L'IMMACOLATA
E DON BOSCO
Cari
lettori della Rivista Maria Ausiliatrice del Santuario di Torino, sono lieto di
rivolgervi un saluto all’inizio di quest’anno 2005, lo iniziamo sotto la
protezione materna di Maria a cui affidiamo la pace nel mondo.
Il Santuario, costruito da Don Bosco come espressione del suo immenso amore e
della sua gratitudine alla Madonna, si trova in fase di restauro e fra pochi
mesi lo vedremo con la sua bellezza originaria riportata a nuovo e la sua
struttura rinsaldata.
In attesa di quel giorno, i devoti che visitano il Santuario possono ammirare
all’interno una splendida copia del quadro originario di Maria Ausiliatrice.
Forse non tutti sanno, però, che sulla cupola si trova una bella statua dorata
dell’Immacolata. L’Immacolata all’esterno e l’Ausiliatrice
all’interno. Sono i due titoli con cui Don Bosco ha voluto onorare la Madonna,
perché tutti e due hanno a che vedere con il suo carisma e la sua missione: la
salvezza dei giovani attraverso un’educazione integrale che li preveniva da
esperienze che potessero mettere a rischio la loro salute fisica, la loro
maturazione umana e la felicità eterna, facendoli crescere nel bene,
convogliando tutte le loro energie verso tale meta. Per questo, vorrei parlarvi
di uno di questi titoli, così caro al nostro padre Don Bosco.
Abbiamo
appena celebrato il 150° anniversario della promulgazione del dogma
dell’Immacolata Concezione, e penso che questo sia un momento privilegiato per
approfondire la nostra devozione mariana in un elemento prioritario del carisma
salesiano, che rimanda a quella intuizione pedagogica formidabile che è il
Sistema Preventivo di Don Bosco.
Come tutti gli interventi di Dio, anche l’Immacolata Concezione di Maria è
avvenuto per essere oggetto di celebrazione e ringraziamento a Dio che preservò
la fanciulla di Nazaret dal peccato originale. In tal modo, Dio ci ha fatto
vedere in Lei il Suo piano originale: “essere santi e immacolati al suo
cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera
di Gesù Cristo”, come canta con bellezza letteraria e profondità teologica
l’inno della lettera agli Efesini (1,3-6.11-12).
Dio preservò Maria per invitarla ad essere cooperatrice della sua opera di
salvezza, rendendola vergine-madre del suo proprio Figlio diletto, secondo il
racconto dell’annunciazione del Vangelo di Luca (1,26-38).
Così, in Maria Immacolata, Dio restaura il paradiso perduto
per la disobbedienza dell’uomo e della donna e introduce nella storia la nuova
umanità attraverso questa nuova Eva e il suo figlio, nuovo Adamo.
Per noi salesiani, questa festa è tanto cara e significativa perché segna
l’origine della nostra Congregazione. Noi tutti conosciamo bene quanto Don
Bosco fosse convinto dell’importanza di questo dogma di fede: “Tutte le
nostre cose più grandi ebbero principio e compimento nel giorno
dell’Immacolata” (MB 17,510).
A mio avviso, la ragione più profonda per questa predilezione del nostro padre
verso l’Immacolata si trova nella originalità della nostra vocazione di
educatori dei giovani, perché Don Bosco vedeva nella Madonna, proprio come
Immacolata, l’esempio e il frutto più perfetto del Sistema Preventivo di Dio.
Se all’origine della maledizione ci fu la disobbedienza dell’uomo e della
donna (Gen 3,9-15), all’inizio della benedizione si trova l’obbedienza di
una donna che accetta di collaborare con Dio per il suo programma di salvezza e,
quindi, di diventare “serva di Dio”.
Il testo di Luca, oltre a raccontare l’esperienza spirituale di Maria, vuole
rivelarci la pedagogia divina, il suo metodo salvifico. Da esso possiamo
imparare a sentirci amati, “pieni di grazia”, a scoprire il progetto di Dio
su di noi e ad assumerlo anche rinunciando – come Maria – ai nostri progetti
personali, e ad incarnare Dio nella nostra vita, attraverso l’amorevolezza,
per renderlo visibile ai giovani, così bisognosi dell’amore preventivo di
Dio.
Senza
perdere di vista la sua concentrazione cristologica – l’importante è il
Figlio di Dio – il racconto dell’annunciazione di Luca contiene tre elementi
mariologici importanti:
In primo luogo, il saluto di Gabriele. All’usuale formula “Ave” si
aggiunge l’appellativo “piena di grazia”, che cerca di descrivere la
situazione personale di Maria: e così colmata dalla grazia e dall’amore di
Dio, che il suo possesso la definisce: è favorita dalla presenza di Dio.
L’espressione “il Signore è con te” assicura a Maria la benevolenza di
Dio dopo averle affidato la missione di dare alla luce il Figlio suo. Il saluto
inizia, dunque, con un dialogo vocazionale: si rivela a Maria che Dio conta su
di Lei.
Il secondo elemento mariologico ha come centro l’annuncio della maternità
verginale. Con la sua domanda: «Com’è possibile? Non conosco uomo», Maria
non esprime nessuna obiezione, non lascia trasparire un senso d’incredulità e
tanto meno una pubblica opposizione al volere di Dio. Anzi, sottolinea
l’impossibilità – secondo Lei – del progetto divino, tema tipico dei
racconti biblici di vocazione. Il figlio di Maria sarà possibile perché «per
Dio nulla è impossibile»: la maternità verginale di Maria è l’altra faccia
della filiazione divina di Gesù, nel senso che la concezione umana di Gesù è
creazione dello Spirito di Dio.
Infine, il terzo elemento è fondamentale per l’immagine lucana di Maria, la
sua accoglienza del progetto di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga su di me quello che hai detto». Non si tratta di una rassegnazione
all’inevitabile. Maria solo desidera che si compia quanto le è stato detto.
Questo è il suo atteggiamento: ben diverso da quello di Adamo e di Eva! Nel
caso di Maria la totale subordinazione della propria vita e dei propri progetti
converte la piena di grazia in serva.
Con termini presi dal Sistema Preventivo, possiamo affermare che la grazia ha
anticipato e reso possibile l’apertura incondizionata a Dio e ha suscitato il
meglio di Maria: la sua fede. Scrive Hans Urs von Balthasar che “solo
l’amore è degno di fede”. E Maria ha creduto all’amore.
Questa è appunto la sua grandezza e la sua beatitudine: “Beata colei che ha
creduto” (1,45).
L’Immacolata ci porta a contemplare ed ammirare lo Spirito, “che in Maria
costruisce l’unità tra la natura umana e la natura divina nell’incarnazione
del Verbo”.1 Certamente la maternità verginale di Maria è un agire dello
Spirito, che si compie quando in una persona ubbidiente, l’uomo e Dio si fanno
uno. Ma quello che realmente è nuovo, quello che è veramente buono, è che la
missione d’ogni persona chiamata da Dio non è molto diversa dall’esperienza
di Maria: far sì che nella propria vita, nel proprio grembo, si incontrino Dio
e l’uomo, lo Spirito e la carne, l’istante e l’eternità, la storia e la
salvezza. Portare Dio all’uomo e portare l’uomo a Dio è compito tipicamente
mariano e, quindi, salesiano.
Oltre
agli aspetti spirituali, come questi a cui abbiamo accennato, l’Immacolata ne
mostra altri che illustrano la pedagogia divina. Sono quelli che ha intuito Don
Bosco quando la scelse come modello della sua opera, e quelli che sono, in
fondo, il fondamento teologico del Sistema Preventivo: l’amore che precede,
prediligendo, rendendosi visibile, esprimendosi in gesti ed azioni,
manifestandosi in parole che danno senso ai gesti e alle azioni, e nell’azione
rendono concreto, quasi palpabile, il sentirsi amati. Ecco la dinamica
rivelatrice dell’amore.
In quanto creatura Immacolata, Maria fa splendere il dinamismo dell’amore che
possiede un’immensa energia, capace di aprire i cuori degli uomini, quindi
quelli dei giovani, tanto da far sì che si sentano amati – come direbbe Don
Bosco –, e li porta così a “imparare a vedere l’amore in quelle cose che
a loro naturalmente piacciono poco, come sono la disciplina, lo studio, la
mortificazione di se stessi, e a fare queste cose con amore” (MB XVII, 110).
Dal punto di vista pedagogico è proprio quello che scrive Giovanni: “In
questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio...” (1 Gv 4,10), il che significa che
l’esperienza vissuta e riconosciuta dell’amore sprigiona nella persona umana
le sue migliori risorse, quelle che scaturiscono dal cuore.
Non è da meravigliarsi che Don Bosco centrasse tutta la sua pedagogia
sull’amore e sulla amorevolezza. Questo lo spinse a fare proprio il Sistema
Preventivo, che pone l’accento nell’andare incontro ai giovani, nel fare
sempre il primo passo, nel prediligere gli ultimi, “i piccoli”, quelli che
non contano, insomma nell’amare cercando che il suo amore fosse percepito
dalle persone amate.
L’Immacolata rappresenta così per Don Bosco l’incarnazione dell’amore
preventivo di Dio, che previene da esperienze deleterie che mettono a rischio la
vita, la felicità e la pienezza dei giovani, e che li spinge a cercare il bene,
a crescere, a sviluppare tutte le loro potenzialità, a raggiungere la statura
dell’uomo perfetto.
Chiediamo a Maria Immacolata la grazia di sentire l’amore preveniente di Dio
che ci sceglie e ci invita a collaborare con Lui nell’opera della salvezza, e
la grazia d’imparare a rispondere con la stessa fede che la portò ad
incarnare il figlio di Dio e donarlo al mondo. In questo nuovo anno, Maria
Immacolata ci insegni la pedagogia divina, quella che portò Don Bosco a
scoprire e valorizzare il Sistema Preventivo.
Don
Pascual Chávez V., Rettor Maggiore