L'ESAME DI COSCIENZA

Per fare un buon esame di coscienza

I peccati che bisogna assolutamente confessare prima di accostarsi alla Comunione, sono i peccati detti mortali, perché chi li commette muore alla vita di Dio, alla Sua gra­zia.

Lo Spirito Santo non può più dimorare in un'anima che ha commesso un peccato mortale poiché con tale peccato l'anima ha proprio voluto fare ciò che dispiace a Dio: per questo è stato definito mortale il peccato commesso con piena avvertenza, con deliberato consenso in materia grave.

Se uno trasgredisce anche a uno solo dei comandamenti, commette peccato mortale, perché va contro un preciso volere del Signore.

Ecco i comandamenti:

 

«Io sono il Signore Iddio tuo, non avrai altro Dio fuori di me»

Ciò significa che non si deve sostituire all'amore per Dio, nel nostro cuore, l'idolatria per il denaro, per il piacere, o per se stessi!

 

«Non nominare il nome di Dio invano»

Ciò significa che non è cosa da nulla bestemmiare il nome di Dio e accostare ad esso il nome delle più luride bestie!

 

«Ricordati di santificare le feste»

Ciò significa che non è lecito usare il giorno del Signore solo per divertirsi non ricordando nemmeno che Egli esiste!

 

«Onora il padre e la madre»

Ciò significa che non si può trattare i genitori come stupidi servi che si possono maltrattare a piacere, perché non si ha niente da temere da loro!

 

«Non uccidere»

Ricordiamoci che si uccide in tanti modi, anche di­sprezzando, calunniando, togliendo agli altri il diritto a vi­vere onoratamente.

 

«Non commettere adulterio»

L'adulterio è il tradimento del proprio coniuge. È cosa che il Signore ha in abominio.

 

«Non rubare»

Ci sono molti modi di rubare: si pensi a tutte le frodi del commercio!

 

«Non dire falsa testimonianza»

Chi testimonia il falso contro il suo prossimo è come se lo uccidesse!

 

«Non desiderare la donna d'altri»

«Non desiderare la roba d'altri»

Questi due comandamenti sono importanti quanto gli altri perché è sottinteso che chi desidera la donna o la roba altrui vorrebbe la morte di chi le possiede.

Chi legge i comandamenti pensa: io sono a posto perché non uccido, non tradisco, non rubo, però se leggiamo il Vangelo ci accorgiamo che non basta astenersi da colpe così gravi per ottenere la salvezza.

C'è un'importante precisazione da fare riguardo ai pec­cati di omissione. Omettere vuol dire tralasciare.

Il giudizio finale avverrà tutto su peccati di omissione:

«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tut­ti i suoi angeli... e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra... Poi dirà a quelli alla sua sinistra: "via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato...

In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli (cioè gli emargi­nati) non l'avete fatte a me". E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31, 32, 41-43, 45, 46).

 

Quindi il non fare il bene è cosa di cui bisognerà rendere conto al punto che le omissioni indicate da Gesù significhe­ranno semplicemente la dannazione!

Dicono che il Dio dell'Antico Testamento sgomenta per la sua intransigenza, ma qui è Gesù che parla: e non è Gesù una cosa sola col Dio dell'Antico Testamento, che Egli chiama Padre?

Dio è amore e come qui si vede, Egli non tollera che dei suoi figli lascino morire di fame o di sete altri suoi figli, o per lo meno non si interessino delle loro sofferenze. Gesù considera gli emarginati come suoi fratelli più piccoli!

Gesù mostra maggiore severità del Padre, se si può dir così, nel pretendere la perfezione dell'uomo.

Infatti alcuni comandamenti vennero modificati da Gesù nel senso che Egli volle far comprendere il loro più pro­fondo significato e che il peccato è non tanto nell'azione, quanto nel sentimento che lo produce, nell'intenzione.

Egli solo e proprio perché Figlio di Dio e quindi Dio, poteva parlare con autorità divina e dichiarare:

«Avete inteso che fu detto agli antichi... ma Io vi dico...

Ed ecco che al comandamento: "non commettere adulte­rio"; Gesù aggiunge: "chiunque guarda una donna per desi­derarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" ( Mt 5,28).

Al 5° comandamento: "non uccidere", Gesù aggiunge: "chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio, e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della geenna"» (Mt 5, 22).

Tanto grande è la dignità dell'uomo, che insultare un essere umano con disprezzo e con odio, è come insultare il Signore, perché l'uomo fu creato a immagine di Dio!

Infine un'altra precisazione va fatta ancora a proposito del 6° comandamento. Esso è stato tradotto dall'ebraico anche con le parole: non fornicare. La fornicària, in lingua latina, è la prostituta: chi andava con una prostituta, tradiva la moglie e quindi commetteva adulterio. Però, con signifi­cato più esteso, fornicare vuol dire darsi a piaceri illeciti.

Ora ci chiediamo: può considerarsi lecita l'unione dei fidanzati o di quelli che rifiutano il sacramento del matri­monio?

Se nel matrimonio l'unione fisica è sacramento, può es­sere ritenuta tale, fuori del matrimonio? Certamente no.

E allora in questi casi si dovrebbe parlare di fornicazio­ne.

Sentiamo che cosa dice l'Apostolo a questo proposito:

«Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità... Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro o avaro... avrà parte al regno di Cristo e di Dio.

Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio su coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro.

Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 3-8).

I «vani ragionamenti» che possono ingannare le coscien­ze sono proprio quelli che si fanno oggi e cioè che tutto è lecito, che bisogna liberarsi dai tabù del passato, ecc.

Chi dice così non sa che la parola di Dio, vale per tutti i tempi perché Dio non è come gli uomini che oggi possono dire una cosa e domani la riconoscono errata ed hanno quindi bisogno di correggerla! Per Dio non è così. Egli non dirà mai: prima era bene far così e ora è bene far la cosa contraria a quella di prima!

Le parole dell'Apostolo Paolo sono state dichiarate Pa­rola di Dio perché ispirate dallo Spirito Santo e sono in perfetta armonia con quelle di Gesù che dichiara:

«Quel che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le in­tenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupi­digie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7, 20-23).

Contaminare vuol dire infettare, corrompere, deturpare, macchiare.

E questo è il peccato: macchia, corruzione, abbruttimen­to dell'anima. In questo stato l'anima non può avere co­munione con Dio che è purezza assoluta e santità.

E come mai tanti giovani che convivono... o non custo­discono certo il loro corpo nella purezza, si accostano con molta leggerezza alla Comunione?

Vogliono proprio attirarsi addosso il castigo di Dio? Dice ancora S. Paolo:

«Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né effemínati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 10). E ancora:

«Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra. fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5, 6).

E scrivendo agli ebrei dichiara:

«Il matrimonio sia rispettato da tutti e sia il talamo in­contaminato. I fornicatori e gli adulteri saranno giudi­cati da Dio» (Eb 13, 4).

Quindi e sia detto una volta per tutte, l'unione fisica del­l'uomo e della donna è lecita e doverosa e santificata da Dio perché voluta da Lui, per la procreazione e per la manifesta­zione dell'amore reciproco; solo nel matrimonio: ogni eser­cizio della sessualità fuori di esso è contaminazione e di­sordine morale, ossia peccato!

Infine la contaminazione del «talamo» cioè del letto nu­ziale, indica tutti quegli atti disonesti che nel matrimonio si possono compiere e in essi, oltre all'unione contro natura, citando le parole di S. Pa­olo che l'indica come peccato di sodomia (essendo stata distrutta da Dio la città di Sodoma, proprio per questo pec­cato!); si possono includere tutti quegli espedienti messi in atto per non avere figli.

In passato, il problema della limitazione delle nascite non esisteva: la mancanza di fecondità era anzi causa di ver­gogna.

Oggi questo problema esiste e non sempre per gravi ra­gioni economiche o di salute, ma molto spesso per ragioni egoistiche e puramente edonistiche.

Là dove le ragioni gravi ci sono, la Chiesa consente l'uso dei «metodi naturali per la limitazione delle nascite» che però comportano continenza periodica.

È tale continenza che da molti non viene accettata, per cui le nascite vengono impedite mediante contraccettivi meccanici, chimici o farmacologici, come la pillola, o addi­rittura l'aborto.

Ebbene, se l'aborto cade sotto il 5° comandamento, gli altri espedienti sono vietati dalla Chiesa, perché oltre a contravvenire al disegno di Dio che volle l'atto coniugale per la procreazione, sono lesivi per la salute della donna.

L'essere umano e in questo caso la donna, non ha il di­ritto di danneggiare il suo corpo. Come il suicidio è un peccato assai grave, così sono gravi le lesioni che un indivi­duo può o vuole provocare su di sé. La pillola contraccettiva non è senza danno e sono molte e talvolta assai gravi le controindicazioni all'uso di essa.

Una donna che pratichi dei metodi contraccettivi solo per concedersi delle libertà sessuali che non la vincolano alla responsabilità che il matrimonio comporta, non può rite­nersi esente da colpa.

I peccati veniali. Quali sono? La parola «venia» vuol dire perdono.

Il peccato veniale è quindi un peccato non grave, come una piccola pigrizia, un atto di impazienza, una parola dura detta per insofferenza di qualcuno o di qualcosa, una bugia detta per scusarsi, delle parole inutili dette per vanità, dei piccoli atti di gola, delle negligenze nel fare il proprio do­vere, delle letture che possono turbare, il perdere tempo davanti a spettacoli televisivi che non recano alcun giova­mento all'anima, il dar retta a pettegolezzi, il rallegrarsi delle miserie altrui. Questi peccati sono come uno spesso strato di polvere sopra un cristallo: ne offuscano la lucentez­za. Piccole gelosie, piccole invidie, ambizioncelle, tutto que­sto tiene lontano il Signore. La confessione frequente di queste miserie, è necessaria perché il cristallo dell'anima rispecchi il volto di Dio.

E nel nome del Signore concludiamo questo scritto, in­vocando la Sua benedizione affinché chi lo legge desideri di conoscere di più il suo Dio per amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze. A Lui rendiamo grazie ora e sempre!

Tratto da: “L’Inferno esiste, fratello!”