L’AMICIZIA

Dal Catechismo della Chiesa cattolica, numero 2347

"La virtù della castità si dispiega nell'amicizia. Indica al discepolo come seguire ed imitare colui che ci ha scelti come suoi amici, [Cf Gv 15,15] si è totalmente donato a noi e ci rende partecipi della sua condizione divina. La castità è promessa di immortalità. La castità si esprime particolarmente nell'amicizia per il prossimo. Coltivata tra persone del medesimo sesso o di sesso diverso, l'amicizia costituisce un gran bene per tutti. Conduce alla comunione spirituale".

 

Esiste il dovere di aprirsi all'amicizia, cioè a volere un amico e ad essere un amico, nono­stante le non poche, necessarie precauzioni e le ben possibili delusio­ni, essendo essa pur sem­pre un bisogno del cuore e un esercizio di virtù.

Ma non potendo tutti essere amici o per inca­pacità o per indegnità, si impone l'obbligo di saper scegliere l'amico, e di interrogarsi se si han­no le richieste qualità per essere un amico.

E poiché questa scelta non è facile e questo interrogatorio a se stesso è ancor meno facile, si deve ricorrere specialmente nell'età giovanile, all'esperto che può consigliare il meglio da farsi, non potendo l'amicizia essere ridotta a un miscuglio di interes­si o a un mero scambio di uffici con­venzionali.

«Perché due siano perfetti amici, è necessario che si attraggano e che si respingano continuamente da qualche lato; che abbiamo ingegno di medesi­ma forza, ma di specie diversa; abbia­mo opinioni discordi e principi con­cordi, odi e amori differenti ma con la medesima sensibilità, umori ma incli­nazioni conformi, grandi contrapposi­zioni nell'indole e grandi armonie nel cuore» (Chateaubriand).

Ne sono esempio Rosmini e Man­zoni. Diceva Rosmini dell'amico Man­zoni: «È il poeta del mio cuore» e dice­va Manzoni dell'amico Rosmini: «È il filosofo della mia mente».

Per riconoscersi adatto all'amicizia bisogna ritrovare in se stesso le virtù occorrenti, in particolare la religiosità, l'onestà, la fiducia, la costanza, la fedeltà, perché la vera amicizia è pos­sibile solo ai virtuosi.

L'amicizia non esclude un certo interesse materiale come contraccam­bio di ciò che si dà all'altro, ma tale inte­resse dev'essere la conseguenza del rapporto amichevole, e non lo scopo. Rientra nella natura dell'amicizia il carattere della reciprocità, ossia il dare e il ricevere, amando ed essendo ama­to, facendo del bene e ricevendone. Non si può pretendere di non esigere in qualche modo una contropartita, che si ha del resto più per istinto che per cal­colo. Ne può fare a meno con puro e perfetto altruismo soltanto il buon Dio che non ha bisogno di nulla, non toglie niente a nessuno, può dare senza rice­vere e, se riceve, ottiene ciò che prima ha dato; ma nelle cose umane ognuno ha bisogno dell'altro, prima o poi, più o meno.

È permesso coltivare un'amicizia non proprio raccomandabile finché c'è speranza di renderla buona; ma biso­gna troncarla se ad un certo momento si rivela incorreggibilmente cattiva.

Non si raccomanda mai abbastanza l'attenzione a non guastare la buona amicizia già avviata, potendo essa sen­tirsi ferita anche «dalla piega di un petalo di rosa» (Chamfort). L'esperienza comune ripete anche oggi con San Girolamo: «Un amico si cerca lungamente, si trova difficilmen­te, si perde facilmente».

Non è segno di vera amicizia chiedere con­cessioni disoneste. Biso­gna in tal caso reagire con la prontezza di Fran­cesco I re di Francia che rispondeva al re d'In­ghilterra tendente a sepa­rarlo dalla Chiesa Roma­na: «Io sono vostro ami­co, ma fino all'altare».

L'amicizia con perso­na dell'altro sesso non è possibile in senso stretto e pieno, per evidenti ragioni di natura, di for­mazione, di uffici e di strutture sociali. Le ecce­zioni ci sono state, ma al costoso prez­zo di una padronanza dei sensi che è di pochissimi, per esempio dei Santi: di Francesco d'Assisi e di Chiara, di Fran­cesco di Sales e di Giovanna Francesca di Chantal, di Giovanni della Croce e di Teresa d'Avila. Se è necessario Dio come buon terzo tra uomo e uomo o tra donna e donna, tanto più è indispensa­bile tra uomo e donna.

L'amicizia vuol essere soprattutto, spirituale, fatta cioè di consigli, con­forti, correzioni, lodi, idealità; ma non esclude le dimostrazioni materiali, qua­li il ricambio di denaro e di oggetti, e le manifestazioni sensibili, come abbrac­ci e baci, fermo restando in questo caso l'obbligo di respingere i moti cattivi che potessero derivarne.

Soprattutto la vera amicizia esclu­de drasticamente il rapporto genitale, che ripugna intrinsecamente all'assen­za e al fine primario dell'atto sessuale quale è voluto dal Creatore, si oppone al precetto della Bibbia e all'insegna­mento della Chiesa, essendo lussuria contro natura. L'omosessualità è abo­minevole.

Commentato da Don Pasquale Casillo