LA BESTEMMIA E’ L’URLO DELLINFERNO
di
Don Enzo Boninsegna
A)
RITRATTO DELLA BESTEMMIA Dire che la
bestemmia è una gravissima offesa al Nome
santo di Dio è dare una definizione esatta, ma un po' fredda, arida,
scheletrica che non riesce ad esprimere a sufficienza la drammaticità e la
gravità mostruosa di questo fenomeno diabolico.
Come
non ci sono parole che possano esprimere fino in fondo la grandezza e la maestà
infinita di Dio, così non ci sono parole che possano esprimere fino in fondo
l'abisso di malizia e di miseria morale che è racchiuso nella bestemmia.
Ogni
definizione, per quanto precisa, dirà sempre troppo poco: la realtà dell'offesa
a Dio è sempre molto più grande di quanto si possa esprimere. Si può e si
deve comunque cercar di dare della bestemmia un'idea che sia il più vicino
possibile alla realtà. Tentiamo allora, con poche pennellate, di
tratteggiarne il ritratto.
La bestemmia è l'urlo rabbioso di satana che esce dalla bocca di un uomo per cercar di sporcare la Gloria di Dio. Non è a caso che S. Caterina da Siena ha definito il bestemmiatore un "demonio incarnato".
La
bestemmia è il frutto più velenoso che può scaturire da un lampo di follia.
C'è una forma di pazzia stabilizzata e cronica e c'è una forma di follia che
va a sprazzi e rende l'uomo capace di manifestare in un attimo abissi di
stoltezza.
La
bestemmia è il segno più palese dell'odio e del disprezzo verso Dio, e questo
al di là delle intenzioni di chi vomita quell'espressione blasfema.
La
bestemmia è il supremo atto di superbia che un uomo possa compiere, perché
lui, così piccolo, sporco e impotente, tenta di mettersi sotto i piedi il
Signore Dio, infinitamente grande, infinitamente Santo e Onnipotente, quel Dio
che, se solo lo volesse, potrebbe stritolarlo in un attimo e con ottime ragioni.
La
bestemmia è il più grande atto di stupidità, perché fa dell'uomo un nemico
di Colui che vorrebbe essergli amico, Padre, benefattore e salvatore.
La
bestemmia è anche il segno rivelatore di un animo bovino, è manifestazione
di volgarità, di grossolanità e di poca intelligenza, perché una persona fine,
intelligente e perciò non volgare, sa trovare altri modi leciti per far
sbollire un momento di tensione.
La
bestemmia è una barriera innalzata tra il bestemmiatore e tutti quelli che si
sentono offesi dal linguaggio blasfemo, vedendo colpito quel Dio in cui
credono e che amano come Padre.
"La
bestemmia - ha detto qualcuno - è il cancro dell'anima". Come il cancro
infatti invade tutto l'organismo fino a portare alla morte, così la bestemmia
quanto meno annebbia, ma quasi sempre paralizza tutte le facoltà dell'anima e
uccide in essa il gusto delle cose di Dio.
La
bestemmia è anche, quasi sempre, una malattia contagiosa che infetta altri.
Nessuno mai infatti ha cominciato a bestemmiare per il gusto di bestemmiare, ma
tutti i bestemmiatori sono diventati tali sotto la spinta del cattivo esempio
ricevuto, e cioè perché infettati da collaudati bestemmiatori che sono stati
i loro maestri di vizio e di imbecillità.
La
bestemmia è "un'offesa diretta a Dio, offesa che sarebbe qualcosa di inconcepibile
se non fosse una tristissima realtà" (Costantino Caminada).
B)
IL CONTRARIO DEL NOSTRO DOVERE
Dopo aver creato
l'uomo, Dio non lo ha condannato all'isolamento, prigioniero della terra, ma lo
ha invitato al dialogo, a librarsi verso il Cielo, a ricambiare il suo amore, a
vivere nel conforto di un pieno abbandono e di una piena fiducia in Lui.
In
questo dialogo, in questo rapporto di amore a cui Dio ci chiama, dobbiamo prima
di tutto lodare il Signore: "Benedetto sei tu, Signore... Benedetto il tuo
nome glorioso e santo, degno di lode e di gloria nei secoli" (Dn 3,52-53).
Per
migliaia di volte Dio ci invita nella Bibbia a lodare il suo nome: in
particolare i Salmi straripano di lodi al Signore. E tutta la vita di Gesù, di
sua Madre Maria e dei Santi è stata un cantico di lode al nostro Creatore e
Padre.
Se
Dio è così grande da meritare ogni lode possibile, tanto che gli stessi Angeli
lo adorano (cfr. Eb 1,6), e noi così piccoli, ne deriva come logica conseguenza
e come segno di umiltà, il dovere che abbiamo di coltivare un profondo
spirito di adorazione: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi
culto" (Mt 4,10).
Poi
il Signore ci esorta alla riconoscenza per i molti, moltissimi beni che ci ha
offerto in dono: "In ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà
di Dio" (1 Ts 5,18).
Amandoci
come Padre, e come il migliore dei padri, il Signore ci invita inoltre a
chiedergli tutto ciò di cui abbiamo bisogno: "In ogni necessità esponete
a Dio le vostre richieste" (Fil 4,6).
E
infine, essendo noi peccatori, il Signore ci insegna a chiedere perdono, con
umiltà e con fiducia, per il cattivo uso che abbiamo fatto dei suoi doni:
"Rimetti a noi i nostri debiti" (Mt 6,12).
Ebbene,
se a tutto questo siamo invitati da Dio, con la bestemmia si fa l'esatto contrario.
Dio
ci invita alla preghiera di lode, ma con la bestemmia lo si disprezza e si cerca
di sprofondarlo nella fogna del disonore.
Dio
ci invita alla preghiera di adorazione, ma con la bestemmia invece di riconoscere
la sua infinita grandezza e la sua superiorità nei nostri confronti, si tenta
di abbassarlo sotto il livello delle bestie.
Dio
ci invita alla preghiera di ringraziamento, ma con la bestemmia lo si ricambia
con la peggiore ingratitudine.
Dio
ci invita alla preghiera di richiesta, ma con la bestemmia ci si mette in
condizione di non poter ricevere i suoi doni.
Dio
ci invita alla preghiera per avere il perdono, ma con la bestemmia si pongono
le basi per attirare su di sé e sul mondo intero non il perdono, ma i più
tremendi castighi.
Che
cosa resta di cristiano in un cristiano che bestemmia? Più nulla.
E
che cosa resta di umano in un uomo che offende chi l'ha creato? Solo una pallida
ombra di umanità, un rottame di umanità e nulla più.
Immagina
che un grande pittore porti un amico in visita a un museo in cui sono esposte le
sue opere perché veda i suoi capolavori e quell'amico, invece di ammirare
quelle opere e lodare chi le ha fatte, comincia a dire parole di disprezzo verso
l'artista. Un comportamento assurdo! Una delusione completa!
Ancora
più grave è la responsabilità e la colpa di chi offende il migliore degli
artisti, il Signore Dio, il Creatore di ogni cosa, la Fonte di ogni bellezza, il
Datore di ogni dono. Non è esagerato dire che il bestemmiatore ha fatto di se
stesso un mostro!
C)
VARI TIPI DI BESTEMMIA La più
grave forma di bestemmia è quella che unisce al Nome
Santo di Dio (o di Gesù, o dell'Ostia Santa, o del SS.mo Sacramento, parole
cariche di disprezzo. Non è il caso di fare esempi, anche perché purtroppo ne
abbiamo fatto spesso amara esperienza sentendo alcune di queste mostruosità
sulla bocca di qualche persona.
È bestemmia
anche dire contro Dio parole che non portano il marchio del disprezzo, ma
che comunque il Signore non merita. Quante volte mi è capitato di sentire
qualcuno che nel momento del dolore esprime la sua delusione o la sua rabbia dicendo:
"Dio è crudele. Dio è ingiusto". Frasi come queste, o altre simili,
che negano delle verità di Fede riguardo a Dio, sono dette bestemmie
eretiche.
Capita
spesso di sentire il nome "Cristo" senza alcun titolo, pronunciato
con una tale carica di rabbia che, per la violenza del tono, rasenta la
bestemmia!
Vera
e propria bestemmia è anche l'offesa che colpisce i Santi, e in particolare
la Madonna, o persone (il Papa) che per la loro sacralità sono un riflesso di
Dio nel mondo. Pur non essendo Dio il bersaglio diretto, colpendo la santità o
la sacralità si colpisce Dio, che è Fonte tanto dell'una quanto dell'altra.
Giovanni
Paolo II, parlando del disprezzo rivolto contro il Nome di Dio, elenca, dopo
la bestemmia, gli "spettacoli dissacranti" e le "pubblicazioni
altamente offensive del sentimento religioso" (21 marzo 1993). Potremmo
definirle bestemmie a mezzo stampa, bestemmie cinematografiche, bestemmie
teatrali.
Basti
qui citare il "gran maestro" della dissacrazione, Dario Fo che, nel
suo "Mistero buffo", ha deriso Gesù, la Madonna e altri personaggi
del Vangelo.
Queste
bestemmie, a differenza della bestemmia comunemente intesa, che può avere
l'attenuante di sfuggire in un attimo, in un lampo quasi senza accorgersene, sono
bestemmie ragionate, meditate, volute, infiocchettate col fascino dell'arte e
quindi con un potere devastante per il linguaggio suggestivo con cui sono
confezionate e per l'altissimo numero di lettori o di spettatori che
raggiungono.
Non
si può parlare invece di bestemmia quando il Nome di Dio viene nominato
invano, senza un serio e ragionevole motivo, ma e senza alcun titolo offensivo.
Ma di questo parleremo più avanti.
Infine,
si sente qualcuno che pronuncia il nome "zio" (qualcosa di simile), e
subito vi aggiunge una parolaccia come quelle che altri affibbiano al Nome di
Dio. L'espressione che ne risulta non è bestemmia, ma è molto facile che
come tale venga avvertita da chi la sente. Perciò, anche se non c'è la
bestemmia, può esserci lo scandalo. In ogni caso, chi parla in questo modo, oltre
ad essere ambiguo e ipocrita (una ipocrisia alla rovescia!), perché vuol
apparire bestemmiatore senza esserlo, contribuisce a diffondere un tipo di
linguaggio che favorisce
l'espandersi della bestemmia.
GRAVITA’
DELLA BESTEMMIA
A
- VOCI AUTOREVOLI Mi
è sembrato opportuno aprire questo articolo dando la parola a uomini estremamente
autorevoli per la santità della vita e per l'alto insegnamento che ci hanno
lasciato in eredità e che la Chiesa approva in pieno.
San
GIROLAMO
(340 - 420) "Qualunque altro peccato diventa leggero se paragonato alla
bestemmia".
Sant'AGOSTINO
(354 - 430) "La bestemmia è più grave ancora dell'uccisione di Gesù
Cristo fatta dai giudei... perché i crocifissori di Gesù non sapevano quello
che facevano e non conoscevano Gesù come vero Dio, mentre i bestemmiatori di
solito sanno quello che dicono e conoscono chi è Dio".
San
BERNARDO di Chiaravalle
(1090-1153) "Tutti gli altri peccati nascono più o meno da fragilità o
da ignoranza, ma la bestemmia procede da scelleratezza".
San
TOMMASO d'Aquino
(1225 - 1274) "La bestemmia è il più enorme di tutti i peccati"
San
BERNARDINO da Siena
(1380 - 1444) "La bestemmia è il peccato maggiore che ci sia... maggiore
della superbia, dell'omicidio, dell'ira, della lussuria e della gola... La lingua
del bestemmiatore è una spada che trafigge il Nome di Dio".
Sentir dire che la bestemmia è il peccato più grave (anche se a dirlo sono grandi Santi e maestri di Fede) a molte persone può sembrare quanto meno azzardato.
Anche la
maggior parte dei cristiani (o forse è meglio dire: di quanti si ritengono
cristiani) pensa che ci siano peccati molto più gravi della bestemmia:
l'omicidio, ad esempio, il furto, lo spaccio di droga e altri... e questo perché
il metro con cui molti giudicano la gravità di un peccato non è più il metro
di Dio, ma è un criterio emotivo, o la mentalità più diffusa nel loro
ambiente.
È
chiaro allora che se quasi tutta l'attenzione del nostro tempo è concentrata
sull'uomo e, di fatto, quasi inesistente verso Dio, ciò che colpisce l'uomo è
considerato grave e ciò che offende Dio è considerato insignificante.
Ma
qual è il giusto metro per misurare la gravità di un peccato?
Sono
tre gli elementi da valutare:
a)
- l'oggetto che
viene colpito,
b)
- la posizione
della persona che pecca,
c)
- le conseguenze
che ne derivano.
B
- DIO COME BERSAGLIO Primo
elemento - Da
qualche tempo si sta accentuando (e giustamente!) una sensibilità che educa a
un maggior rispetto verso la natura. Sia chiaro che questa non è una
"trovata" dei Verdi; è invece esplicita volontà di Dio manifestata
più volte nella Sacra Scrittura. Basti ricordare quanto dice la Bibbia dopo
che il Signore ha chiamato alla vita ogni creatura: "E Dio vide che era
cosa buona." Ogni creatura perciò, proprio perché buona, va rispettata!
E se va
rispettata ogni creatura, anche la più piccola, non va forse rispettato il
Creatore di ogni cosa?
Si
tutelano le piante e gli animali, si difendono i diritti dell'uomo, e i diritti
di Dio non vanno forse proclamati e difesi al di sopra di tutto? Se uccidere un
animale senza motivo e magari dopo averlo torturato impietosamente è un
peccato mortale, ancora più grave e mostruoso è colpire il Creatore di ogni
cosa, che vale infinitamente di più di ogni sua creatura. Gli altri peccati
colpiscono la Legge di Dio, ma la bestemmia colpisce Dio.
Anche
gli altri peccati offendono il Signore, ma lo offendono indirettamente,
mentre la bestemmia lo colpisce direttamente al cuore. Che poi la bestemmia
non riesca di fatto a colpire Dio, non diminuisce la gravità della colpa. Se
infatti un uomo tentasse di spararti, ma il colpo di pistola andasse
fortunatamente a vuoto, non per questo considereresti meno grave ciò che ha
tentato di fare contro di te.
C
- LA POSIZIONE DEL BESTEMMIATORE
Secondo elemento - L'uomo
che offende il Signore con la bestemmia non è un estraneo nei suoi confronti,
ma è una sua creatura; da Lui ha ricevuto il bene supremo della vita e...
nella vita ogni altro bene.
Se
è già un gravissimo peccato di orgoglio che una piccola creatura, il
quasi-niente, cioè l'uomo, offenda l'Altissimo, il Perfettissimo, Colui che
è il "Tutto", cioè il Signore, ancora più grave è che a offendere
Dio sia una creatura nata da Lui e che ha ricevuto e riceve tutto ciò
che ha e tutto ciò che è.
All'orgoglio
si aggiunge l'ingratitudine. E per tutti una colpa grave uccidere un uomo,
ma quanto è più grave se a ucciderlo è suo figlio! Con la bestemmia l'uomo
offende suo Padre e il suo più grande Benefattore.
"Il
bestemmiatore - scrive Pasquale Casillo supera la malignità dei diavoli,
questi bestemmiano Dio perché sono castigati da Lui e si sentono disperati,
egli invece bestemmia Dio mentre ne viene conservato in vita e beneficato."
E
se è grave che un uomo qualsiasi bestemmi, ancora più grave è se a farlo è
un cristiano convinto e praticante, perché questi ha ricevuto molto più di
un non credente: ha ricevuto la luce della Fede, il dono della Grazia e la
chiara promessa del Paradiso. E non è solo creatura, ma è anche figlio di Dio.
È
estremamente significativo e accorato il lamento di Dio: "Ho allevato e
fatto crescere dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce
il proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma i miei figli non mi
riconoscono e non mi amano come loro padre ".
Ma
c'è dell'altro.
Bestemmiando,
l'uomo offende il suo più grande Benefattore, ma lo offende servendosi degli
stessi doni che da Lui ha ricevuto. S. Paolo Apostolo ci ricorda:
"Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?". E ricevuto da
Dio, ovviamente!
Nella
bestemmia, all'orgoglio e all'ingratitudine si unisce la beffa!
Che
cosa pensare di un povero che ricevuta una generosa offerta, invece di
ringraziare il suo benefattore, non solo lo investe con una tempesta di offese,
ma usa parte del denaro ricevuto per comprarsi una pistola con cui attentare
alla vita di chi l'ha soccorso?
Chi
bestemmia fa la stessa cosa: usa il dono dell'intelligenza e il dono della parola
per scagliarsi contro chi gli ha offerto quei doni e tutto il resto.
D
- LE CONSEGUENZE Terzo
elemento - Per
valutare la gravità oggettiva di un'azione vanno prese in considerazione
anche le conseguenze che ne derivano. E le conseguenze della bestemmia sono
catastrofiche: per la gloria di Dio, che viene infangata nel peggiore dei modi;
per la società, che perdendo Dio perde il suo fondamento e crolla; e più
ancora per la singola persona che, con la bestemmia, attira su di sé il castigo
di Dio nella vita terrena e si espone al rischio della rovina eterna.
La
bestemmia devasta un'anima, le toglie il gusto delle cose di Dio e favorisce
così l'agonia e la morte di ogni altra virtù. Dove la Grazia del Battesimo
aveva fatto fiorire un giardino per Dio, la bestemmia crea pian piano la
desolazione del deserto.
Questa perdita
del gusto delle cose di Dio, lentamente, forse inavvertitamente, ma anche
inevitabilmente si diffonde come un'epidemia a tutta la società. "Ogni
rifiuto di Dio si trasforma prima o poi in un disastro per l'uomo"
(Vittorio Messori). Senza Dio l'umanità decade e si imbestialisce
brutalmente; dilaga inarrestabile ogni forma di vizio e di violenza, fino a fare
del mondo una fogna e della comunità umana non più una famiglia di fratelli,
ma un branco di lupi feroci.
La
cronaca di tutti i giorni ce ne dà ampia conferma. "1 diritti dell'uomo
non hanno vigore che là dove sono rispettati i diritti di Dio. L'impegno per i
primi è illusorio, inefficace, poco durevole se si realizza al margine o
nella dimenticanza dei secondi" (Giovanni Paolo II).
La
bestemmia non solo intacca la gloria esterna di Dio, ma rende inutile la
passione e morte di Cristo. Per Gesù non è stato assurdo soffrire per noi:
lo ha fatto con tutto l'amore possibile, vorrei quasi dire: lo ha fatto con
gioia, sapendo che la sua passione e morte avrebbero fruttato a noi la vita
eterna in Paradiso.
Ma
per chi a causa della bestemmia finisce all'inferno, Gesù è morto
inutilmente!
Devo
aggiungere che la bestemmia oltre ad essere un peccato grave, gravissimo, è
anche un peccato stupido.
Non
lo giustifico, però capisco il ladro che rischia di perdere il Paradiso
(se non si converte), ma almeno ci guadagna un po' di ricchezza in questa vita.
Non
lo giustifico, però capisco che rischia la vita eterna pur di godersi il brivido
del piacere dei sensi. Capisco tutto anche se non giustifico niente.
Ma
il bestemmiatore oltre a non giustificarlo non si può nemmeno capirlo:
infatti si gioca il tutto, il Paradiso, per il niente, perché la gioia che
deriva dalla bestemmia è zero e meno di zero! Sfido chiunque a dimostrare il
contrario.
Quando
dico "grave", anzi "gravissima " la bestemmia, mi
riferisco alla materia.
Preciso questo
per le persone scrupolose che credono di aver commesso un peccato mortale se,
dopo aver sentito delle bestemmie da qualcuno, se le sentono rimbombare come
un pensiero ossessivo e non riescono ad allontanarle.
In
questo caso, pur essendoci la materia grave, non c'è peccato (né mortale, né
veniale) perché manca la volontà.
Come
ci insegna il catechismo, perché ci sia un peccato mortale ci devono essere:
1°)
materia grave;
2°)
piena avvertenza;
3°)
deliberato consenso.
Parlando
della vastità del fenomeno blasfemo, non si può ignorare che da qualche
tempo la bestemmia ha invaso nuove aree prima quasi del tutto inesplorate. Non
è esagerato paragonare oggi la bestemmia a un cancro in metastasi che ha esteso
la sua presenza devastante a tutto l'organismo sociale.
Un
tempo la bestemmia era "monopolio" o "privilegio" quasi
esclusivo di certe categorie: bestemmiavano le classi più povere, non le classi
più elevate; bestemmiavano gli uomini, pochissimo le donne; bestemmiavano gli
adulti, non i bambini (salvo, s'intende, poche eccezioni). Oggi, invece, anche
le classi culturalmente e socialmente più elevate, anche le donne, anche i
bambini si fanno sentire.
Bestemmiano
medici, ingegneri, avvocati... tutte persone che un tempo non l'avrebbero
fatto, se non altro per non perdere quel tocco di signorilità e di buona
educazione che li distingueva dalle classi meno colte e più povere.
Si
sta andando a grandi passi verso un avvicinamento delle classi sociali (cosa in
sé positiva), ma in troppi casi è un livellamento in basso, non in alto. Si
può quasi parlare di una comunione tra le classi, ma è una comunione nel male
più che nel bene, un darsi una mano nel fango più che in un clima di
accresciuta civiltà. I "nuovi tempi" più che lavare chi sguazzava
nel pantano della bestemmia, hanno infettato e sporcato chi non ne era
toccato.
Un
esempio tra tanti: con profonda amarezza un giovane medico mi ha confidato che
il suo primario molto spesso, quando si trova in sala operatoria col paziente
sotto i ferri, fa sbollire
la tensione con una raffica di bestemmie. E guai se qualcuno si permette di
richiamarlo!
Anche
la donna, che un tempo evitava la volgarità nel linguaggio, e a maggior ragione
la bestemmia, se non altro per non perdere quel fascino che le viene da una
finezza tipicamente femminile, ormai sta tallonando l'uomo nella volgarità e
nel linguaggio blasfemo.
Conosco
uomini, collaudati bestemmiatori, che un tempo si sarebbero guardati bene
dal lasciarsi sfuggire anche solo una bestemmia davanti alla fidanzata: poteva
comportare la fine di un sogno e del loro amore. Oggi, al contrario, ci sono ragazze
che, per guadagnare punti nella stima del loro ragazzo, sparlacciano e
bestemmiano con estrema disinvoltura.
Anche
qui un livellamento in basso: non è l'uomo che si è elevato, è la donna che
si è abbassata. Anche qui... una comunione nel fango!
E
infine... l'infanzia. Che pena sentire bambini che nella loro prima Confessione,
e in quelle che seguono, dicono di avere bestemmiato! Non pregano quasi mai, ma
già bestemmiano e bestemmiano abitualmente. In questa situazione sono del
tutto esenti da responsabilità i loro genitori?
Non
mi preoccupa tanto il grado di colpa che quei bambini possono avere nel
presente: a quell'età ci possono essere grosse attenuanti. Ciò che preoccupa
maggiormente è la responsabilità criminale degli adulti o dei ragazzi più
grandi che si fanno maestri di vizio, e del peggiore dei vizi, per dei bambini
innocenti.
Vengono
in mente le parole di Gesù: "Chi scandalizza anche uno solo di questi
piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una
grossa pietra al collo, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per
gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa
del quale avviene lo scandalo! " (cfr Mt 18, 6-7).
E
preoccupa inoltre l'avvenire di questi bambini: se già da piccoli bestemmiano
(sia pure, forse, senza colpa grave), quale avvenire di peccato si prepara per
loro, se al più presto non troveranno sul loro cammino delle persone buone,
attente e sensibili, capaci di farli smettere di bestemmiare! E non è
facile che ciò avvenga.
Soprattutto
è esposta a gravissimo rischio la loro salvezza eterna.
Pare
che questo rischio, concreto per ogni uomo, nemmeno sfiori tanti genitori
cristiani, intenti a far crescere i loro figli come "polli da
allevamento" più che come figli di Dio chiamati alla gioia eterna.
ARROGANZA
DEL FENOMENO BLASFEMO Meritano
una particolare menzione, primi tra tutti, i bestemmiatori vigliacchi e occulti
che lasciano traccia della loro imbecillità scrivendo bestemmie sui muri delle
case, delle scuole, delle Chiese (perfino all'interno sui banchi!).
Quasi
sempre la bestemmia esplode in un ambito ristretto: c'è chi, per una certa
capacità di autocontrollo, non bestemmia mai in presenza di altre persone; c'è
poi chi bestemmia solo in casa o con gli amici e c'è, infine, chi bestemmia
disinvoltamente anche nei luoghi pubblici: al bar, sul posto di lavoro, in
treno, ecc...
Questi ultimi,
in genere, sono piuttosto arroganti e aggressivi nei confronti di chi protesta e
li richiama al rispetto di Dio e degli altri. Ma non è questa l'arroganza più
grave: è comprensibile (anche se non scusabile) che un uomo ferito
nell'orgoglio reagisca difendendosi.
Normalmente
nei luoghi dove si esige un maggior contegno neanche i peggiori bestemmiatori,
bestemmiano se non altro per non perdere la faccia.
Da
qualche tempo, però, le cose sono peggiorate anche sotto questo aspetto: la
bestemmia genera sempre meno disagio, esce sempre più allo scoperto e sta
guadagnando terreno.
L'arroganza
di certi bestemmiatori ha fatto un salto di qualità. Si vanno allentando i
freni inibitori in tutti i campi della vita morale, per cui ciò che ieri era
motivo di vergogna (si pensi alla pornografia), oggi è motivo di vanto. Questo
vale anche per la bestemmia.
Sono
sempre più numerose le canzoni "rockettare" che tra le tante altre
idiozie infilano dentro
qualche bestemmia contro Dio e l'esaltazione di Satana.
Qualche
anno fa l'Italia sportiva ha "goduto l'ebbrezza" della prima bestemmia
televisiva: dal microfono del telecronista che commentava una partita giocata
allo stadio di Verona è uscito il "grugnito " blasfemo dell'imbecille
di turno che si trovava lì vicino.
Nel
pomeriggio di una domenica di gennaio 1984, altro salto di qualità: l'attore
Leopoldo Mastelloni ha regalato ai 5 milioni di telespettatori la prima bestemmia
televisiva "solenne" e "firmata ".
Una
sola bestemmia, ma... 5 milioni di scandali; una sola bestemmia moltiplicata
dall'immenso potere della TV.
E
c'è di più, ed è la pretesa di dare alla bestemmia dignità di cultura.
Il
cinema si è distinto in questa impresa infame e scandalosa con alcuni film che,
al di là dei proclami, avevano uno scopo preciso: infangare la santità del
Signore Gesù, della sua Santissima Madre Maria e di San Giuseppe.
Cito
soltanto: "Je vous salue, Marie" di Jean Luc Godard e "L'ultima
tentazione di Cristo "di Martin Scorzese, "Il ventre di Maria" di
Memè Perlini e "Per amore, solo per amore " di Giovanni Veronesi. E
potrei citarne anche altri.
Ma
c'è ancora di peggio, ed è il reclamare a gran voce, per la bestemmia, il diritto
di cittadinanza nel vivere civile.
L'agenzia
di stampa "Corrispondenza Romana", in data 17- 24/8/1988, riportava la
seguente notizia: "Il 20, 21 e 22 agosto si è svolto a Rimini un Congresso
Blasfemo organizzato dalla UNMILA, un'associazione con circa mille aderenti,
diretta da un tale Guido Tassinari, che
si propone
l'obiettivo di abiurare la propria fede. Nel corso del convegno, al quale hanno
partecipato anarchici, radicali, socialisti anticlericali, reduci del 68 e
Cristiani di base, tra l'altro è stata lanciata la proposta di organizzare un
torneo di bestemmie. Perché non organizzare un torneo di bestemmie ha
affermato Tassinari e stendere un elenco dei maggiori bestemmiatori? Ci vuole
una cattedra universitaria per lo studio della bestemmia':
Dal
28 ottobre 1993 Radio radicale, invece di trasmettere programmi preparati dalla
redazione, per un certo periodo ha lasciato libero spazio alle telefonate degli
ascoltatori. Sembrava di sentire lo scatenarsi dell'inferno sulla terra:
volgarità indescrivibili, odio feroce tra Nord e Sud e inoltre bestemmie,
bestemmie e ancora bestemmie in tutte le salse, contro Dio e la sua SS.ma Madre.
Radio radicale ha scoperto il trucco per propagare bestemmie senza doverne
pagare le conseguenze sul piano legale.
Nessuno,
né in campo civile né in campo religioso, è intervenuto con mezzi adeguati
per porre fine alla vergogna.
Tutto
tace, anzi... qualcuno giustifica! Il garante per l'editoria Giuseppe Santaniello
ha giustificato il suo mancato intervento sostenendo che le telefonate trasmesse
da Radio radicale, anche se ricche di parolacce e di bestemmie, "rispecchiano
la vita, i sentimenti, le modalità
di comunicazione diffusi nelle società". E se qualcuno avesse dato del
"porco" a lui... Sarebbe ancora dello stesso parere?
Tratto
dalla rivista mariana: Grande Opera mariana Gesù e Maria