LA GIUSTIZIA
Meditazioni di Padre Andrea D'Ascanio
E'
un luogo comune appellarsi alla giustizia di Dio quando non possiamo farci
"giustizia" da noi. Anche l'espressione "Dio ti paghi" -
usata a mo' di ringraziamento in molti paesi - sa di arma a doppio taglio:
"Dio ti ricompensi... nel bene e nel male".
Nel
linguaggio ecclesiale, in maniera più sottile ma non meno pesante, si usa dire:
"Ti ringrazio... coram Domino", cioè mettendo tutto dinanzi alla
Verità e alla giustizia del Signore.
Insomma,
appellarsi a Dio come ad un vendicatore che può colpire quando non possiamo
farlo, è costume diffuso. E' il segno della repressa fame di vendetta che tutti
coviamo dentro e che vorremmo soddisfatta semplicemente delegando Dio che -
onnipotente qual è - può ben fare le nostre veci senza compromettersi e,
soprattutto, senza comprometterci.
Vorremmo
che Dio fosse il nostro giustiziere personale, che è tutto dalla nostra parte e
che quindi deve compiere chi ci colpisce. E, se non lo fa, lo rinneghiamo come
il fratello del figliuol prodigo: "Egli si indignò e non voleva entrare.
Il padre uscì a pregarlo. E lui rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da
tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un
capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha
divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il
vitello grasso... “ (Gc 15, 29-30)
Come
il fratello "buono" anche noi ci appelliamo al Padre perché faccia
giustizia (come diciamo noi) contro chi ci sembra ci faccia del male.
Nel
caso del Vangelo è evidente come noi "buoni" travisiamo anche la
verità dei fatti: il figliuol prodigo non aveva divorato i beni del padre, ma
quelli che gli spettavano di diritto per eredità e che forse facevano gola a
lui, al fratello "buono".
Ma
quando non si è nell'Amore è difficile distinguere la Verità. Le passioni ci
fanno invocare subito giustizia. Allora è bene che ci chiariamo le idee circa
il rapporto che c'è tra la Giustizia, Dio e noi.
In
senso strettamente giuridico è "La virtù morale per la quale si dà a
ciascuno ciò che gli è dovuto, e rispetta il diritto altrui ". Dice
ancora il Palazzi: "Talvolta si connette all'idea di giustizia l'idea di
punizione ".
In
senso biblico invece la giustizia di Dio è anzitutto la concreta fedeltà al
patto, che Egli manifesta: nell'esaudire la preghiera (Sal 116,1-9); nel
garantire il diritto e la giustizia (Ger 9, 23-24); nell'assicurare il perdono (Sal
51, 14) e la salvezza (Sal 85, 8-11; Is 46, 12-13). La giustizia di Dio si
identifica così con la sua volontà o azione di salvezza.
Le
lingue moderne non conoscono più questo senso positivo della giustizia divina,
che per il linguaggio biblico è fondamentale; è perciò indispensabile tenerlo
ben presente per un'esatta comprensione del messaggio dell'Evangelo, perché
anche in esso la giustizia di Dio è sostanzialmente la sua volontà di salvezza
che Egli ha messo in opera per mezzo di Gesù Cristo e per la quale giustifica
l'uomo, cioè gli dona la giustizia (Rom 1,17; 3,21-26; Fil 3, 9). Riportiamo
solo quest'ultimo brano: "... al fine di guadagnare Cristo e di essere
trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella
che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio,
basata sulla fede". (Fil 3, 9) Posti così i termini della questione, come
prima cosa dobbiamo toglierci dalla testa l'idea di un Dio che sta sempre con il
bastone in mano e che, ad un nostro minimo cenno, è pronto a colpire chi ci è
antipatico o chi ha fatto del male.
Amministrare
la giustizia è il massimo potere. Nell'antichità era competenza specifica del
re che, seduto in trono con tutte le insegne del comando, ascoltava le parti ed
emetteva la sentenza.
Dio
Padre è la massima autorità, ed a Lui viene riconosciuta e attribuita in
pienezza tale facoltà.
Ma
il Padre non intende essere il giudice dei Suoi figli: quale padre vorrebbe
giudicare e condannare i suoi figli? E per questo delega il Figlio, perché
eserciti questo potere con i Suoi fratelli: "Il Padre infatti non giudica
nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio ". Gv 5, 22)
Il
Figlio dice sempre "sì" al Padre, e accetta questo incarico: ma Gli
pesa non meno di quanto non pesi al Padre. Viene dunque sulla terra con questo
divino potere – splendido e terribile - di assolvere e di condannare. Ma non
lo usa mai, se non per assolvere: "Maestro, questa donna è stata sorpresa
in flagrante adulterio... " (Gv 8, 4) Come altre volte (Mt 9, 11; 12, 2;
12, 10; 15, 2; 19, 3), anche ora i furbi del tempo cercano di far cadere Gesù
in un trabocchetto umanamente senza scampo: se assolve, sarà messo lui sotto
accusa perché va contro la legge; se condanna, scompare la figura del Maestro
misericordioso...
Ma
Gesù è Dio, e non si lascia certo intrappolare dalle Sue creature: “Chi di
voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. (Gv 8, 7)
In
maniera molto più evidente Gesù, sulla Croce, userà questo potere di
assolvere e di condannare, quando risponderà alle ultime provocazioni ("Se
sei Figlio di Dio, scendi... ") con tutta la potenza del Suo Amore:
"Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34)
Sulla croce Gesù testimonia tutta la Sua infinita capacità d'Amore e tutta la
sua intelligenza "giuridica", riuscendo anche a trovare, dinanzi
all'inferno, la motivazione tecnica per l'assoluzione: gli imputati - tutti gli
uomini - vanno assolti per incapacità di intendere e di volere.
Il
Padre passa dunque il potere di giudizio al Figlio; ma il Figlio non lo usa per
condannarci, ma per assolverci. Anzi, prende continuamente le nostre difese,
anche ora lassù nel Cielo: "Abbiamo un avvocato presso il Padre" (1Gv
2, 1).
Ma
allora, se Gesù che ha il potere di giudizio ci assolve e ci giustifica, chi ci
accusa e chi ci condanna?
"Il
grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana, e che
seduce tutta la terra ". (Ap 12, 9)
E'
lui il grande Accusatore.
"Ora
si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio perché è stato
precipitato l'Accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti a
Dio giorno e notte". (Ap 12,10)
Ogni
nostra azione viene sottoposta a giudizio dinanzi al tribunale di Dio, e Satana
funge da pubblico accusatore, da "pubblico ministero" che non lascia
passare neanche una parola senza averla sottoposta al vaglio.
Per
questo Gesù ci esorta a non pronunziare parole senza amore e contro l'Amore:
"Chiunque dice al suo fratello..." (Mt 5, 21).
Prima
del giudizio particolare che avremo dopo la morte, noi subiamo un continuo
giudizio in cui Satana funge da accusatore, Gesù da avvocato difensore e il
Padre dovrebbe alla fine emettere il verdetto.
Ma
abbiamo già detto che il Padre non vuole giudicarci e condannarci e che passa
ogni giudizio al Figlio che usa tale potere solo per giustificarci e assolverci.
Il
Satana ci accusa, ma non ha il potere di condannare, perché tale potere è
riservato solo al giudice. Allora, chi ci condanna?
Ricapitolando:
il Padre e il Figlio rinunciano al giudizio; il Satana ci accusa, ma non può
emettere sentenze definitive. Ma allora chi ci condanna?
Siamo
noi stessi che ci giudichiamo e ci condanniamo a vicenda.
Per
intenderci meglio: Gesù, che fa sempre quello che vede fare dal Padre (Gv
5,19), passa a sua volta il potere di giudizio a noi: il Suo Amore verso di noi
non è inferiore a quello del Padre, e non intende giudicare e condannare coloro
che ha amato e ama sino al punto di dare la vita per loro (Gv 10, 15; 15, 13)
che chiama "amici" (Gv 15,15) e che unisce a sé nella filiazione
divina (Gv 17, 22).
Gesù
ci ama di Amore totale, donando a noi in pienezza se stesso e tutto ciò che ha:
il Suo Sangue e la Sua Carne (Lc 22,19-20; Gv 6,54); la Sua Mamma (Gv 19,27); il
Suo Papà (Mt 6,9; Gv 14,7; Gv 14,23; Gv 15,15); la Sua potenza di miracolo (Gv
14,12; Lc 10, 19; Mc 6,7.13; 16,17.20; Mt 10, 1).
Non
esclude dal dono neanche il Suo potere di giudizio (Gv 20,22; Mt 19,28; Mt
16,19; Mc 16,16), ma è un potere che scotta, e ci dice come dobbiamo usarlo:
assolvendo, come ha fatto Lui, altrimenti ci ricade sul capo: "... col
giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale
misurate sarete misurati ". (Mt 7, 2) Nulla Gesù raccomanda più
insistentemente del non giudizio, e nella preghiera al Padre fa dire proprio a
noi che, se non perdoneremo, Lui non ci perdonerà.
Il
giudizio è la grande trappola che l'inferno ci tende continuamente, ponendo una
barriera di non amore tra noi e i fratelli: aggiungendo giudizi a giudizi,
ciascuno finisce con il restare isolato in una bara di morte: è la solitudine,
è la disperazione, è l'inferno già qui in terra.
Il
giudizio uccide l'Amore, blocca la Misericordia e dà via libera alla
"giustizia" che il Satana continuamente chiede. E questo vale per ogni
singolo uomo e per tutta l'umanità.
Quindi
il giudizio è il mezzo che Satana usa per, coinvolgere tutti e tutto. Se noi
stiamo al suo gioco verremo coinvolti nel suo gorgo d'inferno e renderemo vano
l'Amore del Padre.
E'
finalmente chiaro il grande disegno della bestia: essa sa che "le resta
poco tempo" e vuole coinvolgere più creature che può in questa disfatta.
Per
questo usa tutti i mezzi, soprattutto i mass-media, diffondendo unicamente realtà
di violenza, di corruzione e di morte: i più li accolgono, se ne fanno
partecipi e vengono travolti nel grande processo di morte, marchiati "nella
mano e nella fronte ". E questo lo abbiamo capito tutti e ne conveniamo.
Quello
che non abbiamo capito è un gioco ancora più sottile: Satana, con queste
continue violenze morali, intende esasperare quei pochi che non accolgono le sue
sollecitazioni portandoli a gridare: "Basta! Signore, visto che noi non
possiamo fermare questa valanga di morte, intervieni Tu con la Tua Giustizia!
".
E
questa sarebbe la fine!
Dobbiamo
farci furbi, certi che il Padre, nella Sua Misericordia, è più forte della
"giustizia" del Satana. Non commettiamo lo stupido sbaglio di
abboccare all'amo che la bestia ci lancia mediante i suoi profeti di sciagura.
Noi abbiamo il profeta dei profeti - il Papa - che ci prospetta orizzonti ben più
ampi e validi: "Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla
secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola
Misericordia, quanto più, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della
Misericordia, tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al
Dio della Misericordia con "forti grida". Queste forti grida devono
essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua
misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta
in Gesù crocifisso e risorto, cioè nel mistero pasquale. E' questo mistero che
porta in sé la più completa rivelazione della misericordia, cioè di quell'Amore
che è più potente della morte più potente del peccato e di ogni male,
dell'amore che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più
grandi minacce". (Dives in Misericordia, 15) Commentando questo brano nel I
volume di "Dio è mio Padre" dicevamo nel 1982: "Eliminiamo le
sterili polemiche, finiamola di segnarci a dito accusando questi o quello di
tutti i mali. Questo è il gioco dell'inferno che non vuole farci aggrappare
all'unica fonte vera di salvezza: la Misericordia del Padre. Siamo in una
spirale di odio che può essere spezzata solo dall'Amore del Padre, e il Papa -
profeta di misericordia che echeggia la misericordia di tutti i profeti - ci ha
mostrato la strada: che aspettiamo a percorrerla?
Chiediamo
con “forti grida” la misericordia per tutti, e sperimenteremo con il profeta
Gioele che "il Signore è rifugio al suo popolo ". (Dio è Padre I vol.)
Chiudiamo
queste nostre riflessioni facendo un breve commento a quanto Satana di alcuni
suoi adepti - avrebbe "rivelato": il suo trionfo è vicino. Di che
trionfo intende parlare?
Del
trionfo della "sua" giustizia: quindi tutto e tutti saranno travolti
dalla sua furia di morte e di violenza.
Io
non mi agito per le rivelazioni dei profeti che si dicono di Dio, quindi tanto
meno mi turberò per quello che dicono i profeti che si dicono di Satana.
Se
quello che vanno dicendo è veramente pensiero dell'inferno, allora questa
dichiarazione sa di sfida e noi la raccogliamo e lo ringraziamo per averci dato
conferma di una cosa che sapevamo da tempo: il padre della menzogna ci
preannunzia la sua sconfitta: il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Cioè
il trionfo della Misericordia, perché Maria non può certo
"trionfare" su miliardi di figli travolti in un gorgo di morte. Ma
questo dipende da noi.
La
vogliamo smettere di reggere il bordone ai profeti di sciagura che - forse con
la migliore buona fede - fanno il gioco del Satana scoraggiando e terrorizzando
gli spiriti?
E
vogliamo deciderci una buona volta a seguire il Profeta dei profeti - il Sommo
Pontefice - che, dalla cattedra di Verità, ci ricorda che abbiamo "il
diritto e il dovere di far appello alla MISERICORDIA... cioè di quell'amore che
è più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, dell'amore
che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi
minacce"? (Dives in Misericordia, 15)