L’ORGOGLIO
CHE
COSA È E A QUAL SEGNO SI RICONOSCE.
- L'orgoglio è la stima sregolata di se stesso.
Avere orgoglio vuol dire preporci agli altri; attribuire a noi quello che ci
viene da Dio. A quattro segnali si riconosce l'orgoglio: 1° l'orgoglioso
crede che gli venga da se stesso quello che possiede; 2° crede di non
esserne debitore ad altri che al proprio merito; 3° si gloria di quello
che ha e si vanta di quello che non ha; 4° disprezza gli altri e
desidera che tutti sappiano ch'egli ha molto.
L'ORGOGLIO
È ACCECAMENTO E PAZZIA. - «Se
noi diciamo che non abbiamo peccato, inganniamo noi medesimi e la verità non è
in noi» (I IOANN. II, 8), scrive S. Giovanni, e «se qualcuno si tiene per
qualche cosa, mentre è un nulla, costui inganna se stesso», ripete S. Paolo (Gal.
VI, 3).
Gli
orgogliosi si compiacciono in se stessi e confidano in sé; si persuadono di
essere virtuosi e vivono in una stolta sicurezza, come se non mancassero di
nulla e non avessero nulla da temere. O stolto! tu dici: io sono ricco in meriti
e non ho bisogno di nessuno, e non sai quanto sei misero, e infelice, e povero,
e cieco, e nudo (Apoc. III, 17).
L'orgoglioso
crede di sapere anche quello che non sa...; non vuol saperne né di consigli né
di avvisi; è caparbio; ed ecco perché vi è poca o nessuna speranza di vederlo
volgersi a ravvedimento... Tali erano gli scribi e i farisei che, gonfi di se
medesimi, non riconobbero il vero dottore Gesù Cristo e ricusarono di ricevere
da lui lume e istruzione... Tali sono i Giudei... Tali ancora tutti gli eretici
ostinati...; non vogliono né istruirsi né vedere la verità e vogliono
insegnare... Che cosa potete sapere voi, orgogliosi, se non conoscete; come può
mai essere che, cenere e polvere, v'insuperbiate?
L'orgoglio
è la più forte e la più pericolosa delle seduzioni cui l'uomo possa cedere;
esso lo precipita nelle più fitte tenebre... L'orgoglioso vede malamente tutte
le cose... Vede là dove non c'è nulla da vedere; non vede nulla dove ci
sarebbe da vedere qualche cosa... Sempre cieco e zimbello della sua seduzione,
egli è convinto della sua chiaroveggenza e imparzialità.
Il Crisostomo asserisce che l'orgoglio è somma pazzia e che non si dà uomo più
insensato dell'orgoglioso. Difatti, dove trovare idea più pazza di quella di
resistere a Dio e di fargli guerra? Vi può essere impresa più stolta che
quella di privarci volontariamente del favore, della grazia e del soccorso di
Dio da cui tutto dipende e al quale tutto appartiene? Può l'uomo commettere una
pazzia più grande che quella di costituirsi antagonista e nemico non di un
uomo, non di un angelo, non del demonio medesimo, ma di Dio in persona, così
che osi sfidarlo a duello? «L'orgoglio nasce dalla demenza, dice il medesimo
santo; non si dà orgoglioso che non sia insensato; il superbo è pieno di
stoltezza (De Considerat.)».
L'orgoglioso, essendo un pazzo, e spregevole e disprezzato, è il caso di dire
con S. Paolo: «Vantandosi saggi, sono divenuti stolti» (Rom. I, 22). «Avete
voi veduto un uomo che si crede saggio? c'è più da sperare da uno stupido che
da lui», leggiamo nei Proverbi (XXVI, 12); e un proverbio popolare dice:
«Uomo che si stima, perde ogni stima». - Quelli che si credono accorti, sono
facilmente ingannati dal demonio e si perdono. Chi invece riconosce la sua poca
saggezza, cerca una guida illuminata, e con questo modo cammina sicuro e
facilmente si salva.
L'umiltà
è la sapienza dell'anima; l'orgoglio ne è la stoltezza; infatti l'umiltà
riposa su la verità, l'orgoglio non è che vanità, menzogna, errore. «Perché
la terra e la cenere si leva in superbia?» - dice l'Ecclesiastico (X,
9). «Perché mai ti gonfi, o uomo? dice S. Bernardo; di che t'insuperbisci tu,
concepito nella colpa, nato nella miseria, la cui vita è un peccare, il morire
è angustia? (Serm.
in Cant.)».
L'ORGOGLIOSO
NON SOFFRE DI ESSERE RIPRESO.
- Gli orgogliosi non vogliono mai, aver torto... Di
loro si può dire: «Tocca i vulcani e fumeranno (Psalm. CXLIII, 5). Oh sì,
dagli orgogliosi di cui i vulcani sono gli emblemi escono rombi di tuono, sordi
muggiti, onde di fumo; essi vomitano lave di sarcasmi, di motteggi, di ingiurie
contro l'uomo caritatevole che cerchi di riprenderli e condurli a più savi
pensieri... Provatevi a correggere un superbo; empie l'aria di lamenti; quante
scuse, quante false ragioni accampa!... Non lo si conosce...; s’inventa...; si
esagera a suo danno...; tutti sono inveleniti...; nessuno lo tratta con carità...
Perché mischiarsi dei suoi affari...; egli sa regolarsi...; egli non fa
male...; nessuno ha diritto d'imporgliene... E proprio vera la sentenza di S.
Cirillo, che il rimprovero il quale migliora gli umili, riesce intollerabile ai
superbi (Catech. II, 4); e con ragione il Venerabile Beda dice: O quanto
misera è la coscienza di colui che rimproverato dalla parola di Dio, se ne
risente come di un affronto (Collett.). Quindi il Profeta pregava il
Signore, che non permettesse che il suo cuore si volgesse a parole di malizia,
per scusare le sue mancanze e i suoi peccati (Psalm. CXL, 4).
«Siccome dalla radice dell'orgoglio nasce la disobbedienza, dice S. Gregorio, i
disobbedienti ascoltano chi scopre l'enormità delle loro colpe, ma del
ripararle per mezzo di un'umile confessione,
non ne vogliono sapere. Desiderando grandeggiare, da nulla tanto si guardano,
quanto dal lasciar vedere le loro cadute. Perciò vanno in cerca di scuse e
pretendono di aver ragione, perché non vogliono apparire peccatori (Moral.)».
S. Bernardo, parlando della caduta di Adamo, cagionata dalla superbia, e della
scusa con cui egli volle coprirsi dinanzi a Dio, scusa inspirata anch'essa
dall'orgoglio, dimostra quanto grave e odiosa a Dio sia la difesa del male.. «Vi
è ragione di credere, dice, che quell'antica così famosa e così nocevo le
prevaricazione avrebbe ottenuto perdono, se l'avesse seguita un'umile
confessione e non una difesa. Infatti non nocque tanto la trasgressione,
quantunque fatta con animo deliberato, quanto l'ostinazione con la quale le si
aggiunse una scusa premeditata (De praecept. et Dispensat.)».
L'orgoglioso
somiglia al riccio; nel quale, se lo vedete correre, distinguete le orecchie, le
zampette, il muso; ma se l'avvicinate e cercate di prenderlo, non è più che un
gomitolo irto di punte che vi forano le mani. In qualunque modo, da qualunque
lato prendiate il superbo, è un riccio che punge e ferisce.
DIFFERENZA
TRA L'ORGOGLIO E L'UMILTÀ.
- S. Gregorio dice: «Fatto nella sua creazione
superiore a tutte le creature, volle il demonio, nostro mortale nemico, gonfio
di orgoglio, che lo si considerasse come dominante su tutto. Invece il nostro
Redentore, infinitamente grande e superiore a tutto, si degnò farsi piccolo in
tutto. L'autore della morte disse: Io ascenderò al cielo; l'autore della vita:
L'anima mia è piena d'angosce, è come annichilita. Satana: disse: Io porrò il
mio trono al di sopra degli astri del cielo; Gesù Cristo disse al genere umano:
Ecco che io vengo ad abitare in mezzo agli uomini. Lucifero disse: Io siederò
sul monte dell'alleanza dalla parte dell'Aquilone; e il Salvatore: Io sono un
verme e non uomo, l'obbrobrio degli uomini, lo scherno della plebe. Satana
disse: Io salirò sopra le nubi e sarò simile all'Altissimo; e il Verbo di Dio
si è annientato, vestendo la forma di servo (Moral. lib. XXXIV, c. XXI).
ENORMITÀ
DELL'ORGOGLIO. - Sant'Ottato,
Vescovo di Milevi, dice che è meno cattivo e fatale il peccato con l'umiltà,
che l'innocenza con l'orgoglio (Contra Parmen.). Infatti, come osserva S.
Bernardo, il superbo s'innalza sopra Dio e si mette con lui in aperta lotta. Dio
vuole che si faccia la sua volontà, e il superbo pretende che si faccia la sua
(Serm. IV,
in vig: Nativ.).
Quindi S.
Agostino diceva: «Colui che cerca, o Signore, di volgere i tuoi doni a sua
gloria e non alla tua, è ladro ed assassino, è simile al demonio che volle
prendere il tuo trono (De Civit. Dei)».
Lo
stesso santo giunge a dire: «Io oso dire ai superbi che si serbarono
continenti, che è utile per loro il cadere. Io oso asserire che è cosa
vantaggiosa, agli orgogliosi l'inciampare in qualche colpa manifesta e
innegabile, affinché essendo caduti per aver cercato di troppo piacere a se
stessi, si rialzino dispiacendo a se medesimi (De Civit. Dei)». Ed
osserva che «Dio, secondo lui, permise ai barbari che conquistavano e
saccheggiavano le città dell'impero Romano, di violare le vergini cristiane, o
perché erano orgogliose, o perché vi era pericolo che peccassero di orgoglio,
invanendo della loro castità» (De Civit. l. I, c. XXVIII).
Il Profeta pregava: «Preservatemi, o Signore, dal cadere in orgoglio» (Psalm.
XXXV, 11).
«Chiunque sia, leggiamo nei Proverbi, l'uomo arrogante è abominato da
Dio» (XV, 5). E la ragione
sta in ciò, che il superbo si mette come emulo e antagonista di Dio: nuovo
Lucifero, vuole uguagliarsi a Dio, e mettere la sua volontà in luogo di quella
dell'Onnipotente. «La superbia fa il suo volere, scrive S. Agostino, l'umiltà
fa la volontà di Dio (De Civit. Dei)». Gran male è l'orgoglio, perché
assale Dio, lo schiaffeggia, lo provoca suo malgrado al combattimento. Enorme è
agli occhi del Crisostomo il delitto della superbia; meglio, secondo lui,
converrebbe all'uomo essere pazzo, piuttostochè orgoglioso. La pazzia è
l'impedimento all'azione dell'anima, l'orgoglio è una pazzia volontaria. Il
pazzo forma la infelicità a se solo, il superbo forma la disgrazia degli altri
(Hom. XXXIX
ad pop.).
Spaventosa
sentenza è quella dell'Ecclesiastico: «L'orgoglio dell'uomo comincia
dal farla apostatare da Dio; perché il suo cuore si allontana da colui che l'ha
fatto e dalla superbia comincia ogni peccato» (X, 14-15). Quindi non c'è da
stupire se, come dice S. Giacomo, Dio resiste ai superbi (IAC. IV, 6).
L'ORGOGLIOSO
È LA CAUSA DI TUTTI I MALI.
- «La superbia è fonte di ogni male», dice il
Crisostomo (Hom. XV, in Matth.). Difatti il primo atto del superbo è
scuotere il giogo e la legge di Dio... «L'orgoglio li ha invasi, leggiamo nei Salmi,
ed essi si sono macchiati di ogni empietà (Psalm. LXXII, 6); Davide
confessa di se medesimo, che non cessò di peccare se non quando fu umiliato (Psalm.
CXVIII, 67). E Tobia ammoniva suo figlio che non si lasciasse mai comandare
dall'orgoglio né nei pensieri né nelle parole; perché da esso ebbe origine
ogni perdizione (TOB. IV, 14).
«L'umiltà,
scrive S. Bernardo, rende gli uomini simili agli angeli, l'orgoglio cambia gli
uomini in demoni. L'orgoglio è il principio, il fine, la causa di tutti i
peccati, perché non solamente esso è peccato in se stesso, ma nessun peccato né
ha potuto, né può, né potrà mai esistere senza orgoglio (Epist.)».
No, non si dà peccato senza orgoglio, dice S. Prospero; perché chiunque pecca,
preferisce sé e l'appetito a Dio e alla sua legge, il che è vero orgoglio (De
Vita contemp. cap. XXV). Dalla superbia trae origine ogni peccato, dice il
Crisostomo. Da lei il disprezzo del poveri, da lei la cupidigia dell'oro, da lei
l'ambizione del comando, da lei il desiderio di gloria umana. L'orgoglioso non
può sopportare nessuna prova, da qualunque parte essa venga, sia dai superiori,
sia dagli inferiori.
La superbia è chiamata da S. Gregorio, regina del vizi (Moral. lib. III,
c. XVIII). Ed in quel modo, continua questo Santo, che la radice di un albero
sta nascosta, ma nutrisce il tronco e i rami, così la superbia si nasconde in
fondo al cuore, e di lì alimenta molti vizi manifesti. Non vi sarebbe peccato
pubblico, se l'orgoglio non possedesse l'anima in segreto (Moral. lib.
XXXIV, c. XVII). Non si cade nel male se non per superbia, almeno segreta...
L'orgoglio precede gli empi, portando dinnanzi a
loro una fiaccola, per condurli al delitto... Agli orgogliosi in generale si
adatta quello che S. Agostino diceva del Pelagiani: «Perché non vollero essere
discepoli della verità, divennero maestri dell'errore (De Pelag.)».
L'orgoglio produce le risse, le gare, le dispute, gli odi, le maldicenze, le
calunnie, le liti, le guerre, gli scismi, le eresie, e via dicendo... L'umiltà,
al contrario, è sorgente di pace, di concordia, di unione; di carità, di
fratellanza... La superbia è la madre di tutti i mali e di tette le malattie,
poiché, e quelli e questi sono frutto del peccato. Non vi è peccato che non
sia infetto di superbia, perché il peccato è ribellione contro Dio, è
disprezzo della sua legge: ora la rivolta e il disprezzo vengono direttamente
dall'orgoglio. «Siccome la superbia è il principio di tutti i misfatti, dice
S. Bernardo, così è la rovina di tutte le virtù. L'orgoglio cammina il primo
per la via del peccato, ma viene l'ultimo per la via del pentimento (De
interior. Dom.,
c. XLI)». E in
altro luogo dice: «La superbia ha concepito il dolore nel cielo, ha partorito
l'iniquità nel paradiso terrestre: il dolore figlio del peccato, l'Iniquità
madre della morte e di tutte le miserie. Solo tra i vizi, l'orgoglio fa guerra a
tutte le virtù, e come veleno universale le corrompe tutte (Serm. XVII, in
Cantic.) ».
S.
Giovanni Crisostomo paragona l'orgoglio alle tempeste di mare; dice che questo
delitto acceca lo spirito; fa dell'uomo un oltraggiatore, un bestemmiatore, uno
spergiuro, un demonio; non vi è male che l'uguagli. Esso è la sorgente di
tutti i vizi, come all'opposto l'umiltà è la fonte di tutte le virtù (Homil.
ad pop.)... È: il peccato dei demoni...; è un peccato di cui ben raramente
si trova chi si corregga... è tale peccato che conduce per l'ordinario al suo
seguito la curiosità, la iattanza, l'ipocrisia, la caparbietà, l'ostinazione,
le liti. Gli orgogliosi si nutrono di vento, dice S. Isidoro; la superbia è il
più enorme dei delitti, è
la causa della morte dell'anima, sia col dare morte a tutte le virtù, sia col
generare tutti i vizi... Chiunque pecca è un orgoglioso, perché peccando
calpesta i divini precetti (Epist. de forma bene viv.).
L'orgoglio,
scrive S. Gregorio, impedisce di giudicare con equità; porta alle grida e agli
schiamazzi; inspira zelo amaro, gaiezza scomposta, tristezza furiosa, risposte
pungenti, atti impudenti, contegno insultante. L'anima dei superbi è sempre
forte per fare un oltraggio, sempre debole per tollerare un affronto; pigra ad
obbedire, importuna a stimolare gli altri; tarda a fare quello che deve, pronta
a quello che non deve. Nessuna esortazione può muoverla a favore di ciò che
non le piace, cerca al contrario di essere obbligata a mettere mano a ciò che
le piace (Moral.)».
L'orgoglio
si caccia dovunque, s'insinua e si mischia in ogni cosa, a tal punto che,
secondo l'avviso di S. Agostino, dobbiamo temerlo perfino nelle buone opere (In
Medit.). È veleno che infetta le preghiere; le confessioni, le comunioni,
l'ingegno, la bellezza, lo spirito, l'anima, il cuore... Male sommo, cambia in
male perfino il bene. Si attacca a tutte le facoltà dell'anima, ad ogni senso
del corpo: «Vi è l'orgoglio del cuore, dice S. Bernardo, l'orgoglio della
bocca, l'orgoglio delle opere, l'orgoglio del portamento (Serm. in Cant.)
»... La superbia
invade ogni più remoto angolo della terra; si trova in fondo al cuore di quasi
tutti gli uomini... Siccome gli angeli cattivi furono perduti da questo vizio,
perciò di questo a preferenza di ogni altro si servono per far perdere il
genere umano... «Nessuna cosa, dice S. Giovanni Crisostomo, tanto allontana
l'uomo dall'amore divino e più facIlmente lo precipita nell'inferno, quanto la
follia dell'orgoglio. Questo vizio insozza tutta quanta la nostra vita, per
quanto splendida e ragguardevole la facciano le preghiere, le elemosine, i
digiuni, Il pudore, la verginità, la virtù (Hom. ad pop.)»
L'orgoglio
ha spinto gli angeli alla ribellione in cielo e ne ha fatto dei demoni;
l'orgoglio ha scavato l'inferno e vi ha precipitato gli spiriti ribelli;
l'orgoglio ha cambiato in supplizi eterni le delizie di cui dovevano godere...
L'orgoglio ha fatto cadere Adamo; l'ha cacciato dal soggiorno della felicità e
condannato al lavoro, alle cure, alle pene, alle ambasce, alla nudità,
all'accecamento, ai dolori, alle malattie, alla morte, alla corruzione del
sepolcro. «L'orgoglio ha rovesciato la torre di Babele, scrive Papa Innocenzo
III, ha confuso le lingue, abbattuto Golia, innalzato il patibolo di Aman, fatto
morire Nicanore, colpito Antioco, sommerso Faraone, ucciso Sennacherib. Donde
viene questo fasto all'uomo? all'uomo, la cui vita si sviluppa sotto il peso che
gli impone il lavoro come castigo che si chiude con la necessità della morte,
pena ancor più grande; all'uomo, la cui esistenza è di un istante, la vita un
naufragio, il mondo un esilio; all'uomo, cui la morte o già si avvicina, o
minaccia di avvicinarsi? (De
vilit. hominis, lib. I)».
LA
SUPERBIA È DETESTABILE. - Dove
trovare cosa più abominevole e più degna di severissimi castighi che l'uomo
superbo il quale s'innalza su la terra in faccia a un Dio fatto uomo? esclama S.
Leone, e conchiude: «Intollerabile impudenza è questa, che un vermiciattolo si
gonfi e si inorgoglisca dove la maestà suprema si annienta (Serm. I, de
Nativ.)». I superbi dispiacquero a Dio fin dal principio (IUDITH. IX, 16);
anzi tanto lui quanto gli uomini ebbero sempre in odio la superbia (Eccli.
X, 7).
L'orgoglioso
disprezza tutti gli altri, li insulta e canzona, s'innalza al di sopra di loro
col sarcasmo e col disprezzo. Ma il Signore dice: «Guai a te che disprezzi! Non
sarai tu forse disprezzato a tua volta?» (ISAI. XXXIII, 1). Il superbo si
prepara dunque il disprezzo e l'umiliazione... L'orgoglio è la strada
all'ignominia... A misura che l'orgoglio aumenta e ascende, l'uomo diminuisce e
cala fin che si sprofonda nel fango.
«Tra
i superbi è un continuo rissare» (Prov. XIII, 10), dice il Savio. Ecco
perché noi vediamo tra gli eretici tante sètte ed opinioni differenti, quanti
sono individui... Gli orgogliosi si odiano a vicenda,... Nulla per loro è
sacro, ma pretendono di essere essi sacri a tutti. O condotta sommamente
ingiusta e detestabile!
«Parlare
con disdegno ed arroganza, operare con insolenza è un rendersi simile al
demonio», dice S. Basilio (In Psalm.). S. Leone, parlando di Satana e di
Adamo, osserva che «ambedue ambirono l'altezza; quegli della potenza, questi
della scienza (Serm. de Nativ.)», ma il primo trovò nel suo orgoglio il
sommo della degradazione, il secondo il sommo dell'ignoranza.
DIO
UMILIA I SUPERBI. -
È sentenza perentoria di Gesù Cristo che «chi si esalta sarà umiliato» (Luc.
XVIII, 14); Dio ha fatto dire a S. Giacomo ch'egli resiste ai superbi (IACOB. IV,
6); a tal punto che, come disse la Beata Vergine, impiega contro di loro la
forza del suo braccio, per atterrarli, li balza dai loro seggi per collocarvi
gli umili (Luc. I, 52).
«Signore, esclamava Giuditta, voi non abbandonate quelli che a voi si affidano;
ma umiliate quelli che confidano in sé e si vantano della loro forza» (IUDITH.
VI, 15). Ecco perché il Salmista trovava buono per lui che Dio lo avesse
umiliato (Psalm. CXVIII , 7). «I superbi, dice Giobbe, s'innalzano per
breve tempo ma non la dureranno; saranno abbattuti e trebbiati come spighe
mature. Si levi pure la superbia dell'empio fino al cielo, giunga anche a
nascondere il capo nelle nuvole, egli finirà col perdersi nello sterco e quelli
che l'avevano veduto diranno: Dov'è?» (IOB.
XXIV, 24), (Ibid. XX,
6-7).
Per
avere un'idea del modo con cui Dio tratti e combatta i superbi, osservate quali
armi e quali eserciti impiega contro gli orgogliosi Egiziani a favore d'Israele;
sono rane, moscherini, cavallette... Il re Faraone è vinto da una cavalletta;
colui che aveva osato levare la sua fronte contro Dio, è costretto a piegarla
sotto una mosca. « Fiero della sua forza, dice S. Agostino, parlando di Golia,
gonfio, pettoruto, comincia col riporre in sé solo la vittoria di tutta la sua
nazione. E perché ogni orgoglio si palesa nella sfrontatezza, dalla percossa di
un sasso in fronte egli è rovesciato a terra. La fronte che mostrava
l'impudenza dell'orgoglio, fu spezzata; la fronte che portava l'umiltà della
croce di Cristo, fu coronata del trionfo (Homil. XXXI)».
Studiate
la storia di Aman che finisce col morire su di un patibolo alto cinquanta
cubiti, da lui destinato al supplizio dell'umile Mardocheo, e imparerete in qual
modo Dio resiste ai superbi. Inviperito quell'orgoglioso, che Mardocheo non
piegasse il ginocchio davanti a lui, giura di vendicare nel sangue di lui e di
tutti i suoi connazionali, il preteso affronto. Ma tutto a un tratto le cose
cambiano. Mardocheo, destinato ad ignominiosa morte, è vestito da Aman medesimo
del manto reale, e questi ascende il patibolo preparato per quello. Chi può
dire il dispetto e l'umiliazione che prova Aman a questo mutare di scena?
Infatti: 1° si vede tolto l'onore altissimo che nella sua superbia si era
preparato; 2° vede dato quest'onore all'umile Mardocheo; 3° Aman medesimo deve
servire di strumento al trionfo di Mardocheo; 4° quello stesso che poco prima
si faceva adorare, ora non è più che lo staffiere, il banditore di un vile
giudeo ch'egli detesta; 5° tutti questi affronti, queste inattese fulminanti
umiliazioni gli piombano addosso tutte a un tempo, perché l'Altissimo atterra e
stritola i superbi; 6° Aman è condannato a pendere da quel medesimo patibolo
ch'egli aveva innalzato per Mardocheo. O giudizi di Dio contro i superbi come
siete terribili!
Le umiliazioni della. carne accompagnano l'orgoglio dello spirito... Dio cambia
in bestia l'orgoglioso Nabucco che si glorifica nella città di Babilonia; Dio
abbatte lo sdegnoso Baldassarre e per umiliarlo e farlo tremare non si serve che
di una mano, anzi dell'ombra di una mano; l'arrogante Antioco è divorato vivo
dai vermi. «Piangendo e umiliandosi, Pietro
si condannava e si salvava, dice S. Agostino,
mentre, quando pago di se stesso confidava nelle proprie forze, si perdeva» (In
Psalm. XXXVII). Lo stesso pensiero aveva espresso il Salmista: «Copriteli,
o Signore, d'ignominia, e cercheranno il vostro nome» (Psalm. LXXXII,
15).
CASTIGHI
DEI SUPERBI. - Terribile
castigo sono già per i superbi le umiliazioni a cui li condanna Iddio, ma altre
punizioni ancora egli loro riserva nella sua collera: 1° Egli si allontana da
loro. «L'uomo, dice il Salmista, si esalterà in cuor suo, e Dio ascenderà
ancora più in alto» (Psalm. LXIII, 7). «Dall'alto del suo trono il
Signore fissa lo sguardo sugli umili, ma li orgogliosi guarda da lontano» (Psalm.
CXXXVII, 7).
2°
Dio castiga il superbo abbandonandolo a se medesimo. Oggetto di scherno e di
abominio agli altri, l'orgoglioso si cruccia del disprezzo in cui è tenuto, ne
è offeso e straziato. «Se tu sei superbo, dice S. Agostino, sarai punito e
abbattuto. A Dio non mancano pesi per farvi discendere, e questi pesi saranno
quelli dei vostri peccati. Egli ve li rinfaccerà e voi sarete annichilati» (Homil.).
L'orgoglio è un carnefice che accompagna l'orgoglioso. In questo senso già
diceva Seneca che Dio sta con la spada della vendetta alle spalle dei superbi (In
Hercule).
3° Dio ha rovesciato i troni su cui. volevano sedere i superbi, scrive l'Ecclesiastico
(X, 17). Lucifero e i suoi seguaci, Adamo, ecc. fanno testimonianza di questa
verità... «Dio ha fatto seccare perfino la radice delle nazioni superbe» (X,
18), leggiamo ancora nel medesimo Ecclesiastico. Ne sono prova i sette
popoli Cananei sterminati da Dio per il loro orgoglio e il medesimo popolo ebreo
spogliato da lui di ogni grazia e di ogni gloria, dopo che respinse Gesù
umiliato.
4°
«Dio ha fatto scomparire la memoria dei superbi» - nota il Savio (Eccli.
X, 21), e il profeta Malachia annunzia che gli orgogliosi saranno come paglia
data alle fiamme, e non ne rimarrà né germe né radice (MALACH. IV, 1).
5°
Se Dio non perdonò agli angeli superbi, dice S. Bernardo (Serm. I, de Ad.),
come lusingarvi che risparmi voi, polvere e cenere? L'angelo non venne al fatto;
egli non ebbe che un pensiero di orgoglio, eppure in un attimo fu precipitato
senza remissione. Ah! fuggite, ve ne scongiuro, fratelli, fuggite l'orgoglio;
schivate quella superbia che gettò così subitamente nelle tenebre Lucifero, più
splendido degli astri; fuggite quell'orgoglio che cambiò un angelo, e il primo
degli angeli, in un demonio.
6°
La superbia ha fruttato la morte. «L'uomo, scrive S. Agostino, era stato fatto
immortale; avendo ambito la divinità, non perdette no la qualità di uomo, ma
l'immortalità; per causa dell'orgoglio della sua disobbedienza, è stato
condannato alle malattie, ai patimenti, alla morte. Quindi la morte introdotta
nel mondo dalla superbia, è essa medesima castigo alla superbia (Sentent.
CCLX).
7°
Rabano Mauro fa osservare che Iddio onnipotente e sommamente buono volendo ogni
bene a tutti gli uomini, è stato in certo qual modo costretto ad assoggettare
all'impero degli angeli orgogliosi le persone superbe, affinché perseguitate da
loro comprendano la differenza infinita che vi passa tra il servizio di Dio e
quello del demonio (De adepto virtut.). Il superbo che rifiuta di sottomèttersi
a Dio, diventa schiavo del demonio, delle concupiscenze carnali, delle passioni,
castigo certamente spaventosissimo.
8°
L'orgoglio inaridisce la sorgente delle grazie. «Voi farete, o Signore,
zampillare fontane nelle valli, e le acque loro passeranno; in mezzo ai monti»
(Psalm. CIII, 11). Queste valli innaffiate sono gli umili colmi delle
grazie del cielo; i monti che non profittano delle acque sono i superbi divenuti
simili a macigni aridi e sterili... L'orgoglioso, pieno e gonfio di se stesso,
non lascia più in sé luogo alla grazia (IV Reg. IV, 6). La privazione
della grazia è prova dell'esistenza dell'orgoglio, come l'abbondanza di grazie
è segno dell'esistenza dell'umiltà. Chi dunque si vede privo della grazia e
dei doni di Dio, sappia che vi sono in lui radici di superbia. L'orgoglio manda
a male tutte le grazie. Vi è castigo peggiore di questo?
9°
La superbia porta con sé l'accecamento spirituale, l'indurimento del
cuore, l'impenitenza finale, una morte funesta, un giudizio formidabile, una
condanna terribile, l'inferno eterno... Fra tutti i peccati, il più detestato e
il più severamente punito da Dio è la superbia. Dio solo è grande, ed ogni
orgoglio, assalendo questa grandezza ben difficilmente ottiene misericordia. Dio
dimentica e perdona facilmente le colpe di debolezza, ma ben di rado quelle di
caparbietà e di superbia. «Noi apertamente conosciamo, dice S. Gregorio, che
evidentissimo segno di riprovazione è l'orgoglio e sicurissimo indizio di
predestinazione l'umiltà (Moral. lib. XXXIV, c. XVIII)». Così parlano
unanimi i Padri ed i Dottori, così insegna la Chiesa e la S. Scrittura.
DIVERSI
GRADI DI ORGOGLIO. - L'orgoglio
ha, sette gradi: 1° non soffrire che gli altri ci guardino come poca cosa; 2°
non essere contenti di vederci disprezzati; 3° non confessare che meritiamo di
esserlo; 4° non sopportare l'insulto con eguaglianza di amore; 5° non
tollerare con pazienza gli affronti; 6° incollerire delle umiliazioni; 7°
ricusare di ammettere che non siamo buoni a nulla.
MOTIVI
E MEZZI PER FUGGIRE LA SUPERBIA.
- Ecco nove principali motivi che ci devono indurre
a fuggire la superbia: 1° essa è odiosa a Dio ed agli uomini; 2° è causa
d'ingiustizie, di rapine, d'inganni, d'insulti; 3° l'uomo, per quanto potente,
è sempre di natura sua una misera cosa; 4° ogni uomo è un nulla, anche solo
considerata la brevità e la vanità della vita; 5° dopo morte, diventa pasto
ai vermi; 6° la superbia è un abbandono di Dio, un'apostasia; 7° è
principio, radice, sorgente di ogni peccato; 8° il superbo cessa in certo qual
modo di essere la creatura di Dio, per diventare creatura del diavolo; 9° si
attira un rovescio di castighi.
Leggiamo
nella Scrittura che Davide andando contro Golia, scelse nel torrente cinque
pulitissimi sassi con i quali atterrare quel gigante (I Reg. XVII, 40).
In quei cinque sassi S. Bernardo riscontra cinque mezzi con i quali noi possiamo
battere il Golia dell'orgoglio: 1° la minaccia delle pene; 2° la promessa
delle ricompense; 3° l'amor di Dio; 4° l'imitazione dei Santi; 5° la
preghiera (Serm. sup. Missus)... Conoscere Dio, conoscere se stesso, ecco
un altro rimedio efficacissimo contro l'orgoglio... Bisogna praticare, per
quanto è in noi, la bella virtù dell'umiltà; essa è la mazza che atterra e
uccide la superbia.
P.
Cornelio A Lapide