LA CHIESA E INTERNET – ETICA IN INTERNET

I

INTRODUZIONE

1. L'interesse della Chiesa per Internet è un aspetto parti­colare dell'attenzione che essa riserva da sempre ai mezzi di comunicazione sociale. Considerandoli il risultato del processo storico-scientifico per mezzo del quale l'umanità avanza «sem­pre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato», la Chiesa si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale sono, come ha af­fermato il concilio Vaticano Il, «meravigliose invenzioni tecni­che» che, pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più. Quindi l'approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazio­ne sociale è stato essenzialmente positivo. Anche quando ne condannano i gravi abusi, i documenti del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali si sono preoccupati di chiarire che «un atteggiamento meramente restrittivo o censorio da parte della Chiesa... non è né sufficiente né appropriato». Citando la lettera enciclica Miranda prorsus di papa Pio XII del 1957, l'istruzione pastorale sui mezzi di comunicazione sociale Communio et progressio, pubblicata nel 1971, ha sotto­lineato questo aspetto: «La Chiesa riconosce in questi strumenti dei "doni di Dio" destinati, secondo il disegno della Provviden­za, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collabora­tori dei suoi disegni di salvezza». Rimaniamo di questa opi­nione anche a proposito di Internet.

2. Secondo la Chiesa la storia delle comunicazioni umane somiglia a un lungo viaggio che conduce l'umanità «dall'orgo­glioso progetto di Babele, con la sua carica di confusione e di mutua incomprensione (cf. Gen 11,1-9), fino alla Pentecoste e al dono delle lingue: la restaurazione della comunicazione si incentra su Gesù per l'azione dello Spirito Santo». Nella vita, nella morte e nella risurrezione di Cristo, la comunicazione fra gli uomini ha trovato il suo più alto ideale e supremo modello in Dio, il quale è diventato uomo e fratello. I moderni mezzi di comunicazione sociale sono fattori culturali che svolgono un ruolo in questa storia. Come osserva il concilio Vaticano Il, «benché si debba accuratamente distin­guere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso è di grande importanza per il regno di Dio». Considerando da questo punto di vista i mezzi di comunicazione sociale, scopriamo che essi «contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire gli animi, nonché ad estendere e consolidare il regno di Dio». Oggi ciò vale in modo particolare per Internet, che contri­buisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell'educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita. In un documento allegato, Eti­ca in Internet, affrontiamo la dimensione etica di tali questioni. In questa sede consideriamo le implicazioni che Internet ha per la religione e in particolare per la Chiesa cattolica.

3. La Chiesa ha un duplice scopo a proposito dei mezzi di comunicazione sociale. Uno è quello di incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro giusto utilizzo per il bene dello sviluppo umano, della giustizia e della pace, per l'elevazione della società a livello locale, nazionale e comunitario, alla luce del bene comune e in spirito di solidarietà. In considerazione della grande importanza delle comunicazioni sociali, la Chiesa cerca un «dialogo onesto e rispettoso con i responsabili dei media», un dialogo che si rivolga in primo luogo all'elaborazione della politica che li riguarda. «Questo dialogo implica che la Chiesa faccia uno sforzo per comprendere i media - i loro obiettivi, i loro metodi, le loro regole di lavoro, le loro strutture interne e le loro modalità - e che sostenga e incoraggi coloro che vi la­vorano. Basandosi su questa comprensione e su questo soste­gno diventa possibile fare delle proposte significative per poter allontanare gli ostacoli che si oppongono al progresso umano e alla proclamazione del Vangelo». Tuttavia la Chiesa si preoccupa anche della propria comu­nicazione e di quella al suo interno. Questa comunicazione è qualcosa di più che un esercizio tecnico perché comincia nella comunione di amore fra le Persone divine e nella loro comuni­cazione con noi nonché nella comprensione del fatto che la comunicazione trinitaria «si estende all'umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente "pronunciato" dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini». Dio continua a comunicare con l'umanità attraverso la Chiesa, portatrice e custode della sua rivelazione, al cui magi­stero soltanto egli ha affidato il compito di interpretare in ma­niera autentica la sua parola. Inoltre, la Chiesa stessa è com­munio, una comunione di persone e di comunità eucaristiche che derivano dalla comunione trinitaria e la riflettono. Quindi, la comunicazione è essenziale per la Chiesa. Questa motivazione, più di ogni altra, spiega perché «la pratica ecclesiale della comunicazione dovrebbe essere esem­plare, rispecchiando i più alti modelli di veridicità, affidabilità, sensibilità ai diritti umani e altri principi e norme rilevanti».

4. Trent' anni fa la Communio et progressio evidenziò che «le recenti invenzioni offrono all'uomo nuove modalità di incontro con la verità evangelica». Papa Paolo VI disse: «La Chiesa si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore», se non adoperasse questi mezzi per l'evangelizzazione. Papa Gio­vanni Paolo Il ha definito i mezzi di comunicazione sociale «il primo Areopago del tempo moderno» e ha dichiarato: «Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stes­so in questa "nuova cultura" creata dalla comunicazione mo­derna». Fare questo è importantissimo oggi, poiché i mezzi di comunicazione sociale non solo influenzano fortemente ciò che le persone pensano della vita, ma anche, e in larga misura, «l'e­sperienza umana in quanto tale è diventata un'esperienza me­diatica». Tutto ciò vale anche per Internet. Sebbene il mondo delle comunicazioni sociali «possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio cristiano, offre anche opportunità uniche per pro­clamare la verità salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo... la capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le bar­riere e le frontiere. Quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico così va­sto... i cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo affinché la sua Buo­na Novella possa essere udita dai tetti del mondo!».

 

II

OPPORTUNITÀ E SFIDE

5. «La comunicazione che avviene nella Chiesa e attraverso la Chiesa consiste essenzialmente nell'annuncio della Buona Novella di Gesù Cristo. E la proclamazione del Vangelo come parola profetica e liberatrice rivolta agli uomini e alle donne del nostro tempo è la testimonianza resa, di fronte ad una secolariz­zazione radicale, alla verità divina e al destino trascendente della persona umana; è, di fronte ai conflitti e alle divisioni, la scelta della giustizia, in solidarietà con tutti i credenti al servizio della comunione fra i popoli, le nazioni e le culture». Poiché annunciare la Buona Novella a persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l'at­tenta considerazione delle peculiarità dei mezzi di comunica­zione stessi, ora la Chiesa ha bisogno di comprendere Internet. Ciò è necessario al fine di comunicare efficacemente con le persone, in particolare quelle giovani, immerse nell'esperienza di questa nuova tecnologia, ma anche per utilizzarlo al meglio. I mezzi di comunicazione sociale offrono importanti bene­fici e vantaggi dal punto di vista religioso: «offrono notizie e informazioni su eventi, idee e personaggi relativi alla religione. Sono veicoli di evangelizzazione e di catechesi. Offrono ispira­zione, incoraggiamento e opportunità di culto a persone co­strette nelle loro case o in istituti». Oltre a questi benefici, ve ne sono alcuni più o meno specifici di Internet. Questo sistema permette accesso immediato e diretto a importanti fonti religio­se e spirituali, a grandi biblioteche, a musei e luoghi di culto, a documenti magisteriali, a scritti dei padri e dottori della Chiesa e alla saggezza religiosa di secoli. Ha la preziosa capacità di superare le distanze e l'isolamento, mettendo le persone in contatto con i loro simili di buona volontà, che fanno parte delle comunità virtuali di fede per incoraggiarsi e aiutarsi reciproca­mente. La Chiesa può prestare un importante servizio ai catto­lici e ai non cattolici selezionando e trasmettendo dati utili su Internet. Internet è importante per molte attività e numerosi pro­grammi ecclesiali quali l'evangelizzazione, la rievangelizza­zione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera mis­sionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l'apologetica, governo, amministrazione e alcu­ne forme di direzione spirituale e pastorale. Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sosti­tuire una comunità interpersonale autentica o la realtà dei sa­cramenti e della liturgia o l'annuncio diretto e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pie­namente la fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e persone co­strette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere. Un numero crescente di parrocchie, diocesi, congregazioni religiose e istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organiz­zazioni di tutti tipi utilizzano Internet per questi e altri scopi. In alcuni luoghi, a livello sia nazionale sia continentale, sono in corso progetti creativi promossi dalla Chiesa. La Santa Sede è attiva in quest'area da diversi anni e continua a espandere e a sviluppare la sua presenza su Internet. Incoraggiamo i gruppi legati alla Chiesa che non hanno ancora compiuto il passo per entrare nel ciberspazio a prendere in considerazione la possibi­lità di farlo al più presto. Raccomandiamo con forza lo scambio di idee e informazioni su Internet fra coloro che hanno espe­rienza in questo campo e coloro che invece sono principianti.

6. La Chiesa deve anche comprendere e utilizzare Internet come strumento di comunicazione interna. Per questo bisogna tener presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immedia­to, interattivo e partecipativo. L'interattività bidirezionale di Internet sta già facendo sva­nire la vecchia distinzione fra chi comunica e chi riceve la co­municazione, e sta creando una situazione nella quale, almeno potenzialmente, tutti possono fare entrambe le cose. Non si tratta dunque più della comunicazione del passato che fluiva in una sola direzione e dall'alto verso il basso. Poiché sempre più per­sone prendono confidenza con questo aspetto peculiare di Inter­net in altri settori della loro vita, ci si può aspettare che ricorrano a Internet anche a proposito della religione e della Chiesa. È nuova la tecnologia, ma non l'idea. Il concilio Vaticano Il ha affermato che i membri della Chiesa dovrebbero manife­stare ai loro pastori «le loro necessità e i loro desideri, con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo»; infatti, nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono, «essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa». La Communio et progressio ha osservato che la Chiesa, in quanto «corpo vivo», «è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica che è alimentata dal colloquio fra le diverse membra». Sebbene le verità di fede «non possa­no in nessun caso essere lasciate alla arbitraria interpretazione dei singoli», la costituzione pastorale ha osservato che «vastis­sima è la zona di ricerca, nella quale può attuarsi questo dialo­go interno». Idee simili sono contenute nel Codice di diritto canonico e in documenti più recenti del Pontificio consiglio delle comu­nicazioni sociali. Aetatis novae definisce la comunicazione bidirezionale e l'opinione pubblica «il mezzo per realizzare concretamente il carattere di "comunione" della Chiesa». In Etica nelle comunicazioni sociali si afferma: «Un flus­so bidirezionale di informazioni e opinioni fra pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del magistero nel promuoverlo, e un'opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del "diritto fon­damentale al dialogo e all'informazione in seno alla Chiesa"». Internet è un efficace strumento tecnologico per comprendere questo concetto. Abbiamo dunque uno strumento che può essere usato in maniera creativa per vari aspetti dell'amministrazione e del go­verno. Oltre all'apertura di canali di espressione dell'opinione pubblica, pensiamo all'opportunità di consultare esperti, prepa­rare incontri e collaborare con le Chiese particolari e con le i­stituzioni religiose a livello locale, nazionale e internazionale.

7. Quella dell'educazione e della formazìone e un altra area opportuna e necessaria. «Oggi tutti hanno bisogno di alcune forme di costante educazione ai media, sia per studio personale sia per poter partecipare a un programma organizzato o per en­trambe le cose. Più che insegnare tecniche, l'educazione dei mezzi di comunicazione sociale, contribuisce a suscitare nelle persone il buon gusto e il veritiero giudizio morale. Si tratta di un aspetto di formazione della coscienza. Attraverso le sue scuole e i suoi programmi di formazione, la Chiesa dovrebbe offrire un'educazione in materia di media di questo tipo». L'educazione e la formazione relative a Internet dovrebbe­ro essere parte di programmi completi di educazione ai mezzi di comunicazione sociale, rivolti ai membri della Chiesa. Per quanto possibile, la programmazione pastorale delle comunica­zioni sociali dovrebbe provvedere a questa formazione nell'i­struzione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici così come degli insegnanti, dei genitori e degli studenti. Ai giovani in particolare bisogna insegnare «non solo a essere buoni cristiani quando sono lettori, ascoltatori o spettatori, ma anche a utilizzare attivamente tutte le possibilità che offrono gli strumenti di comunicazione... Così i giovani diven­teranno a pieno titolo cittadini dell'era delle comunicazioni so­ciali, che sembra aver preso inizio nel nostro tempo», nel qua­le i mezzi di comunicazione sociale sono considerati «piuttosto come parte di una cultura tuttora in evoluzione le cui piene im­plicazioni ancora non si avvertono con precisione». Trasmettere nozioni relative a Internet e alla nuova tecno­logia significa molto più che applicare tecniche di insegnamen­to. I giovani devono imparare come vivere bene nel mondo del ciberspazio, saper giudicare quanto vi trovano secondo sani criteri morali e utilizzare la nuova tecnologia per il proprio svi­luppo integrale e per il bene degli altri.

8. Internet pone alla Chiesa anche alcuni problemi partico­lari, oltre a quelli di natura generale affrontati nel documento allegato, Etica in Internet. Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è impor­tante essere chiari su quelli negativi. A livello profondo «il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei mezzi di comunicazione sociale è così pro­fondamente imbevuta di un senso tipicamente post-moderno che la sola verità assoluta è che non esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla ragione umana e quindi irrilevanti». Fra i problemi specifici che Internet crea c'è la presenza di siti denigratori, volti a diffamare e ad attaccare i gruppi religio­si ed etnici. La Chiesa cattolica è il bersaglio di alcuni di essi. Come la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione sociale, questi siti Internet sono «la dimensione più buia della natura ferita dal peccato» e, anche se il rispetto per la libertà d'espressione può richiedere, fino a un certo punto, la tolleran­za perfino di voci ostili, l'auto-censura, e, se necessario, l'inter­vento della pubblica autorità dovrebbe stabilire e applicare li­miti ragionevoli a ciò che si può dire. La proliferazione di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa dovrebbero essere presenti in modo creativo su Internet. Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa. Tuttavia è motivo di confu­sione, come minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche de­vozionali stravaganti e proclami ideologici che reca o l'eti­chetta «cattolico». Suggeriamo un approccio a questo problema.

9. Anche altre questioni richiedono una riflessione. A que­sto proposito, esortiamo a ricerche e studi costanti, che inclu­dano «un'antropologia e una vera teologia della comunicazio­ne» esplicitamente riferite a Internet. Oltre allo studio e alla ricerca, è necessario promuovere una positiva programmazione pastorale per l'uso di Internet. Si è insinuato, per esempio, che la vasta gamma di scelta di prodotti e servizi su Internet abbia un effetto propulsore che a proposito della religione e promuova un approccio di tipo consumistico agli argomenti di fede. I dati fanno pensare che alcuni visitatori di siti web religiosi si trovino in una sorta di supermercato, individuino e scelgano gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattano ai loro gusti. La «tendenza da parte di alcuni cattolici a essere elettivi nella loro adesione» alla dottrina della Chiesa è un problema noto anche in altri con­testi. Sono necessarie maggiori informazioni sull'entità di questo problema su Internet. Parimenti, come abbiamo detto sopra, la realtà virtuale del ciberspazio ha alcune preoccupanti implicazioni per la religio­ne come anche per altri settori della vita. La realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell'eucaristia, la real­tà sacramentale degli altri sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità umana in carne e ossa. Su Internet non ci sono sacramenti. Anche le esperienze religiose che vi sono possibili per grazia di Dio, sono insufficienti se separate dal­l'interazione del mondo reale con altri fedeli. Questo è un altro aspetto di Internet che richiede studio e riflessione. Al contem­po, la programmazione pastorale dovrebbe riflettere su come condurre le persone dal ciberspazio alla comunità autentica e su come, mediante l'insegnamento e la catechesi, Internet pos­sa essere utilizzato successivamente per sostenerle e arricchirle nel loro impegno cristiano.

 

III

RACCOMANDAZIONI E CONCLUSIONE

10. Le persone religiose, come persone facenti parte del­l'ampia utenza di Internet, con propri interessi, speciali e legit­timi, desiderano far parte del processo che orienta gli sviluppi futuri di questo nuovo strumento. Senza dubbio, a volte, saranno obbligate a modificare il proprio modo di pensare e di agire. È importante anche che le persone, a tutti i livelli ecclesia­li, utilizzino Internet in modo creativo per adempiere alle pro­prie responsabilità e per svolgere la propria azione di Chiesa. Tirarsi indietro timidamente per paura della tecnologia o per qualche altro motivo non è accettabile, soprattutto in conside­razione delle numerose possibilità positive che Internet offre. «Metodi per agevolare la comunicazione e il dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L'immediato accesso all'informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo... la Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo «credo» e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni pro­blema o evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell'opi­nione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mon­do circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti, pressanti problemi dell'u­manità».

11. Pertanto, nel concludere queste riflessioni, rivolgiamo parole di incoraggiamento a diversi gruppi: ai responsabili ec­clesiali, agli agenti pastorali, agli educatori, ai genitori e in par­ticolare ai giovani.

   Ai responsabili ecclesiali. Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della Chiesa deve comprendere i mezzi di comu­nicazione sociale, applicare questa comprensione all'elabora­zione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali, con poli­tiche e programmi concreti in questo settore, e fare un uso ap­propriato dei mezzi di comunicazione sociale. Dove necessario, i responsabili ecclesiali stessi dovrebbero ricevere una forma­zione mass-mediale. Infatti «la Chiesa riceverebbe un servizio migliore se quanti detengono cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella comunicazione». Ciò vale per Internet come per i vecchi mezzi di comuni­cazione sociale. I responsabili ecclesiali sono obbligati a utiliz­zare «le potenzialità "dell'era del computer" al servizio della vocazione umana e trascendente dell'uomo, così da glorificare il Padre dal quale hanno origine tutte le cose buone». Dovreb­bero impiegare questa notevole tecnologia per molti aspetti di­versi della missione ecclesiale, esplorando anche opportunità di cooperazione ecumenica e interreligiosa. Un aspetto particolare di Internet, come abbiamo osserva­to, riguarda la proliferazione, che a volte crea confusione, di siti web non ufficiali che si definiscono «cattolici». A questo proposito potrebbe essere utile una certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del magistero a proposito di materiale di natura specificatamen­te dottrinale o catechetica. Non si tratta di imporre la censura, ma di offrire agli utenti di Internet una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della Chiesa.

   Agli agenti pastorali. Sacerdoti, diaconi, religiosi e opera­tori laici di pastorale dovrebbero studiare i mezzi di comunica­zione sociale per comprenderne meglio l'impatto sugli indivi­dui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunica­zione adatti alla sensibilità e agli interessi delle persone. Oggi ciò implica ovviamente lo studio di Internet al fine di utilizzarlo anche nello svolgimento del proprio lavoro. I siti web possono anche essere utilizzati per offrire aggiornamenti teologici e suggerimenti pastorali. Per quanto riguarda il personale ecclesiale coinvolto diret­tamente nei mezzi di comunicazione sociale, è superfluo af­fermare che deve possedere una formazione professionale. Ma deve anche aver acquisito una formazione dottrinale e spiritua­le perché «per testimoniare Cristo è necessario incontrarlo per­sonalmente, e coltivare questa relazione con lui attraverso la preghiera, l'eucaristia e il sacramento della riconciliazione, la lettura e la meditazione della parola di Dio, lo studio della dot­trina cristiana, il servizio agli altri».

   Agli educatori e ai catechisti. L'istruzione pastorale Communio et progressio ha affrontato il «dovere urgente» delle scuole cattoliche di formare comunicatori e recettori delle co­municazioni sociali sulla base dei principi cristiani pertinenti. Questo messaggio è stato ripetuto molte volte. Nell'era di In­ternet, con la sua enorme diffusione e il suo forte impatto, que­sta necessità è più urgente che mai. Le università, i collegi, le scuole e i programmi educativi cattolici a tutti i livelli dovrebbero offrire corsi a vari gruppi, «seminaristi, sacerdoti, religiosi e religiose o animatori laici... insegnanti, genitori, studenti», così come una formazione più avanzata in tecnologia, gestione, etica e politica delle comunica­zioni a coloro che si preparano a operare nell'ambito dei mezzi di comunicazione sociale o a svolgere ruoli decisionali, inclusi quanti operano nel campo delle comunicazioni sociali della Chiesa. Inoltre affidiamo agli studiosi e ai ricercatori che si oc­cupano di discipline pertinenti nelle istitutizioni cattoliche dii­struzione superiore le questioni e i problemi menzionati sopra.

   Ai genitori. Per il bene dei loro figli e proprio, i genitori devono «imparare a essere spettatori, ascoltatori e lettori con­sapevoli, agendo da modello di uso prudente dei media in ca­sa». Per quanto riguarda Internet, i bambini e i giovani hanno spesso più familiarità con questo mezzo che i propri genitori. Ciononostante, i genitori hanno l'obbligo di guidare e sorve­gliare i loro figli mentre lo utilizzano. Se questo significa do­ver imparare di più su Internet di quanto non abbiano fatto fi­nora, tanto meglio. I genitori dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli siano provvisti di filtri, quando ciò è possibile tecnicamente ed economicamente, in modo da proteggerli il più possibile dalla pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli. L'utilizzo incontrollato non dovrebbe essere consentito. Genitori e figli dovrebbero discutere insieme di cosa hanno visto e vissuto nel ciberspazio. Sarà anche utile scambiare opi­nioni con altre famiglie che condividono gli stessi valori e gli stessi interessi. Il dovere fondamentale dei genitori consiste nell'aiutare i figli a divenire utenti di Internet responsabili e capaci di discernimento.

   Ai bambini e ai giovani. Internet è una porta aperta su un mondo affascinante ed eccitante con una grande influenza for­mativa, ma non tutto ciò che esiste al di là di questa porta è sa­no, sicuro e vero. «Secondo l'età e le circostanze i bambini e i giovani dovrebbero essere avviati alla formazione circa i mezzi di comunicazione sociale, resistendo alla tentazione semplifica­toria della passività acritica, a pressioni esercitate dai loro compagni e allo sfruttamento commerciale». I giovani hanno il dovere di utilizzare bene Internet per riguardo a se stessi, ai propri genitori, parenti, amici, pastori, insegnanti, e infine per obbedire a Dio. Internet offre a persone giovanissime la possibilità im­mensa di fare il bene e il male, a se stessi e agli altri. Può arric­chire la loro vita in un modo che le generazioni precedenti non avrebbero mai potuto immaginare, e dare loro la facoltà di ar­ricchire quella degli altri. Può anche spingerli al consumismo, suscitare fantasie incentrate sulla pornografia e sulla violenza e relegarli in un isolamento patologico. I giovani, come si dice spesso, sono il futuro della società e della Chiesa. Un buon uso di Internet può contribuire a prepararli ad adempiere alle pro­prie responsabilità in entrambi gli ambiti. Tuttavia ciò non ac­cadrà automaticamente. Internet non è soltanto uno strumento di svago e di gratificazione consumistica. È uno strumento per svolgere un'attività utile e i giovani devono imparare a consi­derarlo e usarlo come tale. Nel ciberspazio, come in ogni altro luogo del resto, i giovani possono essere chiamati ad andare controcorrente, a esercitare controcultura, perfino a subire per­secuzione per il vero e il buono.

12. A tutte le persone di buona volontà. Infine, spendiamo una parola su alcune virtù che devono essere coltivate da chiunque desideri fare un buon uso di Internet. Il loro esercizio dovrebbe basarsi su una valutazione realistica dei contenuti di Internet. È necessaria molta prudenza per individuare con chiarezza le implicazioni, il potenziale di bene e di male di questo nuovo mezzo e per affrontare in maniera creativa le sfide che pone e le opportunità che offre. E’ necessaria giustizia, in particolare per eliminare il «digital divide», il divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi. Ciò richiede un impegno in favore del bene comune internazionale e la «globalizzazione della solidarietà». Sono necessari forza e coraggio. Ciò significa difendere la fede contro il relativismo religioso e morale, l'altruismo e la generosità contro il consumismo individualistico e la decenza contro la sensualità e il peccato. È necessaria la temperanza, un approccio auto-disciplinato a questo importante strumento tecnologico che è Internet, per utilizzarlo saggiamente e soltanto per fare il bene. Riflettendo su Internet, così come su altri mezzi di comu­nicazione sociale, ricordiamo che Cristo è il «perfetto comuni­catore», la norma e il modello dell'approccio della Chiesa alle comunicazioni e il contenuto che la Chiesa è obbligata a comu­nicare. «Che i cattolici impegnati nel mondo delle comunica­zioni sociali predichino la verità di Gesù ancor più gioiosamen­te e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano conoscere l'amore che è il centro della comuni­cazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso, ieri, oggi e sempre».

Città del Vaticano, 22 febbraio 2002,

 festa della Cattedra di san Pietro apostolo.

 JOHN P. FOLEY Presidente

PIERFRANCO PASTORE Segretario

 

 

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

ETICA IN INTERNET

I

INTRODUZIONE

1. «Lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunica­zione presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l'umanità ap­prende il mondo che la circonda e ne verifica ed esprime la per­cezione. La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all'al­tro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla strut­tura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cul­tura e l'altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose». Negli ultimi dieci anni, la verità di queste parole è apparsa sempre più chiara. Non c'è bisogno di grandi sforzi di immagi­nazione per considerare la terra come un globo ronzante di tra­smissioni elettroniche, un pianeta blaterante, annidato nel si­lenzio dello spazio. In conseguenza di ciò, le persone sono piu felici e migliori? Questa è la questione etica che si pone. Per molti versi lo sono. I nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo sottolineato nel documento allegato al presente, servono anche la causa della religione. Tuttavia vi è un'altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità, possono anche essere uti­lizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere.

2. Fra i mezzi di comunicazione, quali il telegrafo, il tele­fono, la radio, la televisione, che durante lo scorso secolo e mezzo hanno progressivamente eliminato il tempo e lo spazio come ostacoli alla comunicazione fra un gran numero di perso­ne, Internet è il più recente e per molti aspetti il più potente. Il suo impatto sugli individui, sulle nazioni, e sulla comunità del­le nazioni è già enorme e aumenta di giorno in giorno. In questo documento desideriamo esporre il punto di vista cattolico di Internet quale punto di partenza per la partecipa­zione della Chiesa nel dialogo con altri settori della società, specialmente con altri gruppi religiosi, riguardo all'evoluzione e all'utilizzo di questo meraviglioso strumento tecnologico. In­ternet sta facendo del bene e promette di farne ancora di più. Tuttavia è anche certo che può fare del male. Il bene o il male che ne deriverà dipenderà da alcune scelte, per la messa in atto delle quali la Chiesa offre due contributi molto importanti: il suo impegno a favore della dignità della persona umana e la sua lunga tradizione di saggezza morale.

3. Così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la comunità di persone sono elementi cen­trali per la valutazione etica di Internet. Per quanto concerne il messaggio trasmesso, il processo di comunicazione e le questioni strutturali e sistematiche insite nella comunicazione, «il principio etico fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell'uso dei mezzi di comunica­zione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da perso­ne a beneficio dello sviluppo integrale delle persone». Il bene comune, «l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più spedi­tamente», offre un secondo principio utile per una valutazione etica delle comunicazioni sociali. Esso dovrebbe essere inteso in modo integrale come l'insieme degli obiettivi per i quali i membri di una comunità si impegnano e alla realizzazione e al sostegno dei quali la comunità deve la sua esistenza. Il bene degli individui dipende dal bene comune delle loro comunità. La virtù che dispone la gente a tutelare e a promuovere il bene comune è la solidarietà. Non è un sentimento di «vaga e superficiale compassione» di fronte alle altrui difficoltà, ma è «la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tut­ti siamo veramente responsabili di tutti». Soprattutto oggi, la solidarietà ha assunto una dimensione internazionale chiara e forte. Parlare di bene comune internazionale è corretto ed è ob­bligatorio adoperarsi per esso.

4. Il bene comune internazionale, la virtù della solidarietà, la rivoluzione nei mezzi di comunicazione sociale, la tecnolo­gia informatica e Internet sono tutte realtà attinenti al processo di globalizzazione. In larga misura, la nuova tecnologia guida e promuove la globalizzazione, creando una situazione nella quale «il com­mercio e le comunicazioni non sono più costretti entro i confini del Paese di appartenenza». Le conseguenze rivestono un' importanza fondamentale. La globalizzazione può accrescere il benessere e promuovere lo sviluppo. Essa offre vantaggi quali «l'efficienza e l'incremento della produzione... l'unità fra i popoli... e un migliore servizio alla famiglia umana». Tuttavia, finora questi benefici non sono condivisi in maniera uniforme. Alcuni individui, imprese com­merciali e Paesi hanno visto aumentare enormemente il loro benessere mentre altri sono rimasti indietro. Intere nazioni sono state escluse quasi del tutto dal processo, private di un posto nel nuovo mondo che va prendendo forma. «La mondializza­zione, che ha trasformato profondamente i sistemi economici creando insperate possibilità di crescita, ha anche fatto sì che molti siano rimasti ai bordi del cammino: la disoccupazione nei Paesi più sviluppati e la miseria in troppe nazioni del sud dell'emisfero continuano a trattenere milioni di donne e di uo­mini lontano dal progresso e dal benessere». È chiaro, senza alcun dubbio, che le società che sono en­trate nel processo di globalizzazione lo hanno fatto operando una scelta libera e informata. Invece «molte persone, in parti­colare quelle più svantaggiate, la vivono come un'imposizione piuttosto che come un processo al quale possono partecipare attivamente». In molte parti del mondo, la globalizzazione sta favorendo cambiamenti sociali rapidi e travolgenti. Questo processo non è solo economico, ma anche culturale e presenta aspetti sia positivi sia negativi. «Le persone che ne sono soggette spesso considera­no la globalizzazione come un'inondazione distruttiva che mi­naccia le norme sociali che le hanno tutelate e i punti di riferi­mento culturali che hanno dato loro un orientamento di vita... I cambiamenti nella tecnologia e nei rapporti di lavoro sono trop­po veloci perché le culture possano stare al passo con essi».

5. Una delle principali conseguenze della deregolamenta­zione degli ultimi anni è stata un passaggio di potere dagli stati nazionali alle compagnie transnazionali. È importante aiutare e incoraggiare queste compagnie a mettere il proprio potere al servizio del bene dell'umanità. Ciò evidenzia la necessità di una comunicazione e di un dialogo maggiori fra loro e gli or­ganismi implicati come la Chiesa. Un impegno risoluto a praticare la solidarietà a servizio del bene comune all'interno delle nazioni e fra di esse dovreb­be dar forma e guidare il nostro uso della nuova tecnologia in­formatica e di Internet. Questa tecnologia può essere uno stru­mento per risolvere problemi umani, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, creando un mondo governato da giusti­zia, pace e amore. Come, più di trent'anni fa, sottolineò l'istru­zione pastorale sui mezzi di comunicazione sociale Communio et progressio, i succitati mezzi hanno la capacità di far sì che tutti gli uomini, in ogni luogo della terra, «diventino partecipi dei gravi problemi e delle difficoltà che incombono su ciascun individuo e su tutta la società». Ciò è sorprendente. Internet può contribuire a far sì che questa idea diventi realtà per le persone, i gruppi, le nazioni e per tutta la razza umana, se viene utilizzato alla luce di principi etici chiari e sani, in particolare della virtù della solidarietà. Ciò andrà a beneficio di tutti perché «lo sappiamo oggi più di ieri, non sa­remo mai felici e in pace gli uni senza gli altri, e ancor meno gli uni contro gli altri». Sarà espressione di quella spiritualità di comunione che implica «la capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio» insieme alla capacità «di fare spazio al fratello, portando "i pesi gli uni degli altri" (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano».

6. La diffusione di Internet solleva anche un certo numero di questioni etiche circa la riservatezza, la sicurezza e la confi­denzialità dei dati, il diritto d'autore e la proprietà intellettuale, la pornografia, siti che incitano all'odio, la diffusione di pette­golezzi e di diffamazioni mascherati da notizie e molto altro. Ne affronteremo brevemente alcune che richiedono un'analisi e un dibattito costanti da parte di tutte le parti in causa. Comunque non pensiamo che Internet sia solo fonte di problemi, piuttosto lo consideriamo fonte di benefici per la raz­za umana, benefici che si realizzeranno pienamente solo dopo la soluzione dei problemi esistenti.

 

II

INTERNET

7. Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tut­to il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l'anonimato, il gioco di ruolo e il perdersi in fantasticherie nell'ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una parte­cipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo «di stimoli narcisistico e autoreferenziale». Può essere utilizzato per rompere l'isolamento degli indi­vidui e dei gruppi oppure per intensificarlo.

8. La configurazione tecnologica che sottintende a Internet è strettamente legata ai suoi aspetti etici: le persone furono por­tate a usarlo nel modo in cui era stato progettato e a progettarlo in modo che fosse adatto a quel tipo di utilizzazione. In effetti questo «nuovo» sistema risale agli anni '60, ossia agli anni del­la guerra fredda, quando si volevano sventare attacchi nucleari creando una rete decentrata di computer contenenti dati essen­ziali. La decentralizzazione fu la chiave del sistema, poiché in tal modo, almeno così si ragionò, la perdita di un computer o perfino di molti di essi non avrebbe significato automaticamen­te la perdita di tutti i dati. Una visione idealistica del libero scambio di informazioni e di idee ha svolto un ruolo positivo nello sviluppo di Internet. Tuttavia la sua configurazione decentralizzata e l'elaborazione parimenti decentralizzata della rete mondiale degli ultimi anni '80 si sono dimostrate congeniali a un pensiero che si oppone­va in via di principio a qualsiasi cosa sapesse di legittima rego­lamentazione della responsabilità pubblica. A proposito di In­ternet si delineò un individualismo esagerato. Questo, si disse, è un nuovo regno, il meraviglioso paese del ciberspazio, dove è possibile ogni sorta di espressione e dove l'unica legge è la to­tale libertà individuale di fare ciò che si vuole. Questo significò che la sola comunità, della quale nel ciberspazio si sarebbero riconosciuti veramente diritti e interessi, sarebbe stata quella dei libertari radicali. Ancora oggi, questa concezione influenza alcuni circoli, supportata dai tipici argomenti libertari utilizzati per difendere la pornografia e la violenza nei mezzi di comuni­cazione in generale. Sebbene sia ovvio che gli individualisti radicali e gli im­prenditori rappresentano due gruppi diversi, esiste una conver­genza di interessi fra quanti desiderano che Internet divenga la sede di quasi qualsiasi tipo di espressione, indipendentemente da quanto sia abietta e distruttiva, e quanti desiderano che Internet sia un canale commerciale di modello neo-liberista «che consi­dera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e dei popoli».

9. Lo sviluppo eccezionale dell'informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone a usare re­sponsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gam­ma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad amplia­re gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. «Il libero flusso delle immagini e delle parole su scala mondiale sta trasformando non solo le relazioni tra i popoli a livello poli­tico ed economico, ma la stessa comprensione del mondo. Questo fenomeno offre molteplici potenzialità». Se basato su valori condivisi, radicati nella natura della persona, il dialogo interculturale, reso possibile da Internet e da altri mezzi di co­municazione sociale, può essere «strumento privilegiato per costruire la civiltà dell'amore». Ma non è tutto. «Paradossalmente, proprio le forze che por­tano a una migliore comunicazione possono condurre anche all'aumento dell'alienazione e dell'egocentrismo». Internet può unire le persone, ma può anche dividerle, sia come individui sia come gruppi diffidenti l'uno nei confronti dell'altro e separati dall'ideologia, dalla politica, da passioni, dalla razza, dall'etnia, da differenze intergenerazionali e perfino dalla religione. È già stato utilizzato in modo aggressivo, quasi come un'arma di guer­ra, e si parla già del pericolo rappresentato dal ciber-terrorismo. Sarebbe amaramente ironico che questo strumento di co­municazione, con un tale potenziale di aggregazione umana, tornasse alle proprie origini, risalenti alla guerra fredda, e dive­nisse un'area di conflitto internazionale.

 

III

ALCUNI MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE

10. Quanto abbiamo detto finora contiene alcuni motivi di preoccupazione circa Internet. Uno fra i più importanti è quello che oggi viene definito «digital-divide», una forma di discriminazione che divide i ric­chi dai poveri, fra le nazioni e al loro interno, sulla base del­l'accesso o dell'impossibilità di accesso alla nuova tecnologia informatica. In questo senso, si tratta di una versione aggiorna­ta dell'antico divario fra i ricchi e i poveri di informazioni. L'espressione «digital-divide» evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei be­nefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. E’ ne­cessario che «il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso a essi non diventi un'incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione». È necessario individuare modi per rendere Internet acces­sibile ai gruppi nieno avvantaggiati, sia direttamente sia colle­gandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a più basso co­sto. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche hanno la responsabilità partico­lare di creare e conservare siti di questo tipo. Mentre prende forma la nuova economia globale, la Chie­sa opera affinché «in questo processo vinca l'umanità tutta e non solo un'élite ricca che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta». La Chiesa desidera «una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone». A questo proposito è necessario tener presente che le cau­se e le conseguenze di questo divario non sono soltanto eco­nomiche ma anche tecniche, sociali e culturali. Così, ad esem­pio, un altro «divide» esiste a danno delle donne e anch'esso va eliminato.

11. Siamo preoccupati per le dimensioni culturali di quan­to accade. In particolare, quali strumenti potenti del processo di globalizzazione, la nuova tecnologia informatica e Internet tra­smettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori cul­turali, e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sul­la religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui no­vità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali. Il dialogo e l'arricchimento interculturale sono senza dub­bio molto desiderabili. Infatti «il dialogo fra le culture è parti­colarmente necessario oggi a motivo dell'impatto dei nuovi mezzi di comunicazione sociale sulla vita degli individui e dei popoli». Tuttavia esso deve fluire in due direzioni. I sistemi culturali hanno molto da imparare l'uno dall'altro e imporre a una cultura la visione del mondo, i valori e perfino la lingua proprii di un'altra, non è dialogo. È imperialismo culturale. Quello del dominio culturale diviene un problema partico­larmente grave quando la cultura dominante trasmette valori falsi e contrari al bene autentico delle persone e dei gruppi. Co­sì come stanno le cose, Internet, insieme ad altri mezzi di co­municazione sociale, sta trasmettendo messaggi carichi di valo­ri proprii della cultura secolare occidentale a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e di confrontar­li. Ciò causa problemi gravi, ad esempio nell'ambito del ma­trimonio e della vita familiare, che stanno sperimentando «una crisi diffusa e radicale» in molte aree del mondo. In tali circostanze la sensibilità culturale e il rispetto per i valori e le credenze degli altri sono indispensabili. Il dialogo interculturale che salvaguarda le culture, come «espressioni storiche, varie e geniali dell'originaria unità della famiglia u­mana» e «la loro reciproca comprensione e comunione», e necessario per costruire e mantenere il senso di solidarietà in­ternazionale.

12. Complessa e fonte di ulteriori preoccupazioni è anche la questione della libertà di espressione su Internet. Sosteniamo con vigore la libertà di espressione e il libero scambio delle idee. La libertà di cercare e conoscere la verità è un diritto umano fondamentale e la libertà di espressione è una pietra d'angolo della democrazia. «Tutto questo esige che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilità, possa liberamente investigare il vero, manifestare e diffondere la sua opinione... e infine, informarsi secondo verità sugli even­ti di carattere pubblico». E l'opinione pubblica, «un'espres­sione essenziale della natura umana organizzata in società», e­sige assolutamente «la libertà di manifestare il proprio senti­mento e il proprio pensiero». Alla luce di queste esigenze del bene comune, deploriamo i tentativi da parte delle autorità pubbliche di bloccare l'acces­so all'informazione su Internet o su altri mezzi di comunica­zione sociale perché li ritengono pericolosi o imbarazzanti per loro, di manipolare l'opinione pubblica a scopo di propaganda e di disinformazione o di impedire la legittima libertà di e­spressione e di pensiero. A questo riguardo i regimi autoritari sono i peggiori trasgressori, ma il problema esiste anche nelle democrazie liberali, dove l'accesso ai mezzi di comunicazione sociale per fare politica spesso dipende dalla ricchezza e dove i politici e i loro consiglieri non rispettano la verità e la lealtà, calunniando i propri oppositori e riducendo i problemi a di­mensioni insignificanti.

13. Come è stato sottolineato spesso, il giornalismo sta at­traversando cambiamenti profondi in questo nuovo ambiente. La combinazione di nuove tecnologie e globalizzazione ha «au­mentato le capacità dei mezzi di comunicazione sociale, ma ha anche accresciuto la loro esposizione alle pressioni ideologiche e commerciali» e questo vale anche per il giornalismo. Internet è uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla mesco­lanza di notizie, pubblicità e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente, delle cronache e dei commenti seri. Un gior­nalismo onesto è essenziale per il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale. Questi problemi evidenti nella pratica del giornalismo su Internet esigono una soluzione rapi­da da parte dei giornalisti stessì. Un problema per molti è l'incredibile quantità di informa­zioni su Internet, di gran parte delle quali non ci si preoccupa di controllare se siano giuste e appropriate. Siamo preoccupati an­che per il fatto che gli utenti di Internet utilizzano la tecnologia che permette di creare notizie su comando, semplicemente per fabbricare barriere elettroniche contro idee poco familiari. Ciò non sarebbe salutare in un mondo pluralistico nel quale è neces­saria una crescente comprensione reciproca fra le persone. «Sempre più, la tecnologia permette alle persone di raccogliere informazioni e servizi, creati unicamente per loro. In questo vi sono vantaggi reali, ma inevitabilmente sorge una domanda: il pubblico del futuro sarà costituito da una moltitudine di persone che ascoltano uno solo?... Che cosa ne sarebbe della solidarietà, che cosa ne sarebbe dell'amore in un mondo cosi?».

14. Oltre alle questioni concernenti la libertà di espressio­ne, quello dell'integrità e dell'accuratezza delle notizie e della condivisione di idee e informazioni è un'altra serie di motivi di preoccupazione generati dal libertarismo. L'ideologia del liber­tarismo radicale è sbagliata e dannosa, soprattutto per legitti­mare la libera espressione al servizio della verità. L'errore sta nell'esaltare la libertà «al punto da farne un assoluto, che sa­rebbe sorgente di valori... Ma in tal modo l'imprescindibile e­sigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sinceri­tà, di autenticità, di "accordo con se stessi"». Questo modo di pensare non lascia alcuno spazio alla comunità autentica, al be­ne comune e alla solidarietà.

 

IV

RACCOMANDAZIONI E CONCLUSIONE

15. Come abbiamo visto, la virtù della solidarietà è la mi­sura del servizio che Internet presta al bene comune. E’ il bene comune che crea il contesto per considerare la questione etica: «I mezzi di comunicazione sociale vengono usati per il bene o per il male?». Molte persone e gruppi hanno responsabilità in questa ma­teria. Tutti gli utenti di Internet sono obbligati a utilizzarlo in un modo informato e disciplinato, per scopi moralmente buoni. I genitori dovrebbero guidare e supervisionare l'uso che i loro figli fanno di Internet. Le scuole e altre istituzioni e program­mi educativi dovrebbero insegnare l'uso perspicace di Internet quale parte di un'educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l'acquisizione di abilità tecniche - prime no­zioni di informatica e tutto ciò che si supporta a essa - ma an­che l'acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti. Coloro le cui decisioni e azioni contribui­scono a forgiare la struttura e i contenuti di Internet hanno il dovere di praticare la solidarietà al servizio del bene comune.

16. Bisognerebbe evitare una censura a priori da parte dei governi. «La censura dovrebbe quindi venire applicata in casi estremi». Internet non è esente più di altri mezzi di comunica­zione sociale dall'osservanza di leggi giuste che si oppongano a espressioni di odio, alla diffamazione, alla frode, alla pornografia infantile e non e ad altri illeciti. Il comportamento crimi­nale in altri contesti lo è anche nel ciberspazio e le autorità civili hanno il dovere e il diritto di applicare queste leggi. Po­trebbero rendersi necessari anche nuovi regolamenti per affron­tare reati più strettamente legati a Internet quali la diffusione di virus, il furto di dati personali memorizzati su disco rigido ecc. Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio l'auto-regolamentazione è il metodo migliore. «La soluzione ai problemi nati da questa commercializzazione e da questa privatizzazione non regolamentate non consiste tuttavia in un controllo dello Stato sui media, ma in una regolamenta­zione più importante, conforme alle norme del servizio pubbli­co, così come in una maggiore responsabilità pubblica». I co­dici etici dell'industria svolgono un ruolo utile, sempre che sia­no presi sul serio, coinvolgano i rappresentanti del pubblico nella loro formulazione e nella loro applicazione, e, oltre a of­frire un positivo incoraggiamento ai comunicatori responsabili, prevedano sanzioni appropriate contro le violazioni, inclusa la censura pubblica. A volte, le circostanze richiedono l'inter­vento dello Stato: per esempio costituendo commissioni di vi­gilanza sui mezzi di comunicazione che rappresentino ogni movimento di opinione nell'ambito della comunità.

17. Il carattere transnazionale e di collegamento di Inter­net e il suo ruolo nella globalizzazione richiedono una coope­razione internazionale per stabilire modelli e meccanismi volti alla promozione e la tutela del bene comune internazionale. A proposito della tecnologia dei mezzi di comunicazione sociale, così come di molte altre cose, «l'equità a livello internazionale è necessaria». È necessaria un'azione risoluta nei settori pubblico e pri­vato per eliminare il «digital-divide». Molte questioni difficili, legate a Internet, esigono un con­senso internazionale: per esempio, come garantire la riserva­tezza di individui e gruppi osservanti della legge senza impedi­re ai funzionari incaricati di applicare la legge e di garantire la sicurezza di esercitare la sorveglianza dei criminali e dei terro­risti? Come tutelare i diritti d'autore e di proprietà intellettuale senza limitare l'accesso delle persone a materiale di pubblico dominio? Come definire il concetto stesso di «pubblico domi­nio»? Come creare e mantenere disponibili a tutti gli utenti di Internet le informazioni in varie lingue? Come tutelare i diritti delle donne a proposito dell'accesso a Internet e di altri aspetti della nuova tecnologia informatica? In particolare, la questione di come eliminare il «digital-divide» fra i ricchi e i poveri di informazioni richiede un'attenzione seria e urgente nei suoi aspetti tecnico, educativo e culturale. Oggi esiste un «senso crescente di solidarietà internazio­nale» che offre in particolare al sistema delle Nazioni Unite «l'opportunità unica di contribuire alla globalizzazione della solidarietà, fungendo da luogo di incontro per gli Stati e per la società civile e da punto di convergenza dei vari interessi e del­le varie necessità... La cooperazione fra le agenzie internazio­nali e le organizzazioni non governative contribuirà a garantire che gli interessi degli Stati e dei diversi gruppi all'interno di essi, per quanto legittimi, non vengano invocati o difesi a de­trimento degli interessi o dei diritti di altri popoli, in particolare dei meno fortunati». A questo proposito auspichiamo che il Summit mondiale della società informatica, che si svolgerà nel 2003, offra un contributo positivo al dibattito su tali questioni.

18. Come abbiamo detto più sopra, un documento allegato al presente, La Chiesa e internet, tratta in maniera specifica dell'uso che la Chiesa fa di Internet e del ruolo di quest'ultimo nella sua vita. Desideriamo sottolineare che la Chiesa cattolica, insieme ad altri organismi religiosi, dovrebbe essere attivamen­te presente su Internet e partecipare al dibattito pubblico sulla sua evoluzione. «La Chiesa non pretende di imporre queste de­cisioni e queste scelte, ma cerca di dare un aiuto reale indican­do i criteri etici e morali applicabili in questo campo, criteri che si troveranno sia nei valori umani sia nei valori cristiani». Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la prosperità e la pace, lo sviluppo intellettua­le ed estetico, la comprensione reciproca fra i popoli e le na­zioni su scala globale. Può anche aiutare gli uomini e le donne nella loro conti­nua ricerca di autocomprensione. In ogni epoca, inclusa la no­stra, la gente si pone sempre le stesse domande fondamentali: «Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa ci sarà dopo questa vita?». La Chiesa non può imporre le sue risposte, ma può e deve proclamare al mondo le risposte che ha ricevuto. Oggi, come sempre, offre l'unica risposta totalmente soddisfacente agli interrogativi più profondi della vita: Gesù Cristo, che «svela pienamente l'uomo all'uo­mo e gli fa nota la sua altissima vocazione». Come il mondo contemporaneo, quello dei mezzi di comunicazione sociale, di cui Internet fa parte, è presente, in maniera imperfetta e tuttavia autentica, dentro i confini del regno di Dio e posto al servizio della parola di salvezza. Tuttavia «l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigura­zione che adombra il mondo nuovo».

Città del Vaticano, 22 febbraio 2002,

 festa della Cattedra di san Pietro apostolo.

JOHN P. FOLEY presidente

 PIERFRANCO PASTORE Segretario