LA
PICCOLA VIRTU DELLA GRATITUDINE.
La piccola
virtù della gratitudine completa la prima trilogia delle virtù domestiche. Ci
si fa da parte senza fatica davanti agli altri appena si pensa a ciò che ci
danno, e la nostra riconoscenza si manifesta usando delle cortesie a loro
riguardo.
In
seno alle famiglie, l'ingratitudine positiva, quella che si manifesta con la
cattiveria, fortunatamente è poco frequente. Il figlio ingrato che scappa
dalla casa paterna sbattendo la porta, il padre despota che tratta sua moglie ed
i suoi figli da schiavi costituiscono delle mostruosità. Ciò che è meno raro,
in compenso, è il dimenticare i piaceri che ci fanno gli altri o anche solo
la pessima abitudine di non esprimere mai loro la nostra contentezza. A questi
spiacevoli difetti occorre contrapporre la piccola virtù della gratitudine.
Gli smemorati sono, a quanto pare, molto numerosi. Ci autorizzerebbe a crederlo un episodio del Vangelo, mi riferisco a quello dei dieci lebbrosi che Gesù aveva guarito nei pressi di un villaggio. Quando queste persone videro che il loro male era scomparso, ce ne fu soltanto uno che andò a gettarsi ai piedi del Salvatore per ringraziarlo. Gesù non poté fare a meno di osservarlo: Non sono forse stati guariti in dieci? Dove sono gli altri nove? Quelli benedicevano senz'altro nel proprio cuore l'inviato di Dio che aveva avuto pietà della loro miseria; ma, ansiosi di far constatare la propria guarigione dalle autorità ufficiali per poter rientrare nella comunità, trascurarono un atto di riconoscenza pure assai elementare. Ora i nove smemorati erano dei compatrioti di Gesù, e l'unico che abbia pensato a manifestargli la sua gratitudine era un Samaritano, uno straniero!
Nostro
Signore sottolinea egli stesso questo contrasto a prima vista paradossale, ma
che non è inaudito. Mentre spesso aspettiamo invano i ringraziamenti delle
persone che abbiamo aiutato a costo di veri sacrifici, altri per i quali abbiamo
fatto assai meno se ne ricordano molto tempo dopo e non sanno cosa inventare per
contraccambiare. Non succede forse anche che, attenti al ringraziare un estraneo
di un beneficio occasionale, sembriamo non accorgerci nemmeno dei piaceri quotidiani
che ci fanno i nostri parenti? Da parte loro, queste gentilezze sono quanto c'è
di più naturale. E sia, ma lo sarebbe anche il dir loro che noi ne siamo
riconoscenti.
La
nostra memoria è singolarmente capricciosa, a meno che non si tratti del
nostro cuore. Se noi dimentichiamo una cortesia di cui siamo stati oggetto, con
che precisione manteniamo il ricordo di una mancanza di riguardo o di una
parola offensiva! Lo dice un proverbio: La memoria del male ha una lunga
traccia, quella del bene passa presto. Come sappiamo ricordare agli altri i
nostri buoni servizi o la briga che ci siamo presi per far loro un favore! Il
ricordo dei favori resi è più tenace di quello dei favori ricevuti. La vanità
è così abile a falsare le prospettive! Ed è senza
dubbio
meno grave che le nostre ingratitudini siano imputabili ad un prurito dell'amor
proprio piuttosto che ad una mancanza d'affetto verso coloro che ci amano:
eppure la cosa migliore sarebbe che il nostro affetto fosse abbastanza forte da
rimanerci sempre ben in mente.
Bisogna
quindi combattere il nostro maledetto amor proprio e cominciare la lotta molto
presto. In quale casa non si è sentito il seguente dialogo? Al pranzo
familiare, il figlio chiede un pezzo di pane a suo padre. Questi prende la
pagnotta e ne taglia una bella fetta, che il figlio morde subito con grande
appetito.
-
Ebbene! Chiede il papà, come si dice? Con la bocca piena, il moccioso mormora
un timido grazie. - Grazie a chi? - Grazie, papà...
E
quante volte si ripresenterà questa scena? Una delle prime parole articolate
dai vostri bambini è: no. Quella, è inutile insegnargliela, ma quante
ripetizioni sono necessarie per inculcare loro l'abitudine di dire: grazie.
Istintivamente, tendono la mano per ricevere: "Ancora, ancora!.." Il
ringraziamento non risale dalle oscure regioni dell'istinto, scaturisce da una
coscienza rischiarata dall'educazione.
Molti
adulti a questo riguardo rimangono dei bambini per tutta la vita. Non sono mai
soddisfatti; reclamano ancora; vogliono sempre di più. Insaziabili, si
rendono infelici, affliggono e stancano gli altri dai quali esigono ancora e
sempre di più. Come portarli a riconoscere che ciò che manca loro è poca cosa
in confronto a tutto quello che hanno ricevuto? Come persuaderli soprattutto
ad apprezzare maggiormente ciò che possiedono? Anche loro dovrebbero imparare a
dire grazie.
Grazie,
questa parolina gioiosa che termina con una sonorità cristallina, è la parola
magica che introduce nella famiglia la cortesia, il buon ordine e la serenità.
Grazie,
è già la preghiera che da una famiglia cristiana si eleva a Dio per
ringraziarlo. Avete notato il posto che occupa questo atto di gratitudine
nelle nostre preghiere abituali? Al mattino, diciamo: "Mio Dio, vi
ringrazio di tutte le grazie che mi avete fatto fin qui. E' ancora per effetto
della vostra bontà che vedo questo giorno..." E alla sera: "Quali
azioni di grazie vi renderò, o mio Dio, per tutti i beni che ho ricevuto da
voi. Voi avete pensato a me da tutta l'eternità, mi avete creato dal nulla,
avete dato la vostra vita per riscattarmi e mi colmate, ancora ogni giorno, di
un'infinità di favori..." Rifletteteci, non c'è un solo giorno in cui Dio
non vi abbia concesso un beneficio particolare; perfino nei giorni in cui siamo
stati provati, cercando bene, osserveremo che accanto alla nostra tristezza si
è insinuata una piccola gioia. Non è forse una grande felicità l'unione che
regna nel vostro focolare? Voi che vi amate, ringraziate Dio di una sorte tanto
dolce.
Ma
sappiate anche rivolgervela gli uni agli altri quella parolina che costa così
poco da dire e che fa tanto bene ascoltare. Prima di addormentarvi, qualche
volta riportate alla mente tutto ciò che, nella giornata che sta per finire,
avete ricevuto dagli altri. Da tutti gli altri, perché è notevole il numero
degli uomini e delle donne che lavorano ogni giorno per nutrirvi, vestirvi,
procurarvi le comodità dell'esistenza. Anche se limitate il calcolo ai membri
della vostra famiglia, sarete letteralmente stupefatti da tutto quello che in
un solo giorno ricevete da loro; tutto quello che vi hanno insegnato; i consigli
che vi hanno dato; la manforte che vi hanno dato; talvolta un incoraggiamento,
talaltra un avvertimento ma sempre per il vostro bene; una parola amorevole
che vi ha toccati, una parola divertente che ha dissipato le vostre noie; i loro
successi di cui siete stati fieri; i loro sforzi che hanno stimolato i vostri.
In una famiglia è un bel calcolare ciò che ciascuno riceve dagli altri. Ed
ecco certamente di che impegnarvi per non essere sempre colui che riceve.
Domandatevi quindi: " Che cosa ho dato loro? Che posso dar loro in
cambio?" Ma aspettando l'occasione di servirli con altrettanta generosità,
non perdete quella di dire grazie quando essa si presenta. Grazie al minimo
piacere reso da chi che sia, ma pronunciato senza affettazione, come si scambia
uno sguardo. Da sé sola questa parolina ricompensa di tutte le fatiche; se
necessario rimedia la frase un po' forte che vi è scappata poco prima; equivale
ad un sorriso e spesso lo provoca; rende felice colui che la dice e colui al
quale è rivolta. E' sorprendente osservare che nel momento in cui Nostro
Signore andava volontariamente incontro alla morte per meritare agli uomini la
vita eterna, ha voluto a ringraziare i suoi apostoli per l'attaccamento che
gli avevano provato quando viveva con loro. "Voi, disse loro, siete rimasti
vicino a me nelle mie prove". La grandezza dell'anima di Gesù si rivela in
questa delicatezza. Egli non ha smesso di colmare i suoi apostoli, ha dato
loro tutto, ed è lui che li ringrazia.
Non
è forse proprio di un cuore davvero generoso mostrarsi riconoscente verso gli
altri per il poco che cercano di fare per lui? Gli ingrati si reclutano tra i
cuori egoisti, gli spiriti meschini ed i caratteri mediocri. La piccola virtù
della gratitudine è la prova di un gran cuore. Anche nei confronti di colui che
è maldestro o che sbaglia, dal momento che ha buona volontà, siate
riconoscenti almeno per la sua intenzione. Quanto a quello che vi parla in
questo momento, poiché avete avuto la pazienza di ascoltarlo, non può finire
meglio che dicendovi grazie.