LA MADONNA A PORZUS
Don
Carlo Gamberoni
L'anno
1854 non registra apparizioni ma un importantissimo e decisivo evento mariano,
preparato da un lungo e travagliato cammino teologico e atteso da migliaia di
fedeli: l'8 dicembre nella Basilica di S. Pietro il sommo Pontefice Pio IX
dichiara dogma di fede l'Immacolata Concezione della Vergine Santissima. Ecco
le parole contenute nella "Bolla Ineffabilis".
"Definiamo che la dottrina secondo la quale, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, la Beatissima Vergine Maria è stata preservata immune dalla macchia di peccato originale, è una dottrina rivelata da Dio".
Esattamente
nove mesi dopo tale pronunciamento pontificio, l'8 settembre 1855 nel piccolo
paese montano di Porzus, nell'arcidiocesi di Udine, l'Immacolata appare ad una
semplice, povera e umilissima fanciulla, Teresa Dush, di dieci anni. La veggente
riceve un messaggio molto importante da trasmettere al popolo:
"Santificate le feste, non bestemmiate, osservate i digiuni e le vigilie,
recitate con fede e amore il rosario";
e inoltre anche un segno di credibilità: una piccola croce lucida come l'oro,
che porterà sul dorso della mano sinistra per tutta la vita.
È
l'unica rimasta nel silenzio e nel nascondimento, ignorata da quasi tutti fino
allo scorso anno.
Eppure
pochi eventi soprannaturali come questo, possono vantare numerosi elementi
storici di credibilità e di verità, uniti a testimonianze così valide e
determinanti come quella, anche se silenziosa, del Beato Luigi Scrosopppi.
Porzus ha un aspetto di mistero. Una parte di esso è dato dalla chiusura e
ostilità, inevitabile, di molti animi. Anche il vangelo non trova tutti
d'accordo! Un'altra parte gli è propria perché quando Dio entra nel tessuto
della nostra esistenza non dice tutto, non rischiara tutto, ma si riserva un
aspetto verso il quale siamo invitati ad inchinarci con atteggiamento adorante e
filiale.
Elenchiamo
allora gli aspetti che conferiscono all'evento Porzus i segni della autenticità
e della veridicità:
1.
È un'apparizione nella quale la Madonna affida alla veggente un messaggio
molto importante che in parte richiama quello solenne de La Salette del 19
settembre 1846: "Santificare
le feste e non bestemmiare, osservare i digiuni e le vigilie e recitare con
fede e amore il Rosario".
2.
La fanciulla riceve anche un segno di credibilità: una piccola croce, lucida
come d'oro, sulla mano sinistra. Tale segno le rimarrà sino alla morte avvenuta
a 24 anni e 11 mesi.
3.
La veggente, fu prima accolta tra le orfanelle nella Casa del Beato Luigi
Scrosoppi a Udine e in seguito nella congregazione delle Suore della
Provvidenza.
4. La Congregazione conserverà un ricordo edificante ed esemplare di tale religiosa definita "angioletto di suora novizia, tutto amore e devozione verso la Santissima Vergine, da lei particolarmente amata e protetta e favorita di specialissime grazie". Recentemente sono stati pubblicati tutti i cenni biografici delle prime Madri, di quelle cioè che vissero con il fondatore. Al secondo posto, dopo la grande e indimenticabile Madre generale, Serafina Strazzolini, figura l'umile suorina di Porzus.
5.
Padre Luigi Scrosoppi, beatificato da papa Giovanni Paolo II il 4/10/1981, ufficialmente
non disse nulla riguardo all'avvenimento che ebbe come protagonista la piccola
Teresa Dush. Per sé aveva scelto il terzo grado dell'umiltà e volle la massima
umiltà anche per le sue figlie spirituali.
Il
miglior custode infatti delle cose di Dio è il silenzio, secondo l'insegnamento
perenne che viene a tutti dalla Santa Famiglia di Nazaret.
Però
da alcuni fatti ci è data la possibilità di intravvedere un atteggiamento di
venerazione e di stima verso quello che la Santa Vergine andava compiendo
nella fanciulla. Il sacerdote, quando la giovane fece richiesta di entrare in
Congregazione, le fece compiere le varie tappe del cammino di consacrazione a
Dio, in giorni molto importanti.
Il
7 agosto 1864, festa di S. Gaetano, patrono della Congregazione, entrò tra le
aspiranti.
Il
19 marzo 1867, festa di S. Giuseppe, il Santo della Provvidenza, che ebbe un
ruolo unico e importantissimo nella vita del Salvatore Gesù, e verso il quale
il Fondatore padre Luigi nutriva una particolarissima devozione, fece l'ingresso
in noviziato.
E
infine il 14 settembre 1868, Festa della Esaltazione della Santa Croce, vestì
il santo abito, ricevendo il nome di Osanna Maria. Fu la prima religiosa
delle suore della Provvidenza a venir chiamata con tale nome. Perché?
Perché
il nome, scelto dal Beato Scrosoppi, doveva indicare il programma di vita della
suora novizia: "osannare" per sempre COLEI che l'aveva amata,
protetta e favorita di grazie specialissime".
Il
Fondatore inoltre, di sua iniziativa, in varie occasioni, mostrò il segno che
suor Osanna portava impresso sulla mano. Lo faceva in modo tale che le religiose
avessero un motivo in più di maggior fervore e donazione a Dio e nello stesso
tempo che la protagonista non andasse in superbia. Il Beato Scrosoppi infatti la
tenne sempre nella più grande umiltà.
6.
L'intera popolazione di Porzus ha custodito gelosamente l'evento celeste che
coinvolse la piccola Teresa. In seguito ne tramandò sempre in modo fedele ed
esatto il ricordo, edificando in dolina una cappella e ponendovi all'interno una
tela, semplice nella fattura ma preziosa quale documento storico, con la scena
dell'apparizione e del messaggio.
7.
Il fatto determinò in paese un maggior fervore e impegno di vita cristiana che
caratterizzò la vita della parrocchia per oltre cento anni.
8.
Lo storico Mons. Guglielmo Biasutti, che scrisse la più completa e documentata
biografia di padre Luigi Scrosoppi, leggendo i "Cenni biografici" di
Suor Osanna Dush, decise di compiere una visita a Porzus "per poter
documentare meglio quanto era narrato intorno a questa apparizione".
La
visita avvenne il 23 settembre 1971 assieme a Madre Elda, che curò la causa di
Beatificazione del Fondatore. A loro si unì suor Giustiniana che si trovava a
Subit presso i familiari.
Poiché
non avevano a disposizione un doppio centimetro, le varie misurazioni del
piccolo edificio, furono compiute con il cingolo della suora, che era di cm. 98.
Il quadro dell'apparizione venne portato all'esterno, posto sopra un paracarro
e quindi fotografato. C'è anche una foto che coglie Mons. Biasutti, in
atteggiamento raccolto e pensoso, sul davanti della chiesetta. Ogni particolare
venne annotato su un foglietto che ora è conservato gelosamente nell'archivio
del Collegio Provvidenza a Udine. L'edificio sacro costruito dai testimoni della
veggente nella dolina a Porzus è indicato in tale scheda sia nel titolo sia
nelle osservazioni come "cappella dell'apparizione".
Mons.
Biasutti e Madre Elda hanno quindi seguito nella indicazione la testimonianza
unanime e concorde tramandata fedelmente dalla gente della piccola località
montana.
In
seguito Mons. Biasutti, storico serio e preciso, uomo e sacerdote "grande
nella fede, nell'intelligenza, nella cultura e nella carità" inseri la
vicenda di suor Osanna nel capitolo ottavo della biografia sul Beato Scrosoppi.
In
tal modo mise in risalto il suo esempio luminoso nel contesto della vocazione ed
il ricordo indelebile ed edificante che ha lasciato in tutte le religiose che
le vissero accanto.
9.
L'ultimo elemento a favore dell'apparizione di Porzus è dato dalla riscoperta
dell'evento dopo 137 anni di silenzio e soprattutto da una coincidenza che
non può essere puramente casuale. L'arcivescovo di Udine, Mons. Alfredo
Battisti, nella lettera pastorale per il '92-93 tra le numerose e urgenti
indicazioni, ripropone in modo attuale e valido il richiamo del Messaggio di
Porzus. Scrivendo poi il documento in cui riconosce la veridicità degli
avvenimenti che ebbero come protagonista la piccola veggente Dush, dice alla
fine: "il messaggio consegnato alla piccola Teresa di non bestemmiare il
nome santo di Dio, di fare penitenza e di santificare la festa conserva oggi
in Friuli la sua grande attualità".
Archivio
del Collegio Provvidenza di Udine.
D.
MARCUCCI, Santuari mariani d'Italia, Edizioni Paoline, Roma 1982.
Madre
di Dio, mensile mariano n. 1- gennaio 1993. Suore della Provvidenza, Sorgenti,
Roma 1992.
ANTONIO
DE CILLIA, Guglielmo Biasutti nella tradizione udinese di carità, Udine 1992.
G.B.
PILATO, LaMadonna Grande di Treviso, Rapallo 1944.
S.
LUIGI M. GRIGNION DE MONTFORT, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine,
Edizioni Paoline, 1987.
Mons.
ALFREDO BATTISTI, Lettera pastorale, Udine 1992.
VITO
FERINI, in "La Madonna a Porzus", Udine 1993.
*
*
*
INTERVISTA
a Don Carlo Gamberoni nel cuore dell'avvenimento
a
cura di Piero Mantero
Da questi
eventi spirituali e dai richiami che ne scaturiscono, quale il messaggio per
l'uomo di oggi alla luce della Sacra Scrittura?
Siamo
nel cuore dell'avvenimento.
Il messaggio è attuale, come scrisse nella lettera pubblicata nel libro dell'apparizione della Madonna a Porzus, Mons. Vito Ferini, parroco di Attimis. Esso infatti è un forte invito a dare a Dio il primo posto nel contesto della vita odierna. Osservando il fatto che a Porzus ci sono numerosi ripetitori e antenne, mi viene l'idea che il messaggio della Madonna, lanciato ben 138 anni or sono da tale località, suggerisce di spegnere un poco le antenne di questa terra, per mettere in opera le antenne dello spirito e captare "il richiamo dell'Eterno". Sembrerebbe che oggi poche persone si sintonizzino su tale lunghezza d'onda, perché impegnativa e coinvolgente.
Guardi
un po': il messaggio del Sinai, poi quello de La Salette e infine quello di
Porzus sono stati dati sul monte, su località elevate.
Forse
questa osservazione non è casuale. È certamente un invito a staccarci dalla
terra per elevarci, per salire un poco più su. Forse vuol dire distogliere lo
sguardo dalle cose terrene per aspirare a quelle celesti. "È alzare gli
occhi verso il monte perché da lì mi verrà l'aiuto" (Salmo).
Questa
parola che ci viene dal Signore è più che mai attuale e necessaria. L'Arcivescovo
nella sua lettera afferma che quando una famiglia vive veramente la Domenica,
secondo il progetto del Risorto, ha inizio il nuovo futuro!
Vede,
Dio con la Rivelazione ci ha detto tutto. Con il Vangelo noi abbiamo tutto.
Però,
spesso e volentieri, dimentichiamo i consigli del Padre dei Cieli, per seguire i
capricci della terra, per seguire le nostre strade... Allora interviene la Mamma
a ricordarci che stiamo andando verso la rovina. Vorrei ricordare un
particolare, contenuto nei racconti della gente.
Quando
avvenne l'apparizione, in tutto il Friuli infieriva il colera. Moltissime furono
le vittime. Anzi "le persone cadevano a terra, morivano, come mosche".
La Madonna disse allora: "Se si continuerà a lavorare di festa la peste
non cesserà!" Tutta la popolazione ha ascoltato l'ammonimento e per oltre
un secolo, secondo la testimonianza di Don Dush, vi è rimasta fedele. Oggi
viviamo in un altro contesto. Però Dio continua a parlarci unicamente per il
nostro bene. Nel benessere tuttavia si annida un grave pericolo e lo afferma il
salmista: "L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali
che periscono!"
Ci
sono altri santuari dove il messaggio lo si vede nel documento più antico: il
quadro?
Il
messaggio della Madonna è contenuto, negli aspetti essenziali, più o meno in
tutti i racconti della gente, sia in quelli raccolti dal maestro Venuti sia in
quelli numerosi, che ho ascoltato l'estate scorsa, alla presenza di vari
testimoni. In maniera molto lapidaria e concisa invece è scritto nei due
cartigli del dipinto realizzato nel 1886 e conservato nella cappellina
dell'apparizione. Anche nel Santuario di Monte Santo si può vedere e leggere
il messaggio della Santa Vergine, fedelmente riportato nel quadro
dell'apparizione e stampato sulle migliaia di immaginette che si possono acquistare
a ricordo.
C'è
qualche analogia con le apparizioni di Lourdes?
Tra
l'apparizione di Porzus e quelle di Lourdes ci sono solamente tre anni di distanza
in ordine di tempo. Teresa Dush e Bernardetta Soubirous furono contemporanee
pur lontane geograficamente. Quello che le unisce è la meravigliosa e credibile
testimonianza che hanno dato all'Immacolata. Non tutto però è stato facile e
semplice nella loro breve esistenza; Teresa visse quasi 25 anni, Bernardetta 35;
dovettero attraversare momenti di incertezze, dubbi, varie difficoltà. Nel
loro animo non vennero mai meno la fiducia e la speranza. Quando compresero
chiaramente quello che Dio chiedeva loro, furono generosissime nella totale
fedeltà, preghiera e sacrificio.
Anche
per Teresa Dush, poi Suor Osanna Maria, valse quello che disse più volte
Bernardetta: "Quando si ha avuta la grazia di veder la Madonna, tutte le
cose di questa terra perdono la loro attrattiva e si vive aspettando l'ora di
rivederLa per sempre in Paradiso".
È
vero che il parroco di Attimis di allora mise a tacere tutto?
In
alcuni racconti raccolti a Porzus, nella scorsa estate, dalla viva voce di
persone che erano rientrate per trascorrere le ferie, ho sentito tale
particolare. Sì, il parroco di allora, ha messo tutto a tacere e si diceva che
la bambina era matta. Questa è la voce.
Ma
guardi un po'! Nei documenti c'è una curiosa indicazione in tal senso. Tutte le
orfanelle - secondo il regolamento - dovevano essere accompagnate o dal
proprio parroco o dal protettore. Padre Scrosoppi desiderava in questo modo
tenere un contatto col clero diocesano; e poi, ogni pastore, era chiamato a
seguire le "proprie pecorelle" come dice il Vangelo. Non le pare?
Invece
nel registro della Casa delle Derelitte è scritto che Teresa Dush venne accompagnata
da un canonico di Cividale. Hanno dovuto scomodare un canonico per una orfanella
di un paese sperduto sui monti!
Anche
questa è una indicazione molto significativa. Vuol dire che in essa era capitato
qualche cosa di straordinario e scomodo per chi aveva gli occhi chiusi alla
luce del Signore.
In
paese poi, sia la cappellina, sia il dipinto del 1886, furono realizzati unicamente
dai fedeli. Il clero non collaborò. E questo lo si nota nei grossolani errori
di latino della scritta posta sotto la statua di S. Teresa d'Avila. I fedeli si
sono dati da fare perché non potevano lasciar cadere nel vuoto e nel silenzio
un fatto venuto dal Cielo.
Vorrei
però aggiungere un aspetto importantissimo: Se allora il clero locale mise
tutto a tacere, ora la riscoperta è stata portata avanti dai sacerdoti della
Forania. Mi permetta allora di ringraziare Mons. Vito, parroco di Attimis, don
Valerio, vicario foraneo, don Giuseppe Dush, don Amelio, don Aurelio, don
Roberto, attuale parroco di Porzus, per la loro adesione e collaborazione e
poi tutti i sacerdoti presenti l'8 settembre 1992 durante la concelebrazione
nell'anniversario dell'apparizione.
Come
si inserisce Porzus nel contesto degli altri santuari?
Normalmente
nella maggior parte dei Santuari mariani si può arrivare comodamente coi vari
mezzi di trasporto. In tali luoghi sacri vi giungono moltissimi pellegrini e
proprio per questo, alcune volte, viene a mancare quel clima di silenzio, di
raccoglimento e di preghiera che si vorrebbe.
A
Porzus i grandi pullman non possono salire e questo fatto denota subito la
località come luogo di semplicità, di silenzio, di contatto sereno e
meditativo con la natura, con se stessi, col mondo di Dio.
La
strada che sale lungo il monte, stretta e tortuosa, invita ad entrare un po'
nell'atmosfera caratteristica di tale piccolo santuario.
Porzus
si colloca allora su un piano diverso dai soliti pellegrinaggi e speriamo che
rimanga così e che non venga strumentalizzato.
L'Arcivescovo
al termine dell'omelia tenuta proprio in parrocchia durante la sua visita
ufficiale del 21 ottobre 1992, ha auspicato che in località vi possa sorgere un
centro di spiritualità, una casa di preghiera per la riflessione e la
conversione. Ed è quello che molti desiderano. Porzus è una piccola cosa.
Siamo nella logica di Dio che sceglie le cose piccole e insignificanti agli
occhi del mondo per realizzare nelle anime i suoi progetti.
*
* *
A
colloquio con don Amelio Pinzano
a
cura di Claudio Pederzoli
Don
Amelio Pinzano, da 5 anni è prete a Masarolis, ora un paesino di poche anime,
vicino a Cividale del Friuli. Fu cappellanocurato di Porzus e Clap fino al
mese di maggio del 1940. Poi per dieci anni, Vicario-curato a Masarolis, dove
il 27 settembre 1944 salvò il paese dall'incendio già appiccato dai tedeschi,
durante un rastrellamento, evitando la deportazione della popolazione (come è
ricordato da una lapide posta sulla facciata della canonica). Per 33 anni fu
parroco al "Sacro Cuore" di via Cividale a Udine ed è ritornato nel
1988, all'età di 75 anni, volontario alla cura di anime nella "sua"
Masarolis.
È
a lui che facciamo alcune domande:
Don
Pinzano, ci vuole raccontare qualche cosa della sua breve permanenza a Porzus?
Sono arrivato a Porzus la terza domenica
di settembre del '37 e già, dopo la celebrazione della Messa, i paesani mi
avvicinarono per parlarmi della loro idea di costruire una chiesa più ampia e
della vicina cappelletta della Madonna "de sesule". In breve tempo
demmo inizio ai lavori. Il progetto, col canonico Mons. Giuseppe Vale,
l'abbiamo fatto assieme al capo-mastro Di Lenarda Giuseppe, cugino di padre
Turoldo, che rimase sul posto per gran parte dei lavori. Ci vollero circa due
anni di lavoro per costruirla.
Ma
non c'era già la chiesa a Porzus?
Sì,
però era troppo piccola. Conservammo solo l'abside che fu costruito nel 1477
da un grande artista sloveno. Era chiamato "Maister Andreas von Lach",
architetto di Skofja Loka, che costruì e "firmò" anche la chiesa di
Brischis e quella della grotta di S. Giovanni d'Antro. Un vero artista e proprio
qui, nell'abside, dietro l'altare, la Madonna apparve un'altra volta alla
piccola Teresa.
Ci
racconti qualche cosa della gente del posto.
Il
24 giugno del 1939, festa di S. Giovanni Battista, la chiesa venne consacrata da
mons. Nogara e dedicata appunto a S. Giovanni. È costata molto lavoro, fatica
e sacrificio. Pensi che il materiale veniva portato a spalle dai giovanotti
del paese che poi tutti morirono in Russia o in Grecia. I loro nomi sono scritti
sulla facciata a sinistra della chiesa. Tutti dovevano contribuire alla
costruzione nella misura assegnata ad ogni famiglia. Mi spiego: se una famiglia
disponeva di quattro adulti, in un modo o nell'altro, doveva fornire un certo
lavoro; se una famiglia era composta solo dalla madre e da un bambino ne doveva
fornire un altro; se poi uno non poteva adempiere personalmente ai trasporti o
a qualche altro lavoro pesante pagava qualcuno che lo facesse per lui. Ma tutti,
uomini, donne, ragazzi e fanciulle, dovevano contribuire ai lavori. E pensare,
continua don Pinzano, che portavano tutto sulle spalle, come vere bestie da
soma, mentre le mucche aspettavano e ingrassavano nelle stalle. Portavano
fieno, patate, fagioli e concime. Poi castagne e granoturco. Il cemento e la
sabbia per la chiesa dovevano andare a prenderli giù ad Attimis. Sul posto
invece tagliavano gli alberi per farne travi; le pietre provenivano in parte
dalla vecchia chiesetta e in parte dal cimitero che era in disfacimento. C'era
l'acqua, ma non la luce elettrica e, per intervento della Divina Provvidenza si
trovò, vicinissima al paese, una cava di "sassi di calce" che a
contatto dell'acqua si scioglievano e bollivano come la calce viva, senza dei
quali non avremmo potuto costruire la chiesa. Le spese vive della costruzione
furono coperte col denaro precedente mente messo a parte, nella prospettiva
che, prima o poi, si sarebbe provvisto per una nuova chiesa; allo stesso modo
avevano anche deposto dietro la chiesa un grosso mucchio di pietre
"scelte" che accantonavano man mano che le trovavano.
Oltre
a questo, come vivevano e con quali introiti?
Producevano
carbone di legna: lo cuocevano nei boschi; nelle "kuote".
Sistemavano quintali di legna sotto cumuli di terra, lasciando aperto un foro
al centro, in modo da ottenere una cottura senza fuoco ardente. Vegliavano tutta
notte per impedire che si sviluppasse il fuoco. Quel carbone lo vendevano poi
a Cividale.
Altro?
Avevano
pecore, mucche, pollame e maiali nei porcili.
Quanti
abitanti c'erano, allora, a Porzus?
Circa
trecento: vivevano dei frutti della terra e del bestiame.
In
paese c'era qualcos'altro?
C'era
la latteria. La moglie del casaro è ancora viva ed è stata una delle prime
testimoni ascoltate dal nostro vescovo; ora ha 86 anni ed ha potuto parlare di
persona, quand'era giovane, con gli anziani ottantenni di quel tempo. Se fa il
conto, ottantasei più ottanta - continua don Pinzano - si arriva giusti giusti
al periodo delle apparizioni di Porzus. Sopra la latteria c'era anche una
piccola scuola elementare con l'abitazione dell'insegnante.
Quanti
bambini frequentavano?
Una
ventina circa.
Parliamo
dunque delle apparizioni.
Posso
dirle che nel maggio del 1940, poco prima di andare a Masarolis, la chiesa era
così accogliente che dissi alla gente: "ora abbiamo una così bella
chiesa, invece di continuare ad andare in quella cappelletta così stretta,
potete pregare il S. Rosario nella chiesa nuova". Ma la gente immediatamente
mi obiettò: "La Madonna è apparsa laggiù e non nella nuova
chiesa" (n.d.r. - pur essendoci stata una apparizione anche nella vecchia
chiesetta gli abitanti di Porzus hanno sempre ritenuto che l'apparizione
principale fosse quella avvenuta in dolina). Le dico questo perché senta quanto
viva fosse tra quella gente la devozione per il luogo dell'apparizione.
Storicamente trovo una strana somiglianza
tra i fatti accaduti a Porzus e quelli della regione in cui si trova Medjugorje.
In
effetti sembra vero. Ai nostri giorni vien da pensare che questo risveglio del
culto alla Madonna, animato in parte anche da quel grande fenomeno che è
Medjugorje, viene quasi a rimediare a quell'oscuro fatto di sangue delle
malghe dove si uccisero tra fratelli, così come ora avviene nella ex-Jugoslavia.
Ci può essere questa affinità tra l'apparizione di Porzus e l'episodio delle
malghe, e Medjugorje e la guerra in Bosnia.
È molto bello quello che lei dice;
anche secondo la recente storiografia ciò che sta accadendo oggi è
interpretato come l'ultimo atto della guerra civile europea. È stato detto
che `il passato è ritornato a passeggiare sulle vecchie strade
dell'Europa". La politica è ridiventata guerra: oggi ci si domanda fino a
che punto l'avventura di Hitler sia stata una restaurazione del passato e non
invece un'anticipazione precoce del futuro che attende l'umanità.
Vero,
sembra quasi che si tratti di episodi di una stessa guerra dove riemergono vecchi
odii e vecchie divisioni: lacerazioni tra i diversi gruppi etnici che rimettono
in campo differenze religiose, culturali e politiche in una aberrante
reciproca persecuzione. Queste apparizioni potrebbero essere segni di pace per
gli uomini.
Grazie don Amelio, "Prete non sospetto di facili entusiasmi".
Tratto da: Il Segno” 4/1983