La
scienza di fronte al mistero della vita
tratto
da il Timone di
Paolo Gulisano
Un nuovo essere
umano? Nasce al momento della fecondazione. Da subito ha un patrimonio genetico
individuale ed irripetibile. È intrinsecamente autonomo nella crescita
continua, graduale, e coordinata. Allora parlare di pre-embrione è un non-senso
scientifico.
“Tu mi hai
fatto come un prodigio”: così si legge nella Sacra Scrittura, e davvero
la vita umana è un prodigio, una realtà straordinaria, un mistero e una
meraviglia scientifica. Molta strada è stata fatta da parte delle scienze
mediche da quando, nel 1902, l’embriologo tedesco Hans Spemann lavorando su un
embrione di salamandra provò che le prime cellule di un embrione trasportano
tutta l’informazione genetica necessaria per creare un nuovo organismo. Una
scoperta brillante che indusse col tempo allo scienziato altre ambiziose
aspirazioni: nel suo libro del 1938 “Sviluppo e induzione di un
embrione", Spemann affermò che il successivo gradino per la ricerca
sarebbe stato “il fantastico esperimento”, come egli lo chiamò, ovvero la
clonazione di un organismo ottenuta dall’estrazione del nucleo di una cellula
differente inserita all’interno di un uovo fertilizzato senza nucleo.
Dal punto di
vista biomedico, che cosa è l’embrione umano? L’embrione umano è un
individuo appartenente alla specie umana. Come scrivono i biologi Angelo Serra e
Roberto Colombo, “la induzione logica dei dati forniti dalle scienze
sperimentali conduce all’unica possibile conclusione, e cioè che – a parte
fortuiti eventi di disturbo – alla fusione di due gameti un nuovo reale
individuo umano incomincia la propria esistenza, o ciclo vitale, durante il
quale – date tutte le condizioni necessarie e sufficienti – realizzerà
autonomamente tutte le potenzialità di cui è dotato. L’embrione, pertanto,
dal tempo della fusione dei gameti è un reale individuo umano, non un
potenziale individuo umano”.
L’individuo
biologicamente inteso ha tre priorità fondamentali che lo caratterizzano fin
dal suo inizio. C.H. Waddington definisce questo fenomeno come “l’emergenza
continua di una forma da stadi precedenti”: l’unità coordinata
dell’essere, la continuità dello stesso essere, la gradualità dello
sviluppo. In sintesi: rimanendo lo stesso identico individuo, l’embrione umano
sviluppa gradualmente se stesso, in un processo dove le singole cellule sono
integrate. L’embrione appare al biologo un individuo con le tre proprietà
sopra indicate.
L’individualità
scoperta dalla biologia nel caso dell’uomo si realizza nella sua forma più
alta: la persona è l’essere per eccellenza. Da ciò deriva una conseguenza
assai importante: parlare dell’embrione come di “persona potenziale” come
non coincidente con “persona in atto”, è un non senso. Come ha scritto
Carlo Caffarra, “il passaggio dalla potenzialità alla realizzazione della
medesima non muta la natura di un essere, ma al contrario la realizza: nessuno
diventa ciò che non è. Esistono solo persone in atto che sono sempre in grado
di perfezionare il loro essere attraverso l’esercizio delle proprie facoltà”.
È
all'atto della fecondazione che avviene il mutamento sostanziale e si
costituisce un nuovo essere umano con un patrimonio genetico individuale ed
irripetibile, che gli consente di essere soggetto attivo della propria
costruzione e intrinsecamente autonomo nella sua crescita continua, graduale, e
coordinata. L'embrione è, quindi, individuo fin dalla fecondazione.
Durante questo
processo due cellule altamente specializzate (i gameti), l’una derivante
dall’uomo (lo spermatozoo) e l’altra dalla donna (la cellula uovo), si
uniscono per dare origine ad uno zigote (uovo fecondato). In preparazione alla
fecondazione ambedue i gameti sottostanno ad una serie di modificazioni che
hanno due particolari scopi: preparare dal punto di vista formale i gameti alla
possibile fecondazione (capacitazione), e ridurre il numero dei cromosomi alla
metà di quello della cellula somatica cioè da 46 a 23 cromosomi (maturazione o
meiosi). La riduzione è necessaria, altrimenti la fusione della cellula
maschile con una femminile avrebbe come risultato un individuo provvisto di un
numero di cromosomi doppio rispetto al normale. Quando questo processo è
avvenuto, l’’unione dei due corredi cromosomici detti ploidi porta alla
formazione dello zigote (stadio unicellulare dell’embrione). Lo zigote, appena
avvenuta la fecondazione, è diploide (46 cromosomi) in quanto consegue alla
fusione di due nuclei aploidi. I cromosomi saranno metà di origine paterna e
metà di origine materna, con una combinazione che li renderà differenti da
quelli di entrambi i genitori. È già determinato il sesso del nuovo individuo,
che é già in fase di sviluppo, attraverso il processo di segmentazione, che lo
trasformerà in un organismo pluricellulare complesso, per permettere la
formazione delle nuove strutture che mano a mano andranno differenziandosi.
La prima
divisione avviene a trenta ore dalla fecondazione e si conclude con la
formazione dei primi due blastomeri. Nelle ore successive, ma non oltre il terzo
giorno, le divisioni porteranno l’embrione fino ad uno stato di suddivisione
in 16 cellule chiamato morula (il nome deriva direttamente dalla somiglianza al
frutto del gelso). Il processo di segmentazione avrà termine allorché le
cellule (i blastomeri), diventate sempre più piccole, avranno raggiunto le
dimensioni proprie della specie.
Verso la fine
della prima settimana dalla fecondazione (6°-7° giorno) la blastocisti
incomincia ad impiantarsi nella parete uterina e si consolidano, a livello
cellulare, le interazioni tra embrione ed organismo materno, già presenti a
livello biochimico-endocrinologico nell’ambiente tubarico.
Nella seconda
settimana di sviluppo avvengono stati biologici molto significativi: da una
parte (dal 7° al 12° giorno) l’impianto della blastocisti giunge a
completamento; dall’altra parte (da 13° al 15° giorno) compare la linea o
stria primitiva che permette di identificare l’asse cranio-caudale, le
superfici dorsale e ventrale, la simmetria destro-sinistra, in altre parole il
piano costruttivo dell’embrione. La comparsa della stria primitiva rappresenta
il punto di non ritorno per la suddivisione gemellare.
Alcuni
specialisti di Fisiopatologia della riproduzione umana come il professor Flamini
asseriscono che "bisogna distinguere tra l’embrione pre-impiantatorio e
l’embrione impiantato, non perché si abbia a che fare con strutture
biologiche fondamentalmente diverse, ma perché sono entità che possiedono
caratteristiche e possibilità proprie e distinte. Quando ci si riferisce
all’embrione pre-impiantatorio è conveniente parlare di pre-embrione, il
quale non va riconosciuto come persona, perché ciò che caratterizza l’essere
umano è l’individualità.”
Questo tentativo
di declassificare l’embrione a pre-embrione è una violazione della verità
oggettiva: l’’inizio della vita umana pienamente individuale si colloca al
momento della fecondazione, quando i due gameti dei genitori formano una nuova
entità biologica, lo zigote che porta in sé un nuovo progetto-programma
individualizzato. Il fatto che si deve notare è che questo nuovo programma non
è inerte, né è eseguito ad opera di organi fisiologici materni, ma si
costruisce da solo ed è l’attore principale di sé. Già alla fusione dei due
gameti umani incomincia un nuovo ciclo vitale di un nuovo essere umano. Questo
ciclo procede senza interruzioni: gli eventi singoli (come la moltiplicazione
cellulare) non sono altro che l’espressione di una successione ininterrotta di
avvenimenti. Questa continuità implica unicità. La gradualità è data dallo
sviluppo di un progetto individuale unico che implica un succedersi di forme,
passando da una struttura complessa ad una più semplice. Questa caratteristica
esige una regolazione intrinseca all’embrione stesso il quale mantiene il suo
sviluppo orientato in direzione della forma finale.
Queste proprietà
mettono in evidenza l’individualità, l’identità, l’unicità
dell’embrione che rimane sempre lo stesso individuo lungo tutto il processo di
sviluppo, che inizia al momento della fusione dei gameti. Ogni individuo ha un
genoma diverso da quello di un altro, se questo altro non è un suo gemello
monozigote; quindi può essere identificato sicuramente come appartenente alla
specie umana, essendone garantita l’identità genetica, fin dal momento della
fecondazione. Lo sviluppo dell’embrione umano avviene in un modo continuo ed
orientato: non si può separare il concetto di individualità umana da quello di
persona; l'individualità dell'embrione umano coincide nella realtà obiettiva
con la persona umana, che nella sua irripetibile singolarità non esiste se non
attraverso il proprio corpo. La vita fisica acquista, pertanto, un valore
fondamentale per lo sviluppo personale e per la costruzione degli altri valori:
ogni uomo, in quanto tale, possiede una dignità che gli conferisce un valore
superiore e lo rende meritevole di rispetto; l'embrione umano è un individuo
personale creato ad immagine e somiglianza di Dio. Pertanto, deve essere
considerato e trattato sempre in base al valore etico di persona umana: il
semplice dubbio di poter sopprimere o danneggiare la persona umana – anche in
un embrione nelle prime fasi di sviluppo – impone di astenersi dal farlo.
Bibliografia
Angelo
Serra - Roberto Colombo, Identità e statuto dell’embrione umano: il
contributo della biologia, in Pontifica Accademia Pro Vita, Identità e statuto
dell’embrione umano, LEV 1998.
Angelo Serra, L’uomo embrione. Il grande sconosciuto, Cantagalli 2003.
Jérome Lejeune, L’embrione segno di contraddizione, Edizioni Orizzonte Medico
1992.
Carlo Caffarra, Dignità e statuto personale dell'embrione, Conferenza al
Policlinico Gemelli, Roma 6 settembre 2000.
Carlo Valerio Bellieni, Se questo non è un uomo. Ancora 2004.
Carlo Valerio Bellieni, L’alba dell’io, Società Editrice Fiorentina 2004.
Mario Palmaro, Ma questo è un uomo, San Paolo, 1996.