LA PICCOLA VIRTU' DELL'ECONOMIA
Temo
che leggendo questo titolo molti di voi siano trasaliti. "Come, avrete
pensato, con i tempi che corrono, in cui abbiamo tante difficoltà a sbarcare
il lunario, si può forse pensare di fare economie?" Mi affretto a dirvi
che non è questa la mia intenzione. Una delle caratteristiche della lingua
francese è quella di accettare che si metta da parte del denaro per averlo un
domani. Del resto, questa misura di prudenza difficilmente potrebbe passare per
un atto di virtù. La virtù dell'economia consiste nello sforzarsi di non
perdere nulla e di far uso di ogni cosa nel miglior modo possibile. Ammetterete
senza sforzi che essa ha la sua importanza nelle vostre case e perfino che è
molto d'attualità.
Aggiungo,
ed è questo che mi dà il coraggio di affrontare questo argomento, che è stato
Nostro Signore in persona a predicarci l'economia in una circostanza che voi
conoscete bene, dopo la prima moltiplicazione dei pani. Vi ricorderete di come
una folla di cinquemila uomini avesse ascoltato i suoi insegnamenti per
tutta la giornata; giunta la sera, il Maestro non volle rimandarli a casa
digiuni. Ma in prossimità del luogo deserto in cui si trovavano, non c'era un
paese in cui potessero rifornirsi di pane; Gesù fece dunque sistemare i
suoi ascoltatori in gruppi di cento e cinquanta e, prendendo le cinque focacce
d'orzo che gli offriva un ragazzino, le moltiplicò con tale abbondanza che
tutti i presenti ne ebbero a sazietà. Molto di più, tenuto conto dei
commensali accorti che non trascurarono di conservare per il cammino qualche
pezzo dell'alimento veramente caduto dal cielo, rimanevano qua e là per terra
gli avanzi del pasto. Si spreca più facilmente il pane che non abbiamo dovuto
faticare a guadagnarci da sé. Fu allora che il Signore, rivolgendosi agli
apostoli, dette loro un ordine che, a prima vista, contrasta stranamente con la
prodigalità di cui aveva appena dato prova: Raccogliete, disse, i pezzi che
restano, affinché niente vada perduto. Effettivamente, gli avanzi così riuniti
riempirono dodici ceste. Il pranzo dell'indomani, insomma. La precauzione non
era stata inutile.
Devo
forse confessarvi che questa lezione di economia non m'impressiona meno del miracolo
stesso? Si può quindi essere al tempo stesso generosi ed economi; bisogna
addirittura essere economi per potersi mostrare generosi. Inoltre, Gesù ci
insegna che i doni di Dio, anche quelli più inattesi, non devono renderci
passivi. Contare su Dio non ci dispensa dal contare su di noi. Noi riceviamo da
Lui tanti beni; il tempo, gli alimenti, i vestiti, il denaro che ce li procura,
e la salute, l'intelligenza, l'abilità, la forza... La buona resa della
nostra attività e l'agiatezza della nostra famiglia ci ingiungono di non
sprecare niente e di utilizzare al meglio le nostre minime risorse: questo è
l'oggetto della virtù dell'economia. La parola "economia" deriva dal
greco e letteralmente si tradurrebbe la legge della casa, o l'ordine nella
casa. Voi lo sapete, una casa è piacevole solo se vi regna l'ordine. Mi par di
sentire la buona mamma, custode vigile del focolare, ripetervi la parola di Gesù:
"Raccogliete tutto quello che è fuori posto." Ed il padre farle eco:
"Un posto per ogni cosa e ogni cosa a suo posto." Dei vestiti spazzolati
regolarmente e piegati con cura durano più a lungo. Gli oggetti sistemati dopo
averne fatto uso sono meno esposti a rompersi. Il tempo che occorre a sistemare
le proprie cose è meno lungo di quello perso a cercare dove abbiamo potuto
perderle.
In
una casa ordinata, non si è soliti sprecare e si trae profitto da cose che
altri mandano ai rifiuti. Un foglio di carta, un pezzettino di stoffa, un pezzo
di spago o di lana, invece di essere buttati nel secchio della spazzatura, sono
riposti in una scatola o in un cassetto speciale, e un giorno si è contenti di
trovarli. L'economia non deve essere confusa con la tirchieria, essa al
contrario permette di spendere, ma consapevolmente. C'è gente che si rovina
spendendo a sproposito. Si lascia tentare dall'attrattiva di un prezzo poco
elevato, ma ha secondo quello che spende. Mi diceva qualcuno: "Non sono
abbastanza ricco da comprare della paccottiglia." Calcolare non è
spilorceria, ma perspicacia in vista di spese utili. Certo, ora è difficile
stabilire un bilancio, anche quello della famiglia. Qui di nuovo l'economia
non stringerà impietosamente i cordoni della borsa, ma ordinerà saggiamente le
spese, lesinando sul superfluo per garantire l'indispensabile. Se in questa
materia avessi voce in capitolo, direi al marito: "Dia a sua moglie un
po' più di quello che le chiede", ed alla moglie: "Spenda sempre meno
di quanto non contasse fare." Ecco quello che ristabilirà l'equilibrio e
salvaguarderà la pace della coppia.
Siamo
ben lontani dalla religione, penserà qualcuno. Affatto. La parola di Nostro
Signore citata poco fa basta a convincervi che non abbiamo lasciato il terreno
religioso.
La
virtù dell'economia, in effetti, c'insegna a rispettare l'opera di Dio
riconoscendo il prezzo di tutti i beni di cui godiamo. Chi può dire a Dio:
Dacci oggi il nostro pane, colui che spreca o colui che non vuole perdere
niente, perché ne conosce il valore? Ricordatevi sotto quali tratti Gesù ci ha
dipinto il peccatore. Non è andato a cercare nei bassifondi della società un
criminale sordido. Ha rappresentato il figlio cadetto di un coltivatore, che
dilapida stupidamente la fortuna acquisita lentamente da suo padre. Il
prodigo, il dissipatore offendono Dio, perché disconoscono il frutto del lavoro
umano.
Perché
dobbiamo amministrare saggiamente i beni di cui disponiamo? Perché non c'e alcuna
cosa di cui disponiamo senza l'aiuto dei nostri simili. Siete proprio voi che vi
siete guadagnati il pane che mangiate; ma quel pane è anche il lavoro degli
altri. Lo dovete al contadino che ha seminato il grano, ai mietitori che
l'hanno falciato e riposto nel granaio, al mugnaio che l'ha trasformato in
farina, ed infine al panettiere. Passate in rassegna tutti gli oggetti di cui vi
servite: testimoniano la meravigliosa collaborazione degli uomini, in cui ognuno
è al servizio degli altri. Ne consegue che non abbiamo il diritto di
sprecare. In una magnifica pagina in cui condanna gli uomini che abusano delle
loro ricchezze, P. Gratry s'interrompe per predicare il rispetto e la stima del
denaro: "Che cos'è dunque il denaro, scrive, e da dove proviene? Il
denaro, è lavoro accumulato, è tempo, è vita umana, è sangue, sudore,
lacrime. Ecco quello che tenete fra le mani. Non avete il diritto di profanarlo."
Sì,
colui che spende a destra e a manca non nuoce solo ai suoi propri interessi, fa
torto agli altri, annientando ciò che potrebbe, di conseguenza ciò che deve
servire a qualcuno. Se il Vangelo ci comanda di essere economi, è prima di
tutto per aumentare le nostre possibilità di aiutare alcuni meno fortunati di
noi. Vista sotto questa angolatura, l'economia non ci appare più come una
vecchietta misera e avara che ha sempre paura di mancare di tutto e che finisce
con l'incontrare un imbroglione che la deruba. L'economia, io la vedo al contrario
come una persona molto curata nel suo abbigliamento e lungimirante: non lo fa
vedere, ma non ce n'è un'altra come lei per scovare le buone occasioni. Lei
si accontenta di quello che ha, perché è ricca... di tutti i bisogni inutili
che non si è creata. Vi vede in difficoltà? Vi aiuta subito, perché
lasciando che nulla vada perduto, ha sempre qualcosa da dare. L'avete
riconosciuta, non è lontana da voi. Vi faccio le mie congratulazioni, la vostra
casa non mancherà di nulla.
Estratto
dal libro: Les petites vertus du foyer, Georges Chevrot, ed. Le
Laurier, Paris