LA
FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI GESU’
L'augusto e dolcissimo Nome di Gesù risuonò sulla terra prima che il Figlio di Dio s'incarnasse, precisamente quando l’Arcangelo Gabriele annunziò alla Vergine che Colui che da Lei doveva nascere si sarebbe chiamato "Gesù ". Da quell'istante il Santissimo Nonne di Gesù non ha cessato di riempire cielo e terra della sua potenza e grazia. Balsamo dei Santi, medicina ai peccatori, luce agli erranti, "Gesù" è per ogni cristiano il soave Nome dello Sposo dell'anima.
Per celebrare questa festa, fu dapprima scelta la
seconda domenica dopo l'Epifania, che ricorda il banchetto delle Nozze di Cana.
È nel giorno nuziale che la Sposa assume il nome dello Sposo, e questo nome
d'ora in poi testimonierà che essa appartiene a lui. La Chiesa, volendo
onorare con un culto speciale un nome per essa così prezioso, ne univa dunque
il ricordo a quello delle Nozze divine. Oggi, essa riallaccia all'anniversario
stesso del giorno in cui fu imposto, otto giorni dopo la nascita, la
celebrazione di quell'augusto Nome.
L'antica alleanza aveva circondato il Nome di Dio di
un profondo terrore: quel nome era per essa tanto formidabile quanto santo,
e l'onore di proferirlo non spettava a tutti i figli d'Israele. Dio non era
ancora stato visto sulla terra a conversare con gli uomini, non si era ancora
fatto uomo
Lui stesso per unirsi alla nostra debole natura:
non potevano dunque dargli quel Nome d'amore e di tenerezza che la Sposa dà
allo Sposo.
Ma quando è giunta la pienezza dei tempi, quando il
mistero d'amore è sul punto di apparire, scende innanzitutto dal Cielo il
Nome di Gesù, come un anticipo della presenza del Signore che deve portarlo.
L'Arcangelo dice a Maria: «Gli imporrai il nome di Gesù»; ora Gesù vuol
dire Salvatore. Quanto sarà dolce a pronunziarsi, questo Nome, per l'uomo che
era perduto! Questo solo Nome quanto riavvicina già il cielo alla terra! Ve
n'è forse uno più amabile o più potente? Se a questo divin Nome ogni
ginocchio deve piegarsi in cielo, in terra e nell'inferno, vi è forse un cuore
che non si commuova d'amore al sentirlo pronunciare? Ma lasciamo descrivere a
san Bernardo la potenza e la dolcezza di questo Nome benedetto. Ecco come egli
si esprime in proposito nel suo XV Sermone sul Cantico dei Cantici: «Il Nome
dello Sposo è luce, cibo, medicina. Esso illumina, quando lo si rende noto;
nutre, quando vi si pensa in segreto; e quando lo si invoca nella
tribolazione, procura la dolcezza e l'unzione. Percorriamo, di grazia, ognuna di
tali qualità. Donde pensate che si sia potuto diffondere nell'universo intero
la grande e improvvisa luce della Fede, se non dalla predicazione del Nome di
Gesù? Non è forse per la luce di quel Nome benedetto che Dio ci ha chiamati
alla sua stessa mirabile luce? Illuminati da essa, e vedendo in quella luce
un'altra luce, sentiamo san Paolo che ci dice giustamente: Voi eravate una
volta tenebre; ma ora siete luce nel Signore.
Ma il Nome di Gesù non è soltanto luce, è anche
cibo. Non vi sentite dunque riconfortati ogni qual volta richiamate al vostro
cuore quel dolce Nome? Che altro c'è al mondo che nutra tanto la mente di colui
che Lo pensa? Che cos'è che, allo stesso modo, ristori i sensi indeboliti,
dia energia alle virtù, faccia fiorire i buoni costumi e mantenga gli onesti
e casti affetti? Ogni cibo dell'anima è arido se non è imbevuto di quest'olio,
e insipido se non è condito con questo sale.
Quando voi mi scrivete, il vostro dire non ha per me
alcun sapore, se non vi leggo il Nome di Gesù. Quando discutete o parlate con
me, tutto il vostro discorso non ha per me alcun interesse se non vi sento
risonare il Nome di Gesù. Gesù è miele alla mia bocca, melodia al mio
orecchio, giubilo al mio cuore; ed oltre a questo, una medicina benefica. Qualcuno
di voi è triste? Che Gesù venga nel suo cuore, passi di qui nella sua bocca, e
subito, alla venuta del Nome divino che è vera luce, scompare ogni nube, e
torna il sereno. Qualcuno cade nel peccato oppure incorre, disperando, nei
lacci della morte? Se invoca il Nome di Gesù, non comincerà subito a
respirare e a vivere nuovamente? Chi mai restò nell'indurimento del cuore
come fanno tanti altri; o nel torpore delle gozzoviglie, nel rancore o nel
languore del tedio? Chi mai, avendo in sé esaurito la sorgente delle lacrime,
non l'ha sentita d'improvviso scorrere più abbondante e più soave, appena è
stato invocato Gesù? Qual è quell'uomo che, timoroso e preoccupato in mezzo
ai pericoli, invocando quel Nome di forza non abbia sentito subito nascere in
sé la fiducia e svanire la paura? Chi è colui, vi chiedo, che sbattuto e vacillante
in balia dei dubbi, non ha all'istante - lo dico senza esitare - visto
risplendere la certezza all'invocazione di un Nome così luminoso? Chi,
nell'avversità, mentre era in preda alla sfiducia, non ha ripreso coraggio al
suono di quel Nome di valido aiuto? Sono queste infatti le malattie e i languori
dell'anima ed esso ne è il rimedio.
Certamente, e posso provarvelo con quelle parole:
Invocami, dice il Signore, nel giorno della tribolazione, e io ti libererò, e
tu mi onorerai. Nulla al mondo arresta così decisamente l'impetuosità dell'ira
e riduce ugualmente la gonfiezza della superbia. Nulla guarisce così
perfettamente le piaghe della tristezza, comprime le irruenze della
dissolutezza, spegne la fiamma della cupidigia, estingue la sete dell'avarizia,
e distrugge tutti gli stimoli delle passioni disoneste. In verità, quando io
nomino Gesù, ho davanti un uomo dolce e umile di cuore, benigno, sobrio,
casto, misericordioso, in una parola splendente di ogni purezza e santità. È
lo stesso Dio onnipotente che mi guarisce con il suo esempio, e mi rinforza
con la sua assistenza. Tutte queste cose echeggiano nel mio cuore quando
sento risuonare il Nome di Gesù. Così, in quanto è uomo, io ne ricavo degli
esempi per imitarli, e in quanto è l'Onnipotente, ne ricavo un sicuro aiuto. Mi
servo di quegli esempi come di erbe medicinali, e dell'aiuto come d'uno
strumento per tritarle, e ne faccio così una mistura tale che nessun medico
potrebbe farne una simile.
O anima mia, tu hai un antidoto eccellente,
nascosto come in un vaso, nel Nome di Gesù! Gesù, infatti, è un Nome salutare
e un rimedio che non risulterà mai inefficace per nessuna malattia. Che esso
sia sempre nel tuo cuore e nella tua mano: di modo che tutti i tuoi sentimenti e
tutti i tuoi atti siano diretti verso Gesù».
Questa è dunque la forza e la soavità del
santissimo Nome di Gesù, che fu imposto all'Emmanuele il giorno della sua
Circoncisione; ma, siccome il giorno dell'Ottava di Natale è già consacrata a
celebrare la divina Maternità, e il mistero del Nome dell'Agnello richiedeva
solo per sé una propria solennità, è stata istituita la festa di oggi. Il suo
primo promotore fu nel XV secolo, san Bernardino da Siena, che stabilì e propagò
l'usanza di rappresentare, circondato di raggi, il santo Nome di Gesù ridotto
alle sue prime tre lettere JHS, riunite in monogramma. Questa devozione si
diffuse rapidamente in Italia, e fu incoraggiata dall'illustre san Giovanni da
Capestrano, dell'Ordine dei Frati Minori al pari di san Bernardino da Siena.
La Santa Sede approvò solennemente tale omaggio al Nome del Salvatore degli
uomini, e nei primi anni del XVI secolo Clemente VII, dopo lunghe istanze,
accordò a tutto l'Ordine di san Francesco il privilegio di celebrare una
festa speciale in onore del santissimo Nome di Gesù.
Roma estese successivamente questo favore a diverse Chiese, ma doveva venire il momento in cui ne sarebbe stato arricchito lo stesso Ciclo universale. Fu nel 1721, dietro richiesta di Carlo VI imperatore di Germania, che il papa Innocenzo XIII decretò che la festa del Santissimo Nome di Gesù fosse celebrata in tutta la Chiesa. (Tratto da: De vita contemplativa” 1/2009)