LA MESSA DI SAN FRANCESCO

PREMESSA

La vita di S. Francesco è chiara e traspa­rente come un Vangelo di grazia. Si può dire che risplenda come la veste dorata della spe­ranza, come la "sindone di Gesù", che in lui continuamente c'incontra, ci parla, ci dà un se­gno del suo Regno. La somiglianza di S. Fran­cesco con Gesù, povero e crocifisso, è talmente grande che unanimemente egli viene chiama­to: "alter Christus", "il primo dopo l'unico", "Limmagine di Cristo dell'Occidente". Ro­mano Guardini delinea maggiormente i tratti della santità di Francesco nel cristallo multi­forme e policromo della santità della Chiesa. "La sua caratteristica specifica - afferma - sta proprio in questo, che Egli è una me­moria vivente di Gesù Cristo. Gli altri Santi rendono contemporaneo Gesù Cristo, ripro­ducendone i tratti e traducendolo nel lin­guaggio della situazione in cui vivono, delle circostanze, del tempo e del luogo. Francesco fa molto di più: egli non traduce, ma rende presente Gesù Cristo; di modo che chi ha la grazia di incontrarlo s'imbatte diretta­mente in Gesù Cristo". Il primo Biografo del Santo usa, perciò, nei suoi riguardi, un'espressione molto significativa: "sem­brava che Gesù, e Francesco fossero diven­tati una sola persona" (2 Cel 219: FF. 814).

Il testo che segue, sgorgato dal cuore francescano di Rosalba, "La Messa di S. Francesco ", dice tutto questo e molto di più. Nella sua scultorea incisività Rosalba delinea un'immagine di S. Francesco non solo conforme a Gesù Cristo, ma viva e palpitante nel travaglio di configurazione, secondo il dinamismo dell'amore che tende a conformare l'amante nell'amato. L'intuizione geniale della vita di S. Fran­cesco come una Messa continua, che non co­nosce limiti neppure nella morte, anzi trova proprio in essa la sua massima espressione di­latandone il dono all'infinito, diventa una chia­ve di lettura teologica dell'esperienza cristiana del Santo. Egli stesso, infatti, aveva esortato i Frati a fare di tutta la loro vita un rito me­moriale, una celebrazione pasquale, come ri­corda il teologo tra i biografi del Santo, il Serafico Dottore S. Bonaventura. Dopo aver condiviso la mensa pasquale con i suoi fratel­li, S. Francesco li esortava con dolci parole a celebrare continuamente la Pasqua del Signo­re e a camminare per il deserto di questo mon­do come forestieri e pellegrini, e come veri Ebrei, ricordandosi di Colui che in quello stesso giorno si era messo in cammino verso Emmaus (cf. Lc 24, 13 ss.), compiendo continuamente il passaggio da questo mondo al Padre (Cfr. Leggenda Maggiore , c. VII, n. 9: FF 1129).

Nella gioia di essere frate di frate Fran­cesco, auguro a tutti i miei confratelli e a quanti leggeranno con affetto d'amore questa medi­tazione di Rosalba, di seguirne l'esempio e di celebrare continuamente la "Messa di S. Francesco".

Frate Cornelio M. Del Zotto ofm

 

La vita di Francesco:

"CELEBRAZIONE EUCARISTICA"

 

INTROITO

Francesco celebrò in sé durante la sua vita, tut­ta la S. Messa.

 

L'INTROITO

Lo fece con i tre anni di eremo e di deserto nell'ascolto attento di ciò che de­siderava per lui il Signore. Era l'anno 1206. Francesco contava 24 anni.

 

OFFERTORIO

La mattina del 24 febbraio del 1209, parteci­pando alla S. Messa di S. Mattia Apostolo, ascoltò il vangelo di quel giorno che diceva: "Se vuoi essere perfetto, và vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e segui­mi". Francesco si sentì afferrare il cuore e pen­sò: "Questo è quello che voglio, questo è quello che bramo!" e decise di donarsi com­pletamente al Signore. Così con questo dono totale e il desiderio di cambiar vita radicalmen­te fece l'OFFERTA di sé. "Padre, dice: ho solo due spiccioli da offrirti, il mio corpo e la mia anima, benedicili affinché possano di­ventare un'offerta a Te gradita". E Iddio di­mostrò di accettare questa offerta perché non solo la benedisse ma la plasmò, la lavorò col cesello con l'abilità di un Maestro d'Arte.

 

CONSACRAZIONE

Era il 17 settembre del 1224, Gesù Sacerdote preso dalla patena del Suo Cuore il Servo Fran­cesco lo posò sull'Altare del Monte Verna e disse: "Questo diventi simile al mio Corpo poi­ché nella sostanza, si conformò a Me perfet­tamente". E così il corpo di Francesco, per sublime miracolo, divenne come il Corpo di Cristo. Era avvenuta la

 

TRANSUSTANZIA­ZIONE.

Francesco aveva condiviso con Ge­sù tutta la sua vita, ora Gesù lo rendeva Eucarestia per dividerlo quale Ostia Santa e Immacolata ai fratelli.

 

COMUNIONE

Erano le ore 19.00 di sabato 3 ottobre 1226. Francesco, Ostia, viene deposto sul pavimen­to di quella preziosa Pisside di S. Maria degli Angeli e di lì l'eco sonante della sua fragilis­sima voce morente: "Fratelli, il Signore mi ha dato la grazia di celebrare la mia Messa, ora possiate ognuno celebrare la vostra". Le stimmate brillavano nel suo corpo come goc­ce di rugiada al sole. Francesco, frammento del Corpo di Cristo, torna a prendere parte del­la Sua Unità. In vita potè darsi solo a quanti ebbero la fortuna di incontrarlo, ma dopo la sua morte, nutrì, quale EUCARESTIA, l'umanità intera, poiché non vi fu e non vi è uomo, cat­tolico e non, che non ami attingere dalla sua semplice sapienza quale vero uomo e dalla sua santità sapiente quale vero uomo di Dio. La Basilica conserva le sue amate spoglie e si erige in Assisi quale sfavillante Tabernacolo, susci­tando sentimenti di amore e di pace al mondo intero.

 

LA MESSA È FINITA

La Messa di Francesco si conclude su questa terra, come il giorno della Resurrezione con­clude quella di Cristo. Sappiamo e crediamo che egli dal cielo guarda e benedice i suoi Frati, le sue Dame Povere, i figli del suo ultimo ca­polavoro, i Terziari ed infine tutti gli uomini di buona volontà. Fratelli, desideriamo con tut­to il cuore testimoniare che, eredi della sua paz­zia, vogliamo anche essere eredi della sua santità, per essere un giorno eredi del Regno, dove Egli vive Beato con il Padre il Figlio e lo Spirito Santo e tutta la Corte Celeste con la suprema presenza di Maria SS. Immacola­ta nei secoli dei secoli. AMEN.

 

 

ASCOLTA, PARLA UN SAIO

Un "saio" che si muove, con dentro un cuore, un'anima, un'intelligenza viva che gui­da i piedi ricoperti da sandali logorati da un insieme di granellini di polvere accumulatisi lungo il faticoso cammino missionario miran­te a costituire la fratellanza universale.

Un "saio" che racchiude i silenzi fatti di colloqui con l'Assoluto; dentro il quale l'As­soluto, visto l'annichilirsi della persona, tro­va posto per proporsi agli uomini.

Guardando questo "saio" muoversi con discreta armonia, si ha l'impressione di non essere ascoltati, quando il tuo bisogno ti por­terebbe a voler sostare con lui per manifestargli tutto ciò che ti angustia; 1o vedi passare accanto a te senza fermarsi, poichè deve oc­cuparsi e preoccuparsi di tutto ciò che l'obbe­dienza gli propone. E allora, se lo scruti con intelligenza, capisci che è proprio questo com­portamento un linguaggio profondo, molto più efficace di quanto potrebbe comunicar­ti se si fermasse a parlare con te. Ti fa ca­pire che il rapporto con gli altri va testi­moniato più con la vita che con le parole; e allora ti accorgi che questo "saio" parla a tutti, e sa farlo nella lingua universale che è quella dell'Amore.

Egli sa amarti insieme con altri, mai da solo per il pericolo di appropriarsi di realtà che appartengono a Dio. Così lo vedi muoversi tra i bambini, tra i giovani, tra gli adulti, gli an­ziani, i sani e gli ammalati con un "fare" che e sempre un "dire" a mo' di frate Francesco quando usciva dalle sue Quaresime e scende­va a valle per distribuire a tutti ciò che il Padre aveva dato a lui nei momenti di mag­giore comunione con la sua anima.

"Tutto a tutti", come l'apostolo Paolo, perchè incasellato nel Tutto.

"Incontrare" questo "saio" significa sen­tirsi riconciliati con le incomprensioni, le in­giustizie, le cattiverie. "Toccarlo" significa palpare non la qualità della stoffa, ma della Grazia. "Seguirlo" significa percorrere un cammino verso la ricerca della quiete interio­re, trovare il proprio posto in questo divertente, ingarbugliato e drammatico mondo in cui la confusa babele del linguaggio delle sollecita­zioni non vieta di fare scelte coraggiose che costano sudori di sangue.

Questo "saio" sa ricostruire la sua fati­cosa santità giorno dopo giorno, rinuncia do­po rinuncia; questo "saio" con sollecitudine sa togliere di dosso residui della terra che lo renderebbero opaco; questo "saio" sa farsi ponte perché gli uni si incontrino con gli altri.

Fratello, se incontri questo "saio", fer­mati e se lui si lascerà guardare, troverai nel­le sue profonde pupille una dimensione di libertà che ti dà l'impressione di viaggiare in un etere senza contorni.

Se poi avrai la fortuna di vederlo sostare in preghiera nella certezza di essere solo con il suo Fattore, senti che lui, lontano dal sen­tirsitutto ciò, inabissato nel suo niente chiede perdono al '.'Tutto", e in Lui a tutti, uomini e cose, perchè si sente solo un povero "saio".

Ah! Dimenticavo di dire a chi appartiene questo "saio" 1 E quello del frate francescano.

 

 

LA VIRTÙ DELL'AMORE

1) La virtù dell'amore è quel fuoco che ri­scalda e non consuma nè si consuma;

2) E quello schermo gigante della vita dove tutto si vede nella sua interezza eppur non ci spaventa;

3) E quel mutar di colore per la necessità di offrirsi;

4) E quel diventar trasparenti perchè gli al­tri vedano cosa c'è dietro di noi;

5) E quel tunnel rosa che porta alla vita;

6) È l'esser raggio e nel contempo massa incandescente;

7) E lasciarsi contenere per essere continen­ti, popolo, nazioni;

8) È lasciarsi ricamare da Dio nell'intimità e per lui solo, senza aver la pretesa di essere mostrati;

9) È saper passare dai toni accesi ai toni lievi della vita, senza per questo variare ne di massa ne di contenuto;

10) È essere colore e nel contempo pennello in mano all'unico artista che è Dio;

11) È farsi quell'essere di cui Dio ha bisogno per realizzare la sua creatività;

12) È saper allargare le braccia all’infinito" accettando il pericolo di averle crocifisse e credere fermamente che l’Infinito"  verrà a schiodartele poichè ha bisogno anche di te per essere "Infinito".

 

 

 

MI MANCHI TANTO GESÙ

Mi manchi tanto Gesù, mi manca la mia totalità in Te, e la Tua resur­rezione in me.

Tu sei "Colui che è" mentre io non "sono chi sono" fin tanto che camminerò pellegrina su questa terra. Si lo so, Tu sei con me nella Tua totalità ma sono io che non posso essere con Te nella mia totalità fin tanto che avrò fame e sete, sonno e stanchezza, fin tanto che avrò bisogno di riscontri e di verità, fin tanto che ho bisogno degli altri, anche se in Te, per com­piacere Te in me. Il desiderio di amore non e altro che l'amore che Ti raffigura, ma chi può contenere nel proprio essere questa verità che sei Tu e solo TU? Mi manchi tanto Gesù.

Tu sei l'essenza di tutti i sapori ai quali la mia anima tende, il mio orecchio si porge all'ascol­to, la mia parola dà forma al mio pensiero, e sei sempre TU, anche se non riesco a conte­nerTi interamente perchè nella verità del Tuo Amore sei Tu che mi mantieni sempre e mai io, e chi desidera vivere veramente deve sa­persi mantenere in TE. Mi rattrista il solo pen­siero che la mia mente, svagata da tante cose che sono Tue ma che non sei Tu, non mi per­mette una perenne risonanza dei battiti del mio cuore, unico metronomo per scandire il tem­po della musica per l'invito a danzare con Te, e danzando poter rimanere nel Tuo abbraccio. O Gesù, hai acceso di desiderio il mio cuore, e lo fai ardere giorno e notte ponendo in me una sete inestinguibile di Amore, e pur desi­derando di morire per ricongiungermi final­mente alla Tua fiamma eterna, desidero altresì

continuare a vivere per non smettere mai di ardere nel desiderio che questa divina fiam­ma non si consumi mai. Amo Te e non posso amare null'altro che Te perchè Tu sei vita al­l'Amore. Lontano da Te tutto si spegne, men­tre Tu vivi anche nella notte, ma mai nel buio. O Gesù, quando la Madre Terra spalancherà il suo seno per accogliermi nel perenne abbrac­cio sarò felice perchè conserverà solo l'invo­lucro che è il mio corpo, ma prima di questo abbraccio avrò avuto il Tuo e solo allora il mio cuore cesserà di battere perchè alla Tua pre­senza il tempo non esisterà più, ed allora co­mincerò ad amarTi, e Tu allora non mi mancherai più.