INDIA
I
NUOVI MARTIRI
"Il
mio cuore è pieno di gratitudine perché Dio ha salvato la mia vita. Ma altri
sono stati tagliati a pezzi; altri bruciati vivi... È umano tutto questo? Non
è un attentato alla vita?"
Padre
Bernard Dighal, economo della diocesi di Bhubaneshwar, ha subito violenze e
pestaggi per ore ad opera dei fondamentalisti indù; per una notte intera è
rimasto senza conoscenza e seminudo nella foresta, finché non è stato ritrovato
dal suo autista.
"Ero
in visita alle parrocchie del distretto di Kandhamal proprio il 23 agosto,
quando Swami Laxamananda Saraswati e 4 suoi adepti sono stati uccisi dai
maoisti - racconta -. Il 25 agosto il Vhp (Vishwa Hindu Parishad) e altri gruppi
radicali del Sangh Parivar hanno deciso uno sciopero dall'alba al tramonto, raccogliendo
migliaia di persone. Il 25 agosto era andato a trovare padre Alexander
Chandi, nella parrocchia di Sankrakhol. Una folla di indù ha attaccato la
chiesa e l'ha incendiata. Sentivamo la folla da lontano arrivare gridando slogan
violenti, accuse contro il cristianesimo... Temendo per la nostra vita, siamo
fuggiti nella foresta. Gli estremisti hanno bruciato anche la mia aiuto.
Mentre padre Alexander è rimasto nella foresta, io mi sono mosso per andare da
alcuni miei parenti nelle vicinanze. Ho camminato almeno 15 km. Ma ho
incontrato gli estremisti che mi hanno picchiato con sbarre di ferro e grosse
pietre. Non so per quanto tempo perché ho perso coscienza. Il mio autista mi ha
trovato il giorno dopo e mi ha portato in ospedale. Solo lì ho ripreso
coscienza".
La
causa che lo scorso 25 agosto ha scatenato la ritorsione dei fondamentalisti
contro i cattolici è l'assassinio del guru indù Swami Laxanananda Saraswati,
violento oppositore delle attività missionarie. Dell'omicidio sono stati accusati
i cristiani ma gli autori fanno parte di una tra le comunità tribali più povere,
i naxaliti maoisti. Nello Stato delI'Orissa i fondamentalisti indù hanno
massacrato interi villaggi, distruggendo chiese cattoliche e protestanti,
conventi e istituti sociali. Migliaia di cristiani, fuggiti al massacro si
sono rifugiati nelle foreste vicine o nei rifugi, terrorizzati e senza beni di
prima necessità. Uomini, donne e bambini torturati. La maggior parte delle
volte la polizia è rimasta muta spettatrice. Le autorità locali appaiono
compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la
volontà di fermare le violenze. Il governo dell'Orissa, in un documento consegnato
alla Corte Suprema indiana ha garantito che la guerriglia religiosa contro i
cristiani è sotto controllo, mentre in realtà ha proibito ogni ingresso nel distretto
di Kandhamal e rimanda le elezioni amministrative. Le violenze contro i
cristiani continuano. I rifugiati vorrebbero tornare nelle proprie case perché
i fondamentalisti indù hanno preso d'assalto i campi profughi intimando loro
di riconvertirsi all'induismo. Ma chi decide di tornare a casa teme le violenze
che potrebbero ripetersi ancora.
Gli
estremisti indù mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più
estremo.
L'Orissa
è uno degli Stati più sottosviluppati del nord-est indiano e il quaranta
per cento della popolazione è costituita da fuoricasta o intoccabili. È anche
il territorio in cui, ultimamente, grazie alla presenza di missionari
cristiani, si è registrato un gran numero di conversioni al cristianesimo.
Conversioni che hanno portato mutamenti sociali e progresso socioeconomico per
caste tradizionalmente sottomesse e umili come i Dalit o paria, ma anche tra i
tribali, molti dei quali sono diventati cristiani. Ricevendo un'educazione di
base dai missionari, sia i tribali che i Dalit sono divenuti più consapevoli
delle proprie capacità e non più disponibili ad essere usati come
manodopera a basso costo per l'agricoltura. È aumentato lo sviluppo sociale
delle caste inferiori e si è diffusa la voglia di uguaglianza. I nuovi
sentimenti di dignità hanno dato alla gente il coraggio di protestare contro lo
sfruttamento e l'oppressione.
Da
qui l'astio contro i missionari che hanno promosso lo sviluppo e la dignità di
Tribali e Dalit. Agli occhi dei fondamentalisti indù il cristianesimo è
diventato una minaccia alla sopravvivenza di quella forma di schiavitù che è
il sistema delle caste, difeso con forza dai gruppi nazionalisti indù.
L'induismo
è l'unica religione secondo la quale non c'è eguaglianza tra gli esseri
umani alla nascita. Non fa proselitismo e considera le conversioni come
un'aggressione.
Così
i fondamentalisti giustificano e fomentano la loro persecuzione contro i
cristiani. E da circa dieci anni sono iniziate le violenze.
Il
cristianesimo viene presentato come una minaccia anche da chi deve guidare il
Paese, come Rajnath Singh, leader del partito nazionalista indù Bjp (Baratiya
Janata Party). Sostiene che per l'identità dell'India le conversioni sono il
pericolo più grande perché rischiano di cambiare gli equilibri demografici
del Paese. Secondo Singh i missionari cristiani, usando come
"copertura" le loro opere sociali, convertono i poveri di tutta
l'India col pericolo che gli indù diventino una minoranza in meno di
cinquant'anni. Oggi la religione indù è la più numerosa al mondo con un
miliardo di fedeli. Parole pericolose che in zone dove governano le forze
dell'integralismo, diventano legge, come è successo in Orissa dove governa
una coalizione sostenuta da un partito fondamentalista indù, il Bharatiya
Janata Party. Qui la totale mancanza di rispetto della legge e dell'ordine in
questi drammatici giorni, dà l'impressione che le autorità dello stato, per
motivi politici, siano conniventi con i fondamentalisti. Il timore è che l'Orissa
scivoli verso un sistema simile a quello del Gujiarat, divenuto luogo di
massacri e laboratorio dell'induismo. Nello Stato del Gujarat è stata
promulgata una legge anti-conversione secondo la quale chiunque voglia
cambiare credo o convertire un'altra persona alla propria religione, ha
l'obbligo di ottenere un permesso speciale dal magistrato distrettuale,
altrimenti può essere punito anche con quattro anni di carcere se il
convertito è un soggetto ritenuto debole, come i membri delle caste inferiori.
Nel 2007 nel Karnataka, la polizia ha arrestato 22 missionari cristiani accusandoli
di avere "invitato un villaggio a convertirsi per avere una vita più felice".
Anche l'Orissa ha una legge anticonversione fin dal 1967.
Perle
leggi anticonversione la missione cristiana di servire i poveri e gli emarginati
diviene un mezzo fraudolento e persuasivo per spingere alla conversione.
Conversione che appare una minaccia anche a quella società indiana più
intransigente, come i bramini o la piccola aristocrazia rurale impoveriti dalla
modernizzazione, che contribuiscono a formare un tessuto di opposizione ai
cambiamenti sociali, e che vedono farsi troppo sottile la distanza sociale
tra loro e le caste inferiori.
Politicamente
questo è servito ai partiti di opposizione per attaccare il governo del
Congresso retto da Sonia Gandhi, di origine italiana. Infatti il leader Rss (Rashtriya
Swayamsevak Sangh) Madan Das ha sostenuto che le attività missionarie sono in
aumento da quando lei è al potere.
Pensare
che fu proprio il Mahatma, Gandhi, profeta della non violenza e padre
dell'indipendenza indiana, la prima vittima dell'integralismo indù e oggi
l'India, basata sulla tolleranza e sulla democrazia sembra tradire i suoi
insegnamenti: costruire un Paese laico e aperto a tutte le religioni, con
l'eliminazione delle caste e per dare una nuova dignità ai Dalit, da lui
definiti harijian "figli di Dio".
Invece,
partiti come il nazionalista Vhp, molto vicino al nazismo, vogliono eliminare
dall'India cristiani, musulmani o altre minoranze religiose, distorcendo lo
spirito dell'India, da sempre luogo d'incontro e di integrazione di culture e
religioni.
I
cristiani dell'India sono massacrati, mentre i governi mondiali, tranne qualche
sparuta voce, tacciono. Anche molte associazioni, sorte spesso a difesa di
minoranze o specie in estinzione, hanno preferito tacere. "La Chiesa è
violentata e beffeggiata. Questo è ancora il tempo dei martiri per la
Chiesa", ha detto monsignor Fisichella, presidente della Pontificia
Accademia per la Vita nonché rettore della Pontificia Università Lateranense.
La civiltà occidentale, In particolare l'Europa non rispetta le proprie radici
culturali e storiche che sono quelle cristiane, ha detto. Così impassibilmente
si assiste ad episodi di violenza e intolleranza inaudite. "I cristiani
dovrebbero formare un corpo solo, la persecuzione e la morte di altri nostri
fratelli è un problema che ci tocca in prima persona, è come se fossimo
martirizzati noi stessi", ha detto Monsignor Fisichella.
In
India diversi leader religiosi sono intervenuti per raccogliere le forze intorno
ai valori umani della fratellanza. Padre Augustine Kanjamala, verbita, professore
all'università indiana di Mumbai, ha lanciato un appello alle Chiese di tutto
il mondo perché esprimano la loro protesta verso l'India rimasta "inattiva"
di fronte alle violenze contro i cristiani.
A
Ranchi (Jharkhand), il cardinale Thelesphore Toppo, ha radunato oltre 6 mila
persone di tutte le religioni, con preghiere e letture tratte dai diversi libri
sacri: indù, sikh, musulmani, Sarna (religioni tribali), protestanti e cattolici.
Lo stesso è successo a Mumbai, dove il cardinale Oswald Gracias ha radunato
persone di diverse religioni per respingere gli attacchi contro i cristiani
dell'Orissa, sottolineando che "Ia popolazione indù in generale non
sostiene le atrocità scatenate dai radicali dell'Orissa". Anche il Papa
ha lanciato il suo grido di dolore per i massacri.
In
India le caste principali sono quattro, ma si sono aggiunte nel tempo
innumerevoli sottocaste, che rendono le regole sociali indiane estremamente
complicate.
Le
caste principali sono i Brahmana, sacerdoti ed insegnanti, i Kshatrya, re,
guerrieri ed amministratori, i Vaishya, agricoltori, mercanti, uomini d'affari e
i Shudra, servitori ed operai. Al di fuori di queste caste vi sono i cosiddetti
Paria, gli intoccabili.
Sono
circa 160 milioni i Dalit, noti come intoccabili o fuoricasta, che occupano
la posizione più bassa nel sistema delle caste.
Per
intoccabilità si intende che sono esseri altamente contaminanti, segnati da
un'impurità permanente per i membri delle caste superiori, cui è vietato ogni
contatto fisico con loro, mangiare alla stessa tavola o bere alle stesse acque
- pozzi, rubinetti, fontane pubbliche - o l'accesso ai templi e la partecipazione
alle cerimonie religiose.
Gli
intoccabili svolgono i lavori più umili e impuri: spazzino, conciatore,
spurgatore di fogne, addetto alla cremazione dei cadaveri, bracciante agricolo,
e a volte, vero e proprio schiavo. Vivono in estrema povertà, precarietà
igienico-sanitaria e diffusa ignoranza. E sono disprezzati dalle caste superiori
oltre a subire frequenti maltrattamenti e atrocità.
Il
7% degli indiani e un quarto della popolazione dell'Orissa appartengono o
hanno origine da popolazioni tribali precedenti all'arrivo degli Ari (da cui
la razza ariana), circa 3000 anni fa. Da qui il termine tribali.
Non
è certa la loro origine. Di sicuro appartengono a gruppi diversi per
provenienza, caratteristiche fisiche e ceppi linguistici. Sono i discendenti
degli abitanti originari dell'India. Nomadi o stanziali, hanno rifiutato l'integrazione
per millenni, pur esercitando un interscambio con le popolazioni indù, che
ha portato ad influenze reciproche. Ma se alcune tribù sono state ormai
trasformate linguisticamente e culturalmente, altre sono rimaste più isolate
e sono riuscite a mantenere i propri valori e le antiche tradizioni. Le
popolazioni tribali sono comunità con forte senso di appartenenza o di 'clan',
dedite a culti animisti, con precisi rituali e tabù. Al centro dei loro
villaggi, costituiti in genere da due file di case di fango che si
fronteggiano, vi è l'altare della Madre Terra, o un totem dei clan, o dei
megaliti eretti in ricordo degli antenati.
Un
crescendo di attentati
L'eccidio
dell'Orissa è solo l'ultimo episodio di una catena di rappresaglie.
Già
nel gennaio 1999 il
missionario australiano Graham Staines e i due figli furono arsi vivi da una
folla guidata da Dara Singh, poi condannato nel 2003.
Il
17 marzo 2006 è stato
assassinato padre Eusebio Ferrao, parroco di Goa, l'ex colonia portoghese che fu
evangelizzata da San Francesco Saverio. Goa, ancora segnata dall'impronta barocca
del Portogallo, è stata a lungo un modello di convivenza tra le comunítà
religiose.
Nel
2007 altre violenze ci
sono state a Udaipur nel Rajasthan, dove un sacerdote cattolico è stato
pestato, minacciato dì morte e cacciato da una folla di integralisti índù,
e nel Karnataka dove il carmelitano Sylvester Pereira e tre fedeli sono stati
aggrediti mentre erano in un ospedale.
Nell'Himachal Pradesh una squadra dell'Rss
(formazione paramilitare di impronta fascista dei nazionalisti indù) ha
torturato e rasato a zero due missionari cristiani, poi li ha immersi nel
Gange scimmiottando così una loro conversione all'induismo.
Il
24 dicembre 2007, mentre
i cristiani si preparavano a celebrare la nascita di Gesù, Swami Laxmanananda
Saraswati, membro di un'organizzazione fondamentalista indù Vhp e i suoi
seguaci, hanno attaccato e distrutto molte chiese e cappelle, ferendo e
lasciando senza casa un gran numero di cristiani nel distretto di Kadhamal in
Orissa.
Il
23 agosto 2008, quando
il gruppo fondamentalista e la comunità indù si preparavano a festeggiare la
nascita di Krishna (Janmashtami), nell'ashram di Jalespata, lo Swami e alcuni
suoi accoliti sono stati assassinati da un gruppo di tribali rivoluzionari
maoisti. L'attacco era premeditato: lo Swami era stato avvertito e
minacciato e le autorità del governo lo sapevano. Una tivù locale ha affermato
che gli assassini hanno lasciato un biglietto sulla scena del delitto, in
cui si diceva che l'uccisione era una vendetta per gli attacchi di dicembre
contro i cristiani. Gli indù hanno subito accusato la Chiesa di aver progettato
l'uccisione del loro leader, dicendo che il governo tentava di dare spiegazioni
usando la pista maoista.
Il
25 agosto iniziano
attacchi simultanei a 35 centri cristiani dell'Orissa evidenziando un piano
organizzato con attacchi diretti contro í cristiani e le loro istituzioni. La
folla furiosa, cercando vendetta per l'assassinio del proprio Guru, distrugge
con una bomba il centro pastorale di Bhubaneshwar. Un prete e una suora che vi
lavoravano vengono picchiati, denudati e fatti sfilare in pubblico per
vergogna. Altri 4 sacerdoti sono stati percossi in modo pesante e uno di loro
finisce in condizioni critiche nell'ospedale di Sambalpur, con ferite e
ustioni gravi.
A
Burgarh, un orfanotrofio tenuto da cristiani viene distrutto e una ragazza
cooperatrice, Rajni Maji vi è arsa viva. Chiese, cappelle, conventi, ospedali,
dispensari, veicoli vengono distrutti. Alcune suore avvertite in tempo riescono
a fuggire nella jungla o nel vicino stato di Chhattisgar. Alcuni laici hanno
perso la vita, mentre migliaia sono fuggiti nelle foreste e almeno 200 case sono
state incendiate. I radicali indù hanno perfino sfidato il coprifuoco
imponendo il loro sciopero in tutto lo Stato, mettendo il governo in ginocchio.
Nelle città il rapido intervento della polizia ha evitato la distruzione,
ma nelle aree rurali non è arrivata in tempo per la mancanza di strade o
perché le strade erano bloccate da alberi abbattuti dai gruppi radicali. Il 26
agosto, nel villaggio di Tingia, tre persone muoiono per gli incendi appiccati
alle loro abitazioni. Una folla prende di mira il villaggio di Badimunda; nel
distretto di Kandhamal: la locale chiesa e cinque case sono date alle fiamme.
I due missionari, un verbita e un gesuita, padre Simon Laksa e padre Xavier
Tirkey, sequestrati lunedì 25 riescono a fuggire e a mettersi in salvo dopo
essere stati denudati e picchiati. Le autorità di governo impongono il
coprifuoco e danno l'ordine di sparare a vista. Scontri a fuoco fra fondamentalisti
indù e forze dell'ordine, nei pressi del villaggio di Barakhama, con quattro
morti.
Il
primo settembre sono
distrutte e bruciate la chiesa battista a Durgaprasad, la chiesa cattolica di
Chadiapally, le chiese cattolica e battista di Balligada, la chiesa cattolica
e la casa parrocchiale di Mondasore (una costruzione artistica di oltre un
secolo). Distrutte e incendiate 2 case a Raikia; 50 a Balligada; 3 case di
cristiani a Kakadabadi; altre 35 a Tikabali (Beheragano); 5 a Chakapad; una a
G.Udayagir. La maggior parte dei cristiani fugge nella foresta.
Il
2 settembre nella
diocesi di Bhubaneshwar sono assalite, razziate e demolite la Chiesa
cattolica di Padunbadi e quella del villaggio di Kakadabadi. I
Il
5 settembre -
anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta - quattro suore di Madre
Teresa sono state aggredite da attivisti del Bajrang nella stazione ferroviaria
di Durgh (Chhattisgarh), dove i radicali indù le hanno costrette con la forza a
scendere dal treno, consegnandole agli agenti di polizia, accusandole di
aver sequestrato e convertito i lattanti. I bambini erano stati messi nell'ospedale
governativo sotto la custodia della polizia.
Nei giorni seguenti le suore hanno sporto una
denuncia alla polizia, presentando tutti i documenti dei bambini. Dopo un
attento controllo, i documenti sono stati dichiarati validi e autentici. Per
questo i bambini sono stati i affidati di nuovo ancora alle cure delle suore. Il
ritorno dei bambini alle suore e il fallimento delle loro accuse, ha frustrato i
membri radicali: la Sangh Parivar - una formazione che raduna diversi gruppi di
nazionalisti e estremisti indù - ha deciso di fare una manifestazione di
protesta contro il traffico di bambini organizzato dalle suore di Madre i
Teresa".
La
notte dell'11 settembre
alcune famiglie cristiane sono state assaltate da i gruppi di fanatici. Le
persone si sono salvate, ma le case e i beni personali sono andati perduti.