L’EUCARISTIA
E L’IMMACOLATA
Vengo
dalla Terra Santa, da Betania. Proprio qualche giorno fa ero all'Istituto
Biblico Francescano di Gerusalemme ed un collega mi diceva: "Ma lo sa che
lei calpesta sempre la casa di Marta, Maria e Lazzaro?" È la casa dove
Gesù ha detto a Marta: "Maria ha scelto la parte migliore", senza
biasimare Marta. Lì, in quel luogo, Gesù ha manifestato il piacere che
qualcuno stesse con Lui, soprattutto quando la sera tornava stanco e
affaticato e passando per la valle del Getsemani, arrivava a Betania. Lì
trovava un po' di sollievo, trascorrendo alcune di quelle notti che non
passava in preghiera nel Getsemani.
Vengo
da Betania, da quel luogo dove Gesù "ci stava bene", dove Gesù
provava Lui stesso il bisogno e la percezione della pace, il luogo che ci ricorda
che è Lui il cuore della nostra vita, il tutto della nostra vita.
L'insegnamento
ce lo offre il sogno del S. Padre, incanalando la Chiesa (come ha fatto
dall'inizio del suo Pontificato il 16 ottobre 1978) e indicando un preciso
percorso offerto dall'Enciclica "Redemptor Hominis" e fedele
a questa convinzione perfetta: che per incontrare l'uomo dobbiamo incontrare
Gesù Cristo che è la via dell'uomo:
Man
mano che ci avvicinavamo al Giubileo, il Papa ci preparava, concentrando sempre
più la nostra attenzione su Gesù. Arrivati al 2000, forse anche il S. Padre
attendeva sviluppi e manifestazioni dal punto di vista sociale e storico, come
effetto della celebrazione Giubilare. Vediamo che anche il terzo millennio
è iniziato all'insegna della sofferenza e della violenza... Ma il Papa resiste
ancora di più e ci offre quel trattato del nuovo millennio che è la "Novo
Millennio Ineunte".
Vorrei
leggervi le parole che egli ha scritto la settimana scorsa, parole che
rincuorano, scritte con lungimiranza, guardando lo sviluppo della storia.
Scrive
il S. Padre nella sua Lettera Apostolica "Mane nobiscum, Domine"
(Rimani con noi, Signore) pubblicata per l'Anno dell'Eucaristia: "Non mi
illudevo certo che un semplice passaggio cronologico, pur suggestivo, potesse
per se stesso comportare grandi cambiamenti. I fatti purtroppo, si sono
incaricati di porre in evidenza, dopo l'inizio del millennio, una sorta di cruda
continuità con gli eventi precedenti e spesso con quelli peggiori fra essi. È
venuto così delineandosi uno scenario che, accanto a prospettive confortanti,
lascia intravedere cupe ombre di violenza e di sangue che non finiscono di
rattristarci. Ma, invitando la Chiesa a celebrare il Giubileo dei duemila anni
dall’Incarnazione, ero ben convinto - e lo sono tuttora più che mai - di
lavorare per i "tempi lunghi" dell'umanità".
Interessantissima
questa frase! Il Papa guarda alla storia, perché vede in essa questo convergere
progressivo, ineliminabile verso Cristo, poiché, è l'unica possibilità
affinché la storia possa sopravvivere.
Io
vengo dal Medio Oriente: sotto la mia finestra passa il percorso che divide
Israele dalla Palestina e ogni giorno vedo dei palestinesi che cercano di
mettersi dentro gli anfratti del "muro" che si sta costruendo; passano
nel nostro giardino (l'orto abitato un tempo dalla famiglia di Marta, Maria
e Lazzaro), mentre un gruppetto di israeliani, con il mitra in mano, sono
sempre pronti a frenare questa continua "invasione" di palestinesi
in fuga nel territorio, mentre gli altri cercano di - difendersi...
Fortunatamente non è mai successo nessun fatto di sangue, ma vedete che
situazione delicata stiamo vivendo in questo momento in Terra Santa... Per non
parlare delle scene Don Bosco che avvengono in Iraq e che vediamo in
televisione... La situazione è incandescente, l'umanità che è entrata nel
terzo Millennio - per cui si poteva pensare ad una stagione nuova - ha ancora
a che fare con i suoi limiti e le sue miserie.
Allora
il Papa, che ha lo sguardo dei "tempi lunghi" , ci convoca attorno
all’Eucaristia.
Siamo
in Casa Salesiana ed è San Giovanni Bosco che ci detta il tema
dell'IMMACOLATA e dell’EUCARISTIA.
A
questo punto è necessario che noi non dimentichiamo il "sogno" che
S. Giovanni Bosco, nato proprio qui, ha avuto nel maggio 1862. È un sogno che,
nella sua interpretazione, risente sempre della dimensione biblica: cioè
quando è Dio che parla attraverso dei linguaggi (ed anche il sogno è un
linguaggio), questi non possono semplicemente essere circoscritti ad una fase
epocale, ma hanno bisogno di essere riportati nella loro vivacità, ancora nel
presente e sempre devono essere sottoposti alla forza dello Spirito per essere
capiti.
Lo
leggo - e, se necessario, faremo qualche commento - per prendere poi le due
direttrici: quella dell’EUCARISTIA e quella dell'IMMACOLATA.
Vi
anticipo brevemente la conclusione: noi stiamo parlando della salvezza,
salvezza non solo in senso individuale, ma anche in senso globale, salvezza
della storia, salvezza dell'umanità, "ancorata a due catenelle" che
legano la Chiesa alla colonna dell’IMMACOLATA Maria Ausiliatrice, e alla
colonna dell’EUCARISTIA. Tenete presente queste due catenelle fragilissime
dalle quali dipende veramente la salvezza dell'umanità.
Ecco
perché il Papa, prima per prepararci al Giubileo ed ora sempre di più,
intensifica tante circostanze "eucaristiche" e "mariane"
(pensate: nel 2002 inizio dell'Anno del Rosario; questo anno, Anno dell’Immacolata;
domani la conclusione del Congresso Eucaristico in Messico a Gudalajara; e poi
il Sinodo sull'Eucaristia il prossimo anno 2005, la stessa Convocazione dei
Giovani a Colonia sempre su un tema eucaristico...). Tutti questi elementi
appaiono fusi attraverso un ANNO EUCARISTICO al quale il Papa ci ha
preparato con un'Enciclica "ECCLESIA DE EUCHARISTIA", 2003) che ha un
sapore teologico superbo, di un'altezza sintetica di tutta
la teologia eucaristica. Poi, ci ha anche ricordato come dobbiamo
celebrare bene la S. Messa e profonderci nell'Adorazione Eucaristica. E
adesso, attraverso la Lettera Apostolica "MANE NOBISCUM DOMINE" la
Pastorale del Papa è tutta una incanalizzazione eucaristica: Insieme con
Maria abbiamo a che fare con i due punti nevralgici, accogliendo i quali, c'è
la salvezza dell'umanità.
Ecco
il sogno di Giovanni Bosco, come lui stesso lo ha descritto.
"Figuratevi
di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, su uno scoglio isolato, e di
non vedere attorno a voi altro che mare.
In
tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di
navi ordinate a battaglia. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di
fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri (ci
socio due parole che costituiscono il segno della presenza demoniaca nel mondo:
la prima parola è "violenza" e odio, la seconda parola é
"ideologia": il libro è simbolo dell'ideologia, di un pensiero
sottoposto al maligno).
Esse
avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla
con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile (è la grande
nave della Chiesa).
A
quella maestosa nave fanno scorta molte navicelle ma il vento è loro contrario
e sembra favorire i nemici. In mezzo all'immensa distesa del mare, si elevano
dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l'una dall'altra. Sopra
di una vi è la statua della VERGINE IMMACOLATA ai cui piedi si trova un largo
cartello con questa iscrizione "AUXILIUM CHRISTIANORUM"; sull'altra
colonna che è molto più alta e grossa, sta una OSTIA di grandezza
proporzionata alla colonna, e sotto di essa un altro cartello con le parole
"SALUS CREDENTIUM". Il Comandante supremo della grande nave è il
Romano Pontefice, il quale vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel
quale si trovano i suoi fedeli, convoca attorno a sé i piloti delle navi
secondarie, per tenere consiglio e decidere sul da farsi (probabilmente queste
piccole navi attorno alla grande nave sono le Chiese locali presiedute dai
Vescovi).
Tutti
i piloti salgono e si radunano attorno al Papa (quindi c'è come un Concilio,
una grande riunione della Chiesa). Tengono consesso ma, infuriando sempre più
la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.
Fattasi
un po' di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé di nuovo i piloti, per la
seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca
ritorna spaventosa. Il Papa sta' al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti
a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali,
tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.
Le
navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti,
con i libri e con materie incendiarie che cercano di gettare a bordo (notate
la violenza e le ideologie che si oppongono al Vangelo); le altre con i
cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più
accanito, ma inutili sono gli sforzi. La grande Nave procede sicura e franca
nel suo cammino. Era in mezzo alle due colonne: quella dell'EUCARISTIA e
quella della IMMACOLATA. Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i
fucili e ogni arma si spezzano, molte navi si sconquassano e sprofondano nel
mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte con le
mani, con i pugni, con le bestemmie. Ad un tratto il Papa, colpito gravemente,
cade. Subito è soccorso, ma: cade una seconda volta e muore.
Un
grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un
indicibile tripudio. Se non che, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra
al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente, che la
notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo
successore.
Gli
avversari cominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, superando ogni
ostacolo, guida la Nave proprio in mezzo alle due colonne. Quindi, con una
catenella che pende dalla prora, la lega ad un'ancora della colonna su cui
sta l'OSTIA e con l'altra catenella che pende a poppa, la lega dalla parte
opposta ad un'altra ancora che pende dalla colonna su cui vi è collocata la
Vergine IMMACOLATA.
Allora
succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si
urtano, si fracassano a vicenda, le une affondano e cercano di affondare le altre;
mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch'esse
a legarsi alle colonne della EUCARISTIA e della IMMACOLATA (le Chiese locali con
i Vescovi si legano in unione alla Chiesa universale) "Nel mare ora regna
una grande calma".
Fratelli,
forse quel Papa che cade, forse quel Papa che viene rieletto, ci fa pensare
anche a quel terzo segreto di Fatima, la cui interpretazione, anch'essa resta
tutta aperta, perché la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria,
l'appartenenza definitiva alla Madonna non la vediamo ancora. Soprattutto non ne
stiamo vedendo gli effetti... C'è qualche cosa che la Madonna, come ha promesso
a Fatima, ci farà vedere. Essere giri al Colle don Bosco, nella Betlemme di
S. Giovanni Bosco e dei Salesiani, significa ricordarci che la storia sta
vivendo non una fine, ma un inizio!
Ecco
che qui troviamo veramente le chiavi di quella che è la storia nella quale ci
sta conducendo Giovanni Paolo II: egli sta essenzializzando sempre di più il
percorso pastorale della Chiesa e, dopo averci ridetto tutte le connessioni
della Verità cattolica (attraverso le sue Encicliche, il Catechismo della
Chiesa Cattolica e le sue Catechesi) ora sta congiungendo tutto e ci sta
dicendo: "La Salvezza passerà attraverso l'inserimento tra le due
colonne dell'Immacolata e della Eucaristia".
Quando
ci troviamo di fronte ai misteri accomunati dell'Eucaristia e dell'Immacolata,
siamo di fronte ai due Misteri della debolezza di Dio. L'Immacolata è il
segno della debolezza di Dio. Cosa sa fare Dio, quando una creatura si appoggia
unicamente a Dio! Cosa è l’Eucaristia? Il luogo del silenzio, il luogo
dell'impotenza. L'Eucaristia é quel mistero che tu potresti anche
calpestare... Cosa sa fare Dio attraverso la debolezza dell’Immacolata e
dell'Eucaristia!...
Cari
fratelli, io potrei in questo momento creare una teologia, con voi e dire, per
esempio che l’Eucaristia è il frutto dell'Immacolata, perché, l'Eucaristia
è dentro il mistero dell'Incarnazione, di cui Maria è il primo vaso, il luogo
in cui questo mistero si è formato. Per cui, quando Gesù dirà: "Io
sono con voi sino alla fine del mondo» dobbiamo anche ricuperare la dimensione
del "venire di Gesù» dentro il corpo di Maria, quindi ricuperare il
Mistero dell'Incarnazione. Da quel corpo è uscita l'Eucaristia.
Quando
Maria andava verso la Giudea per trovare la famiglia di Zaccaria e di
Elisabetta; quello che faceva da Nazareth ad Ain-Karim era nient'altro che un
"passaggio eucaristico».
Quindi
troviamo l'Eucaristia tutta dentro quel corpo vergine di Maria, perché è
Maria il Tabernacolo, Colei che per prima adora e si é agganciata in un dialogo
perenne con quel mistero che poi diventerà Mistero della Chiesa e Mistero
nostra.
La
Chiesa si ritrova in Maria come il simbolo di Colei che non soltanto ha accolto
col suo “sì” il mistero del Dio fatto uomo, di questa carne che
"resta sempre con noi” ma è anche il simbolo della risposta, della
corrispondenza di questa fede orante - come il Papa dice - nella "Tertio
Millennio Ineunte”.
Nel
suo programma pastorale il Papa dice: "Ritorniamo a guardare Cristo, guardiamo
il suo Volto dolente, il suo Volto glorioso; confrontiamoci con questo Volto
e lasciamo che Maria stessa che conosce tutto dell'Eucaristia, in qualche modo
faccia passare in noi i suoi stessi sentimenti eucaristici)”.
Potrei
dire che l'Eucaristia è un mistero così agganciato alla marianità, cioè
alla presenza della Madonna, non soltanto per il rapporto che c'è tra l’Eucaristia
e il Mistero dell’Incarnazione attuatosi in Maria, ma perché, Maria
diventava l'emblema di quella Chiesa che, celebrava le prime Eucaristie.
È
bello immaginare Maria presente a quelle celebrazioni degli Apostoli (lo dice
anche il Papa nella "Ecclesia de Eucaristia”). Con quale fede! Con
quale trasporto! Che cosa sarà successo nei nove giorni trascorsi nel
Cenacolo in attesa dello Spirito Santo!
Proprio
domenica scorsa sono andato al Cenacolo e mi sono inginocchiato: qui non c'è
una chiesa, qui è una moschea, qui devo chiedere il permesso agli ebrei per
entrare... ma qui è il luogo dove Gesù ha istituito l’Eucaristia! Qui è
vissuta la Chiesa primitiva con gli Apostoli, con i primi 120 discepoli...
Maria era qui ed ha vissuto, a Pentecoste, l'inizio della Chiesa.
Per
questo vediamo il nesso tra Maria e l'Eucaristia: Maria è Colei che ci
suggerisce i "sentimenti eucaristici”. Paolo nella Lettera ai Filippesi
dice: "Abbiate gli stessi sentimenti, le stesse percezioni, gli stessi
modi di pensare di Gesù". Maria ci detta gli stessi sentimenti di Gesù,
fa pulsare il Cuore del suo Figlio in noi...
Vorrei
dire ancora questo: teniamo in mente il "sogno di don Bosco» le due
catenelle che collegano la Chiesa ai principi solidi della sua salvezza: l'Immacolata
e l’Eucaristia.
Perché?
La risposta, per l'Immacolata, è in Genesi 3,15 quando Dio fa la sua grande
promessa di questa Donna e della sua stirpe (suo Figlio), e del serpente e
della sua discendenza, che entreranno in conflitto tra loro... Ma la Donna
supererà il conflitto: in questo passo della Bibbia vengono poste le premesse
di un'umanità che è totalmente ricostruita, rifatta.
Maria,
la più bella creatura che Dio potesse creare, non è stata creata per sé
stessa, ma perché noi avessimo in lei il pegno, la sicurezza che noi siamo in
questo viaggio verso questa purificazione, questa bellezza, questa santità.
Ma
se Maria è la donna "salvata” e (per usare le parole del profeta Sofonia)
totalmente "ricoperta delle vesti della salvezza" è proprio perché,
lei ha le chiavi della salvezza.
Ricordiamo
sempre quell'interpretazione mariana del cap. 12 dell'Apocalisse: quella grande
lotta fra la Danna e il drago. La Donna non é soltanto il simbolo della Chiesa,
ma è anche il simbolo di lei, Maria. Il drago può fare quello che vuole, ma
Maria, benché minacciata debba andare nel deserto, ha poi la vittoria. Chi
sta con Maria è nella vittoria.
Fiodor
Dostojevskj diceva che "la Bellezza salverà il mondo”.
Maria
è la Bellezza che schiaccia la testa al serpente e gli impedisce di
nuocere...
L'altra
sera, a Betania, ricevo una telefonata di un ragazzo arabo: era così arrabbiato
che non riuscivo a calmarlo. Ad un certo momento ho cominciato a dire l'Ave:
Maria in arabo...
Al
3° Mistero Gaudioso quel giovane non parlava più e alla fine mi dice: "La
pace ha invaso il mio cuore, sono tranquillo: cosa hai fatto?”. "Ho
detto il Rosa'o e da ora in poi, se mi telefoni in questo modo, dirò sempre il
Rosario!". Che bello!
Anche
in queste piccole cose tu sperimenti che la Madonna viene. L'Immacolata viene in
tutte le situazioni.
Domenica
scorsa ho incontrato il Patriarca Sabbah e il Nunzio Apostolico e ho detto
loro: "Io mi trovo in una situazione delicatissima, nel punto nevralgico di
Gerusalemme: questi poveri palestinesi devono pure entrare anche loro, hanno un
piccolo commercio, i bambini vengono a scuola, qualcuno ha il lasciapassare
e qualche altro no, c'è chi vuole passare di nascosto.
Anche
i poveri soldati israeliani, ragazzi di 20 o 22 anni, devono fare questo
servizio, sia pur non sempre condiviso. Che cosa fare?". Il Nunzio mi
dice: "Quando lei parla con i soldati israeliani, non si faccia vedere
dai palestinesi; e quando parla con i palestinesi, non si faccia vedere dagli
israeliani...". Ed io che cosa faccio? Alla sera alle 6 apro la chiesa di
Santa Marta, la chiesa del nostro Convento, espongo il Signore, poiché a
Medjugorje la Madonna mi ha insegnato che soltanto dall'Eucaristia viene la
Salvezza. “Poiché non posso andare da Sharon né da Arafat, io parlo con la
povera gente: i giovani, i bambini, le mamme, gli anziani... Apro la chiesa e
dico: - "Gesù, siamo qui per chiederti pace, perché, in questa area ci
sia soltanto la pace, perché tutti coloro che passano di qui (e sono
migliaia) siano invasi dalla luce eucaristica di Gesù esposto nella nostra
chiesa".
Guardate,
sta succedendo qualcosa di bello: mentre siamo lì a fare Adorazione, cantiamo
il nostro Vespro in inglese, poi diciamo un bel Rosario con i messaggi della
Madonna di Medjugorje per domandare a Gesù la Pace, vengono dentro anche alcuni
che sono cattolici, altri che appartengono a famiglie libanesi, altri a famiglie
cristiane o musulmane; vengono e stanno li.
Alcuni
non sanno capire il significato di questa Ostia bianca e illuminata, mentre la
chiesa rimane un po', nell'oscurità. Qualcuno s'inginocchia. L'Eucaristia
diventa la forza della riconciliazione e della pace.
Io
sono convinto che in quel posto li bisogna riadattare, riapplicare veramente
il sogno di don Bosco: l’Eucaristia, pregando il Rosario. Qualche tempo fa
alcuni preti ci dicevano che non si doveva pregare il Rosario davanti
all'Eucaristia. Ma il Papa ci dice nella "Mane nobiscum Domine": una
delle cose più belle e preziose è proprio recitare il Rosario davanti all'Eucaristia,
unendo il Mistero mariano al Mistero eucaristico.
La
mia pastorale è questa: non posso fare tanta evangelizzazione:
Laggiù
il sole sorge alle 5 e la sera alle 6 è notte. Allora a volte anticipo
l'Adorazione e sto fuori della chiesa sulla piazzetta e mi inginocchio; la gente
mi vede e pensa: "Ma cosa fa questo Abuna in ginocchio?".
Poi
vengono e vedono che il mio sguardo è rivolto verso l'Eucaristia. Io li saluto
ed essi sono quasi attratti verso l'Eucaristia; qualcuno si ferma stando fuori:
è una strategia fantastica! Rosario in mano e guardare l'Eucaristia! Proprio
perché, si attua Genesi 3,_15, un po' per volta.
La
problematica ebraico-palestinese è una problematica di cuore e una
problematica teologica della terra. Ma finché i cuori non verranno invasi
dall'ardore di cui ci parla il Vangelo di Luca, quando i due discepoli di
Emmaus si sono incontrati con Gesù; finché non entrerà questa luce, non si
potrà fare niente per risolvere tale problematica.
Certamente
non sarà il muro che stanno terminando proprio lì a Betania...
Occorre
la luce nei cuori, che viene accesa proprio dall'Eucaristia! E dalla Madonna,
con il Rosario. Allora, piano piano, si comincerà a fare qualcosa.
Se
l'Immacolata, proprio per quello che è, non per se stessa, ma per noi, per
l'umanità (poiché, è il principio delle opere di Dio sulla terra), ha la
forza di schiacciare il serpente, noi possiamo vincere in noi stessi e intorno a
noi ogni male, l'Eucaristia che cosa è? il mistero della debolezza.
Certamente
noi diciamo che lì si nasconde Dio fatto uomo, presente in virtù dello Spirito
Santo, frutto della S. Messa, Memoriale del Sacrificio della Croce: tutto è
vero, ma quell'Ostia è ineloquente, è silenziosa, eppure opera!
L'Eucaristia
esprime un po' quello che S. Paolo sperimentò con il Signore, al quale
avrebbe voluto presentarsi privo di debolezze; ma il Signore gli rispose:
"No è proprio nella debolezza che agisce la mia potenza!".
Il
Mistero dell'Eucaristia è il Mistero di Colui che è inerme, di Colui che
ascolta, che ci attende. Ricordate tutti l'episodio del contadino di Ars: il
Curato S. Giovanni Vianney entra nella chiesa e vede quel contadino una, due,
tante volte... e gli chiede: "Che cosa stai facendo qui in fondo alla
chiesa?". "Io lo guardo e Lui mi guarda”. È questo il dialogo
eucaristico. Lì si consuma tutto il dramma della salvezza: sia il dramma del
male che si scaglia contro l'Eucaristia, sia il dramma gioioso della
liberazione, perché, il Cristo nella Eucaristia tutto assorbe, tutto il male
del mondo.
Come
è importante, sulla scia di don Bosco, prendere in mano queste due catenelle
che ci legano all'Immacolata e all'Eucaristia: i due Misteri dell'impotenza
di Dio e della sua potenza; ovvero dell'impotenza potente di Dio.
Ecco
perché, a Medjugorje, la Madonna continua a insistere su questo.
È
una scuola di cui dobbiamo convincerci e sulla cui via il Papa sta portando la
Chiesa, affinché, cerchiamo di essenzializzare un po' tutte le nostre posizioni
spirituali e anche le nostre posizioni pastorali.
Dovremmo
guardare a noi, alla famiglia, alla società attraverso il filtro di queste
due catenelle ben legate all'Immacolata e all'Eucaristia.
Padre
Sgrava, tratto da: “Medjugorje-Torino” 2004