LA CASTA SUSANNA
In
greco "sousana", dall'ebraico "Susan", significa
"giglio". La storia ben nota é riportata nel "Libro di
Daniele" (13). (…) vediamo dunque chi è Susanna,
secondo quanto è riportato in questo testo nell"'Appendice Deuterocanonica"
"A Babilonia viveva un uomo chiamato Joakim. Egli sposò una donna di nome Susanna,
figlia di Chelkia, assai avvenente e timorata del Signore. I suoi genitori
erano giusti e avevano educato la loro figlia secondo la legge di Mosè".
Siccome il testo è alquanto lungo e dettagliato, riassumerò la storia in
maniera più semplice ma, spero, esatta. Eccola!
Babilonia. Joakim, un onesto ebreo, pur essendo in terra straniera era
riuscito a farsi una buona posizione; anzi era diventato molto ricco, sicché
possedeva fra l'altro una grande casa con giardino, tanto che parecchi giudei
si radunavano da lui perché era molto stimato. Sua moglie, donna di rara
bellezza, era molto fedele allo sposo, così come al Signore. Frequentavano la
casa di Joakim anche i giudici del popolo, dove erano risolte le varie liti
che venivano loro presentate. La storia di Susanna
avviene l'anno in cui erano stati eletti giudici del popolo due anziani: si
sosteneva che il numero dei loro anni era grande, ma più grande, come si vedrà,
era il numero dei loro vizi. A quanto pare certi atteggiamenti persistono da che
mondo è mondo (basta considerare i nostri tempi) e purtroppo persisteranno.
Ma lasciamo perdere! Diciamo solo che proprio a causa di questi due uomini la
serena esistenza di Susanna cominciò a non essere più quella di prima. Ella aveva
l'abitudine di fare una passeggiata in giardino, dopo il pranzo, quando tutti
gli ospiti si accomiatavano; e fino allora tutto era filato liscio come
l'olio. Ma ora... quei due giudici anziani erano di quelli di cui il Signore
ha detto: "È uscita l'empietà da Babilonia da parte dei giudici anziani
che solo all'apparenza governano il popolo". Vedendo spesso la bella Susanna
passeggiare in giardino, i due anziani furono presi da "insana passione".
E un giorno, aspettarono che Susanna
uscisse all'aperto per sorprenderla; approfittando di vederla sola, persero
completamente la testa, si nascosero in un cespuglio e quando le ancelle si
assentarono perché la padrona, che desiderava fare un bagno, aveva bisogno
del solito unguento e dei profumi, sbucarono fuori dal nascondiglio,
chiusero le porte del giardino, sorpresero Susanna
e, senza il minimo pudore, le dissero: "Ecco, le porte del giardino ormai
sono chiuse, nessuno ci vede: unisciti a noi. Se rifiuti ti accuseremo di adulterio.
Diremo che abbiamo visto un giovane e per questo hai mandato via le
ancelle". Susanna implorò e
pianse, ma disse: "Vedo di essere senza scampo, però preferisco cadere
nelle vostre mani, innocente, piuttosto che peccare davanti a Dio". Levò
subito alte grida, ma anche i due anziani cominciarono a strillare e, correndo
verso le porte del giardino che avevano chiuso, si affrettarono a spalancarle.
Ma avendo udito quelle grida, accorsero i servitori, perplessi e confusi poiché
mai si era detta e vista una tale cosa della loro padrona, e arrivarono anche i
parenti, increduli e mortificati. La loro amata Susanna,
così virtuosa e pia? Ma si avvicinava intanto Daniele, un giovane frequentatore
della famiglia, ebreo di stirpe reale, fatto prigioniero durante la prima deportazione
di Babilonia, il quale, entrato poco prima che i due anziani avessero chiuso
le porte, nascosto in un cespuglio aveva assistito alla sordida scena; i due
disonesti accusarono proprio lui, che viceversa li avrebbe smascherati.
Accusarono apertamente Susanna di
adulterio, e l'indomani il popolo si radunò nella casa di Joakim: anche i due
anziani arrivarono per istituire il giudizio. Susanna compunta e velata, accompagnata dai genitori, dai figli,
da parenti e amici. I due sfacciati accusavano con giuramento l'onesta donna, e
in qualità di giudici il popolo radunato nella casa di Joakim prestò loro
fede. Susanna fu condannata a morte.
Ma alzati gli occhi al cielo, fiduciosa nel Signore, esclamò: "Dio
eterno e giusto, che conosci i segreti del cuore, tu sai che questi due hanno
deposto il falso contro di me. Tu sai che io muoio innocente!". Mentre si
conduceva Susanna alla lapidazione,
entra il giovane Daniele il quale, ispirato da Dio, si mette a gridare: "Io
sono innocente del sangue di lei! Siete stolti, o Israeliti? Non capite che
essi hanno deposto il falso contro di lei? Senza aver istituito il processo e
senza che qualcuno abbia testimoniato la verità, avete condannato una
figlia d'Israele! Io ho visto e conosco la verità: ella è innocente!". Lo
spirito di Dio era entrato in Daniele: pretese che si ritornasse in assemblea
per interrogare i due bugiardi. Li fece separare e davanti a tutti interrogò il
primo: "Se tu hai visto questa donna commettere adulterio, dimmi, sotto
quale albero l'hai sorpresa?". Il primo vecchio rispose: "Sotto
un'acacia!". E Daniele: "La tua menzogna ricadrà sulla tua testa.
L'angelo ha ricevuto la sentenza: ti spaccherà in due". Fece poi chiamare
il secondo falso testimone - "E tu, dì sotto quale albero l'hai sorpresa
a peccare!" - domandò. La risposta fu: "Sotto un pruno". E
Daniele: "Anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa! Ecco l'angelo
del Signore che ti aspetta con la spada in mano...". Tutto il popolo
presente proruppe in grida di meraviglia e di gioia, benedicendo Dio che libera
e salva coloro che sperano in Lui. Mentre i due vecchi smascherati, nella
vergogna confessarono di aver giurato il falso e furono, viceversa, a essere
quel giorno lapidati. E la storia conclude (…) "Per seguire la legge di
Mosè li uccisero e così in quel giorno fu salvato sangue innocente. Chelkia
e sua moglie lodarono Dio per la loro figlia Susanna, insieme a Joakim suo sposo e a tutti i congiunti, perché
non si era trovato in lei niente di indegno. "Da quel giorno in poi -
leggiamo a pag.907 della "Sacra Bibbia", Versione Ufficiale CEI
-Daniele diventò grande davanti al popolo". Il suo "Libro" a
dire il vero è stato spesso attaccato dal razionalismo per i grandi prodigi
che racconta e per la meravigliosa precisione delle profezie che, secondo i
razionalisti non possono esser fatte avanti gli avvenimenti. Ma allora non
sarebbero profezie bensì cronaca e storia. Inoltre San Girolamo già rispondeva
ai suoi tempi che le profezie si sono avverate; e Giuseppe Ebreo racconta che
il Libro di Daniele fu mostrato ad Alessandro Magno quando, nel 332, andò a
Gerusalemme, e che dalle profezie che lo riguardavano fu disposto al rispetto
verso la religione giudaica. Il "Libro" di Daniele fu scritto tutto
in ebraico o in aramaico e anche le parti deuterocanoniche mostrano di esser
traduzione di lingua semitica di cui l'originale doveva esistere al tempo di
Origene. Comunque, a sentire il parere di biblisti ed esegeti, il quarto dei
grandi profeti, celebre soprattutto per le sue "Visioni
apocalittiche", resta "la grande luce della storia", e colui che
annunziò con precisione "il tempo del Messia".