LA CREMAZIONE

dell'Abbé Francais-Xavier Camper*

BREVE STORIA

Questa usanza pagana è stata riportata in auge con la funesta Rivoluzione detta Francese, quando fu cremato il corpo di un bambi­no di qualche mese. L'idea fu ripresa nella seconda metà del XIX secolo e il 30 marzo 1886 il dottor Blatin, noto frammassone, fece adottare, nel corso della discussione della legge sulla libertà dei fune­rali, un emendamento, secondo il quale si sarebbe potuto scegliere l'inumazione o la cremazione per la propria sepoltura. La legge fu promulgata il 15 novembre 1887 e resa esecutoria da un decreto del presidente francese Carnot il 27 aprile 1889. La possibilità fu, dun­que, data ai francesi, ma con scarsi risultati, in quanto troppo in con­trasto con la mentalità cristiana e anche per la vigorosa opposizione della Santa Sede con i decreti del 19 maggio 1886, 15 dicembre-1-88-6, - 27 dicembre 1892 e 3 agosto 1897, come un "detestabile abuso". Il codice di diritto canonico del 1917 codifica la tradizione cattolica dell'inumazione (che affida le spoglie umane alla terra o a una came­ra sepolcrale per lasciarvele all'azione degli agenti naturali) e la se­verità delle pene in cui incorreva chi violava la norma, condannando la cremazione e dichiarando nulla la volontà del cristiano defunto, che ha preparato il proprio cadavere per la cremazione (can. 1203 1), privandolo della sepoltura religiosa (can. 1204) e di tutte le Messe di ossequio e anniversarie (can. 1241).

Il nostro secolo continua la sua rivoluzione, tuttavia cerchiamo di comprendere le ragioni della radicale opposizione della Chiesa e delle gravi pene che ella fa incorrere a chi si fa cremare. 

UNA OPPOSIZIONE FORTEMENTE MOTIVATA

La tradizione apostolica - È un fatto storico che i cattolici, dal­l'inizio del cristianesimo, hanno inumato i loro defunti: vi è una tradizione multisecolare che risale alle origini stesse della nostra santa Religione. Un tale fatto è molto importante e significativo da essere universale nella Chiesa, tanto che, con l'estensione della stessa, si propaga l'inumazione dei corpi dei defunti, quali che siano i costumi preesistenti e la varietà dei popoli. J. Besson scriveva: «Non si spiega la presenza di questa disciplina in nazioni diverse tra loro e, in molte parti, l'attaccamento dei pastori e dei fedeli ad un rito opposto ai vecchi costumi popolari, se non con l'esistenza di una legge formale ricevuta dalla Chiesa nascente. L'inumazione non fu che un'usanza libera ripresa dai primi cristiani, i quali, al contrario dei Greci e dei Romani, rimarranno sempre attaccati a questa singolarità che più di una volta attirò l'attenzione dei persecutori e provocò sommosse e profanazioni di tombe cristiane (Tertulliano, "Ad Scapulam" III). Si è, dunque, portati ad applicare a questa pratica universale una rego­la, ben conosciuta, di S. Agostino ed a vedervi uno di quei precetti che gli Apostoli stessi diedero alla Chiesa fin dalle sue origini». Quin­di, i cattolici si sono sempre fatti inumare e il fondamento di questa pratica - che risale alle origini della nostra storia - sta nell'autorità degli Apostoli stessi. 

Contro gli sgherri di Satana - I promotori della cremazione non sono che i nemici della Chiesa: frammassoni, liberi pensatori, paga­ni..., schiavi del demonio che desidera ancora realizzare la dannazio­ne eterna del maggior numero di anime per mezzo di questa empietà. Nella loro propaganda, infatti, ripetono le stesse banali motivazioni e gli stessi sofismi da più di due secoli (mancanza di posti[!], igiene,...). La sola differenza che si può constatare oggi è che là dove è praticata, la cremazione non si effettua più direttamente sotto gli occhi dei pa­renti, amici,... poiché a dire dei testimoni inorriditi del secolo scorso era uno spettacolo terrificante: la natura stessa sembrava ribellarsi contro questa azione contro natura. 

La morte non è la fine di tutto - Anche da un punto di vista filosofico bisogna insorgere contro la cremazione, la quale, distrug­gendo totalmente, violentemente il corpo del defunto, proclama che tutto è finito. Il morto non è più niente, poiché il suo corpo è privo di vita. Allora perché non bruciarlo come un vecchio straccio? Questa concezione materialista nega implicitamente l'esistenza dell'anima umana, la sua immortalità e, invece di vedere nella morte la separa­zione del corpo dall'anima, vi vede la fine di tutta la vita e disprezza questa macchina ormai inoperante. Se l'uomo non fosse che un vec­chio straccio, che un ammasso di materia, tutto questo potrebbe esse­re ammissibile, ma per la sua anima l'uomo ha un destino immortale che fa della morte un passaggio all'aldilà. Da qui il rispetto verso il corpo stesso del defunto la cui vita, come noi sappiamo, prosegue in un altro modo. La sua tomba ci ricorda quello che fu, ma che resta in qualche modo sempre unito a noi, anche se non lo vediamo più. 

I cori dei Santi - Nella religione cattolica non si distrugge vio­lentemente il rivestimento carnale, poiché anch'esso ha contribuito alla santificazione. È Dio che l'ha creato con un atto particolare (Gn I, 26) ed ha ricevuto tutte le unzioni, benedizioni che la Chiesa usa per la nostra salvezza: il corpo è stato santificato per mezzo dei Sa­cramenti (Battesimo, Santa Eucaristia, ...) che sono dei segni sensi­bili dagli effetti soprannaturali. Così, la natura sensibile è associata, quando è possibile, all'opera della grazia santificante. È per questo motivo che in tutti i tempi i resti dei Santi sono stati circondati di rispetto e anche di venerazione (culti, reliquie,...) e talvolta i loro cor­pi sono stati inumati anche in luoghi benedetti. 

Il sonno della morte - I cattolici, dietro al loro Divin Maestro, nostro Signore Gesù Cristo, parlano della morte come di un sonno. A proposito di Lazzaro morto, Gesù disse: «Il nostro amico Lazzaro dorme, ma vado a svegliarlo» (Gv XI, 11). «Quelli che dormono... », detto in seguito da S. Paolo (cfr. 1 Ts IV, 13; V, 7), esprime che la morte è solamente uno stato temporaneo per i defunti, come un son­no. Anche il "depositare" nel cimitero, dal greco "dormitorio" o cam­po benedetto (camposanto), è come la semenza mortale destinata a germinare nell'immortalità: «Seminatur in corruptione, surget in incorruptione» cioè: «Il corpo si semina corruttibilmente, risorge in­corruttibile» (1 Cor XV, 42). Questo sonno della morte, sonno parti­colare, è vero, deve essere rispettato, poiché non è che la preparazio­ne di un risveglio luminoso: quello della risurrezione futura dei mor­ti. La fede in questo avvenimento, nel quale ciascuno, per la potenza divina ritroverà il suo corpo, comporta il rispetto del corpo dei defun­ti che rivivranno gloriosamente per la beatitudine del cielo. L'inuma­zione, così compresa, è un atto di fede nella risurrezione futura. Per il momento il corpo è lasciato in balia delle forze dissolventi della natu­ra, ma, come nella germinazione, è in attesa, in preparazione di una vita più fiorente. 

La nostra configurazione a Cristo - L'inumazione manifesta, a differenza della cremazione, l'unione mistica del cattolico con Cri­sto: essa la rende conforme, anche nella sepoltura, al suo Capo, "pri­mizia di coloro che dormono", come ci ricorda la liturgia pasquale, il cui Corpo fu deposto in una tomba e non bruciato, prima di risuscita­re il terzo giorno. Non sposiamo le idee del mondo, ma quelle di Gesù Cristo nostro Salvatore.