La virtù della Prudenza
La
Prudenza appartiene al grande gruppo delle virtù umane in cui i teologi e i
moralisti fanno ulteriori distinzioni. Col Catechismo Cattolico possiamo
definire le virtù umane come attitudini ferme, disposizioni stabili,
perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri
atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la
ragione e la fede.
Esse
procurano facilità, padronanza di se e gioia per condurre una vita moralmente
buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene. Le virtù hanno
il compito di disporre l'uomo, con tutte le sue potenzialità, ad entrare in
comunione con l'amore di Dio.
La
prudenza è la prima delle quattro virtù cardinali. Esse sono chiamate in
questo modo, perché sono il punto di forza della personalità e su di esse e
intorno ad esse si raggruppano le altre virtù.
La
prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni
circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo.
L'uomo
accorto controlla i suoi passi ... Siate moderati e sobri per dedicarvi alla
preghiera. La prudenza è la retta norma dell'azione, scrive san Tommaso sulla
scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con
la doppiezza o la dissimulazione.
Viene
chiamata cocchiere delle virtù: essa dirige le altre virtù indicando loro
regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di
coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo
giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai
casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul
male da evitare.
I
filosofi antichi definivano la prudenza come retto discernimento delle azioni
umane. La prudenza è virtù che fa riferimento all'operare, inclina l'uomo
a comportarsi da uomo in modo da umanizzare se stesso e gli altri.
Si
impegna effettivamente nell'azione umana interiore, tendendo a perfezionarla
direttamente in quanto è umana, cioè intelligente e libera. La prudenza tende
al bene dell'azione che si compie e al bene di chi la attua.
Essa
non può mai essere contro la dignità della persona umana.
Il
suo diretto obiettivo è la soluzione del singolo problema.
Mentre
fa riferimento ai principi universali, come: fai il bene, evita il male, agisci
conforme alla tua dignità, fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a
te, ecc. tiene presente la realtà concreta e sceglie i mezzi adeguati e
opportuni per raggiungere il fine prefissato. Quindi la prudenza come virtù non
si accontenta che il fine sia buono, ma che siano tali anche i mezzi che si scelgono
ed il modo che viene usato per conseguirlo.
La
prudenza è anche vera virtù morale, cioè tende al bene: la prudenza è la
premessa per attuare il bene, non vi è virtù morale possibile senza la
prudenza, perciò è l'apripista delle virtù. Essa porta al trionfo del bene
nella sua concreta realizzazione, perché sono suo oggetto sia gli atti umani
buoni dei singoli e della comunità, sia tutte le altre virtù morali che la
prudenza dirige come moderatrice.
Il
Concilio afferma che la vocazione dei fedeli in Cristo è di portare frutto
nella carità per la vita del mondo.
Ora
il cristiano non può rispondere seriamente all'appello di Cristo nella pienezza
della carità, senza le vie e i mezzi necessari suggeriti dalla prudenza.
La
prudenza cristiana non è un freno che mortifica la creatività e l'entusiasmo,
ma essa sollecita e guida la pronta e generosa scelta, quella più
conveniente, nella singola situazione concreta.
È
la prudenza che orienta in ogni azione a scegliere, secondo la chiamata di
Cristo, alla perfezione del Padre celeste.
Essere
perfetti come il Padre, non nel senso di tendere al più perfetto in sé,
sarebbe solo una scelta che porta alla alienazione, perché irraggiungibile, ma
per orientarsi alla perfezione richiesta dallo sviluppo della propria personalità,
corrispondente alle grazie e alla statura di vita cristiana nel momento attuale,
in armonia con le esigenze della comunità cristiana e umana.
La prudenza nella Bibbia
Nell'Antico Testamento
Il
comportamento prudente ed abile per riuscire nella vita individuale e nel
governo della società è stato studiato e descritto nelle raccolte sapienziali
di tutte le civiltà dell'oriente antico. Egitto, Mesopotamia e, Grecia ritenevano
la prudenza un fattore fondamentale di civiltà. I loro scritti influiscono
sulla letteratura sapienziale del popolo ebraico.
Il
loro contenuto, pur essendo ispirato da Dio, è frutto della riflessione dei
saggi e della loro esperienza riguardo al mondo creato e alla storia.
Si comprende come il nucleo più antico del libro dei Proverbi prospetti una prudenza che si configura alla accortezza degli antichi Egiziani.
Progressivamente,
sotto l'influsso della fede monoteista, la prudenza israelitica si evolve verso
livelli più nobili e tende ad unirsi strettamente alla sapienza.
In
ebraico e di conseguenza nella Bibbia, sapienza e prudenza sono termini simili
e formano un binomio piuttosto costante. Possiamo quindi leggere che è felice
è l'uomo che ha trovato la sapienza ed è fornito di prudenza. Il suo
guadagno è migliore che guadagnare argento e oro raffinato.
Sapienza
e prudenza vengono attribuite al Signore: il Signore con sapienza fondò la
terra ed eresse i cieli con prudenza. Da qui viene il principio e invito
ripetuto tante volte nei libri sapienziali, di acquistare ad ogni costo la
sapienza e la prudenza.
Mettiamo
in evidenza alcune idee che la Sacra Scrittura espone. La prudenza è la legge
eterna divina rivelata in modo speciale nei dieci comandamenti; tuttavia la
prudenza di Israele, pur riconoscendo nelle dieci parole la guida più sicura,
non si limita a quelle norme generali ma si preoccupa di trovare dei principi
di discernimento per adattarle a tutte le situazioni della vita individuale,
familiare e politica.
Perciò
con la legge rivelata si valorizzano le norme di prudenza maturate alla scuola
dell'esperienza. Legge e prudenza più che identificarsi spesso si integrano.
Questa prudenza è un dono di Dio: è il Signore che conferisce la sapienza e
dalla sua bocca provengono la sapienza e la prudenza.
La
stessa eterna sapienza insegna la prudenza, perciò afferma categoricamente:
la prudenza mi appartiene.
Certamente
senza la sapienza, dono di Dio, che è l'eterna sapienza, non è possibile la
vera prudenza e a sua volta la permanenza del dono della sapienza domanda nel
soggetto la prudenza che collabori al discernimento e alla riuscita delle
azioni buone. Se la prudenza è un dono di Dio, l'uomo non è per questo
disobbligato dalla propria ricerca ed educazione. Sono interessanti le tre vie
per l'educazione alla prudenza suggerite dal libro dei Proverbi: anzitutto
bisogna percorrere la via della preghiera per avere la luce da Dio, fonte di
ogni prudenza.
Poi
bisogna incamminarsi sulla via della docilità per ascoltare i consigli dei
genitori, dei maestri, degli anziani, cioè di quelli che hanno esperienza della
vita. La docilità alla correzione è condizione necessaria per la prudenza.
Perfino
il re, che deve essere tanto più prudente quanto più elevata è la sua carica,
deve ascoltare i pareri dei validi consiglieri di cui si circonda. La terza
via è l'esperienza, che suggerisce le regole della prudenza ad esempio nella
scelta della sposa, nell'educazione dei figli, nei rapporti con gli amici.
Per
queste tre vie si raggiunge così la prudenza che è un saper navigare, si fonda
nel timore di Dio, diffida di sé, riconosce i propri limiti, anzi si ritiene
una nullità se confrontata con Dio: senza di lui non c'è sapienza, né
prudenza, ne consiglio.
Chi
raggiunge la piena maturità nella prudenza deve essere pronto a discriminare
da solo il bene dal male, valorizzando il complesso delle sue esperienze.
La
somma prudenza consiste nel comugare l'aiuto della legge eterna con la
personale esperienza, perché l'obbedienza alla legge non è qualcosa da fere
ad occhi chiusi, ma esige l'integrazione della personale esperienza.
Non
manca l'enumerazione dei benefici apportati dalla prudenza: essa tiene lontano
dalle seduzioni della donna corrotta e dalle vie del peccato: preserva dalla
perdizione. È il prudente che sa tacere e parlare al momento opportuno: a lui
appartiene il retto consiglio, così da divenire guida capace di giudicare
rettamente.
Nemiche
incompatibili della prudenza sono la pigrizia, l'ira e la bramosia delle
ricchezze, mentre tra le alleate dell'uomo prudente sono nominate la misericordia,
la laboriosità, la rettitudine, la giustizia, l'affabilità e anche un pizzico
di diffidenza che ci permette di evitare le delusioni.
Gesù,
luce del mondo, è il prudente per eccellenza. Con gli stessi suoi discepoli
Cristo ha mostrato la massima prudenza, rivelando un po' alla volta il mistero
della sua divinità e della sua passione e morte. Anche con i nemici Gesù ha
tenuto un contegno ed un linguaggio prudenti, così che non potevano
contraddirlo.
Il
massimo insegnamento sulla prudenza però Gesù lo offre con la follia della
croce. Nel mistero pasquale Gesù dimostra, col suo esempio, che la perfetta
prudenza è al servizio della carità e che la donazione della vita per amore,
l'oblazione al Padre, ha come ultimo risultato il guadagno della vita.
Nella
sua predicazione Gesù ricorda agli Apostoli di essere prudenti come i serpenti,
perché saranno insidiati come agnelli tra i lupi. Questa prudenza alleata alla
semplicità delle colombe non è conquista della sola abilità umana, ma è
dote di chi è docile alla guida dello Spirito Santo.
Chi
la possiede è messo in guardia da Gesù, perché l'avvento del regno di Dio e
il ritorno del Cristo non dipendono dall'uomo e non sono prevedibili: avverranno
nel tempo che non si suppone. Per questo la prudenza viene connotata dal
massimo impegno nell'essere sempre pronti, come il servitore fedele o come le
vergini prudenti.
Gesù
presenta la maggior parte degli insegnamenti sulla prudenza nelle parabole. L'
uomo può scegliere di edificare sulla sabbia o sulla roccia, Cristo però è
la roccia, la pietra angolare che assicura la validità salvifica alle opere
del cristiano.
Agli
occhi di Gesù la prudenza non è una attesa o un tergiversare, ma equivale a
sapere prendere decisioni, a mettere in gioco tutte le proprie ricchezze per il
tesoro nascosto o per possedere la perla preziosa ad avere la costanza di non
voltarsi indietro.
Il
Vangelo riporta alcune frasi di Gesù che guidano il nostro cammino di prudenza:
cerca prima il regno di Dio e la sua giustizia; sii vigilante, sii sempre
preparato; non basarti sui beni materiali; considera quello che hai capitalizzato
per il cielo; usa le ricchezze terrene per crearti amici presso Cristo (i
poveri); vedi prima se hai la capacità e le risorse per portare a termine
quello che vuoi intraprendere.
Il
pensiero di Gesù sulla vera e falsa prudenza può essere compreso con la
lettura della parabola dei talenti (Matteo 25,14).
Dagli
Apostoli in poi la cristianità sottolinea l'importanza della prudenza. S. Paolo
raccomanda la prudenza che si oppone alla stoltezza: «Fratelli, abbiate cura di
comportarvi con prudenza e non da stolti, ma come uomini saggi».
È
una virtù necessaria a tutti, ai giovani, come agli anziani perché divengano
saggi consiglieri dei giovani; ai fedeli, come al vescovo che deve reggere la
comunità. La prudenza cristiana non è furbizia o sapere fare o sapersela
cavare. La virtù della prudenza ha come fine l'ascolto dello Spirito Santo
per comprendere quale sia la volontà di Dio, che cosa è per lui buono,
gradito, perfetto e per evitare i pericoli materiali e spirituali.
La
prudenza richiede la collaborazione del cristiano: Dio non dona la facilità e
la prontezza al comportamento prudente; bisogna conquistarlo con la ripetizione
di atti prudenti, con la esperienza e lo spirito di osservazione, valorizzando
tutte le occasioni e gli esempi di Cristo e dei santi.
Ognuno
poi deve coltivare le caratteristiche della prudenza che sono più necessarie
alla propria personalità e al compito che svolge. La prudenza è la virtù che
permette di leggere i segni dei tempi e di essere opportuni. "Fate
attenzione al modo come camminate, non da stolti, ma da prudenti, mettendo a
profitto i tempi opportuni" "Camminate con saggezza... e perciò fate
profitto di ogni tempo opportuno. Il vostro parlare sia sempre pieno di grazia,
sia condito di sale, in modo da rispondere ad ognuno come conviene".
La
funzione più nobile che attua la prudenza è quella di collaborare con la
coscienza per rispondere, momento per momento, alle scelte, alle decisioni
della vita.
Tra
coscienza e prudenza deve intercorrere uno scambio continuo, in modo da non
fare scelte sbagliate o per non tralasciare delle decisioni necessarie.
La
prudenza, con l'intelletto, offrono alla coscienza il materiale per la
decisione, perché l'uomo, come ultima istanza deve seguire la propria retta
coscienza.
Dobbiamo
pure considerare che la coscienza deve essere formata. Se la coscienza è
fiacca, la prudenza diventa debolezza.
Se
la coscienza è cavillosa o addirittura falsa, la prudenza non potrà dare un
aiuto valido alle scelte della persona.
'Una
coscienza illuminata dallo Spirito, una coscienza forte e attens', è la
migliore garanzia di un giudizio prudenziale maturo e sicuro.
La
virtù della prudenza è davvero importante nella vita dell'uomo e del
cristiano. Troppo spesso ci lasciamo condizionare dal nostro modo di pensare e
di comportarci e dalle chiacchiere degli altri.
Pensiamo
di essere liberi, ma in realtà siamo pilotati dall'opinione pubblica
prevalente. Quanti sbagli irreparabili potremmo evitare, quante schiavitù,
quante cattive abitudini, se sapessimo prima considerare le conseguenza delle
nostre azioni e delle nostre parole.
Nel
nostro modo di pensare, di parlare, di agire dobbiamo essere, come ci dice Gesù,
"semplici come colombe", cioè lineari e schietti nella nostra
personalità evangelica, così pure dobbiamo essere "astuti come serpenti",
cioè prudenti e perspicaci nell'individuare ed evitare tutto ciò che può
intaccare e menomare la nostra testimonianza cristiana, che mai come oggi, in
una società ed in una cultura che sta diventando pagana, deve essere chiara,
incisiva e senza compromessi.
La
prima esigenza della virtù della prudenza è di non si agire con precipitazione
ed emotività, non lasciarsi guidare dalle impressioni e dagli stati d'animo del
momento, ma ogni proposta deve essere esaminata e vagliata con calma, serenità
ed attenzione, diversamente, con tutte le buone intenzioni, si producono danni
irreparabili.
È
regola elementare di prudenza non prendere alcuna decisione importante, non
mettere mano ad un affare di rilievo, non fare un rimprovero, quando si è
interiormente sconvolti da qualche passione. Ciò evidentemente, non vuol dire
cadere nell'eccesso opposto di non sapere mai prendere una decisione.
C'è
una ponderazione esagerata che diventa blocco e indecisione patologica, mentre
la vita a volte richiede di agire con fermezza e tempestività. Prudenza non è
indecisione, non è paura, non è tergiversare, ma è scegliere la cosa giusta
nel modo giusto e nel momento opportuno, essere la persona giusta al posto
giusto.