LA GERARCHIA ANGELICA

a cura del Monastero "Carmelo S. Giuseppe" Locarno - Monti

Cari amici dell'Arcangelo Michele e degli Angeli santi, vogliamo affrontare in questo nostro incontro, un ar­gomento inserito, un tempo, nello studio e nell'insegnamento della teologia, ma che, in realtà, oggi presenta solo un interesse storico e devozionale: la classificazione degli Angeli, divisi in Triadi e in Cori.

Tutta la creazione visibile mo­stra una innegabile struttura gerar­chica; allo stesso modo, dobbiamo credere sia ordinata quella invisibi­le su cui il cosmo è modellato.

La grande moltitudine degli An­geli è certamente disposta in gradi diversi, superiori e inferiori; non è facile, però, determinare come. La Sacra Scrittura, sia nell'Antico sia nel Nuovo Testamento, ci riferisce alcuni nomi collettivi di Angeli (Serafini, Cherubini, Troni, ecc.) ma non indica la dipendenza degli uni dagli altri.

Gli autori cristiani dei primi secoli, anche il più antico di loro, il Pastore d'Erma (Il sec.) e i Padri della Chiesa, fanno intendere che c'è una differenza generale tra Angeli ed Angeli, senza fornirci tuttavia una chiara precisazione.

S. Gregorio di Nissa (IV sec.) nella sua ultima omelia sul "Can­tico dei Cantici" fa l'elogio della leggiadria della Sposa mediante un confronto con il mondo dei puri Spiriti nella Gerusalemme celeste. Egli afferma che l'ordinamento delle Schiere Angeliche, disposto da Dio fisso, rimane immutabile "ininterrottamente armonico" ed è di una bellezza tale da suscitare "meraviglia" o meglio "sbigotti­mento").

In questo passo, il Nisseno ci offre, incidentalmente, un elenco delle Gerarchie Angeliche non dissimile da quello riferito da S. Gregorio Nazianzieno.

Egli nomina le Potestà "che sono per sempre nell'esercizio del loro potere"; le Dominazioni "che in tutto comandano"; i Troni "ben saldi"; i Principati "mai sottomessi a schiavitù"; le Virtù che "glorifi­cano Dio senza interruzione"; "il volo dei Serafini inarrestabile"; i Cherubini che "non cessano di sostenere il trono sublime ed ele­vato" di Dio.

Ed è proprio questa "fissità dello schieramento" angelico, mai "sconvolta da alcun vizio", che rimane per sempre "nella bella disposizione" datagli dal Creatore, che ci incanta e delizia secondo S. Gregorio Nisseno.

Solo nel secolo V/VI, Dionigi l'Areopagita, un cristiano neopla­tonico (non ancora bene identifi­cato dagli storici), raccogliendo la tradizione dei secoli precedenti, esporrà per la prima volta in modo completo e dottrinale, pur in uno stile retorico e artificioso, la struttura della Gerarchia celeste. La sua celebre opera "Gerarchia celeste" è introdotta in Europa da S. Gregorio Magno.

La teoria dello Pseudo-Dionigi ebbe molta fortuna in oriente, esercitando il suo influsso su Massimo il Confessore e su Gio­vanni Damasceno. Conosciuta in Occidente, fu ripresa da Scoto Eriugena Alberto Magno e Tom­maso d'Aquino, che la rielaborò, trattandone ampiamente nella "Summa theologiae". Dante se ne servì nella Divina Commedia.

La classificazione delle Schiere Angeliche proposta dallo Pseudo-­Dionigi, mancando di fondamento biblico e teologico, oggi non è più seguita.

Ne rimane una eco solo nella pratica devozionale della Corona Angelica, una preghiera sempre valida e raccomandabile special­mente agli amici dell'Arc. Michele e dei Santi Angeli.

È interessante tuttavia conosce­re la dottrina dello Pseudo-Dio­nigi, perché ci offre un'immagine analogica del mondo ultraterreno, dello splendore del Regno dei Cie­li, di cui già S. Gregorio Nisseno ci ha parlato.

Secondo lo Pseudo-Dionigi, la Gerarchia celeste è "un ordine sa­cro" disposto da Dio, "immagine della sua divina bellezza" un "or­dinamento" comprendente tutti i puri spiriti divisi in gradi superiori, medi, inferiori.

Essi gli Angeli, sono le creature più vicine a Dio, "contemplano incessantemente la sua divina Bellezza "e ricevono, per primi, "la sua impronta nei limiti del possibi­le", mediante "un raggio della luce originaria" che il Creatore concede gradualmente a tutta la creazione perché la vuole partecipe di Sé, unita a Sé.

Gli Angeli, che sono al vertice della creazione, "si riempiono santamente dello splendore divi­no loro trasmesso e lo riflettono abbondantemente", quali "specchi trasparenti ed immacolati" sugli esseri inferiori: Angeli dei gradi sottostanti ed uomini.

Tutti coloro che fanno parte della Gerarchia - spiega inoltre lo Pseudo-Dionigi - trovano "la perfezione nell'elevarsi ciascuno secondo le proprie capacità al­l'imitazione di Dio e nel diventare `collaboratori di Dio', mostrando come l'azione di Lui si manifesti in essi.

Già S. Paolo aveva usato que­sta stessa espressione riguardo agli Apostoli, parlando del loro operato (cfr. 1 Cor 3,9) ed anche S. Giovanni aveva accennato alla cooperazione nella "diffusione della Verità" (3 Gv 8).

I membri della Gerarchia col­laborano con Dio, "poiché in base all'ordine proprio [di essa], alcuni vengono purificati mentre altri purificano, alcuni vengono illuminati mentre altri illuminano, alcuni divengono perfetti mentre altri rendono perfetti".

La "luce eterna", che essi rice­vono e comunicano, ha infatti la proprietà di purificare, illuminare e rendere perfetti, realizzando così l'imitazione e l'unione con Dio di ogni essere.

Tutte le Essenze celesti hanno in comune il nome "angelo", che significa messaggero, perché ven­gono per primi illuminati da Dio e fanno da intermediari tra Lui e noi, trasmettendoci "le rivelazioni che trascendono le nostre capacità".

Infatti, come insegna la Sacra Scrittura, "la legge ci è stata data tramite gli Angeli" (cfr. Gal 3,19; Eb 2,2; At 7,53) e ugualmente le rivelazioni profetiche.

Dionigi l'Areopagita precisa a questo proposito, che "pur chia­mandosi Angeli tutte le Essenze celesti nel loro complesso" questo nome va riservato in modo specifi­co all'ultimo "ordine che completa e conclude le Schiere divine", al di sopra del quale vi sono gli Arcan­geli, i Principati e gli altri Cori.

Partendo dal vertice della Ge­rarchia, Dionigi ci dà un elenco dei puri Spiriti distinti "in tre ordini ternari":

I. Serafini - Cherubini – Troni.

II. Dominazioni - Virtù - Potestà

III. Principati - Arcangeli - Angeli

Egli desume i nomi dalla Bibbia (Antico e Nuovo Testamento), mentre la divisione in triadi è di ispirazione neoplatonica.

La caratteristica peculiare di ogni Coro è dedotta dalla diversa denominazione.

Serafini (Is 6,2): ardono di amore divino e lo trasmettono agli Spiriti loro subordinati.

Cherubini (Gv 3,24; Ez 10,3): sono colmi di sapienza divina e la riflettono sugli inferiori.

Troni (Col 1,16): stanno presso l'Altissimo, al di sopra di tutto ciò che è inferiore.

Dominazioni (Col 1,16): lontani da ogni utilità terrena, si volgono interamente a Dio.

Virtù (Ef 1,20-21): tendono con tutta la loro forza ad imitare Dio ed infondono forza nei sot­tostanti

Potestà (Col 1,16): hanno una potenza superiore con cui si volgo­no verso Dio ed incitano gli Spiriti subordinati ad avvicinarsi a Lui.

Principati (Col 1, 16): esercita­no il comando e la guida degli esseri inferiori.

Arcangeli (1 Tess 4,15): col­legano i Principati e gli Angeli, annunziando a questi ultimi le rivelazioni ricevute dagli Esseri superiori.

Angeli (Rm 8,38; ecc.): Collegano i puri Spiriti con gli uomini.

Come conclu­sione di questa esposizione sommaria della teoria dello Pseudo-Dionigi, leggiamo, cari amici degli Angeli, un brano di Edith Stein, la famosa filosofa ebrea convertita al cattolicesi­mo, fattasi monaca carmelitana nel monastero di Colonia, mor­ta nel campo di sterminio di Auschwitz e dichiarata Patrona d'Europa da Giovanni Paolo Il nel 1999:

"In base alla teoria areopagi­tica, possiamo dire che gli Angeli vivano tra loro e con tutti gli altri Esseri spirituali-personali, in una comunione, in un regno di amore che dona e che riceve amore, il cui inizio e termine è la Divinità Trina. Ecco come ce li rappresentiamo."

Imitiamoli", cari amici, per quanto ci è possibile!

 

L’Angelo Custode al suo protetto

La tua mano si tenda verso chi è come te, non importa se con la pelle più scura o più chiara, che parla come te o con un cantilenare dolce.

Tu sei opera di Dio, in un progetto d'amore immenso grande quanto il mondo.

Tu sei fratello e amico e compagno in una realtà nuova difficile, ma che tu saprai contribuire a far divenire meravigliosa, pur attrezzata solo della tua povertà, ma gioiosa perché «guidata dallo Spirito di Dio».

Nella realtà "nuova, difficile" del nostro mondo globalizzato, gli An­geli Custodi ci insegnano la vera solidarietà cristiana. Essi ci danno l'esempio, accogliendo con uguale amore il bambino bianco, nero o giallo che, alla nascita, Dio affida alla loro protezione.

Elisabetta Ricca Cottone