La
devozione al Sacro Cuore di Gesù
Non
c’è nulla nella devozione al Sacro Cuore di Gesù, che non sia già contenuta
in nuce nel Vangelo di San Giovanni, il privilegiato che poté davvero posare
fisicamente il capo sul petto del Maestro durante la sua vita terrena e che
restandogli sempre accanto, meritò l’onore di custodirne la Madre.
Che
tale esperienza dovesse coincidere con un trattamento speciale è implicito non
solo nei Vangeli, ma in tutta la tradizione proto cristiana, prendendo a
fondamento il famoso passo episodio in cui Gesù investì della dignità papale
Pietro, lasciando discosto Giovanni (Gv. 21, 19-23)
Da
questo fatto e dalla sua eccezionale longevità, (morì ultra centenario) nacque
la convinzione che l’amore e la confidenza nutrita nei confronti del Maestro
costituissero una specie di canale privilegiato per giungere direttamente a Dio,
indipendentemente dall’osservazione degli altri precetti. In realtà nulla
giustifica questa convinzione negli scritti dell’Apostolo e soprattutto nel
suo Vangelo, che giunge tardivo, dietro esplicita ed insistente domanda dei
discepoli e vuol essere un approfondimento, non una modifica di quanto già
affermato dai sinottici. Casomai l’amore per Cristo rappresenta un incentivo
ad osservare più scrupolosamente le leggi, in modo da divenire appunto tempio
vivente di quel Verbo che rappresenta l’unica luce del mondo, come spiega
l’indimenticabile Prologo.
Per
millecinquecento anni la devozione al Cuore come idealizzazione dell’Amore
Divino restò dunque una realtà implicita alla vita mistica, che nessuno provò
la necessità di promuovere come una pratica a se’ stante. Innumerevoli sono i
riferimenti presenti in San Bernardo di Chiaravalle (990-1153), che tra
l’altro introduce la simbologia della rosa rossa come trasfigurazione del
sangue, mentre S.Ildegarde di Bingen (1098-1180) “vede” il Maestro e ne ha
la consolante promessa della prossima nascita degli ordini Francescano e
Domenicano, atti ad ostacolare il diffondersi delle eresie.
Nel
XII sec. il centro di questa devozione è senza dubbio il monastero benedettino
di Helfta, in Sassonia (Germania) con santa Lutgarda, Santa Matilde di Hackeborn,
che lascia alle consorelle un piccolo diario delle sue esperienze mistiche, in
cui compaiono delle preghiere al Sacro Cuore. Quasi certamente Dante si
riferisce a lei quando parla di “Matelda”. Nello stesso monastero di Helfta
giunge nel 1261 una bimba di cinque anni che mostra già una precoce
inclinazione per la vita religiosa: Geltrude. Morirà agli inizi del nuovo
secolo, dopo aver ricevuto le sacre stimmate. Con tutta la prudenza che la
Chiesa consiglia di fronte alle rivelazioni private, va segnalato il fatto che
la santa si intratteneva in sacre conversazioni con l’Evangelista Giovanni, a
cui chiese perché non si rivelasse agli uomini quale porto sicuro fosse il
Sacro Cuore di Gesù contro le insidie del peccato… le fu risposto che questa
devozione era riservata agli ultimi tempi.
Ciò
non impedisce una maturazione teologica della devozione stessa, che attraverso
la predicazione degli ordini mendicanti francescano e domenicano diffonde anche
fra i laici una spiritualità radicale. Si concretizza così una svolta: se fino
allora il cristianesimo era stato trionfante, con lo sguardo fisso alla gloria
del Cristo Risorto, ora si verifica una crescente attenzione all’Umanità del
Redentore, alla sua vulnerabilità, dall’infanzia alla passione. Nascono così
le pie pratiche del Presepio e della Via Crucis, innanzitutto come
rappresentazioni collettive atte a far rivivere i grandi momenti della vita di
Cristo, poi come devozioni domestiche, incrementando l’uso di quadri ed
immagini sacre di vario tipo. Purtroppo l’arte sacra ed i suoi costi daranno
scandalo a Lutero, che insorgerà contro la “banalizzazione” della fede ed
insisterà per un più rigoroso ritorno alla Bibbia. La Chiesa Cattolica pur
difendendo la tradizione si vedrà dunque costretta a disciplinarla, fissando i
canoni delle rappresentazioni sacre e delle devozioni domestiche.
Apparentemente
dunque la confidenza libera che aveva ispirato tanta fede laica negli ultimi due
secoli veniva frenata, se non addirittura colpevolizzata.
Ma
un’inaspettata reazione era nell’aria: di fronte alla paura del demonio, così
come esplode con l’eresia luterana e le relative guerre di religione, quella
“devozione al Sacro Cuore” che doveva consolare le anime negli ultimi tempi
diventa finalmente un patrimonio universale.
Il
teorizzatore fu san Giovanni Eudes, vissuto fra il 1601 ed il 1680, che si
concentra sull’identificazione con l’Umanità del Verbo Incarnato, fino ad
imitarne intenzioni, voleri e sentimenti.e naturalmente l’affetto per Maria.
Il santo non avverte nessuna necessità di separare la vita contemplativa
dall’impegno sociale, che era un po’ il vessillo delle chiese riformate. Al
contrario invita a cercare proprio nella fiducia ai Sacri Cuori la forza per
operare meglio nel mondo. Nel 1648 riesce ad ottenere l’approvazione di un
Ufficio Liturgico ed una Messa scritti in onore del Sacro Cuore della Vergine,
nel 1672 quelli del Cuore di Gesù. La principessa Francesca di Lorena, badessa
delle benedettine di San Pietro a Montmartre, riesce a coinvolgere nella
devozione vari membri della famiglia reale.
La
sera del 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista, Gesù in carne ed
ossa appare a Margherita Maria, al secolo Alacoque, una giovane suora
dell’ordine delle Visitandine di Paray, che in quel momento esercitava le
funzioni d’aiuto infermiera. Il Maestro la invita a prendere il posto di San
Giovanni durante l’Ultima Cena “il Mio Divino Cuore” dice “è così
appassionato d’amore per gli uomini… che non potendo più racchiudere in
se’ le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda… io ti ho
scelta come un abisso d’indegnità e d’ignoranza per adempiere a questo
grande disegno, affinché tutto sia fatto da me.”
Qualche
giorno dopo la visione si ripete ancora, molto più impressionante: Gesù è
seduto su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come il
cristallo, il suo cuore è circondato da una corona di spine simboleggianti le
ferite inferte dai peccati e sormontato da una croce. Margherita contempla
sconvolta e non osa far parola a nessuno con ciò che le accade.
Finalmente
il primo venerdì dopo la festa del Corpus Domini, durante l’adorazione, Gesù
rivela il suo progetto di salvezza: chiede la comunione riparatrice il primo
venerdì di ogni mese ed un’ora di meditazione sull’agonia nell’orto dei
Gezemani, ogni giovedì sera, tra le 23 e mezzanotte. Domenica 16 giugno 1675 fu
chiesta una festa particolare per onorare il Suo cuore, il primo venerdì dopo
l’ottava del Corpus Domini, in quest’occasione si offriranno preghiere
riparatrici per tutti gli oltraggi ricevuti nel Santissimo Sacramento
dell’altare.
Margherita
alterna stati di fiducioso abbandono a momenti di crudele depressione. Le
comunioni frequenti e la libera meditazione personale non rientrano nello
spirito della sua regola, in cui le ore sono scandite dagli impegni comunitari e
come se non bastasse la sua delicata costituzione rende la superiora, Madre
Saumaise, molto avara di permessi. Quando quest’ultima chiede un primo parere
alle autorità ecclesiastiche di Paray il responso è scoraggiante: “nutrite
meglio sorella Alacoque” le viene risposto “e le sue inquietudini
spariranno!” Se fosse davvero vittima d’illusioni demoniache? Ed anche
ammettendo la verità delle apparizioni, come conciliare il dovere dell’umiltà
e del raccoglimento claustrale con il progetto di diffondere la nuova devozione
nel mondo? L’eco delle guerre di religione non è ancora spento e la Borgogna
è tanto più vicina a Ginevra che a Parigi! Nel marzo del 1675 giunge in qualità
di confessore del convento il beato padre Claudio de la Colombière, superiore
della comunità religiosa dei Gesuiti, che rassicura pienamente le suore sulla
verità delle rivelazioni avute. Da questo momento la devozione è proposta con
prudenza anche al mondo esterno, soprattutto ad opera dei Gesuiti, dato che la
santa era in clausura e la sua salute resterà malferma per tutta la vita. Tutto
quello che sappiamo di lei è ricavato dall’autobiografia realizzata dal 1685
al 1686 su consiglio di padre Ignazio Rolin, il gesuita che fu il suo direttore
spirituale in quel periodo e dalle numerose lettere che la santa inviava a padre
Claudio de la Colombière una volta che questi fu trasferito, nonché alle altre
suore dell’ordine.
Le
così dette “dodici promesse” del Sacro Cuore con cui fin dapprincipio
si è sintetizzato il messaggio, sono tratte tutte appunto dall’epistolario
della santa, perché nell’Autobiografia non ci sono consigli pratici:
ai
devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro
stato (lett. 141)
stabilirò
e manterrò la pace nelle loro famiglie (lett. 35)
li
consolerò in tutte le loro afflizioni (lett. 141)
sarò
per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell’ora della morte (lett. 141)
spargerò
abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche ed imprese (lett. 141)
i
peccatori troveranno nel mio Cuore una inesauribile fonte di misericordia (lett.
132)
le
anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione (lett.
132)
le
anime ferventi saliranno rapidamente ad un’alta perfezione (lett. 132)
la
mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata
l’immagine del Sacro Cuore (lett. 35)
a
tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò le grazie per
poter convertire i cuori più induriti (lett. 141)
le
persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per
sempre nel mio Cuore (lett. 141)
a
tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi,
darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna (lett. 86)
In
particolare nella corrispondenza con Madre Saumaise, la sua prima superiora e
confidente, dobbiamo i particolari più interessanti. A lei è diretta infatti
la “lettera 86” in cui si parla della perseveranza finale, tema allora
scottante nel fervore del confronto coi protestanti, e cosa anche più notevole
dalla fine di febbraio al 28 agosto del 1689, si elabora appunto il testo di
quello che potrebbe sembrare un vero e proprio messaggio
di Gesù al re Sole: “quello che mi consola” dice appunto “è che
spero che in cambio delle amarezze che questo Divino Cuore ha sofferto nei
palazzi dei grandi con le ignominie della sua Passione, questa devozione ve lo
farà ricevere con magnificenza… e quando io gli presento le mie piccole
richieste, relative a tutti i dettagli che mi sembrano tanto difficili da
realizzare, mi sembra di sentire queste parole: - Credi che io non possa farlo?
Se tu credi vedrai la potenza del mio Cuore nella magnificenza del mio amore!
–”
Fin
qui potrebbe trattarsi più d’un desiderio della santa, che di una precisa
rivelazione di Cristo… tuttavia in un'altra lettera il discorso si fa più
preciso:
“…
ecco le parole che ho inteso a proposito del nostro re: - Fai sapere al figlio
primogenito del mio Sacro Cuore, che come la sua nascita temporale è stata
ottenuta grazie alla devozione alla mia Santa Infanzia, allo stesso modo otterrà
la nascita alla grazia ed alla gloria eterna attraverso la consacrazione che farà
di se stesso al mio cuore adorabile, che vuole trionfare sul suo, e con la sua
mediazione raggiungere quelli dei grandi della terra. Vuole regnare sul suo
palazzo, essere dipinto sui suoi stendardi, stampato sulle insegne, per renderlo
vincitore su tutti i nemici, abbattendo ai suoi piedi le teste orgogliose e
superbe, per farlo trionfare su tutti i nemici della Santa Chiesa – Voi avrete
motivo di ridere, mia buona Madre, della semplicità con cui scrivo tutto
questo, ma seguo l’impulso che mi è stato dato nello stesso istante”
Questa
seconda lettera dunque fa pensare ad una rivelazione specifica, che la santa
s’affretta a scrivere per conservare il più possibile la memoria di quanto ha
udito e più avanti, il 28 agosto, sarà ancora più precisa:
“il
Padre Eterno volendo riparare alle amarezze ed all’angoscia che l’Adorabile
Cuore del Suo Figlio divino ha sofferto nelle case dei principi della terra
attraverso le umiliazioni e gli oltraggi della sua passione, vuole stabilire il
suo impero nella corte del nostro grande monarca, di cui vuol servirsi per
l’esecuzione del proprio disegno, che deve compiersi in tal modo: far
costruire un edificio dove sarà sistemato un quadro del Sacro Cuore per
ricevervi la consacrazione e gli omaggi del re e di tutta la corte. E per di più,
volendo il Divino Cuore rendersi protettore e difensore della sua sacra persona
contro tutti i suoi amici visibili ed invisibili, da cui vuole difenderlo, e
mettere la sua salute al sicuro attraverso questo mezzo … l’ha scelto come
suo fedele amico per far autorizzare la messa in suo onore dal Seggio Apostolico
ed ottenere tutti gli altri privilegi che devono accompagnare questa devozione
al Sacro Cuore, attraverso la quale vuole distribuire i tesori delle sue grazie
di santificazione e di salute, spandendo con abbondanza le sue benedizioni su
tutte le sue imprese, che farà riuscire a sua maggior gloria, garantendo una
felice vittoria alle sue armate, per farle trionfare sulla malizia dei suoi
nemici. Sarà dunque felice se prenderà gusto a questa devozione, che gli
stabilirà un regno eterno d’onore e di gloria nel Sacro Cuore di Nostro
Signore Gesù Cristo, il quale si prenderà cura d’elevarlo e di renderlo
grande in Cielo davanti a Dio suo Padre, nella misura in cui questo grande
monarca vorrà innalzarlo di fronte agli uomini dagli obbrobri e
dall’annientamento che questo Divino Cuore ha sofferto, procurandogli gli
onori, l’amore e la gloria che si aspetta…”
Come
esecutori del piano suor Margherita indica Padre La Chaise e la superiora di
Chaillot, contattata appunto dalla Saumaise.
Più
tardi, il 15 settembre 1689 il piano torna in una lettera indirizzata invece a
Padre Croiset, il gesuita che pubblicherà l’opera essenziale sulla devozione
al Sacro Cuore:
“…c’è
ancora un’altra cosa che mi preme… che questa devozione corra nei palazzi
dei re e dei principi della terra… servirebbe di protezione alla persona del
nostro re e potrebbe condurre alla gloria le sue armi, procurandogli grandi
vittorie. Ma non è a me che spetta dirlo, bisogna lasciare agire la potenza di
questo adorabile Cuore”
Il
messaggio dunque c’era, ma per espressa volontà di Margherita non fu mai
presentato in questi termini. Non si trattava d’un patto fra Dio ed il re, che
garantisse la vittoria in cambio della consacrazione, quanto piuttosto la
certezza, da parte della santa, che ogni tipo di grazia sarebbe giunta al re in
cambio d’una libera e disinteressata devozione, volta solo a risarcire il
Cuore di Gesù delle offese patite da parte dei peccatori.
Inutile
dire che il re non aderì mai alla proposta, tutto fa pensare anzi che nessuno
gliela illustrasse, per quanto padre La Chaise, indicato da Margherita nella sua
lettera, fosse effettivamente il suo confessore dal 1675 al 1709 e conoscesse
bene anche padre La Colombière, che egli stesso aveva inviato a Paray le Monial.
D’altra
parte le sue vicende personali e familiari erano in quel momento ad un punto
molto delicato. Sovrano assoluto ed arbitro d’Europa fino al 1684, il re aveva
radunato la nobiltà nel famoso palazzo di Versailles, facendo
dell’aristocrazia turbolenta d’un tempo una corte disciplinata: una
convivenza di diecimila persone che seguivano un’etichetta rigorosa,
interamente dominata dal re. In questo piccolo mondo a parte tuttavia le
incomprensioni della coppia reale, la convivenza del re con una favorita che gli
aveva dato ben sette figli e lo “scandalo dei veleni” una tenebrosa vicenda
che aveva visto colpevoli i più alti dignitari della corte, aveva aperto grosse
voragini.
La
morte della regina, nel 1683, permise al re di sposare segretamente la
devotissima Madame Maintenon e da allora condusse una vita austera e ritirata,
dedicandosi a numerose opere pie. Rientra in questo nuovo orientamento della sua
vita anche la revoca dell’editto di Nantes, nel 1685 e l’appoggio al re
cattolico Giacomo II d’Inghilterra, accolto in Francia nel 1688, cui fece
seguito lo sfortunato tentativo di restaurare il cattolicesimo sull’isola. Si
tratta sempre e comunque di gesti gravi, ufficiali, lontani dall’abbandono
mistico al Sacro Cuore suggerito da Margherita. La stessa Madame Maintenon, che
a quattordici anni aveva lasciato il protestantesimo d’adozione per
convertirsi alla religione cattolica, professava una fede severa, colta, attenta
ai testi, che lasciava poco spazio ad una nuova forma di devozione e
s’avvicinava in realtà più al Giansenismo che al cattolicesimo vero e
proprio.
Con
fine intuito Margherita, che pur non sapeva nulla della vita di corte, aveva
colto l’immenso potenziale umano rappresentato da Versailles; se all’arido
culto del Re Sole si fosse sostituito quello del Sacro Cuore le diecimila
persone che vivevano nell’ozio si sarebbero veramente trasformate nei
cittadini della Gerusalemme Celeste, ma nessuno poteva imporre un cambiamento
del genere da fuori, doveva maturare da solo.
Purtroppo
la gigantesca macchina che il re s’era costruito attorno per difendere il suo
potere, finì per soffocarlo e l’eccezionale proposta che gli era stata fatta
non giunse mai al suo orecchio!
A
questo punto, poiché s’è parlato d’immagini e stendardi, è necessario
aprire una parentesi, perché siamo abituati ad identificare il Sacro Cuore con
l’ottocentesca immagine di Gesù a mezzo busto, col cuore in mano o dipinto
sul petto. Ai tempi delle apparizioni una proposta del genere avrebbe sfiorato
l’eresia. Di fronte alla serrata critica luterana le immagini sacre s’erano
fatte molto ortodosse e soprattutto spoglie d’ogni concessione ai sensi.
Margherita pensa di concentrare la devozione su un’immagine stilizzata del
cuore stesso, atta a concentrare il pensiero sull’amore divino e sul
sacrificio della croce.
La
prima immagine a nostra disposizione rappresenta il Cuore del Salvatore davanti
alla quale furono resi i primi omaggi collettivi, il 20 luglio 1685, per
iniziativa delle Novizie nel giorno dell’onomastico della loro maestra. Le
fanciulle volevano infatti fare una piccola festa terrena, ma Margherita disse
che l’unico che la meritasse veramente era il Sacro Cuore. Le suore più
anziane furono un po’ turbate dalla devozione improvvisata, che apparve un
po’ troppo audace. In ogni caso si conserva l’immagine: un piccolo disegno a
penna su carta probabilmente tracciato dalla santa stessa con una “matita
copiativa”.
Rappresenta
appunto l’immagine del Cuore sormontato da una croce, dalla sommità del quale
sembrano scaturire delle fiamme: tre chiodi circondano la piaga centrale, che
lascia sfuggire gocce di sangue ed acqua; in mezzo alla piaga è scritta la
parola “Charitas”. Una larga corona di spine circonda il Cuore, ed i nomi
della Santa Famiglia sono scritti tutt’intorno: in alto a sinistra Gesù, in
mezzo Maria, a destra Giuseppe, in basso a sinistra Anna e a destra Gioacchino.
L’originale
è attualmente conservato nel convento della visitazione di Torino, a cui il
monastero di Paray lo cedette il 2 ottobre 1738. È stata più volte riprodotta
ed è oggi una delle più diffuse.
L’11
gennaio 1686, circa sei mesi dopo, la madre Greyfié, superiora della
visitazione di Semur, fece pervenire a margherita Maria una riproduzione miniata
del quadro del Sacro Cuore venerato nel proprio monastero, (un quadro ad olio
dipinto probabilmente da un pittore locale) accompagnata da dodici piccole
immagini a penna: “… invio questo biglietto per posta, alla cara madre di
Charolles, perché non stiate in pensiero, aspettando che io mi sia un po’
liberata del cumulo di documenti che devo fare per l’inizio dell’anno,
dopodiché, mia cara bambina, io vi scriverò in lungo ed in largo, per quanto
possa ricordare il tenore delle vostre lettere. Nell’attesa vedrete da quella
che ho scritto alla Comunità a Capodanno come abbiamo solennizzato la festa
presso l’oratorio dov’è il quadro del Sacro Cuore del Nostro Divino
Salvatore, di cui v’invio un disegno in miniatura. Ho fatto fare una dozzina
d’immaginette solo col Cuore divino, la piaga, la croce ed i tre chiodi,
circondato dalla corona di spine, per fare un regalino alle nostre care
sorelle” lettera dell’11 gennaio 1686 tratto da Vita ed Opere, Parigi,
Poussielgue, 1867, vol. I
Margherita
Maria le risponderà piena di gioia:
“…quando
ho visto la rappresentazione dell’unico oggetto del nostro amore che m’avete
inviato, m’è sembrato di cominciare una nuova vita […] non posso dire la
consolazione che m’avete dato, tanto inviandomi la rappresentazione di questo
amabile Cuore, quanto aiutandoci ad onorarlo con tutta la vostra comunità. Ciò
mi procura una gioia mille volte maggiore che se mi donaste il possesso di tutti
i tesori della terra” lettera XXXIV alla madre Greyfié di Semur (gennaio
1686) in Vita ed opere, vol. II
Ben
presto seguirà una seconda lettera della madre Greyfié, datata 31 gennaio:
“ecco
la lettera promessa attraverso il biglietto che vi aveva fatto pervenire la cara
madre di Charolles, dove vi avevo rivelato ciò che provo per voi: amicizia,
unione e fedeltà, in vista dell’unione dei nostri cuori con quello del nostro
adorabile Maestro. Ho inviato delle immaginette per le vostre novizie ed ho
immaginato che non vi dispiacerebbe averne una tutta per voi, da conservare sul
vostro cuore. La troverete qui, con l’assicurazione che farò del mio meglio
perché da parte mia, come da parte vostra ci sia l’impegno di diffondere la
devozione al Cuore Sacro del nostro Salvatore, perché si senta amato ed onorato
dai nostri amici ed amiche…” lettera del 31 gennaio 1686 alla madre Greyfié
di Semur in Vita ed opere, vol. I.
La
riproduzione della miniatura inviata dalla Madre Greyfié fu esposta da suor
Maria Maddalena des Escures il 21 giugno 1686 su un piccolo altare improvvisato
nel coro, invitando le suore a rendere omaggio al Sacro Cuore. Questa volta la
sensibilità nei confronti della nuova devozione era cresciuta e tutta la
Comunità rispose all’appello, tanto che dalla fine di quell’anno
l’immagine fu sistemata in una piccola nicchia nella galleria del convento,
nella scala che conduce alla torre del Noviziato. Questo piccolo oratorio sarà
in pochi mesi decorato ed abbellito dalle novizie, ma la cosa più importante fu
la sua apertura al pubblico, avvenuta il 7 settembre 1688 e solennizzata da una
piccola processione popolare, organizzata dai sacerdoti di Paray le Monial.
Purtroppo la miniatura andò perduta durante la Rivoluzione Francese.
Nel
settembre del 1686 fu realizzata una nuova immagine, che fu inviata da
Margherita Maria alla Madre Soudeilles di Moulins: “Mi fa grande piacere”
scriveva “o cara Madre, fare una piccola rinuncia a vostro favore, inviandovi,
con l’approvazione della nostra onorabilissima Madre, il libro del ritiro del
Padre De La Colombière e due immagini del sacro Cuore di Nostro Signore Gesù
Cristo che ci hanno regalato. La più grande è da mettere ai piedi del vostro
Crocifisso, la più piccola potrete tenerla su di voi." Lettera n. 47 del
15 settembre 1686.
Solo
la più grande delle immagini si è conservata: dipinta sulla velina, forma un
tondo di 13 cm di diametro, dai margini ritagliati, al centro del quale si vede
il Sacro Cuore circondato da otto piccole fiamme, trafitto da tre chiodi e
sormontato da una croce, la piaga del Cuore Divino lascia scappare delle gocce
di sangue e d’acqua che formano, a sinistra, una nuvola sanguinante. In mezzo
alla piaga è scritta la parola “carità” in lettere d’oro. Intorno al
Cuore una piccola corona a nodi intrecciati, poi una corona di spine.
L’intreccio delle due corone forma dei cuori.
L'originale
si trova oggi al monastero di Nevers. Per iniziativa di Padre Hamon si è fatta
nel 1864 una cromolitografia di dimensioni ridotte, accompagnata dal fac-simile
della “piccola consacrazione” a cura dell’editore M. Bouasse-Lebel a
Parigi. Insieme all’immagine consevata a Torino è forse la più conosciuta.
Dal
mese di marzo 1686 Margherita Maria invita la madre Saumaise, allora superiora
del monastero di Dijon, di riprodurre in gran numero le immagini del Sacro
Cuore: “… come voi siete stata la prima a cui Egli ha voluto che
trasmettessi il suo desiderio ardente d’essere conosciuto, amato e glorificato
dalle sue creature… io mi sento spinta a dirvi da parte Sua che desidera che
voi facciate una tavola dell’immagine di questo Sacro Cuore affinché tutti
quelli che vorranno rendergli omaggio possano averne delle immagini nelle loro
case e di piccoline da portare addosso…” lettera XXXVI alla M. Saumaise
inviata a Dijon il 2 marzo 1686.
Tutti.
Margherita Maria era cosciente del fatto che la devozione fosse uscita dalla
sfera del convento per diffondersi nel mondo… anche se forse ignorava
l’aspetto di protezione concreta, quasi magica, che aveva assunto per le
persone comuni.
Alla
sua morte, avvenuta il 16 ottobre 1690, il convento su quasi invaso da frotte di
devoti che chiedevano qualche suo oggetto personale in ricordo… e non si poté
accontentare nessuno perché era vissuta nella più assoluta povertà, del tutto
dimentica delle esigenze terrene. Parteciparono comunque tutti alla veglia ed al
funerale, piangendo come per una pubblica calamità ed al processo del 1715 si
raccontarono molti miracoli che la Santa aveva ottenuto per questa gente
semplice con la sua intercessione.
La
suora dell’ordine delle Visitandine di Paray che aveva visto il Sacro Cuore
era ormai un personaggio famoso e la devozione da lei proposta era al centro
dell’attenzione pubblica. Il 17 marzo 1744 la superiora della Visitazione di
Paray, madre Marie-Hélène Coing, che tuttavia essendo entrata in convento nel
1691 non aveva mai conosciuto personalmente la santa, scrisse al vescovo di Sens:
“…d’una predizione della nostra Venerabile Sorella Alacoque, che
assicurava la vittoria se Sua Maestà avesse ordinato di mettere sulle proprie
bandiere la rappresentazione del divino Cuore di Gesù…” dimenticando
completamente quella volontà di riparazione che invece è l’anima del
messaggio.
Dobbiamo
dunque ai posteri, forse allo stesso vescovo di Sens, che tra l’altro fu un
discreto biografo della Santa, la diffusione d’una versione sostanzialmente
inesatta, che ha favorito un’interpretazione in chiave nazionalista. D’altra
parte anche fuori dalla Francia la devozione si stava diffondendo con una netta
connotazione magico-sentimentale, anche per la netta opposizione che incontrava
nella sfera dei cristiani colti.
Particolarmente
importante diventa perciò l’elaborazione del culto sviluppata a Marsiglia da
una giovanissima religiosa dell’ordine della Visitazione, suor Anna Maddalena
Remuzat, (1696-1730) che fu gratificata da visioni celesti e ricevette dal Gesù
l’incarico di continuare la missione di Santa Margherita Maria Alacoque. Nel
1720 la suora, che aveva 24 anni, previde che una rovinosa epidemia di peste
avrebbe colpito Marsiglia e quando il fatto si avverò disse alla propria
superiora: “Madre, mi avete domandato di pregare Nostro Signore perché si
degni di farci conoscere i motivi. Egli desidera che noi onoriamo il Suo Sacro
Cuore per ottenere la fine della peste che ha devastato la città. Io l’ho
pregato, prima della Comunione, di far uscire dal suo cuore adorabile una virtù
che non guarisse solo i peccati dell’anima mia, ma che mi informasse della
richiesta che l’ho obbligato a fare. Egli mi ha indicato che voleva purificare
la chiesa di Marsiglia dagli errori del Giansenismo, che l’aveva infettata. In
lui si scoprirà il suo cuore adorabile, fonte di ogni verità; egli domanda una
festa solenne il giorno che Lui stesso ha scelto per onorare il Suo Sacro Cuore
e che mentre attende che a Lui si renda questo onore, è necessario che ciascun
fedele dedichi una preghiera per onorare il Sacro Cuore del Figlio di Dio. Tutti
quelli che saranno devoti al Sacro Cuore non mancheranno mai dell’aiuto
divino, perché mai mancherà di alimentare il nostro cuore del suo stesso
amore” La superiora, convinta, ottenne l’attenzione del vescovo Belzunce,
che nel 1720 consacrò la città al Sacro Cuore, stabilendone la festa il 1
novembre. La peste cessò immediatamente, ma il problema si ripresentò due anni
dopo e la Remuzat disse che bisognava estendere la consacrazione all’intera
diocesi; l’esempio fu seguito da molti altri vescovi e la peste cessò, come
promesso.
In
quest’occasione venne riprodotto e diffuso lo Scudo del Sacro Cuore come lo
conosciamo oggi:
immagine
nostra
Nel
1726, sull’onda di questi eventi, venne avanzata una nuova richiesta di
approvazione del culto del Sacro Cuore. I vescovi di Marsiglia e Cracovia, ma
anche i Re di Polonia e di Spagna, la patrocinarono presso la Santa Sede.
L’anima del movimento era il gesuita Giuseppe de Gallifet ( 1663-1749)
discepolo e successore di san Claudio de la Colombière, che aveva fondato la
Confraternita del Sacro Cuore.
Purtroppo
la Santa Sede preferì rinviare ogni decisione per timore d’urtare i
sentimenti dei cattolici colti, ben rappresentati dal cardinale Prospero
Lambertini, che vedevano in questa forma devozionale un ritorno a quell’irrazionalità
sentimentale che aveva prestato il fianco a tante critiche. Anche il processo di
canonizzazione della santa, iniziato nel 1715 alla presenza di una vera e
propria folla di testimoni diretti, fu sospeso ed archiviato. Più tardi il
cardinale fu eletto papa col nome di Benedetto XIV e si mantenne sostanzialmente
fedele a questa linea, nonostante sia la regina di Francia, la pia Maria
Leczinska (di origine polacca), che il patriarca di Lisbona lo sollecitassero a
più riprese ad istituire la festa. A titolo d’accondiscendenza fu tuttavia
donata alla regina una preziosa immagine del Cuore Divino. La regina Maria
Leczinska convinse il Delfino (suo figlio) ad erigere a Versailles una cappella
dedicata al Sacro Cuore, ma l’erede morì prima di salire al trono e la
consacrazione stessa dovette attendere il 1773. Successivamente la principessa
Maria Giuseppa di Sassonia trasmise questa devozione al figlio, il futuro Luigi
XVI, ma questi indugiò incerto, senza prendere una decisione ufficiale. Nel
1789, un secolo esatto dal famoso messaggio al Re Sole, scoppiò la Rivoluzione
Francese. Solo nel 1792, prigioniero dei rivoluzionari, il deposto Luigi XVI si
ricordò della famosa promessa e si consacrò personalmente al Sacro Cuore,
promettendo, in una lettera tuttora conservata, la famosa consacrazione del
regno e la costruzione di una basilica se si fosse salvato… come disse Gesù
stesso a Suor Lucia di Fatima era troppo tardi, la Francia fu devastata dalla
Rivoluzione e tutti i religiosi dovettero ritirarsi a vita privata.
Si
apre qui una dolorosa frattura fra ciò che poteva maturare un secolo prima e la
realtà d’un re prigioniero. Dio resta sempre e comunque vicino ai suoi devoti
e non nega a nessuno la Grazia personale, ma è del tutto evidente che una
consacrazione pubblica presuppone un’autorità assoluta ormai inesistente. Il
culto si diffonde dunque sempre più, ma come devozione personale e privata
anche perché, in mancanza di una veste ufficiale, la pietà delle numerosissime
confraternite del Sacro Cuore, pur articolandosi nei temi proposti da Margherita
Maria (adorazione, ora santa il giovedì sera e comunione riparatrice nei primi
venerdì del mese) si nutriva in realtà di testi medievali, sia pur riproposti
dai Gesuiti, che essendo stati ideati in clausura mancavano di una dimensione
sociale, anche se ora si accentuò l’aspetto riparatore. Il servo di Dio
Pierre Picot de Clorivière (1736 – 1820) rifondò la Compagnia di Gesù e curò
la formazione spirituale delle “vittime del Sacro Cuore” dedicate ad espiare
i crimini della rivoluzione.
In
quest’epoca infatti, dopo gli orrori della Rivoluzione Francese, la devozione
viene proposta come sinonimo di un ritorno ai valori cristiani, che spesso si
colorano di valenze politiche conservatrici. Inutile dire che queste pretese non
hanno nessun fondamento dottrinale… anche se forse fan parte d’un disegno più
vasto per portare gli ideali cristiani sulla bocca di tutti, anche di coloro che
non sanno nulla di religione. Quel che è certo è che compare finalmente una
dimensione sociale, sia pure un po’ populistica, come immediatamente faranno
notare i detrattori. Ora la devozione al Sacro Cuore è decisamente una
caratteristica dei laici, tanto che si lega alla consacrazione delle famiglie e
dei luoghi di lavoro. Nel 1870, quando la Francia viene duramente sconfitta
dalla Germania e crolla il Secondo Impero, sono proprio due laici: Legentil e
Rohaul de Fleury a suggerire la costruzione di una grande basilica dedicata al
culto del Sacro Cuore che rappresentasse un “voto nazionale” manifestando il
desiderio del popolo francese di compiere quell’omaggio che i loro capi si
erano rifiutati di rivolgere al Redentore. Nel gennaio del 1872 l’arcivescovo
di Parigi, Monsignor Hippolite Guibert, autorizzò la raccolta di fondi per la
costruzione della basilica riparatrice, stabilendone il luogo di costruzione
sulla collina di Montmatre, appena fuori Parigi, dove furono uccisi i martiri
cristiani francesi… ma anche la sede del convento benedettino che aveva
diffuso la devozione del Sacro Cuore nella capitale. L’adesione fu rapida ed
entusiasta: l’Assemblea Nazionale non era ancora dominata dalla maggioranza
apertamente anticristiana che si formerà subito dopo, tanto che un piccolo
gruppo di deputati si consacrò al Sacro Cuore sulla tomba di Margherita Maria
Alacoque (all’epoca non era ancora santa) impegnadosi a promuovere la
costruzione della basilica. Il 5 giugno 1891 l’imponente basilica del Sacro
Cuore di Montmatre venne finalmente inaugurata; in essa venne stabilita la
perpetua adorazione del Cuore Eucaristico di Gesù. Sul suo frontale venne
incisa questa significativa iscrizione: "Sacratissimo Cordi Christi Jesu,
Gallia poenitens et devota” (al Santissimo Cuore di Gesù Cristo, dedicato
dalla Francia penitente e devota).
Nell’ottocento
matura anche una nuova immagine: non più il cuore soltanto, ma Gesù
rappresentato a mezzo busto, col cuore in mano o visibile al centro del petto,
nonché statue di Cristo in piedi sul mondo definitivamente conquistato dal Suo
Amore.
Il
suo culto infatti è proposto soprattutto ai peccatori e rappresenta un valido
strumento di salvezza, anche per chi non ha i mezzi o la salute di compiere
grandi gesti: Madre Maria di Gesù Deluil-Martiny ha una parte importantissima
nella diffusione della devozione fra i laici.
Nacque
il 28 maggio 1841 venerdì pomeriggio alle tre ed è la pronipote di suor Anna
Maddalena Remuzat. Portava un altro cognome perché discendeva dall’ava da
parte di madre ed era la prima figlia di un avvocato di grido. Per la prima
comunione fu condotta al monastero della sua ava, dove si conservava ancora con
devozione di sapore medievale, il cuore della Venerabile, la salute non le
permise di partecipare al ritiro di gruppo con le sue compagne ed il 22 dicembre
1853, finalmente guarita, fece la prima comunione tutta sola.
Il
29 gennaio successivo, festa di San Francesco di Sales, il vescovo Mazenod,
amico di famiglia, le impartì il sacramento della cresima e profetizzò
entusiasta alle suore: – Vedrete che avremo presto una santa Maria di
Marsiglia! –
La
città nel frattempo era profondamente mutata: vigeva il più acceso
anticlericalismo, i Gesuiti erano tollerati a stento e la festa del Sacro Cuore
non si celebrava quasi più. È evidente la speranza del vescovo di restaurare
la devozione antica, ma non si trattava d’un percorso semplice! A diciassette
anni la giovane fu ammessa con la sorella Amelia alla scuola della Ferrandière.
Fece un ritiro col famoso Gesuita Bouchaud e cominciò a pensare di farsi
religiosa, riuscì persino ad incontrare il famoso curato d’Ars… ma con sua
grande meraviglia il santo le disse che avrebbe dovuto recitare ancora molti
“Veni sancte” prima di conoscere la propria vocazione! Che succedeva? Che
aveva visto il santo?
Appena
partite le figlie madame Deluil-Martiny fu colta da un grave esaurimento
nervoso; i medici dissero che l’ultima gravidanza l’aveva prostrata, inoltre
la nonna paterna in breve tempo perse la vista e cominciò ad avere gravi
difetti all’udito: Maria fu richiamata a casa ad assistere le ammalate. Era
l’inizio di un lungo calvario: se la madre accanto a lei riacquistò la
salute, morirono invece uno dopo l’altro, i parenti. La prima fu la sorella
Clementina, affetta da un incurabile disturbo cardiaco, poi tutt’e due le
nonne ed inaspettatamente il fratello Giulio s’ammalò tanto gravemente da non
riuscire quasi a terminare gli studi; non restava che inviare in convento la
piccola Margherita, perché rimanesse lontana da tante tristezze, mentre Maria
restava sola a governate la casa e ad occuparsi dei genitori desolati.
Non
si poteva più parlare di ritirarsi! Maria rivolse la sua devozione verso
traguardi più laici: divenne una zelatrice delle Guardi d’Onore del Sacro
Cuore. L’associazione, rivoluzionaria per l’epoca, nasceva da un’idea di
Sr. Maria del S. Cuore (oggi Beata) monaca a Bourg: si trattava di creare una
catena di anime adoranti che scegliendo un’ora di adorazione al giorno
costituissero una specie di “servizio permanente” attorno all’Altare del
Santissimo. Più persone entravano a far parte del gruppo e più l’adorazione
aveva garanzie d’essere veramente ininterrotta. Ma come poteva una monaca di
clausura raccogliere le adesioni che servivano per realizzare un’impresa del
genere in una Francia sempre più laica ed anticlericale? Ed ecco entrare in
gioco Maria, che divenne la Prima Zelatrice. Maria bussò alle porte di tutte le
case religiose, parlò con tutti i parroci di Marsiglia e da lì la scintilla si
sparse ovunque. Fece conoscere l'Opera a Vescovi e Cardinali fino ad arrivare
alla fondazione ufficiale, nel 1863. L'opera non sarebbe mai riuscita a vincere
gli ostacoli che la minacciavano senza il suo concorso attivo ed intelligente ed
anche un’organizzazione attenta: nei primi tre anni di vita essa contava
iscritti 78 Vescovi, più di 98.000 fedeli e l'erezione canonica in 25 diocesi.
Organizzò
inoltre pellegrinaggi a Paray le Monial, la Salette e Nostra Signora della
Guardia, proprio sopra Marsiglia, attività che poteva agevolmente condurre con
sua madre ed infine difese per quanto poté la causa dei Gesuiti, coadiuvata dal
padre avvocato. Quando i genitori le organizzarono un matrimonio spiegò
tuttavia che non era interessata al progetto: la sua permanenza a casa era
provvisoria. Fondamentalmente sognava ancora il convento. Ma quale? Gli anni
passavano ed il semplice progetto di ritirarsi tra le visitandine, che
veneravano la prozia le pareva sempre meno attuabile, anche perché l’avrebbe
separata da un’attività forse anche più urgente in un mondo armato contro la
Chiesa!
Scelta
difficile. L’ultimo venerdì del 1866 conobbe padre Calège, un gesuita che
sarebbe diventato il suo direttore spirituale. Per completare la sua formazione
la indirizzò agli scritti di sant’Ignazio di Loyola e San Francesco di Sales,
che Maria poteva leggere in casa propria, senza privare i suoi familiari del
proprio sostegno… e ce n’era bisogno! Il 31 marzo 1867 anche la sorella
Margherita moriva.
Dopo
la disfatta di Napoleone III del 1870 Marsiglia cadde nelle mani degli
anarchici. Il 25 settembre i Gesuiti di vennero arrestati ed il 10 ottobre, dopo
un processo sommario, furono banditi dalla Francia. Ci volle tutta l’autorità
e l’abilità professionale dell’avvocato Deluil-Martiny per trasformare la
proscrizione in un semplice scioglimento dell’ordine. Padre Calège fu
ospitato per otto lunghi mesi, un po’ a Marsiglia, un po’ nella loro casa di
villeggiatura, alla Servianne. Parlare del Sacro Cuore di Gesù era sempre più
difficile!
Nel
settembre del 1872 Maria ed i suoi genitori sono invitati in Belgio, a
Bruxelles, dove monsignor Van den Berghe la mette in contatto con alcune giovani
devote come lei. Solo con l’anno nuovo padre Calège illustra alla famiglia il
vero progetto: Maria fonderà un nuovo ordine di suore, con una regola ispirata
alle attività condotte ed agli studi compiuti; per far questo deve stabilirsi a
Berchem Les Anvers, dove non c’è opposizione ai Gesuiti e la nuova regola
potrà essere elaborata in pace.
Naturalmente
tornerà a casa ogni anno e resterà disponibile in ogni momento per eventuali
emergenze… l’ascendente del buon padre è tale che dopo un’iniziale
resistenza i genitori concedono la loro benedizione. Per la festa del Sacro
Cuore del 20 giugno 1873 Sr. Maria di Gesù, che ha ricevuto il velo il giorno
prima, è già nella sua nuova casa, con quattro postulanti ed altrettante
religiose, rivestite dell’abito da lei stessa ideato: un semplice vestito di
lana bianca, con un velo che scende appena sulle spalle ed una grande scapolare,
sempre bianco, dove sono ricamati due cuori rossi circondati di spine. Perché
due?
È
la prima importante variazione introdotta da Maria.
I
tempi sono troppo duri e noi siamo troppo deboli per poter avviare una vera
devozione al Cuore di Gesù prescindendo dall’aiuto di Maria! Un cinquantennio
più tardi le Apparizioni di Fatima confermeranno anche questa intuizione. Per
la regola vera e propria bisogna aspettare ancora due anni. Ma è veramente un
piccolo capolavoro: innanzi tutto l’obbedienza “ab cadaver” al Papa ed
alla Chiesa, come voleva Ignazio di Loyola. La rinuncia alla propria volontà
personale sostituisce gran parte delle austerità monastiche tradizionali, che
secondo Maria sono troppo dure per la salute fragile dei contemporanei. Poi
tutte le rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque ed il suo programma
d’amore e di riparazione fanno parte integrante della regola. Esposizione e
culto dell’immagine di Gesù, ora santa, comunione riparatrice, adorazione
perpetua, devozione del primo venerdì del mese, festa del Sacro Cuore sono
attività abituali, per cui non solo le giovani consacrate possono praticare
agevolmente la regola, ma anche i laici trovano nei loro conventi un punto
sicuro d’appoggio per la loro devozione personale. Infine un’attenta
imitazione della vita di Maria, associata perennemente al Sacrificio.
Il
consenso che trova la nuova regola, non solo tra i religiosi, ma fra gli stessi
laici che s’associano alle devozioni più importanti, è immenso.
Finalmente
anche il vescovo di Marsiglia legge ed approva la regola ed il 25 febbraio del
1880 si gettano le fondamenta della nuova casa, che sorgerà in un terreno di
proprietà dei Deluil-Martiny: la Servianne, un angolo di paradiso affacciato al
mare, da cui si può contemplare il famoso santuario di Nostra Signora della
Guardia!
Trova
un posto speciale all’interno della nuova famiglia religiosa anche una
piccola, ma significativa devozione: l’uso dello
Scapolare del Cuore agonizzante di Gesù e del Cuore compassionevole di
Maria suggerito direttamente da Gesù nel 1848 ad una santa persona, figlia
spirituale di Padre Calage e più tardi di padre Roothan, Generale della
Compagnia di Gesù. Il Divino Maestro le aveva rivelato che lo avrebbe
impreziosito dei meriti delle sofferenze interiori dei Cuori di Gesù e di Maria
e del suo Sangue Prezioso, facendone un antidoto sicuro contro lo scisma e le
eresie degli ultimi tempi, sarebbe una difesa contro l’inferno; attirerebbe
grandi grazie su coloro che lo porteranno con fede e pietà.
In
qualità di Superiora delle Figlie del Cuore di Gesù le fu facile parlarne al
vescovo di Marsiglia, monsignor Robert ed insieme lo fecero pervenire al
Cardinale Mazella S.J., protettore della Società, il quale ne ottenne
l’approvazione col Decreto del 4 aprile 1900.
Leggiamo
dallo stesso decreto: “…lo Scapolare è formato, come d’uso, di due parti
di lana bianca, tenute insieme da una fettuccia o cordoncino. Una di queste
parti rappresenta due Cuori, quello di Gesù con le insegne proprie e quello di
Maria Immacolata, trafitto da una spada. Sotto i due Cuori ci sono gli strumenti
della Passione. L’altra parte dello Scapolare porta l’immagine della Santa
Croce in stoffa rossa.”
Bisogna
anzi rilevare che mentre l’approvazione era stata chiesta per le Figlie del
Cuore di Gesù e per le persone aggregate al loro Istituto, il papa volle
estenderla a tutti i fedeli della Sacra Congregazione dei Riti.
Un
piccolo trionfo… ma suor Maria non doveva goderlo. Nel settembre del 1883
lascia Berchem per tornare a Marsiglia. Non si fa illusioni. Sa che le
municipalità provvisorie si succedono, senza riuscire a ristabilire la pace. In
una lettera del 10 gennaio aveva confidato alle consorelle che si offriva
volentieri come vittima per salvare la sua città. La sua generosa offerta fu
subito accolta. Il 27 febbraio un giovane anarchico le sparava e se l’opera
poté continuare fu proprio grazie alla casa madre fondata in Belgio! Nel 1903
tutte le famiglie religiose furono espulse dalla Francia e papa Leone XIII
assegnò loro una sede vicino a Porta Pia. Oggi le figlie del Sacro Cuore
operano in tutt’Europa.
Quasi
contemporanea è a Maria è la più famosa Santa Teresa del Bambin Gesù, nata
il 2 gennaio del 1873, che percorre apparentemente una strada più convenzionale
e riesce ad ottenere da papa Leone XIII il permesso d’entrare in monastero il
9 aprile 1888, poco dopo aver compiuto i quindici anni! Vi morirà il 30
settembre 1897, due anni dopo si raccoglieva già la documentazione sui primi
miracoli, tanto che nel 1925 si procedeva già alla sua canonizzazione, di
fronte ad una folla di 500.000 pellegrini accorsi in suo onore.
I
suoi scritti propongono la via più semplice di tutte: una confidenza piena,
completa, assoluta in Gesù e naturalmente nel materno appoggio di Maria.
L’offerta di tutta la propria vita va rinnovata di giorno in giorno e non
necessita, secondo la santa, di nessuna formazione particolare. Anzi si dichiara
convinta che la cultura, per quanto ci si sforzi, sia sempre una grossa
tentazione. Il maligno è sempre all’erta e si nasconde anche negli affetti più
innocenti, nelle attività più umanitarie. Ma non bisogna farsi prendere dallo
scoramento o da un eccesso di scrupolo… persino la pretesa di essere buoni può
essere sotto sotto una tentazione.
La
salvezza al contrario consiste proprio nella coscienza della propria assoluta
incapacità di compiere il bene e quindi nell’abbandono a Gesù, proprio con
l’atteggiamento di un bambino piccolo. Ma proprio perché siamo così piccoli
e fragili è del tutto impensabile di poter instaurare da soli un contatto del
genere.
La
stessa fiducia umile dunque dev’essere rivolta alle autorità terrene, ben
sapendo che Dio non può fare a meno di rispondere a chi lo chiama e che il modo
più sicuro di percepire il suo volto è vederlo rispecchiato in coloro che ci
circondano. Questo atteggiamento non va confuso con un vuoto sentimentalismo:
Teresa, al contrario, è ben cosciente che le simpatie e le attrattive umane
sono un ostacolo alla perfezione. Per questo consiglia di concentrarci sempre
sulle difficoltà: se una persona ci è antipatica, un lavoro riesce male, un
compito è gravoso, dobbiamo avere la certezza che proprio quella è la nostra
croce.
Ma
le modalità effettive di comportamento vanno chieste con umiltà all’autorità
terrena: il padre, il confessore, la madre badessa… grave peccato di superbia
sarebbe infatti aver la pretesa di “risolvere” la questione da soli,
d’affrontare la difficoltà con un atteggiamento di sfida attiva. Non esistono
difficoltà esterne. Solo nostri obbiettivi difetti d’adattamento. Bisogna
dunque sforzarci di notare nella persona che ci è antipatica, nel compito che
riesce male, nel lavoro che pesa, il riflesso dei nostri difetti e cercare di
superarli con piccoli e gioiosi sacrifici.
Per
quanto una creatura possa fare è sempre ben poco rispetto al potere di Dio.
Per
quanto possa soffrire una persona non è nulla di fronte alla passione di
Cristo.
La
coscienza della nostra piccolezza deve aiutarci a progredire con fiducia.
Confessa
candidamente d’aver desiderato tutto: visioni paradisiache, successi
missionari, il dono della parola, un martirio glorioso… ed ammette di non
saper fare, con le proprie forze, quasi nulla! La soluzione? Una sola: affidarsi
all’Amore!
Il
Cuore è il centro di tutti gli affetti, il motore di ogni azione.
Amare
Gesù è già, di fatto, riposare sul Suo Cuore.
Essere
al centro dell’azione.
Il
carattere pubblico ed Ecumenico di questi pensieri fu subito intuito dalla
Chiesa, che nominò Santa Teresa Dottore della Chiesa e le attribuì la
protezione delle missioni. Ma questo cattolicesimo ottocentesco, finalmente in
pace con se stesso dopo le aspre contestazioni dell’Illuminismo, doveva subire
presto una nuova difficile prova: la Grande Guerra.
Il
26 novembre del 1916 una giovane francese, Claire Ferchaud (1896-1972) vede il
Cuore di Cristo stritolato dalla Francia e sente un messaggio di salvezza: “
…ti comando di scrivere in mio nome a chi è al governo. L’immagine del mio cuore deve
salvare la Francia. Tu la invierai a loro. Se la rispetteranno sarà la
salvezza, se la pestano sotto i piedi le maledizioni del Cielo schiacceranno il
popolo…” le autorità, inutile dirlo, tentennano, ma numerosi devoti
decidono d’aiutare la veggente a diffondere il proprio messaggio: tredici
milioni d’immagini del Sacro Cuore e centomila bandiere raggiungono il fronte
e si diffondono fra le trincee come una specie di contagio.
Il
26 marzo 1917 a Paray le Monial si provvede alla benedizione solenne delle
bandiere nazionali della Francia, Inghilterra, Belgio, Italia, Russia, Serbia,
Romania, tutte con lo scudo del Sacro Cuore; la cerimonia si tiene nella
Cappella della Visitazione, sopra le reliquie di Margherita Maria. Il cardinale
Amette pronuncia la consacrazione dei soldati cattolici.
Dal
maggio di quello stesso anno il diffondersi della notizia delle apparizioni di
Fatima dona impulso al cattolicesimo e persino negli Stati Uniti si organizzano
giornate di preghiera.
Ma
con grande meraviglia di tutti la Francia si oppone nettamente a questa linea: a
Lione la polizia perquisisce la libreria cattolica della vedova Paquet,
requisisce tutte le insegne del Sacro Cuore e proibisce di procurarsene altre.
Il 1 giugno i prefetti proibiscono l’applicazione dell’emblema del Sacro
Cuore alle bandiere, il 7 il ministro della guerra, Painlevé proibisce
attraverso una circolare la consacrazione dei soldati. La motivazione addotta è
la neutralità religiosa attraverso la quale è possibile la collaborazione con
paesi di fedi diverse.
I
cattolici però non si fanno intimidire. Al fronte si fondano vere e proprie
leghe per la circolazione clandestina di gagliardetti in speciali pacchi per
biancheria e conserve, che i soldati richiedono avidamente, mentre a casa si
consacrano le famiglie.
La
basilica di Montmartre raccoglie tutte le testimonianze di miracoli che
avvengono al fronte. Dopo la vittoria dal 16 al 19 ottobre 1919 si effettua una
seconda consacrazione a cui sono presenti tutte le autorità religiose, anche se
mancano quelle civili. Il 13 maggio 1920 papa Benedetto XV canonizza finalmente,
nello stesso giorno, Margherita Maria Alacoque e Giovanna d’Arco. Il suo
successore, Pio XI dedica alla devozione al Sacro Cuore l’enciclica
“Miserentissimus Redemptor” che ne diffonde ormai la conoscenza in tutto il
mondo cattolico.
Il
22 febbraio 1931 infine Gesù appare di nuovo a Suor Faustina Kowalska, nel
convento di Plok, in Polonia, chiedendo espressamente di far dipingere la sua
immagine esattamente come appariva e d’istituire la festa della Divina
Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua.
Con
questa devozione di Cristo Risorto, in veste bianca, torniamo più che mai ad un
cattolicesimo del cuore prima che della mente; un’immagine di Chi ci ha amato
per primo, in cui confidare completamente, viene posta accanto a capezzale degli
ammalati, mentre la coroncina della Misericordia, quanto mai ripetitiva e
mnemonica, ripropone una preghiera semplice, priva di ogni ambizione
intellettuale. La nuova data tuttavia suggerisce discretamente un “ritorno”
ai tempi liturgici, sottolineando al massimo il valore della principale festa
cristiana e quindi è un’offerta di dialogo anche a coloro che preferiscono
fondare la propria fede sui testi.
http://www.spiritualite-chretienne.com/exposition/Sacre-Coeur.html
www.cartantica.it/
pages/sacrocuore.asp