LA CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA A MARIA

In questi ultimi mesi tutti abbiamo sovente senti­to parlare della crisi economica, spesso si sente par­lare della crisi delle istituzioni, ma a sprazzi la cro­naca ci fa intuire una forte crisi di valori condivisi e veri su cui costruire la nostra società, e non viene mai detto che alla radice di tutte queste crisi ce ne sta una dalla quale poi scaturiscono tutte le altre e che, se non si affronta questa, difficilmente si po­tranno risolvere le altre: la crisi più drammatica che tocca il nostro tempo è la crisi della famiglia.

Si direbbe che mai, dall'inizio del cristianesimo, la famiglia sia stata così sottoposta a degli attacchi così duri, così sistematici e - purtroppo - così riu­sciti quanto nel nostro presente. È come se, dopo lunghi decenni di tentativi e di esperimenti, chi vuo­le distruggere la famiglia abbia finalmente trovato la formula adatta. I contenuti sono sempre gli stessi che, per chi volesse avere un po' di profondità stori­ca, si possono ritrovare già nelle politiche familiari istituite dal primo Soviet Supremo di Lenin dopo la rivoluzione di ottobre: in effetti non c'è molta differenza tra le misure adottate allora e le recenti politiche contro la famiglia istituite dai governi oc­cidentali e che stanno cercando con caparbietà di stabilirsi progressivamente anche nel nostro paese tra mezze verità e qualunquismo ideologico.

Se qualcuno volesse capire qual è lo scopo di questo attacco alla famiglia è presto detto: dal mo­mento che la famiglia è - per istituzione divina nella natura dell'uomo - il luogo di veicolazione dei valori che si pongono a fondamento di un'esi­stenza umana, distruggerla significa creare una so­cietà priva di orientamento, anarchica, amorale, fa­cilmente manipolabile da chi vuole dirigere le sorti dell'umanità per fini propri. Nel progetto di Dio, spetta alla famiglia l'educazione della prole: sia da un punto di vista culturale, che morale e religioso.

Dicendo così ci rendiamo subito conto di quan­to le famiglie abbiano abbondantemente trascurato questo fondamentale compito: l'educazione cul­turale è stata demandata alla scuola (e tante volte c'è da chiedersi: a che scuola?), quella religiosa all'oratorio (ormai spesso trascurato o abbandona­to, aprendo le porte al deserto religioso), mentre quella morale è stata totalmente tralasciata a favo­re di un soggettivismo privo di contenuti (si sente dire che quando i figli saranno grandi opereranno le loro scelte come parrà loro giusto... ma se in­tanto nessuno ha mai insegnato loro a farlo, come sceglieranno?). Nessun figlio si è fatto da solo... e nessuno è "nato imparato".

Perciò, senza falsi allarmismi, non esito a dire che la famiglia oggi si trova di fronte ad una grande aggressione, ad uno stato di guerra, ed è inutile, anzi dannoso, fare finta che non sia così. Se siamo in guerra dobbiamo santamente armarci, con quelle armi che sono tipiche della battaglia cristiana, del combattimento che ogni giorno il discepolo deve intraprendere per non conformarsi alla mentalità di questo secolo (cfr. Rom 12,2) e poter rinascere dall'alto (cfr. Gv 3,3).

Quella che voglio proporvi oggi, per carità, non è una novità ma è l'arma più sicura, più efficace, più temibile per i nostri avversari che il Signore stesso ci ha voluto donare quando lui ha vinto de­finitivamente la battaglia contro il male e contro il peccato, dall'alto del trono della croce, dicendoci: "Ecco tua madre" (Gv 19,27). Sì, avete ben capito che quest'arma decisiva è Maria, la Madonna, da accogliere nella nostra casa come Madre e Regina attraverso la consacrazione delle nostre famiglie a Gesù per mezzo del suo Cuore Immacolato. Senti­te un po' cosa diceva il grande Dottore della Chie­sa san Bernardo: "Non c'è nulla che mi affascini e mi spaventi di più che di parlare di Maria: ella è una scintillante stella che si alza nell'immensi­tà del mare umano e sfavilla con i suoi meriti. O tu che ti senti sbattuto dai flutti di questo mondo in mezzo a uragani e a tempeste, non abbandonare con gli occhi la luce di quella stella se non vuoi fare naufragio. Se si leva il vento delle tentazioni, se lo scoglio delle tribolazioni ostacola la tua rot­ta, guarda la stella, chiama Maria. Se sei sbattuto dalle onde dell'orgoglio, dell'ambizione, del ran­core, della gelosia: guarda la stella, invoca Maria. Se la collera, l'avarizia, i desideri impuri squassa­no il vascello della tua anima, guarda Maria. Se, turbato dall'enormità dei tuoi peccati, vergognoso delle brutture della tua coscienza, spaventato dal terrore del giudizio divino, cominci a lasciarti an­dare alla tristezza, a scivolare nella disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angosce, nei dubbi, pensa a Maria, invoca Maria. Il suo nome non si allontani mai dalle tue labbra, non si allon­tani mai dal tuo cuore". E un altro grande santo Dottore della Chiesa, san Giovanni Damasceno, dice: "Esserti devoto, o Santa Vergine, è un'arma di salvezza che Dio dà a coloro che egli vuole sal­vare". Capite, miei cari? L'amore alla Madonna è "un'arma di salvezza" che il Signore concede ai suoi eletti. Quindi, per noi, questo non è il tempo delle angosce o delle paure: è il mondo a scorag­giarsi di fronte alle difficoltà; noi, invece, sappia­mo benissimo cosa dobbiamo fare, e lo facciamo con gioia, perché in questo combattimento daremo gloria a Dio e questo ci farà crescere come figli suoi attraverso Maria. Parliamo ora un po' più con­cretamente della consacrazione a Maria e, in spe­cial modo, della consacrazione della famiglia a Maria. Innanzitutto cominciamo ad identificare le "false" devozioni; e ne trovo di sei tipi: 1) i devoti critici; 2) i devoti scrupolosi; 3) i devoti esteriori; 4) i devoti presuntuosi; 5) i devoti incostanti e 6) i devoti interessati.

1) I devoti critici sono ordinariamente dei dotti orgogliosi e superbi che hanno, in fondo, una cer­ta devozione alla Santa Vergine, ma che criticano quasi tutte le pratiche di pietà che la gente dedica semplicemente e santamente a questa buona Ma­dre. Essi, inoltre, mettono in dubbio i miracoli at­testati nella storia che rendono testimonianza della misericordia e della potenza della Santissima Ver­gine. Per questo la loro devozione è priva di fon­damento, di fiducia, di abbandono e non porta a nessun risultato concreto.

2) I devoti scrupolosi temono di disonorare Gesù, il Figlio, onorando la Madre, di abbassare l'uno in­nalzando l'altra. Non riescono a capire come le due cose siano perfettamente compatibili, anzi indispen­sabili l'una all'altra: non capiscono che chi prega la Madonna non fa altro che pregare Gesù attraverso di lei. Come ci ha ricordato il Santo Padre Paolo VI nel 1970 al Santuario Mariano di Bonaria, per essere veri cristiani bisogna essere mariani! Questi devo­ti, quindi, si privano dell'ausilio materno di Maria, cercando di raggiungere con i loro meriti il cuore di Gesù e falliscono miseramente.

3) I devoti esteriori fanno consistere tutta la loro pietà verso Maria in pratiche puramente este­riori, le quali non guasterebbero affatto se fosse­ro l'espressione esterna della vera devozione, ma senza quest'ultima non hanno spessore. Questi devoti recitano meccanicamente un rosario dopo l'altro, assistono distratti a molte messe, partecipa­no a processioni e pellegrinaggi senza devozione, ma mancano di emendare la propria vita, di fare violenza alle proprie passioni, di imitare le virtù di questa Vergine Santissima. Essi non amano che la parte sensibile della devozione, senza gustarne ciò che è solido, per cui, quando passa il gusto del sentire, abbandonano sfiduciati la via intrapresa. Per alcuni di loro la devozione a Maria addirittura è solo il pretesto ipocrita di apparire buoni e pii davanti agli uomini... ma, come scrive san Paolo "non ci si può prendere gioco di Dio" (Gal 6,7).

4) I devoti presuntuosi sono dei peccatori ab­bandonatisi alle loro passioni ed amanti del mondo, i quali, sotto il bel nome di cristiani e di devoti alla Santa Vergine, nascondono l'orgoglio, l'avarizia, l'impurità, l'ubriachezza, la collera, la maldicenza o l'ingiustizia e amano rimanere in tale condizione di peccato. Essi presumono che, dicendosi devoti alla Madonna, ella procurerà loro - senza sforzo alcuno - la salvezza eterna. In questo modo essi non si comportano assolutamente da buoni figli di una così Santa Madre!

5) I devoti incostanti vivono la loro devozio­ne a colpi e a singhiozzi, tra momenti di grande fervore e lunghi periodi di totale dimenticanza. Cominciano spesso con grande slancio un'infinità di pratiche devozionali che poi abbandonano con altrettanta velocità all'insorgere della prima diffi­coltà o della prima fatica. Di loro il Signore dice attraverso la voce del Salmista: "Detesto gli animi incostanti" (Sal 119,113).

6) Infine, i devoti interessati ricorrono a Maria soltanto per risolvere qualche contrattempo uma­no, per evitare qualche pericolo, per guarire da una malattia o per chiedere la riuscita di un progetto mondano, ma non si dispongono a divenire servi obbedienti per amore di una così grande Madre.

Abbiamo così definito quello che non è la vera consacrazione a Maria e, di riflesso, anche che cosa non bisogna fare per evitare di vivere in maniera il­lusoria la nostra devozione alla Madonna.

Cerchiamo ora di dire - in poche parole - in che cosa consista la "vera devozione" a Maria, così come mirabilmente presentataci da san Luigi Gri­gnon di Montfort: essa è innanzitutto una "santa schiavitù d'amore" a Maria. Il termine "schiavo" certamente ci lascia perplessi, in questi nostri tempi così imbevuti dell'illusione di una falsa liber­tà svincolata dal necessario legame con la verità e che diventa così la vera schia­vitù e solitudine dei nostri tempi. San Paolo stesso ci ricorda che dobbiamo sempre servire qualcuno: o servire­mo Dio, oppure il peccato (cfr. Rm 2 6,16). E non è altrettanto vero di quanti sono dipendenti dall'alcol, dalla droga, da internet, dal suc­cesso o dal potere, come pure in modo smodato dal denaro e dal sesso: non sono questi i veri schia­vi di oggi? Ma la schiavitù d'amo­re a Maria è un gesto armonico e sereno di libertà e di umiltà, che implica la totale dipendenza da lei, significa interpretare la propria vita, la propria esistenza, i propri progetti con Maria, per Maria, in Maria e così, naturalmente, lasciare che la volontà di Dio si compia pienamente nella nostra vita.

Miei cari, sono ormai tanti anni che parliamo della consacrazione a Maria e delle sue modalità di compiersi nella donazione totale di se stessi, at­traverso quella fiducia incondizionata in lei che ci porta a mettere nelle sue mani tutto quello che ri­guarda la nostra vita, rinunciando a disporre di noi stessi liberamente, prescindendo da ciò che questa Santissima Madre dispone di noi e per noi. Cer­chiamo ora di capire che cosa significa consacrare la propria famiglia a Maria: innanzitutto non posso consacrare la mia famiglia se prima non consa­cro me stesso. Non posso donare a Maria qualcosa che è anche oltre me se prima non mi sono dona­to totalmente a lei. Non fermiamoci solo all'atto formale della consacrazione ma intendiamo qui la realtà più profonda di un'esistenza che si compie sempre ed immancabilmente nella amorosa sotto­missione a Maria. Se questa consacrazione esiste, se stiamo cercando di farla crescere giorno dopo giorno, di renderla concretamente operativa nella quotidianità delle nostre scelte e delle nostre azio­ni, allora possiamo pensare di consacrare la nostra famiglia. Potrebbe a questo punto sorgere una domanda: è necessario che tutti i componenti della famiglia siano personalmente impegnati nella vera consacrazione a Maria per poter consacrare la pro­pria famiglia? Beh, certamente questo rappresen­terebbe l'ottimo che, purtroppo, si realizza soltan­to raramente. In realtà, potrebbe bastare anche un solo membro fermamente intenzionato a condurre - attraverso la preghiera, il sacrificio e la testimo­nianza della vita - anche il resto della famiglia a Dio per mezzo della Vergine Santa, per cominciare a deporre un seme che, al tempo opportuno, por­terà il suo frutto. Non è quanto hanno fatto prima Pio XII e poi - più conformemente ai desideri del­la Madonna apparsa a Fatima - Giovanni Paolo Il quando hanno consacrato il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria? Sulla totalità della popola­zione mondiale, pochi erano consapevoli di quel­lo che i Santi Padri stavano compiendo, ancora di meno erano d'accordo, un numero ancora inferiore già aderiva a questa stupenda offerta d'amore della nostra Santissima Madre... eppure quella consa­crazione è una realtà che, silenziosamente, giorno dopo giorno, porta i suoi frutti.

Torniamo agli elementi pratici della consacra­zione della nostra famiglia a Maria: dicevamo che essere consacrati a lei significa vivere tutto in lei, con lei e per lei, per cui la consacrazione ci im­pone di affrontare anche le sfide e le tentazioni che gravitano intorno alla nostra famiglia in questo modo.

Cominciamo dalla tentazione più ricorrente nel­le nostre famiglie: quella della solitudine, quando ci sembra di non essere più compresi dal coniu­ge e dai figli, quando abbiamo l'impressione che ognuno prenda delle strade diverse, individuali e che manchi il vincolo di comunione tra di noi: cosa dobbiamo fare? Fermiamoci a pregare Maria e chiediamole consiglio, poi scegliamo di essere noi - con lei - il vincolo di unità della famiglia. Inve­ce di reagire con lo sconforto e la rabbia, imbron­ciati e scontrosi, facciamo della nostra presenza un cuore pulsante ed attiriamo gli altri con il miele dell'amore. Creiamo un'atmosfera serena e gioio­sa, così come avrebbe fatto la Madonna, facciamo festa quando incontriamo i nostri cari, riempiamoli di attenzioni e facciamo della nostra casa un foco­lare accogliente: tutto questo con Maria, con la sua grazia e con la sua forza, pregandola ed invocando­la costantemente. Insomma, cosa farebbe Maria, la Madonna, se fosse al mio posto in questa casa.

Se invece dobbiamo affrontare la divisione nel­la nostra famiglia, se cioè ricorre sempre l'accusa e il litigio, se i toni con i quali comunichiamo nor­malmente sono sempre aggressivi, preghiamo Ma­ria: lei ci insegnerà a far precipitare l'accusatore (cfr. Ap 12,10) che si è instaurato in mezzo a noi. Con Maria impariamo la sublime arte del dominio di noi e, prima di parlare o di reagire, chiediamo­le sempre quale sarebbe stato il tono di voce che lei avrebbe usato, quali le parole che avrebbe detto lei se si fosse trovata nella nostra situazione: la­sciamoci ispirare e guidare da lei. Intensifichiamo la preghiera familiare ed anche quella personale e poi, eventualmente, parliamo di questo proble­ma tutti insieme, facendo un piccolo capitolo del­le colpe, nel quale ognuno faccia i suoi propositi per migliorare le relazioni, propositi da rinnovare ogni mattino e da verificare ogni sera. Vedrete che, giorno dopo giorno, Maria ci condurrà progressi­vamente nella virtù.

Se siamo tentati dall'infedeltà, se ci martel­la il pensiero egoistico ed egocentrico di costruire un'altra relazione dove l'amore possa trovare nuovi stimoli, oppure se ci stiamo lasciando convincere dall'illusione di poter vivere una vita parallela con­tinuando ad amare il nostro coniuge: andiamo in una chiesa dedicata a Maria, mettiamoci in ginocchio davanti alla sua immagine, preghiamola nel nostro cuore - in qualità di figli devoti - chiedendole di illuminare le nostre menti, e poi alziamo lo sguardo lentamente sino ad incrociare il suo... vedete un po' se queste prove hanno ancora consistenza davanti ai suoi occhi purissimi. Davanti a lei nulla di impuro o di falso riesce a resistere. Similmente, se è la car­ne a turbarci, innanzitutto fuggiamo le occasioni e poi non lasciamoci trascinare dai pensieri nell'abis­so dei sensi, ma rivolgiamo subito il pensiero a lei, poniamoci di fronte al suo volto materno e benevo­lo e rimaniamo lì, in quel rifugio benedetto, sino a quando la tempesta fuori non è passata: l'incolumità è certa. Addirittura lo stesso Lutero ha scritto di lei: "Nessuna immagine di donna dà all'uomo pensieri così puri come questa vergine".

Avete capito ora cosa significhi veramente la consacrazione a Maria, essere suoi figli e com­portarsi veramente come tali? Vuol proprio dire affrontare tutto con lei: sia le semplici cose quoti­diane che i grandi progetti della nostra vita. Vivere con lei significa lasciarsi ispirare da lei, imitando­ne le sublimi virtù e permettendole di plasmare in noi quella sublimità di vita che lei visse così per­fettamente alla scuola di suo Figlio e che vuole ri­produrre fedelmente in noi.

Per fare questo ci vuole la giusta umiltà di chi sa di essere debole e fragile, di chi è privo di quell'or­goglio tremendo che presume di poter fare da sé, di essere autosufficiente, immune dal rischio di ca­dere o di sbagliare. È la via degli umili, dei piccoli, dei fragili che, senza timore, si affidano fiduciosi alle cure amorose di cotanta Madre. Per chi pensa di non trovarsi nel novero di questi figli, di bastare a se stesso per camminare nella via della salvezza risuonano le parole stesse di Maria nel Magnificat: "Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore" (Lc 1,51): essi si sono già smarriti nella presun­zione superba dei propri pensieri e, non avendo la purezza di cuore, non vedranno Dio (cfr. Mt 5,8).

La Madonna deve diventare il motore della nostra vita. Ci mettiamo nelle mani di lei come il pennello nelle mani del pittore. Per quanto uno sia misero e privo di doti, per quanto possa assomi­gliare più ad una scopa che ad un pennello, nelle mani della Madonna anche questa scopa può servi­re per fari i capolavori di Dio... e servirà.

È naturale che, se la Madonna diventa il moto­re della nostra vita, se siamo abituati a vivere in sua compagnia, a poco a poco si imita colei che si frequenta e, a forza di guardare a lei, anche senza volerlo, un'anima finisce col ritrarne i lineamenti. La vita di Maria, allora tende a trasfondersi nella nostra vita, tende a farci vivere nella sua interiori­tà, con i suoi sentimenti, con i suoi stati d'animo e la sua volontà. Allora l'influenza di Maria avvolge come un'atmosfera tutta la nostra anima. E quel­la che era compagnia e volontà di imitazione, di­venta esperienza profonda di vita e dà una finalità specifica alla vita nostra stessa: essendo Maria lo stampo da cui è uscita la persona di Gesù, anche noi verremo resi simili al "primogenito tra molti fratelli" (Rom 8,29).

Miei cari, il giovanissimo figlio del Bramante, l'architetto che ha lasciato il segno più importan­te nel Santuario di Loreto, fu mandato a portare certi urgentissimi disegni al Papa, il quale ne fu assai contento, per cui, per premiare il ragazzino, aprì uno scrigno dove s'ammonticchiavano delle monete d'oro. Disse il Pontefice: "Prendine quante puoi". Il bambino fece per sbilanciarsi. Poi si trat­tenne e replicò: "Datemele voi, che avete le mani molto più grosse!". Carissimi, noi siamo spesso scoraggiati di fronte alla fatica della continua lot­ta che dobbiamo affrontare per mantenere unite le nostre famiglie: perché non ci facciamo più furbi e non ci affidiamo totalmente a Maria che, avendo le mani più grandi dell'universo attinge continua­mente per noi dal tesoro di grazia del Sacratissimo Cuore di suo Figlio? In questo modo non ci man­cheranno mai le forze per lottare, né la serenità per perseverare, né la letizia per testimoniare.

Concludo con un altro aneddoto.

Durante la seconda guerra mondiale, su una nave da guerra statunitense, nelle acque delle Fi­lippine, era stato suonato l'allarme ed ogni mari­naio doveva raggiungere il suo posto in assetto di guerra. Vigeva la legge marziale, per cui ogni in­frazione sarebbe stata punita con la fucilazione im­mediata. Nella corsa, ad un marinaio era caduta la casacca in mare. Il comandante, con un fischio, gli fece cenno di lasciar perdere e raggiungere il posto di combattimento. Ma il marinaio, disobbedendo, si gettò in mare. Appena risalito, ancora goccio­lante, venne condotto davanti al comandante. La truppa era pallida; la punizione chiara: fucilazione.

Interpellato dal comandante per la disobbedien­za, il marinaio non rispose; ad un'ultima insistenza sfilò da una tasca della casacca una foto e, mostran­dola, disse: "Mia Madre". Auguro a voi e a me stes­so che la vera consacrazione a Maria diventi tale in tutti noi, per cui siamo disposti a perdere tutto, anche la nostra vita terrena, pur di non perdere il dono grandissimo di vivere da suoi figli devoti.

Lode e gloria a te Signore Gesù, Lode e gloria a te Maria. (padre Pancrazio Gausioso OFM cap)