LA LEGGE DI DIO

CHE COSA S'INTENDE PER LEGGE? - Taluni derivano la parola Legge dal verbo leggere: perché, dicono, la legge fu data affinché l'uomo la possa leggere, istruirsi e illuminarsi. Cicerone (De Offic.) la fa derivare dal verbo deligere, o scegliere, perché con la legge sappiamo che cosa bisogna scegliere. S. Tommaso pensa che derivi dal verbo ligare, perché veramente la legge impone un legame; essa obbliga a fare od omettere una qualche cosa; ecco perché i teologi la chiamano giogo o vincolo (1.a p. q. art. 9).
La legge di Dio non è altro se non la religione, l'intelligenza, la volontà di Dio...
LA LEGGE DIVINA È ETERNA. - «O Dio, esclama il profeta Davide, la vostra legge è la verità per essenza; i vostri ordini sono la verità medesima» (Psalm. CXVIII, 142, 86). «I vostri oracoli meritano tutta la nostra fede» (Psalm. XCII, 7). «Fatemi conoscere il bene, insegnatemi la saggezza e la scienza, perché io ho creduto alla vostra parola» (Psalm. CXVIII, 66). «L’uomo giudizioso, dice l'Ecclesiastico, si fida della legge di Dio e la legge è fedele a lui» (Eccli. XXXIII, 3). La legge divina è un oracolo che viene da Dio. Se volete sapere con certezza che cosa dovete fare, qual è la strada della salute, quale la volontà del vostro Creatore, dovete consultare la legge di Dio: essa v'istruirà perfettamente e voi sarete certi di non sbagliare. La legge di Dio poggia su la scienza, su la sapienza, su la veracità infinita, non può dunque indurre in errore. «Io sono, disse Gesù Cristo, cioè il Figliuol di Dio, la via, la verità e la vita. Chi segue me (cioè osserva la mia legge), non. cammina nelle tenebre, ma avrà a sua guida la luce di vita» (IOANN. VIII, 12). Dio non può ingannarsi né ingannare, quindi non appena un'obbligazione ci è imposta dalla legge di Dio, siamo inescusabili se dubitiamo od esitiamo. La legge naturale è eterna... I precetti giudiziali e cerimoniali della legge mosaica ebbero forza di obbligazione fino alla promulgazione della nuova legge la quale data dalla risurrezione e dall'ascensione di Gesù Cristo, ma specialmente dal giorno della Pentecoste... Questa legge è veramente il codice dei divini comandi, è la legge che è stata data per l’eternità (BARUCH. IV, 1). E’ stata data per l’eternità: perché durerà sempre, non dovendo mai i precetti di Dio cessare di essere giusti ed osservati... perché conduce quelli che la osservano, alla vita eterna...

NECESSITÀ DI OSSERVARE LA LEGGE DIVINA. - Badate, dice il Signore nel Deuteronomio, che io vi ho messo dinanzi la vita e il bene, la morte e il male, affinché amiate il Signore vostro Dio e camminiate per le sue strade e osserviate i suoi precetti, le sue cerimonie e i suoi giudizi (Deuter. XXX, 15-16). A Giosuè comanda che noi dimentichi mai il volume della legge, ma se lo tenga aperto sempre sotto gli occhi, lo mediti giorno e notte, affinché osservi e adempia tutto quello che vi sta scritto (IOSUE. I, 8). La stessa cosa ripete ad Abramo, facendogli formale comando di osservare, lui e la posterità sua dopo di lui, l'alleanza che aveva fatto con lui (Gen. XVII, 9). «Ascolta, o popolo mio, dice il Signore, ascolta la mia legge; porgi l'orecchio alle parole della mia bocca» (Psalm. LXXVII, 1). E Davide diceva al Signore: «Voi mi avete ordinato di custodire con fedeltà i vostri precetti ed io ho proposto e giurato di obbedire ai comandi della vostra giustizia. E buon per me; perché se non avessi tenuto lo sguardo fisso alla vostra legge, forse a quest'ora sarei già soggiaciuto all'afflizione» (Psalm. CXVIII, 4, 106, 92). «Ascoltiamo tutti, dice il Savio, queste ultime parole: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui consiste tutto l'uomo» (Eccle. XII, 13). Dio comanda che osserviamo la sua legge con attenzione, fedeltà, sollecitudine, perseveranza e questo per più ragioni: Dio promette agli osservatori della sua legge ricompense infinite.. Minaccia quelli che la trasgrediscono, di supplizi eterni,.. L'uomo deve temere, servire e adorare Dio con tutta l'anima, la qual cosa non si può certamente adempire se non osservando i suoi voleri... Dio impone sotto pena di morte l'osservanza della sua legge... Esige che l'adempiamo interamente... Vuole che l'osserviamo tutta la vita... «Veramente grandi, esclama S. Agostino, sono la tua sapienza e la tua carità, o Signore, poiché ci costringi con precetto ad amare te, unico e sommo nostro bene; che se questo non facciamo, ci minacci di mandarci nell'inferno: se poi lo facciamo, ci prometti immense ed eterne ricompense (Soliloq.)». «Figliuol mio, ci dice il Signore nei Proverbi, non dimenticare mai la mia legge e il tuo cuore conservi i miei precetti» (Prov. III, 1). «Abbraccia la legge di Dio, soggiunge Baruch, cammina alla luce che da lei si diffonde» (BARUCH. IV, 2). Quelli che temono il Signore, leggiamo nell'Ecclesiastico, cercheranno quello che a lui piace e quelli che lo amano saranno pieni della sua legge (Eccli. II, 19); cioè la studieranno accuratamente e l'osserveranno con esattezza. Quelli che amano Dio si riempiono della sua legge: non lasciano parte di sé che non gliela soggettino; la fanno padrona della loro intelligenza, della loro memoria, della loro volontà, dei loro occhi, delle loro orecchie, delle loro mani, affinché tutto in loro piaccia a Dio. Come i Giudei segnarono col sangue dell'agnello la soglia delle loro case, per scampare alla spada dell'angelo sterminatore, così i buoni cristiani portano impresso in sé il sigillo di Dio, il segno divino che li preserverà dalla morte eterna.
La legge di Dio va osservata anche nelle minime cose; perché chi non dà peso ai precetti di minore importanza, a poco a poco arriverà a non fare conto dei più gravi (Eccli. XIX, 1).
BISOGNA MEDITARE SEMPRE LA LEGGE DIVINA. - «Richiama sempre alla tua mente, dice lo Spirito Santo, quelle cose che Dio ti ha comandato» (Eccli. III, 22). «Tieni fisso il pensiero nella legge di Dio e occupati incessantemente dei suoi precetti» (Ib. VI, 37). Al popolo d'Israele il Signore medesimo così diceva: «Queste parole che sono l'espressione della mia volontà e che ti ho fatto quest’oggi risonare all'orecchio, bada che ti si scolpiscano nel cuore: le ripeterai ai tuoi figli, le mediterai seduto al tuo focolare, per la strada, andando a dormire e svegliandoti. Te le legherai come segno alle braccia, le terrai sospese innanzi ai tuoi occhi, le inciderai su la soglia e su le porte della tua casa» (Deuter. VI, 6-9).
Tutte queste esortazioni e raccomandazioni contenute nella Scrittura, non provano fino all'evidenza la necessità che ha l'uomo di pensare sempre alla legge di Dio? Sì, certo, ed ogni cristiano dovrebbe poter dire col profeta: «Signore, io medito la vostra parola, per comprendere la santità delle vostre vie. lo mi terrò sempre dinanzi agli occhi le vostre giustizie e non dimenticherò mai le vostre promesse. La vostra legge fornirà il tema giornaliero alle mie meditazioni. Io ho scelto la strada della verità, perché non ho mai dimenticato i vostri giudizi. Seguirò la vostra legge senza mai deviare; datemi l'intelligenza affinché io studi la vostra legge e l'adempia esattamente. Io stavo talmente fisso nel pensiero dei vostri precetti, oggetto del mio amore, che anche nella notte io ricordavo il vostro nome ed osservavo la vostra legge. Signore! essa forma ogni dì il soggetto delle mie meditazioni. No! io non l'ho mai dimenticata, né mi sono mai scostato dai vostri precetti» (Psalm. CXVIII, 15, 16, 24, 30, 31, 33, 34, 47, 55, 97, 87, 109). Felici noi se potessimo dire così dinanzi a Dio!
ECCELLENZA DELLA LEGGE DIVINA. - «Noi aspettiamo ed affrettiamo coi voti 1a venuta del giorno del Signore», scriveva S. Pietro (II, III, 12); ma sapete, osserva qui Teodoreto, chi è che pensa volentieri alla venuta del Signore? Colui che osserva la legge di Dio (In Verbo Petri). Chi odia la legge del Signore, scrive Salviano, cova dentro di sé la causa di quest'odio. Il disgusto, l'avversione che uno prova per il precetto non deriva già dal precetto, ma dai cattivi costumi; poiché la legge è buona, ma quando i costumi sono viziosi, cambiano i sentimenti e le risoluzioni degli uomini. Se il portamento nostro fosse conforme alla legge, questa non ci spiacerebbe e noi non le andremmo contro; infatti non appena una persona comincia a diventare buona, subito comincia a piacerle la legge; perché è santa e racchiude in sé tutto quello che gli uomini hanno di buono nei loro costumi (Lib. IV ad Eccles.). La legge di Dio non ha altri nemici che gli uomini corrotti. Togliete la corruzione del cuore e la legge piacerà. La somma della religione consiste nell'osservare la legge divina... «Noi siamo certi, dice S. Giovanni, che conosciamo Gesù Cristo, se osserviamo i suoi comandamenti» (1, II, 3). «E chi adempie i comandi di Dio, dimora in Dio e Dio in lui» (Ib. III, 24). A questo proposito il Venerabile Beda così ci esorta: «Dio sia la vostra dimora e voi siate la dimora di Dio; abitate in Dio, affinché Dio abiti in voi. Dio dimora in voi per sostenervi; voi dimorate in lui per non cadere (In psalm. XXX)». «Le parole del Signore, dice il Salmista, sono parole pure, simili all'argento colato al crogiuolo e raffinato sette volte» (Psalm. Xl, 6). Immacolata e convertitrice delle anime è la legge del Signore; fedele è la testimonianza di Dio e da la scienza ai pargoli. I precetti del Signore sono la luce che rischiara gli occhi. La sua legge è santa, è la verità per essenza e si giustifica da se stessa. E più desiderabile dell’oro, più preziosa dei diamanti, più dolce del miele (Psalm. XVIII, 7-8, 10). Si deve amare la legge di Dio: perché in sé bellissima; perché purissima...; perché è la verità per essenza...; perché converte le anime...; perché rallegra...; perché illumina...; perché procura i beni eterni, secondo quelle sentenze del Salmista: « Quelli che praticano la legge del Signore, riceveranno grandissima ricompensa» (Psalm. XVIII, 11). «Chi ripone questa legge nel suo cuore, non camminerà mai nell’incertezza» (Psalm. XXXVI, 31). «Signore, io non avrò mal da arrossire, finché starò coll’occhio fisso nel vostri comandi» (Psalm. CXVIII, 6). «E in qual modo la gioventù corregge la sua condotta? con l’obbedire alle vostre intimazioni, o Signore» (Psalm. CXVIII, 9). Ascoltiamo ancora lei sfogo di un'anima che ha conosciuto e provato lo sfoggio della potenza, della ricchezza, dell'eccellenza della legge divina: «Io ho nascosto in fondo al mio cuore le vostre parole, o Signore; datemi l’intelligenza dei vostri comandi» (Psalm. CXVIII, 11, 26). La parte mia è di custodire la vostra legge; ne ho fatto il proponimento e me la terrò più cara e preziosa di tutto loro e l’argento del mondo; perché in grazia sua, io ho superato in intelligenza i miei maestri, ho vinto in prudenza i vecchi, ho schivato le vie dei peccatori (Ib. 57, 72 99, 100, 104). La vostra parola è il faro che guida i miei passi, la luce che rischiara i sentieri per i quali cammino» (Id. 105). «Ammirabili sono i vostri comandi, o Dio, perciò l'anima mia si è infervorata a studiarli. La spiegazione della vostra legge spande la luce, apre l'intelletto anche ai fanciulli. Io ho aperto la bocca ed aspirato il vostro soffio divino; perché bruciava dal desiderio di ricevere i vostri precetti» (Id. 130-131). Che più? Il Savio ci assicura che chi osserva la legge non avrà a provare male di sorta (Eccli. VII, 5). Udite le magnifiche promesse che Dio fece per bocca di Mosè al popolo ebreo, quando si fosse mantenuto nell'osservanza della legge: «Se tu darai retta alla voce del Signore e praticherai tutti i suoi comandi, egli, il tuo Dio, ti farà grande sopra tutte le nazioni. Tutte le benedizioni registrate nel libro della legge pioveranno a profluvio su di te, se obbedirai ai suoi precetti. Tu sarai benedetto nella città e nelle campagne; benedetti saranno i frutti delle tue viscere e quelli del suolo i tuoi giumenti. le mandre dei buoi, i greggi delle pecore; benedetti i granai e i raccolti che metterai in serbo. Sia che tu esca, sia che entri, sarai benedetto. Il Signore farà che i nemici i quali ti assaliranno cadano al solo vederti; verranno a te da un lato e fuggiranno dal tuo cospetto per sette altri. Iddio benedirà i tuoi arsenali e le opere tutte delle tue mani. Susciterà in te un popolo santo e tutte le nazioni della terra vedranno che il nome di Dio ti protegge, e ti temeranno. Il Signore aprirà i cieli, suo prezioso tesoro e farà discendere a tempo debito la rugiada e l'acqua su le contrade da te abitate; ti collocherà in capo alle genti e non alla coda, sarai sempre al di sopra di loro e non mai al di sotto se tu ascolti i precetti di Dio, li mantieni e l'osservi senza deviare né a destra né a sinistra» (Deuter. XXVIII, 1-14.). Non solamente sul popolo d'Israele, ma su tutti i popoli che si mantengono fedeli osservatori della legge divina, si adempiono e si adempieranno le sopraddette magnifiche promesse. Fortunate adunque le nazioni e le famiglie che si tengono cara e riverita la legge di Dio, questa legge così feconda di beni e di grazia! «Figlio mio leggiamo ancora nei Proverbi, non ti cada mai di mente la mia legge e serba gelosamente in cuor tuo i miei precetti; essi ti daranno lunga vita e anni di pace» (Prov. III, 1-2). E poco più oltre troviamo di nuovo: «Figlio mio, scolpisci nel tuo cuore i miei comandi e portali scritti sul tuo petto, Ti accompagnino quando cammini; veglino intorno a te quando riposi; siano il tuo trattenimento quando vegli. Poiché il mio precetto è una fiaccola e la legge una luce ed il cammino della vita» (Ib. VI, 20-23). A questo proposito S. Basilio osserva che la legge antica non fu che una fiaccola la quale rischiarò una sola nazione; ecco perché San Giovanni Battista, che fu il termine di quella legge, è chiamato lucerna ardente e lucente. Infatti il Vangelo è una luce che illumina l'universo; quindi a Gesù Cristo pienamente conviene il titolo di sole di giustizia e agli apostoli quello di luce del mondo (Hom. in Evang.). La legge è luce, sia perché è facilmente compresa, sia perché dirige l'uomo che la conosce, rischiarandone la mente e fortificandone il cuore... La legge è luce; è un raggio della luce eterna proveniente dal sole increato che è Dio medesimo. Infatti la legge di Dio non si differenzia dalla legge increata che è nell'intelligenza divina e che Dio ha posto nell'uomo, affinché viva con rettitudine, santità e felicità, secondo quelle parole del Salmista: «Signore, voi avete posto dentro di noi l'impronta della luce del vostro volto» (Psalm. IV, 6). La legge divina è la strada che Dio medesimo ci ha tracciato e per la quale ogni uomo deve studiarsi di camminare per giungere alla virtù, alla salvezza, a Dio medesimo. Questo appunto ci annunzia il Signore e a questo ci esorta per mezzo del Savio: «Figlio mio, osserva la mia legge e vivrai. - chi osserva la legge, custodisce l'anima sua» (Prov. VII. 2; Ib. XIX, 16). S. Gregorio spiega come la legge di Dio ci porta a soffrire delle colpe e ad acquistare le virtù, paragonandola ad uno specchio nel quale le anime buone si osservano continuamente e subito si accorgono se hanno qualche macchia. Per mezzo di lei correggono gli errori dei loro pensieri e nonostante la resistenza dell'uomo vecchio, ristabiliscono in se stesse l'immagine di Dio e la fanno risplendere come prima, perché meditando attentamente i precetti del Signore, vedono quello che in esse piace o dispiace a Lui. La legge divina ci eccita a lavare le nostre colpe con le lacrime del pentimento, mettendoci innanzi quei celesti precetti, per mezzo dei quali le anime sante piacquero allo sposo divino. Se noi li studiamo con diligenza, vedremo subito le macchie che offuscarono in noi l'immagine di Dio e vedendole le piangeremo e piangendole le cancelleremo (Hom.
XVII, in Evang.). La legge, dice Platone è l'anima dell'uomo libero; come l'anima governa il corpo, così la legge governa l'uomo e lo porta alle buone azioni che essa prescrive e che rendono la vita dell'uomo veramente degna del nome di vita. Ma quando l'anima disprezza la legge, perisce come il corpo quando è abbandonato dall'anima. Con qual premura dunque non dobbiamo amare ed osservare la legge! Tre motivi principalmente vi ci impegnano. Il primo deriva dal nostro dovere verso Dio: chi ama e osserva la legge, ama e serve Dio che è il legislatore. Quindi quella sentenza di Gesù: «Se voi mi amate, osservate i miei comandi» (IOANN. XIV, 15). Il secondo viene dalla legge medesima: lo scopo della legge è di far praticare la virtù; ora se questa ci sta a cuore, dobbiamo necessariamente amare quella. Il terzo deriva dal nostro medesimo vantaggio: Chi osserva la legge, custodisce l'anima sua dice Salomone; e chi disprezza la legge, calpesta l'anima, cioè rinunzia alla vita, alla salute, alla felicità dell'anima sua. Dunque la legge ci deve essere casi cara come l'anima medesima.  Vi sono ancora altri vantaggi dell'osservanza della legge: «Chi custodisce la legge, è figlio saggio», dicono i Proverbi (XXVIII, 7); l'Ecclesiastico dice che nessuno mai si mantenne fedele osservatore dei comandi di Dio e venne da lui abbandonato; ma che chiunque vorrà osservarli, sarà da essi custodito (Eccli. II. 12); (XV, 16). Ecco l'utilità dei divini precetti! Sono i guardiani dell'anima contro tutti i nemici esteriori ed interiori. Se voi manterrete la legge, essa da sua parte manterrà, conserverà voi e per la vita presente e per la futura, attirando su di voi la grazia di Dio nel tempo e assicurandovi la gloria nell'eternità. E così avviene: perché Dio conserva chi adempie la sua legge...; perché l'adempimento della legge accresce le virtù dell'anima e queste alla loro volta la rinvigoriscono e la rendono atta a resistere alle tentazioni, alla carne corrotta, al mondo, al demonio...; perché l'osservanza della legge abbatte e svigorisce l'orgoglio, nemico capitale della carità. Se voi siete fedeli a Dio, Dio sarà con voi fedelissimo; poiché esiste tra Dio e l'uomo un patto per cui essi promettono, l'uomo di obbedire a Dio e di adempiere la sua legge; Dio, di ricompensare l'uomo dandogli la sua protezione, la grazia e la gloria; come appunto affermò Gesù Cristo, sapienza del Padre, quando disse: «Se alcuno mi ama ascolterà le mie parole e mio Padre l'amerà; e noi verremo a lui e staremo con lui» (IOANN. XIV, 23). Sì, Dio veglia su la sua dimora, protegge l'ospitalità che gli viene data. E chi ardirebbe assalire, chi potrebbe vincere colui che Dio custodisce e difende? Ecco perché il Savio dice: «Chi pratica la legge, sarà preservato da ogni male» (Eccli. VIII, 5), e Gesù Cristo impegna la sua parola, che chi ascolta le sue parole, non vedrà morte in eterno (IOANN. VIII, 51), e un'altra volta disse apertamente che se vogliamo entrare alla vita, osserviamo i suoi comandamenti (MATTH. XIX, 17). La legge divina conduce dunque alla vita, vita dell'anima vita della grazia quaggiù, vita della gloria in cielo. Ora chi entra nella gloria dei santi, non vedrà mai la morte eterna... Dopo di ciò non dobbiamo meravigliarci se lo Spirito Santo ci esorta a riporre il nostro tesoro nei precetti dell'Altissimo, assicurandoci che questo ci gioverà assai meglio che non tutto raro (Eccli. XXIX, 14). «Chi studia la legge di Dio, ne sarà riempito» (Eccli. XXXII, 19). Il che vuol dire che chi si applica sinceramente a conoscere la legge divina e ad osservarla. ne raccoglierà in abbondanza i frutti, i beni che procura: favori e grazia di Dio, beatitudine e gloria infinita... «L'uomo giudizioso crede alla legge di Dio e la legge si mostra a lui fedele» (Eccli. XXXIII. 3). L'uomo savio si mantiene fedele alla legge; ma la legge si mantiene anche fedele a lui, distogliendo da lui tutti i mali e procurandogli tutti i beni... A chi fedelmente l'adempie. la legge promette e assicura i seguenti vantaggi: l'illumina, affinché in mezzo agli errori che lo circondano. sappia quello che ha da fare e qual condotta tenere per meritarsi il cielo...; lo conforta e consola...; lo premia assicurandogli in questa vita un aumento di grazia e più tardi la corona e la gloria... Beato l'uomo che si nutre della legge di Dio! esclama l'Ecclesiastico: «Chi la custodisce nel suo cuore, sarà sempre saggio; perché se l'adempie, sarà atto ad ogni affare, avendo la luce di Dio a scorta dei suoi passi» (Eccli. L. 30-31). «Chi ha per fiaccola, a rischiarare i suoi passi la parola di Dio, dice S. Ambrogio, dovunque vada, vedrà sempre chiaro (Offic. lib, II, c. 3)». «Chi osserva la legge, leggiamo nell'Ecclesiastico, moltiplica le offerte; poiché sacrifizio salutare è attendere ai precetti e schivare ogni iniquità» (XXX, 1-2). L'osservanza della legge vale quanto un sacrifizio o meglio è sacrifizio accettissimo a Dio, sacrifizio che assicura la salute e comprende in sé ogni specie di sacrifizi. E un sacrificio mistico col quale l'uomo offre se stesso a Dio, insieme con i suoi atti ragionevoli spirituali e divini. E’ un sacrificio in cui s'immolano tutte le passioni e tutti i vizi e si offre come incenso di grato odore, la pratica di tutte le virtù. Ascoltiamo finalmente quello che dice Iddio per bocca d'Isaia e di Baruch al popolo d'Israele, figura del popolo e dell'anima cristiana: «Se tu avessi posto mente ai miei comandi, la tua pace sarebbe stata come un fiume e la tua giustizia come le onde nel mare. La tua posterità si sarebbe moltiplicata come l'arena del mare; non sarebbe perita la tua stirpe e il tuo nome non sarebbe stato cancellato dalla mia presenza» (ISAI. XLVIII, 18-19). «Voi avete abbandonato la sorgente della vita. Se aveste camminato per le strade del Signore, avreste abitato in una pace eterna. Imparate dov'è la prudenza, dove la fortezza, dove l'intendimento affinché impariate nel medesimo tempo dove si trova la lunghezza della vita, l'abbondanza del vitto, la luce degli occhi e la pace del cuore» (BARUCH III, 12-14). Da queste parole si ricava che i fortunati effetti dell'obbedienza alla legge di Dio sono una pace inalterabile, eterna..., la prudenza e la forza..., l'intelligenza..., la lunghezza della vita..., l'abbondanza di tutte le cose..., la luce... «Questo, dice ancora il medesimo profeta, è il libro dei comandi del Signore, qui vi è la Legge fatta per l'eternità; tutti quelli che l'osserveranno giungeranno alla vita. Convertiti adunque, o Giacobbe! abbracciati alla legge, cammina al raggio della sua luce per la strada ch'essa ti traccia» (BARUCH IV, 1-2), E se avviene che i nemici ci assaltino per via, fuggiranno da noi sgominati, o cadranno sotto i nostri colpi; perché «i precetti di Gesù Cristo, nota S. Ambrogio, sono spade affilate in mano dei cristiani (De offic. 1. III)».
FELICITÀ NELL'OSSERVANZA DELLA LEGGE DIVINA. - «Beato l'uomo che medita giorno e notte la legge del Signore: egli prospererà come albero piantato su la sponda di un rio, che dà frutti a suo tempo: le cui foglie non avvizziscono e i cui germogli crescono numerosi intorno a lui» (Psalm. I, 2-3), «Beati quelli che camminano incontaminati per la strada nel Signore, cioè pongono tutto il loro studio nell’investigare, eseguire i comandamenti di Dio!» (Psalm. CXVIII. 1-2). «Signore, io trovo le mie delizie nell'adempimento della vostra legge; essa è per me tesoro più prezioso di ogni ricchezza; ho fatto dei vostri precetti la mia eredità in perpetuo; perché sono sorgente di letizia per l'anima mia» (Ib. 14, 111).
«Non vi è cosa più soave che l'osservare la legge del Signore » - dice il Savio (Eccli. XXIII 37). E infatti abbiamo veduto come nell'obbedienza alla legge divina l'uomo trova il suo vantaggio, la sua pace, le consolazioni, i veri piaceri, la grazia, la salvezza, la gloria, la felicità...
E’ FACILE OSSERVARE LA LEGGE DI DIO. - È parola della verità increata che «soave è il giogo di Dio, leggero è il suo peso» (MATTH. XI. 30). Difatti, come bene avverte S. Agostino, «Dio non ci ordina cose impossibili; ma mentre comanda, ci avvisa di fare quello che possiamo e di domandare quello a cui le nostre forze non bastano; poi ci aiuta affinché possiamo praticarlo». Inoltre dice il medesimo santo: «Ogni precetto è leggero a chi ama; non appena l'amore entra in un cuore, subito ogni lavoro non costa più fatica (In Epistola ad Rom.)». Questa sentenza è fondata su la dottrina dell'apostolo Giovanni che dice: «L'amor di Dio consiste nell'osservare i suoi comandamenti, e i suoi comandi non sono gravi» (I, V, 3); e nella seconda Epistola ripete: «Questa è la vera carità, camminare secondo i precetti di Gesù Cristo» (II, 6). Chi osserva la legge ama Dio: ora amando Dio, la legge diventa dolce, amabile anch'essa e facilissima. I comandi di Dio diventano facili ad osservarsi anche in ciò che hanno di più penoso; primieramente perché Gesù Cristo ha sciolto i cristiani dal pesante giogo dei molteplici precetti cerimoniali e giudiziali dell'antica legge: poi perché nulla riesce duro a chi ama Dio; in terzo luogo, perché Gesù Cristo conferisce all'uomo favori e grazie che sono come ali con cui facilmente adempiamo la legge e che, ben lungi dal pesare su le nostre spalle, ci rendono agili e spediti; finalmente. Perché abbiamo a nostro incoraggiamento e sprone l'esempio del Salvatore e dei santi e la promessa della gloria. A noi cristiani, più ancora che al popolo di Israele. si riferiscono quelle parole del Signore: «La legge che oggi ti ho prescritto non è né al di sopra di te, né lontana da te. Essa non è nel cielo dimodochè tu possa dire: Chi di noi può ascendere al cielo e portarcela, affinché la intendiamo e l'adempiamo con le opere nostre? Essa non è al di là del mare, di guisa che ti possa scusare dicendo: Chi di noi può attraversare il mare e portarcela? ma essa è vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, affinché la compia» (Deuter. XXX, 11-14).
Le vie del Signore sono facili e diritte agli occhi dei buoni, sono storte e difficili per i cattivi. La legge di Dio è semplice e leggera a giudizio dei buoni, intricata e pesante a giudizio dei malvagi; appare giusta e santa ai primi, ingiusta e tirannica ai secondi; quelli rende prosperi e felici, a questi è causa di scapito e di rovina. «Ogni cosa volge in bene a coloro che amano Dio» , scrive S. Paolo (Rom. VIII, 28), ma tutto si converte in male per gli empi, perché si servono della loro volontà perversa per abusare di tutto.

CHI TRASGREDTSCE LA LEGGE IN UN PUNTO LA TRASGREDISCE TUTTA. ­ Perentoria è la sentenza di S. Giacomo: «Chiunque avrà adempito tutta la legge, ma la trasgredisce poi in un solo precetto, egli è reo come se li avesse trasgrediti tutti» (IACOB. II, 10). Ma come è mai possibile, dirà taluno, che si deva considerare colpevole della trasgressione di tutta la legge, chi ne ha trasgredito un solo precetto? Ecco in qual senso bisogna intendere queste parole di S. Giacomo: Chi viola la legge in un punto, è colpevole come se violata l'avesse tutta intera: 1° perché perde tutti i suoi meriti; 2° perché ferisce tutte le virtù prima acquistate; 3° perché incorre nella pena del danno, cioè nella privazione della grazia, della carità, della gloria, come se avesse peccato contro tutti i comandamenti; 4° perché la legge obbliga tutta intera e deve essere osservata esattamente; 5° perché che viola anche un solo precetto, disprezza il legislatore; 6° perché i comandi divini formano un tutto che è il Decalogo. Trasgredito un precetto, la legge cessa per voi di essere legge; come in una musica una voce discorde distrugge tutta l’armonia... Un'altra ragione ci dà S. Agostino, ed è che chi manca anche in un solo punto della legge, opera contro la carità, su la quale si appoggia tutta la legge (Epistola XXIX); infatti tutti i precetti, dice S. Gregorio, si trovano in germe nella carità (Pastor.). Siccome un eretico che non crede un articolo di fede, perde interamente la fede a tutti gli articoli del Simbolo, perché non li crede più con fede divina ma umana, così chi trasgredisce una legge, perde la carità annessa all'osservanza di tutte le leggi.

Finalmente, chi pecca contro un precetto, pecca contro tutti, perché la trasgressione di uno porta alla violazione di un secondo, poi di un terzo e così di seguito.

CASTIGHI DEI TRASGRESSORI DELLA LEGGE DIVINA. - Chi non osserva la legge di Dio e la disprezza, facendo quello che essa proibisce, non è un uomo, ma un bruto; perché non vive in modo ragionevole, secondo la natura dell'uomo, ma alla maniera delle bestie. Orgoglioso, collerico, crudele, impudico, goloso, ecc, imita la vita del leone, della tigre, della volpe, ecc. Tutti i delitti, i vizi, i disordini, gli scandali, ecc. seguono dalla violazione e dal disprezzo della legge divina. Quelli che disprezzano la legge di Dio, non camminano più alla sua luce, e questa è grandissima sciagura; diventano nemici di Dio e rigettano la salute eterna, nel che sta la somma delle disgrazie. «Lungi è la salvezza dei peccatori, dice il Salmista, perché non si diedero pensiero di praticare la vostra legge» (Psalm. CXVIII, 155).

«Vi è una preghiera esecrabile, leggiamo nei Proverbi, ed è quella di colui che si tura le orecchie per non ascoltare la legge» (Prov. XXVIII, 91). Dal momento che egli non vuole udire la legge, non è giusto che Dio più non porga orecchio alla sua preghiera? Perciò il profeta Baruch dice che coloro i quali trasgrediscono la legge, abbandonano la sorgente della sapienza e della pace (BARUCH III, 12-13).

L'uomo che non si assoggetta alla legge è nemico di se stesso; infatti l’osservanza della legge procura all'uomo ogni sorta di beni, mentre la trasgressione è il principio di tutti i suoi mali... Gettate lo sguardo sui castighi che piombarono sopra Adamo e l'infelice sua stirpe, in punizione della prima disobbedienza: confusione, ribellione dei sensi, concupiscenza, schiavitù; bando dal paradiso, perdita dell'innocenza, della pace, della felicità, dell'immortalità; povertà, miserie, disgusti, malattie, lavoro, sterilità della terra, morte, inferno, ecc... Nella violazione della legge si deve cercare la causa delle più tremende calamità che abbiano mai afflitto il mondo..., come il diluvio, l'eccidio di Sodoma, ecc. 
Udite i castighi e le sciagure che Dio minacciò, nella persona del popolo ebreo, a tutti i trasgressori della legge divina: «Voi sarete maledetti nelle città e nelle campagne; maledetti nei granai, nelle dispense e in quanto metterete in serbo. Maledetti saranno i frutti delle vostre viscere e i prodotti delle vostre terre, dei vostri giumenti, delle vostre pecore. Maledetti sarete entrando, maledetti uscendo. Il Signore vi manderà la miseria e la fame, spanderà la sua maledizione su tutte le opere vostre finché siate sterminati: vi colpirà con l'indigenza, con la febbre, col freddo, coi calori ardenti dell'estate, vi perseguiterà finché siate periti. Il cielo sul vostro capo, sarà di bronzo, la terra che calpestate sarà di ferro. Il Signore pioverà sui vostri campi polvere invece di pioggia e cenere cadrà sopra di voi dal cielo fino a che siate disseccati. Vi abbandonerà in potere dei vostri nemici; sboccherete da una strada per andare loro incontro e fuggirete da ogni parte e sarete dispersi per tutti i regni del mondo. Il vostro corpo servirà di pastura agli avvoltoi ed alle belve del deserto. Il Signore vi colpirà, come già l’Egitto, con ulceri, con lebbra e corruzione. Vi toglierà il senno, vi accecherà e spingerà al furore e voi camminerete brancolando in pieno giorno e non fiorirete in nessuna impresa; sarete in ogni tempo bersaglio alla calunnia, all'oltraggio, all'oppressione e non avrete persona che vi difenda. Costruirete case e non le abiterete, pianterete vigne e non ne berrete il vino, farete larghe seminagioni e raccoglierete magre messi; la ruggine consumerà i vostri raccolti e i vostri frutti, il tarlo distruggerà le vostre piante. I vostri figli cadranno sotto il ferro nemico, le vostre figlie saranno condotte schiave; voi le vedrete e vi struggerete per l'angoscia, ma non potrete muovere un dito in loro favore. Tutte queste maledizioni cadranno sul vostro capo, se non osservate e adempite tutte le parole scritte nel libro della legge e se non temete il Signore vostro Dio il quale se prima allietò la sua misericordia col moltiplicarvi e colmarvi di beni, soddisferà poi alla sua giustizia con l'abbattervi, col perdervi e con l’esterminarvi» (Deuter. XXVIII). Queste pene piomberanno su coloro che non si danno pensiero di praticare la legge di Dio; così avverrà che, non avendo voluto adempirla per obbedienza, l'adempiranno sopportandone i castighi. No, Dio non permette che si violi impunemente la sua legge, ci dice il libro secondo dei Maccabei (IV, 17); ma, come osserva il profeta, la maledizione sta su tutti quelli che fuggono dalla legge divina (Psalm. CXVIII, 21), e il termine della loro fuga, con chiude Baruch, conduce alla morte (IV, 1).

BISOGNA PIANGERE LE TRASGRESSIONI DELLA LEGGE DIVINA. - Se vi è motivo di gemere e di piangere, è certamente il vedere quante volte abbiamo noi medesimi trasgredito e quanto spesso e sfrontatamente si trasgredisca nel mondo la legge divina. Noi dovremmo dire con Davide: «Io svenni di dolore, vedendo i peccatori abbandonare la vostra legge, o Signore. I miei occhi si convertirono in due fonti perenni di lacrime, poiché ho violato i vostri comandi» (Psalm. CXVIII, 53-136).

MEZZI PER OSSERVARE LA LEGGE DI DIO. - «Io ho osservato i vostri comandi, o Signore, diceva Davide, perché ho sempre camminato alla vostra presenza» (Psalm. CXVIII, 168). Il ricordo della presenza di Dio è dunque potentissimo mezzo per rispettare e osservare la legge divina... Un altro mezzo è di non mai dimenticare che la legge impostaci è l’opera di Dio; questo pensiero ce la rende rispettabile ed amabile. Il terzo sta nello studiarla e meditarla... Il quarto consiste nel pregare il Signore che ce ne dia l'intelligenza e ci aiuti con la sua grazia ad adempirla... 

p. Cornelio A Lapide