La
virtù dell'umiltà
Voglio
parlare di una virtù che, anche se è un po' difficile metterla in pratica,
tuttavia aiuta molto a diventare santi: è l'umiltà.
Che
cos'è l'umiltà? Purtroppo non si può descriverla in modo completo, perché ha
molte sfaccettature. Essa però è presente in tutte le altre virtù, o meglio,
è il loro fondamento, la loro radice, la loro porta.
Quali sono i suoi aspetti principali? Il primo è: avere una bassa considerazione di se stessi, essere convinti che siamo un nulla. Infatti Gesù nel Vangelo ce lo ricorda molto bene allorché dice: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili» (Lc 17, 10). Questo significa che ognuno di noi vale proprio niente. Anche San Paolo la pensa così quando scrive: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?» (1 Cor 4, 7). E' tutto merito di Dio ciò che abbiamo: corpo, anima, salute, vestiti, intelligenza, capacità, ricchezza, ecc. Tanto è vero che, se Dio volesse, ci toglierebbe tutto in un istante solo.
L'umiltà
è certo difficile da praticare, perché porta alla morte del proprio io e della
propria superbia. Quanta superbia e arroganza c'è nel mondo! Anche solo al
richiamo di compiere meglio il proprio dovere sul lavoro, subito ci si ribella.
Tutti desiderano essere stimati dagli altri. Se qualcuno ci disprezza, ci
arrabbiamo e vendichiamo. Di umiltà non se ne vuol proprio sentir parlare. Gesù
però non la pensa così, quando dice: «Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi...
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli» (Mt
5, 11). E ancora: «Chi vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso» (Mt 16,
24).
Purtroppo
quasi nessuno capisce, o vuol capire, questa virtù. Solo i Santi l'hanno capita
e messa in pratica. Un esempio: San Giovanni di Dio per diventare santo, si fece
credere matto. Fu messo infatti in manicomio dove veniva spesse volte
bastonato. Mentre riceveva le botte diceva agli infermieri: «Picchiate,
picchiate più forte». Quelli all'inizio non se lo facevano ripetere due volte.
Ma col passar del tempo si accorsero che matto non era, e quindi lo rimandarono
libero. Allora, avendo visto quanto soffrivano i ricoverati negli ospedali, fondò
la Congregazione dei Fatebenefratelli, con la finalità di curare gli ammalati,
soprattutto i più poveri e abbandonati.
Morire
a se stessi non significa disprezzare i propri talenti, le proprie capacità,
gli studi fatti, la cultura, i doni di natura, l'intelligenza, le capacità
nel lavoro, la ricchezza, e altre cose simili, che invece dobbiamo far fruttare,
come raccomanda Gesù nel Vangelo. Morire a se stessi significa invece accettare
in silenzio e senza lamentarsi il disprezzo degli altri, la loro poca o nulla
considerazione nei nostri confronti, le offese, le maldicenze, le cattiverie, le
vendette, le parole amare e sarcastiche, le situazioni difficili e dolorose in
famiglia, il lavoro pesante e umiliante, la poca salute e, tutto ciò che ci fa
soffrire. Se fossimo tutti umili, le cose andrebbero davvero meglio: ci si
amerebbe di più, ci sarebbero meno guai, meno dolori, meno guerre. Morire a se
stessi significa anche chinare il capo e dire: «Bene per me se sono stato
umiliato» (Salmo 118, 71). E anche: «Sia fatta Signore sempre la tua santa
volontà».
Chi,
più di tutti, ha praticato tale virtù in modo veramente eroico? Gesù e la
Madonna. Gesù durante la Passione è stato umiliato così tanto da dover dire:
«Io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo» (Salmo
22, 7). Tutto ha accettato in silenzio: percosse, sputi, schiaffi, calci,
flagellazione, coronazione di spine, e tante altre umiliazioni atroci.
San
Paolo parlando della Sua Passione afferma: «Apparso in forma umana, annientò
Se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2,
8). Sì, Gesù, pur essendo Dio, si è lasciato calpestare, annientare, ed è
per questo che ha potuto dire: «Imparate da Me che sono mite e umile di cuore»
(Mt 11, 29).
La
Madonna non è stata da meno. Infatti nel Magnificat ha affermato di Se stessa
che Dio l'ha scelta per la sua piccolezza. Davvero la Madonna era umile,
soprattutto perché ha sempre considerato se stessa un nulla. E poi, anche perché
ha accettato in silenzio la derisione e il disprezzo degli uomini. Prima di
tutto perché al suo tempo, avere un figlio solo significava essere maledetti da
Dio. Infatti la convinzione comune era: solo chi ha più di un figlio è
benedetto. Anzi, più figli si avevano e più quella famiglia era benedetta. La
famiglia di Nazareth era disprezzata anche per il fatto che era povera.
Infine,
pensiamo a quando la Madonna ritornò a Nazareth dopo che Gesù era stato
crocifisso. Molti avranno puntato il dito su di Lei, dicendo che era la mamma di
un condannato a morte, e per di più alla crocifissione, quindi a quel tipo di
morte che si era meritato il più delinquente di questo mondo.
L'umiltà
è molto importante per chi vuol amare Dio, appartenere a Lui ed essere suo
amico prediletto. Nella persona umile Dio abita volentieri. Infatti ha scritto
l'Apostolo San Pietro: «Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri,
perché Dio resiste ai superbi, ma dona la Grazia agli umili. Umiliatevi dunque
sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno» (1,Pt 5,
5-6). E San Luca scrive: «Chi si umilia sarà esaltato» (Lc 18, 14).
Se
un giorno arriveremo a possedere davvero l'umiltà, allora in Paradiso saremo
annoverati tra i Santi. Non respingiamo le occasioni che Dio ci manda per
esercitare questa bella virtù. Tutti i Santi l'hanno praticata, anche se a
volte è costata sangue e morte. Ora però regnano con Dio in eterno. In
Paradiso non c'è posto per i superbi, ma solo per gli umili. Termino riportando
queste parole di Gesù che dovrebbero farci riflettere molto: «In verità vi
dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel
Regno dei Cieli» (Mt 18, 3). Se tale è la condizione, vien da chiedersi: «Chi
mai si salverà?». Allora mettiamoci tutta la nostra buona volontà per essere
umili come i bambini, altrimenti il Paradiso non lo vedremo neppure da lontano.