LA PICCOLA VIRTU’ DELLA SPERANZA
(…)
…la speranza è una grandissima virtù, sia perché il suo oggetto è Dio
stesso posseduto in cielo, sia perché per non dubitare di una tale felicità,
noi che viviamo nell'oscurità, nelle, difficoltà nella sofferenza, dobbiamo
fare un atto di fede totale nella bontà di Dio ed amarlo di un amore simile al
suo, amore che si dà prima di aver ricevuto. Ma questo prezioso lingotto
della speranza soprannaturale si paga nel corso di tutta la vita con una quantità
di atti di fiducia in Dio, che ci autorizzano a parlare, secondo Péguy, della
"piccola speranza" quotidiana, "quella che ci dà il buongiorno
ogni mattina". E' questa che vorrei veder risplendere in tutte le vostre
famiglie in quest'inizio di anno nuovo. Nel linguaggio cristiano, la speranza
non è una previsione, contrariamente a ciò che immaginano tante persone
per cui "sperare" consiste nello scrutare l'avvenire, nel soppesare le
probabilità per stabilire pronostici; dopodiché, concludono: Per me ci sono
buone speranze, o al contrario: non ho grandi speranze, che significa in realtà:
credo di avere o non avere delle probabilità di successo. Vi sorprenderei forse
dichiarando che quei calcoli non hanno nulla in comune con la speranza
cristiana? Questa, benché rivolta al futuro, sta interamente nel presente.
Sperare, non è essere sicuri del domani, è avere fiducia oggi, non fiducia
negli avvenimenti imprevedibili, ma in Dio che li dirige e ci ama.
"Lasciate ai pagani, diceva Gesù, la preoccupazione di sapere ciò che
avranno da mangiare o di cosa si vestiranno domani". Si diano pure
pensiero, le loro preoccupazioni non prolungheranno
la loro vita di un minuto. Dio non vi avrebbe chiamati alla vita se non
avesse provveduto ai vostri mezzi di sussistenza. Sulla terra c'è di che
nutrire e vestire tutti gli uomini. Che tutti siano fedeli ai suoi comandamenti
e pratichino la giustizia, nessuno quaggiù mancherà di nulla. Per ciò che vi
riguarda, fate coscientemente il vostro dovere, impegnatevi coraggiosamente
nel vostro compito ed abbiate fiducia nel vostro Padre celeste che conosce i
vostri bisogni." E Gesù traccia la nostra regola di condotta in una forma
divenuta proverbiale: Non vi preoccupate del domani. Domani avrà cura di se
stesso. Ad ogni giorno basta la sua pena. Ecco la Speranza secondo il Vangelo:
non si fonda sull'impossibile sicurezza del domani, ma ci procura la pace
nell'insicurezza di ogni giorno. E' oggi che noi speriamo, senza sapere
nulla di ciò che ci riserva il domani: la nostra sicurezza risiede nella
certezza che Dio ci ama; è in lui che noi speriamo. Ahimè! Una paura istintiva
ci spinge a scrutare l'avvenire, questo "Spettro sempre mascherato che ci
segue fianco a fianco - E che si chiama domani, - Come dice il poeta. - Oh!
domani, è la grande questione, - Di che sarà fatto domani?... - Domani, è
il bagliore nel velo, - E' la nuvola sulla stella..." I versi di Victor
Hugo abitano la nostra memoria.
Tuttavia
il grande poeta qui s'inganna. La grande questione non è domani. La grande
questione, è oggi. Oggi, noi possiamo scongiurare i mali di domani che
deriverebbero dalle nostre imprudenze: domani, sarebbe troppo tardi. Oggi noi
possiamo pesare le conseguenze dei nostri atti. Domani, non ci sarà più che
da subirle. Ad ogni giorno basta la sua pena. La speranza cristiana obbligandoci
a vivere giorno per giorno ci risparmia le delusioni e gli scoraggiamenti.
Costruire dei castelli in Spagna è il mezzo più sicuro di finire a dormire a
cielo aperto, al contrario il timore di non avere più un tetto paralizza i
nostri sforzi. Non sogniamo dei domani fantastici, non inquietiamoci di domani
tragici, facciamo tranquillamente il dovere del giorno presente che conosciamo e
sapremo riempire quello di domani che noi ignoriamo.
Ad
ogni giorno basta la sua pena. Com'è buono Dio ad averci nascosto l'avvenire!
Se conoscessimo la prova che ci attende nei giorni a venire, il suo peso ci
spaventerebbe e ci schiaccerebbe in anticipo. Pensiamo solamente a sopportare
il fardello di oggi, è adeguato alle nostre forze. Domani avrà cura di se
stesso. Domani Dio ci darà delle nuove forze per far fronte alle nuove difficoltà
che ci sono sconosciute. Gesù ci proibisce di preparare questi domani? Niente
affatto, perché coloro che non vedono oltre il presente corrono incontro alla
rovina.
Il
Signore ci proibisce soltanto di inquietarci del domani. L'imprevidenza è una
colpa, perché sacrifica l'avvenire al presente; ma l'inquietudine non è un
errore minore, perché sacrifica il presente all'avvenire. L'inquietudine è,
sempre nociva, è generalmente illusoria. Quando ci si è ben premuniti
contro tutte le disgrazie possibili, o non se ne avvera nessuna e ci si è
affannati per niente, oppure ne sopraggiunge un'altra che non avevamo previsto.
Costui si è privato per anni per non aver bisogni nei giorni della sua
vecchiaia, ed ecco che la svalutazione non gli lascia altro che pezzi di carta
senza valore. Quest'altro che si mette al sicuro da tutte le malattie future,
non gode della salute presente tanto ha paura dei microbi e delle correnti
d'aria. "I paurosi, scrive Shakespeare, muoiono parecchie volte prima
della loro morte." L'inquietudine è demoralizzante; non elimina le
disgrazie temute, le anticipa; ingrandisce le difficoltà; distrugge la passione
del rischio senza la quale l'uomo non ha coraggio. Ricordate queste frasi così
semplici e così vere di Péguy: "Non amo, dice Dio, colui che specula sul
domani, non amo colui che sa meglio di me quello che sto per fare. Pensate al
domani, non vi dico: calcolate il domani. Non siate quell'infelice che si
rigira e si consuma nel suo letto per sapere come sarà la giornata di domani.
Sappiate solo che quel domani di cui si parla sempre è il giorno che verrà e
che esisterà per ordine mio come gli altri." Cari amici, coltivate nella
vostra famiglia la piccola virtù della speranza che, elevando i vostri
sguardi verso Dio, vi renderà capaci di ogni coraggio perché vi libererà da
tutte le paure.