LA
CONFESSIONE E LA COMUNIONE
DUE
PILASTRI DELLA VITA CRISTIANA
Per
ordinazioni rivolgersi a: Don Enzo Boninsegna
Con
approvazione ecclesiastica
A
nostra Madre, la Vergine Maria, che ci ha donato il Salvatore Gesù
È
sotto gli occhi di tutti la crisi in cui si trascinano molti cristiani; forse
gli unici a non avvertire la gravità di tale crisi sono proprio coloro che ci
si trovano dentro.
Crisi
di vita cristiana perché
prima ancora è entrata in crisi la fede: il pensiero di Dio non è più in
tante menti, confuse e disorientate da false verità.
Crisi
di vita cristiana perché è
in agonia la speranza e cioè il desiderio di Dio e del suo paradiso: sono
altre, ora, le cose che incantano e fanno sognare.
Crisi
di vita cristiana perché
l'amore per Dio e per il prossimo non sono abbastanza presenti in tanti cuori,
aridi e stanchi, guastati da falsi amori.
Crisi
di vita cristiana perché
abbiamo preso le distanze dal nostro Dio e attingiamo poco o niente, o
attingiamo male alle sorgenti della grazia.
Verrebbe da dire: la Confessione e la Comunione... queste sconosciute! Queste poche pagine sono nate, su suggerimento di una persona amica, proprio per colmare questa lacuna, per offrire la possibilità a tanti cristiani di arrivar a conoscere in modo facile e chiaro, breve ma esauriente, quali tesori di grazia sono racchiusi nella Confessione e nella Comunione.
Sono
i più grandi doni che il Signore ci ha offerto. E sono sempre a nostra disposizione.
Auspichiamo
che molti sacerdoti diffondano queste pagine di verità tra i loro fedeli,
per una riscoperta e per un ritorno fecondo alla Confessione e alla Comunione.
Per
la gloria di Dio e per il bene delle anime.
Una
buona occasione può essere data dall'annuale visita e benedizione alle famiglie.d.
E. B.
È
il mezzo ordinario che permette all'uomo peccatore di incontrarsi con la misericordia
di Dio. Come gli altri sacramenti, anche il sacramento del perdono è stato
istituito da Gesù.
Rimette
in pace (o accresce la pace) con Dio, con la Chiesa e con se stessi, perché
ci restituisce (o accresce in noi) la vita divina perduta col peccato mortale (o
danneggiata dal peccato veniale).
La
Confessione toglie il peccato, cioè rimette in piedi (o accresce) la nostra
amicizia col Signore, ma non cancella il debito che abbiamo verso Dio. Questo debito
lo si può ridurre con la preghiera, con la penitenza, con le opere di carità e
con l'acquisto di indulgenze.
Quando
confessarsi?
Se
ti trovi in peccato mortale devi chiedere subito perdono al Signore con un atto
di dolore perfetto e confessarti poi al più presto. Ma anche se hai solo dei
peccati veniali confessati spesso e regolarmente. Non dimenticare che la
Confessione è anche una «cura preventiva» che ti aiuta a evitare il peccato e
a crescere nella grazia di Dio.
Da
chi confessarsi ?
Per
il potere ricevuto da Gesù, ogni sacerdote autorizzato dalla Chiesa ti può
assolvere validamente, ma se vuoi crescere nella vita cristiana è bene che ti
confessi il più possibile dallo stesso sacerdote. E nella scelta del
confessore, vedi che sia ricco di amor di Dio, competente ed equilibrato nei
giudizi. Soprattutto non cercare il prete comodo, di manica larga; cerca uno
che ti aiuti a sentire la bellezza del perdono, ma anche la bruttezza del
peccato.
Come
confessarsi?
Se
non si è disposti a confessarsi bene, non ci si deve assolutamente accostare al
sacramento della Confessione: confessandosi male, infatti, non solo non si è
perdonati, ma si commette un nuovo gravissimo peccato, un sacrilegio, perché
si calpesta un dono di Dio. Per confessarsi bene sono necessarie cinque cose
(sono cinque elementi che troviamo presenti nell'animo del Figlio Prodigo di
cui ci parla il Vangelo):
1
°) - esame di
coscienza,
2°)
- dolore dei
peccati,
3°)
- proposito di non
peccare più,
4°)
- accusa dei
peccati,
5°)
- penitenza.
È
doveroso esaminarsi a partire dall'ultima Confessione ben fatta.
Per esaminarsi bene non ci si deve confrontare
con criteri nostri, che molto spesso sono di manica larga, né con le opinioni
della gente, che in troppi casi considera come bene o quanto meno lecito ciò
che è male; ma è necessario confrontarsi con la volontà di Dio, che si
manifesta a noi in tutti e dieci i Comandamenti, nello spirito del Vangelo e
nelle leggi della Chiesa. Quando
esamini la tua condotta non fermare l'attenzione su eventuali attenuanti:
queste, se ci sono, lascia che sia il Signore a valutarle, perché, ricordati,
che Dio scusa chi si accusa, ma accusa chi si scusa. Ricorda inoltre che l'esame
di coscienza va fatto senza fretta e in un clima di silenzio interiore.
Facendo male l'esame di coscienza, tutta la Confessione ne risente
negativamente.
Il
dolore dei peccati è il dispiacere di aver agito contro la volontà di Dio e
cioè a danno della sua gloria e contro il nostro vero bene. Il Vangelo ci
ricorda almeno due episodi in cui il dolore è arrivato fino alle lacrime:
Pietro rinnegò il Signore, ma poi «pianse amaramente» (Mt. 26,75) e la peccatrice
pentita bagnò con le sue lacrime i piedi di Gesù (Lc. 7, 38).Per noi non è
necessario arrivare alle lacrime, è sufficiente un dolore sincero e il dolore
è sincero se, potendo tornare indietro, non fossimo più disposti a fare ciò
che purtroppo abbiamo fatto.Quando
ci si confessa è sufficiente il dolore
imperfetto (che è la paura
dell'inferno), ma è molto raccomandabile il dolore
perfetto e cioé il
dispiacere di aver offeso Dio, di aver crocifisso Gesù e di aver ferito la
Chiesa.Ricorda: dopo il peccato il dolore è l'unica vera misura
dell'amore.
Proposito di non peccare più
Se
il dolore riguarda il nostro passato, il proposito riguarda il nostro futuro e
consiste nel fermo impegno che ci prendiamo con noi stessi e con Dio di non
tradire più il suo amore. Quante confessioni vengono fatte in modo sacrilego
proprio per la mancanza del proposito! Davanti al sacerdote ci si limita a fare
un resoconto del proprio passato, senza impegnarsi con una volontà ferma,
sorretta dalla grazia, per far sì che quel passato non si ripeta in futuro. E
se non c'è un vero proposito non può essere sincero nemmeno il dolore. Il
solo fatto di prevedere o di temere che qualche nostra cattiva abitudine possa
portarci probabilmente a cadere ancora in peccato non significa che ci manca il
proposito. Anzi, può tornarci utile, perché ci aiuta ad essere più prudenti.
Il proposito è sincero se ci impegniamo non solo a evitare il peccato, ma anche
a fuggire le occasioni prossime di peccato.
Accusa dei peccati
È
doveroso confessare tutti i peccati sicuramente commessi, sicuramente mortali e
sicuramente mai confessati. Basta un dubbio su uno di questi tre punti perché
non ci sia più l'obbligo di accusarsi davanti al confessore. Resta comunque
molto conveniente e molto utile confessare anche i peccati veniali, come pure
quelli che siamo incerti di aver commesso, o che non siamo certi di aver confessato.
È nostro
dovere perciò confessare quei peccati mortali che ci fossimo dimenticati in
precedenti Confessioni. E dei peccati che dobbiamo confessare è necessario
precisare anche, per quanto ci è possibile, il numero e la specie, per dare
al sacerdote un'idea esatta delle nostre colpe. Perché accusarsi davanti a un
prete? Perché per espressa volontà di Gesù rappresenta sia Dio come pure la
Chiesa che abbiamo ferito con i nostri peccati.
Penitenza
Se
il peccato consiste nel fare qualcosa che non ci è lecito fare, la penitenza
ne è l'esatto contrario, perché consiste nel rinunciare a qualcosa che ci
sarebbe lecito fare, o avere, o godere. La penitenza, perciò, è uno dei rimedi
più efficaci contro il peccato: un modo per riparare i peccati passati e una
sorgente di forza per evitare i possibili peccati futuri. Se ha fatto penitenza
Gesù, tanto più dobbiamo farla noi. Il Signore è stato chiaro: «Se non
farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo» (Lc. 13, 3). La penitenza
che ci viene assegnata dal confessore è bene farla al più presto; in ogni caso
è doveroso farla prima della prossima confessione. E... visto quanto siamo
peccatori, cerchiamo di non limitarci alle piccolissime penitenze che il
sacerdote normalmente ci assegna. Non usiamo il contagocce, ma facciamo qualcosa
di più.
LA
COMUNIONE
Non si può parlare della Comunione senza
prima parlare della S. Messa, che proprio nella Comunione ha il suo momento più
alto: l'unione misteriosa, ma vera, tra la creatura redenta e il suo Creatore
e Redentore.
Che
cosa è la Messa?
È
il sacrificio di Cristo che in modo misterioso, ma reale, viene attualizzato e
riofferto da Gesù al Padre per la gloria di Dio e per la nostra salvezza. Il
Figlio di Dio ha voluto farsi uomo per poter morire ed ha voluto liberamente
morire per sostituirsi a noi nel pagare quel debito infinito che avevamo con
Dio, a causa dei nostri peccati, e che noi non avremmo potuto pagare. Gesù,
sulla croce, ha detto al Padre suo: «Padre, colpisci me, ma lascia stare quelli
che sono miei». Inchiodato su quel legno, Gesù era proteso tra cielo e terra
come un parafulmine ed è come se avesse detto, al temporale della giustizia
divina che doveva abbattersi sul mondo: «Manda i tuoi fulmini su di me, ma non
colpire quelli che si mettono sotto la mia protezione». Nella Messa Gesù,
misteriosamente presente come vittima che si offre, prega per noi e dice: «Padre,
per tutto ciò che io ho patito per gli uomini, per l'amore che ti ho
dimostrato accettando di morire per i tuoi figli, perdona questi miei fratelli
che vengono a ripararsi all'ombra della mia croce».
Valore della Messa
Non
c'è nulla di più grande al mondo e di più utile all'uomo di una santa Messa:
è il più grande atto di culto che si possa rendere a Dio e il più grande
dono che l'uomo possa ricevere. Diceva P Pio da Pietrelcina: «Il mondo potrebbe
stare anche senza sole, ma non può stare senza la S. Messa».
Com'è strutturata la Messa?
In
due grandi parti: la Liturgia
della Parola di Dio e la Liturgia
Eucaristica. Nella prima
parte il Signore ci istruisce e nutre la nostra fede, nella seconda parte, offrendosi
a noi come cibo, ci dà forza e nutre le nostre anime con nuova grazia. Queste
due parti sono intimamente legate tra loro: la prima parte aiuta a comprendere
l'abisso di amore che si realizza nella seconda e la seconda parte compie quanto
è stato preannunciato e promesso nella prima.
Quando partecipare alla Messa?
L’antico comando di Dio: «Ricordati di
santificare le feste» non ha perso il suo valore con la venuta di Gesù, ma al
contrario ha acquistato un nuovo valore e un nuovo significato. Gli apostoli
infatti hanno spostato il giorno del Signore dal sabato ebraico alla
domenica cristiana, per celebrare la risurrezione di Gesù che è avvenuta il
giorno dopo il sabato. Già dai tempi apostolici la domenica veniva santificata
principalmente con la partecipazione alla celebrazione eucaristica. Ogni
domenica perciò è nostro dovere, e dovrebbe essere anche nostra gioia, partecipare
alla santa Messa. Ma
oltre alla domenica, quanto bene ne ricaverebbero le nostre anime, la Chiesa e
tutta l'umanità se partecipassimo alla Messa qualche volta nei giorni feriali
o... potendolo, tutti i giorni! E... non sottovalutare la puntualità: il
ritardo è una forma di maleducazione verso il Signore e verso i fratelli.
Che cos'è la Comunione?
È
il momento in cui Gesù e il suo discepolo si fondono nella forma più
profonda possibile di unione. Le parole che Dio disse ad Adamo ed Eva: «I due
saranno una carne sola» (Gen. 2, 24) si possono applicare anche, in un senso
diverso e più alto, all'unione che si realizza con la Comunione Eucaristica
tra l'uomo e il suo Signore. Nella Comunione Gesù viene in noi con tutto se
stesso: Corpo, Sangue, Anima e Divinità. L’Eucarestia è la più grande
invenzione realizzata dall'amore e dalla potenza dell'Uomo-Dio Gesù Cristo,
che bruciava dal vivissimo desiderio di fondersi (senza confondersi) con le
creature redente dal suo sacrificio. L’Eucarestia è gioia per Gesù ed è (o
dovrebbe essere) gioia e salvezza per noi che la riceviamo. Se tu comprendessi
il dono di Dio... saresti affamato di Gesù-Eucarestia!
Come fare la Comunione?
O
bene, o niente! E per farla bene sono richieste tre condizioni:
1°)
- Essere in
grazia di Dio. L’apostolo
Paolo a proposito di questo dice: «Chi mangia... il Corpo del Signore (indegnamente),
mangia... la propria condanna» (1 Cor 11, 29). Dunque... chi è in peccato
mortale deve prima confessarsi. Ma anche per i peccati veniali che tutti, poco
o tanto, abbiamo, è bene chiedere perdono, almeno in cuor nostro.
2°)
- Pensare a chi
si va a ricevere. Dunque...
pensare a Gesù e cercare di amarlo con tutto il cuore. Purtroppo, invece, con
quanta leggerezza e con quante distrazioni si fa spesso la Comunione!
3°)
- Il digiuno da
almeno un'ora. È una
piccola penitenza, una piccola ma preziosa prova di amore a Colui che ci ha
amato fino a dare la vita per noi.
Ricorda
che la Comunione può essere sterile, o anche peccato veniale, se è fatta
senza intensità di amore.
E dopo la Comunione ?
Fermati almeno un po' di tempo per
adorare, per lodare, per benedire e per ringraziare il tuo Signore. Gesù
ha atteso tanto questo momento, ha tanto desiderato di stare con te e tu, dopo
averlo ricevuto e quando ancora lo hai in te stesso, pensi a uscire di chiesa
il più presto, possibile? Quando si ama veramente non ci si stacca volentieri
dalla persona amata. Dopo la Comunione resta con Gesù, fagli un po' di
compagnia, digli che lo ami e chiedigli che ti aiuti ad amarlo sempre di più.
Resta un po' con Lui anche per riparare l'ostinata freddezza e le molte offese
con cui troppi uomini ricambiano il suo amore. Pregalo per te, per i tuoi cari,
per ogni uomo e per le anime dei defunti. Quante cose desidera dirti il Signore
e quante delle tue preghiere è disposto a esaudire in quei momenti di intimità!
E
PER FINIRE...
Al
termine di questo breve cammino di riflessione vorrei invitarti a non sottovalutare
il dono di Dio e a formulare un proposito fermo: «D'ora
innanzi non mi limiterò a confessarmi «almeno una volta all'anno» e a comunicarmi
«almeno a Pasqua» (come mi ordina la Chiesa), ma mi confesserò e mi accosterò
all'Eucarestia spesso e nel migliore dei modi. Farò una visita a Gesù presente
nel tabernacolo almeno una volta alla settimana. Cercherò inoltre di fare
spesso la comunione spirituale. E questo, Signore, perché ricordo bene le tue
parole: «Senza di me non potete far nulla» (Gv. 15, 5).
Mio
Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando
ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso Te, infinitamente
buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto
di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.
O
Gesù d'amore acceso, non ti avessi mai offeso, o mio caro e buon Gesù, con la
tua santa grazia non ti voglio offender più, né mai più disgustarti, perché
ti amo sopra ogni cosa. Gesù mio, misericordia, perdonami.