumina le profondità dell'anima e riduce in cenere tutti i peccati (Homil. IV, de grat. actione)».

Prima di risuscitare Lazzaro, Gesù Cristo si sciolse in pianto: affinché ne avessimo insegnamento che bisogna piangere il povero peccatore di cui Lazzaro, giacente nel sepolcro, è figura; e quante preghiere e lagrime non costò il richiamarlo a vita e il toglierlo dall'orribile tomba delle passioni e dell'inferno! S. Monica pianse per venti anni continui i traviamenti del figlio suo Agostino, tanto che un vescovo le disse: «E’ impossibile che il figlio di tante lagrime vada perduto (Confess. c. XII)». Infatti la pia madre non solamente ebbe a rallegrarsi della conversione del figlio, ma vide quello scandaloso peccatore, ch'era Agostino, divenire vescovo, uno dei più sapienti dottori e dei più validi difensori della Chiesa e finalmente un gran santo.

Seneca medesimo riconobbe la convenienza e l'utilità delle lagrime, avendo lasciato scritto nei suoi proverbi: «Fu tratto infinitamente provvidenziale di Dio, l'avere posto negli occhi la facoltà di vedere e di piangere; affinché coloro che commettono qualche colpa con gli sguardi, l'espiino con le lagrime (In Prov)»,

Diciamo dunque di tutto cuore con S. Agostino: «Fatemi la grazia, o Signore, che quando parlo o scrivo o ragiono di voi, sgorghino dagli occhi miei dolci ed abbondanti lagrime, così che sia il pianto il cibo mio giorno e notte. Vi scongiuro, o buon Gesù, che, per quell'immensa misericordia con cui vi degnaste meravigliosamente di soccorrere noi, poveri naufraghi, mi concediate la grazia delle lagrime, sospiro cocentissimo dell'anima mia (In Soliloq.)».

GIOIA DELLE LACRIME. - «Beati quelli che piangono, disse Gesù Cristo, perché saranno consolati» (MATTH. V, 5); ma beati principalmente quelli che piangono nell’intimo del loro cuore. Beati quelli che piangono i loro peccati e quelli degli altri; quelli che piangono come S. Paolo, il loro esilio e la loro prigionia nel corpo e nel mondo, contro i quali bisogna sostenere continua ed accanita lotta (Rom. VII, 24. Beati quelli che piangono sospirando al cielo ed all'amore di Gesù Cristo, al cui possesso sospirano come al loro sommo bene (Philipp. I, 23). Beati..., perché saranno consolati...- Saranno consolati in questa vita, perché infinitamente più dolci di tutte le gioie mondane sono le lagrime del pentimento. Testimonio S. Agostino il quale dice che non si trovò mai più lieto e contento che quando gli sgorgavano dagli occhi le lacrime (Confess.). La vera gioia quaggiù si trova soltanto nel cuore contrito, nelle lagrime dell'uomo che ama Dio... Saranno consolati in morte, perché godranno ed esulteranno eternamente in cielo. «Gioia eterna splenderà su le loro fronti, dice Isaia di quelli che piangono, il dolore e il gemito fuggiranno da essi i quali vivranno ormai in continua festa ed allegrezza» (ISAI. XXXV, 10); scrive perciò S. Gerolamo di S. Paola che «pianse per ridere eternamente (Obit. S. Paulae)».

Gesù Cristo chiama beati coloro che piangono, perché si rallegreranno nell'avvenire. Non dice già beati quelli che piangono la morte di un congiunto, o altra qualsiasi amarissma perdita; non dice beati quelli che un'illusione carnale fa piangere; ma quelli che piangono i loro peccati, il loro allontanamento da Dio. Questi piangono al presente per un po' di tempo, ma nella vita futura saranno consolati per sempre. A loro sono dette quelle confortanti parole da Gesù Cristo: «Ora voi gemete nella mestizia e nell'affanno, ma io tornerò a vedervi, e allora il vostro cuore godrà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (IOANN. XVI, 22).

«Si può dire, scrive S. Basilio, che le lagrime delle anime fedeli provengono dal fervore della carità; esse infatti piangono di amore fissando l'occhio su colui che le ama e che esse amano e queste lagrime formano le loro delizie» (Homil. IV, de Grat. act.). S. Paolo c'invita a piangere con chi piange; queste lagrime sono una specie di semenza che fruttifica gioia per il cielo. Perciò il pianto non solo non è un ostacolo alla gioia spirituale, ma ne è un potentissimo aiuto. Il cuore penitente desidera le lagrime e se ne rallegra, si pasce del pentimento e del pianto come di squisitissima vivanda. Perciò quel detto di S. Antioco: «L’abbondanza delle lagrime è al cuore ciò che è il miele alla bocca» (Homil. CVII, de Compunct.), e quell'altra sentenza di S. Efrem: «Sappiate che nessuna cosa al mondo vince in dolcezza il dono delle lagrime; se uno di voi prova quanto sono dolci le lagrime, egli si sentirà tratto verso il cielo e disprezzerà tutto quello che si gusta nel mondo» (Orat. de extrem. iudic. et compunct.).

Dice Pietro Cellense: «Il pane di quelli che sono contriti, sta nell'abbondanza medesima delle lagrime; perché come il pane ristora chi ha fame, così le lagrime nutriscono e rinforzano l'anima penitente. L'affamato sviene, se gli manca il pane; l'anima straziata dal rimorso dei suoi peccati, languisce se non versa pianto; il pane sazia la fame, le lagrime addolciscono il dolore e lo cangiano in gioia» (Lib. de panib. CXII). Le lagrime della compunzione dànno a sperare la beatitudine e la gioia celeste; e ne sono il pegno. Perciò S. Macario diceva che i cristiani hanno per conforto le lagrime; esse formano le loro delizie e scusano ogni altra cosa (Homil. XV).

Anzi, S. Giovanni Crisostomo dice: «Non vi è nulla di così giocondo e soave, quanto il pianto che si versa per Iddio (Hom. XXIV, in Epist. ad Eph.)». Perciò se volete essere felici e consolati, piangete. «Perché se Iddio vi conforta e consola, ancorché tutte le tristezze si rovesciassero su di voi, non ne sareste mai vinto (Hom. XV)». «Ma se così dolce è il pianto, conchiude S. Agostino, che cosa sarà il cielo? Più saporite e deliziose sono le lagrime di coloro che pregano, che non tutti i divertimenti e le vane gioie dei teatri» (Confess.).

p. Cornelio A Lapide