LA
FESTA DEL CORPUS DOMINI
Con
la bolla Transiturus de hoc mundo («mentre stava per lasciare questo
mondo») dell' 11 agosto 1264, Urbano IVv istituisce la festa del Corpus
Domini. Non sappiamo se abbia influito il miracolo di Bolsena; certamente
l'ispirazione e lo stimolo veniva dalla città eucaristica di Liegi e dalla
devozione che il papa aveva trovato e ammirato nel beghinaggio di Mont-Cornillon
e negli ambienti sui quali esercitavano il loro influsso la beata Giuliana ed
Eva di Sannt-Martin. Del resto nella stessa bolla, in un inciso, il papa
afferma: «Abbiamo saputo, tempo addietro, quando eravamo in un ufficio più
modesto, che venne rivelato divinamente ad alcuni fedeli cattolici che questa
festa si dovesse celebrare in tutta la Chiesa». La data fissata è il giovedì
dopo l'ottava di Pentecoste. Urbano IV conosce le obiezioni all'introduzione
della nuova festa, e vi risponde rilevando l'opportunità di una memoria
eucaristica annuale più particolare e più solenne; la sua necessità per la
confutazione degli eretici; l'analogia con quanto avviene per il culto dei santi
trattandosi di colui che è il Santo dei Santi; la necessità di riparare le
trascuratezze verso l'eucaristia. Il papa scrive con stile ardente e
ridondante: «In quel giovedì le devote folle di fedeli accorrano con amore
alla Chiesa, e allora clero e popolo in gioia comune elevino canti di lode, i
cuori e le aspirazioni, le bocche e le labbra risuonino degli inni di letizia
salutare; allora esulti la fede, tripudi la speranza, renda omaggio la devozione,
sia giubilante la purezza e pervasa di gaudio la sincerità».
Il
ricordo del papa per Liegi appare dalla lettera scritta al vescovo della città,
con l'esortazione a celebrare il Corpus Domini quanto prima, senza
attendere la data degli anni seguenti. Ma il papa inviava persino una lettera
alla «reclusa» Eva, annunziando l'istituzione della festa: «Rallegrati poiché
Dio onnipotente ti ha concesso quanto il tuo cuore bramava».
Poco
tempo dopo l'istituzione della festa del Corpus Domini, Urbano IV moriva,
e al suo fervore seguì un'epoca di indifferenza. D'altronde non dappertutto:
la festa rimane viva nei Paesi Bassi, in Francia, in Germania, in Italia
settentrionale, specialmente nelle regioni venete.
La Bolla Transiturus venne rilanciata da Clemente V che nei 1314 la inserì nella raccolta dei decreti del concilio di Vienne. L'istituzione della festa in onore del corpo del Signore, mentre evidenziava con speciale solennità liturgica la fede nella presenza reale, avviava nella Chiesa cattolica un fiorire di riti e di manifestazioni eucaristiche, che - contestate dai riformatori e riaffermate dal Concilio di Trento - avrebbero conosciuto una fioritura esuberante nei secoli successivi. Talora - come osserveremo - con una sottolineatura che un poco quasi finiva col mettere in secondo piano l'eucaristia come celebrazione e come convito; ma con il vantaggio di tenere vivo il senso della presenza reale, dell'adorazione alla Persona del Signore, e della proclamazione della fede eucaristica e della professione cristiana in genere, e promuovendo in tal modo anche la fraternità: il culto dell'eucaristia avrebbe creato vivaci e fervide confraternite. Urbano IV non ne parlava ancora, ma dalla nuova solennità sarebbero irraggiate le famose processioni eucaristiche. Del resto già nel secolo XIII si tenevano processioni solenni.
Oggi
ancora si celebra la solennità del corpo e del sangue del Signore, e nella
Messa si dice questo prefazio: «Nell'ultima cena con i suoi Apostoli,
Cristo volle perpetuare nei secoli il memoriale della salvezza mediante la
Croce e si offrì a te, Padre, Agnello senza macchia, lode perfetta e sacrificio
a te gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli,
perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l'umanità diffusa su
tutta la terra. E noi ci accostiamo alla mensa di questo grande sacramento,
perché l'effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria».