L’AMICIZIA
"La virtù
della castità si dispiega nell'amicizia. Indica al discepolo come seguire ed
imitare colui che ci ha scelti come suoi amici, [Cf Gv 15,15] si è totalmente
donato a noi e ci rende partecipi della sua condizione divina. La castità è
promessa di immortalità. La castità si esprime particolarmente nell'amicizia
per il prossimo. Coltivata tra persone del medesimo sesso o di sesso diverso,
l'amicizia costituisce un gran bene per tutti. Conduce alla comunione
spirituale".
Esiste il
dovere di aprirsi all'amicizia, cioè a volere un amico e ad essere un amico,
nonostante le non poche, necessarie precauzioni e le ben possibili delusioni,
essendo essa pur sempre un bisogno del cuore e un esercizio di virtù.
Ma non potendo tutti essere amici o per incapacità o per indegnità, si impone l'obbligo di saper scegliere l'amico, e di interrogarsi se si hanno le richieste qualità per essere un amico.
E
poiché questa scelta non è facile e questo interrogatorio a se stesso è ancor
meno facile, si deve ricorrere specialmente nell'età giovanile, all'esperto che
può consigliare il meglio da farsi, non potendo l'amicizia essere ridotta a un
miscuglio di interessi o a un mero scambio di uffici convenzionali.
«Perché
due siano perfetti amici, è necessario che si attraggano e che si respingano
continuamente da qualche lato; che abbiamo ingegno di medesima forza, ma di
specie diversa; abbiamo opinioni discordi e principi concordi, odi e amori
differenti ma con la medesima sensibilità, umori ma inclinazioni conformi,
grandi contrapposizioni nell'indole e grandi armonie nel cuore» (Chateaubriand).
Ne
sono esempio Rosmini e Manzoni. Diceva Rosmini dell'amico Manzoni: «È il
poeta del mio cuore» e diceva Manzoni dell'amico Rosmini: «È il filosofo
della mia mente».
Per
riconoscersi adatto all'amicizia bisogna ritrovare in se stesso le virtù
occorrenti, in particolare la religiosità, l'onestà, la fiducia, la costanza,
la fedeltà, perché la vera amicizia è possibile solo ai virtuosi.
L'amicizia
non esclude un certo interesse materiale come contraccambio di ciò che si dà
all'altro, ma tale interesse dev'essere la conseguenza del rapporto
amichevole, e non lo scopo. Rientra nella natura dell'amicizia il carattere
della reciprocità, ossia il dare e il ricevere, amando ed essendo amato,
facendo del bene e ricevendone. Non si può pretendere di non esigere in qualche
modo una contropartita, che si ha del resto più per istinto che per calcolo.
Ne può fare a meno con puro e perfetto altruismo soltanto il buon Dio che non
ha bisogno di nulla, non toglie niente a nessuno, può dare senza ricevere e,
se riceve, ottiene ciò che prima ha dato; ma nelle cose umane ognuno ha bisogno
dell'altro, prima o poi, più o meno.
È
permesso coltivare un'amicizia non proprio raccomandabile finché c'è speranza
di renderla buona; ma bisogna troncarla se ad un certo momento si rivela
incorreggibilmente cattiva.
Non
si raccomanda mai abbastanza l'attenzione a non guastare la buona amicizia già
avviata, potendo essa sentirsi ferita anche «dalla piega di un petalo di rosa»
(Chamfort). L'esperienza comune ripete anche oggi con San Girolamo: «Un amico
si cerca lungamente, si trova difficilmente, si perde facilmente».
Non
è segno di vera amicizia chiedere concessioni disoneste. Bisogna in tal
caso reagire con la prontezza di Francesco I re di Francia che rispondeva al
re d'Inghilterra tendente a separarlo dalla Chiesa Romana: «Io sono
vostro amico, ma fino all'altare».
L'amicizia
con persona dell'altro sesso non è possibile in senso stretto e pieno, per
evidenti ragioni di natura, di formazione, di uffici e di strutture sociali.
Le eccezioni ci sono state, ma al costoso prezzo di una padronanza dei sensi
che è di pochissimi, per esempio dei Santi: di Francesco d'Assisi e di Chiara,
di Francesco di Sales e di Giovanna Francesca di Chantal, di Giovanni della
Croce e di Teresa d'Avila. Se è necessario Dio come buon terzo tra uomo e uomo
o tra donna e donna, tanto più è indispensabile tra uomo e donna.
L'amicizia
vuol essere soprattutto, spirituale, fatta cioè di consigli, conforti,
correzioni, lodi, idealità; ma non esclude le dimostrazioni materiali, quali
il ricambio di denaro e di oggetti, e le manifestazioni sensibili, come abbracci
e baci, fermo restando in questo caso l'obbligo di respingere i moti cattivi che
potessero derivarne.
Soprattutto
la vera amicizia esclude drasticamente il rapporto genitale, che ripugna
intrinsecamente all'assenza e al fine primario dell'atto sessuale quale è
voluto dal Creatore, si oppone al precetto della Bibbia e all'insegnamento
della Chiesa, essendo lussuria contro natura. L'omosessualità è abominevole.