INCREDULITA’
CAUSE
DELL'INCREDULITÀ. - S.
Giovanni ci ha svelato fino dai suoi tempi le cause - e sono le stesse anche
oggi dì - per cui tanta parte di mondo, anche battezzato, è incredula. «Gesù,
il Verbo di Dio, è la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo
mondo, dice l'apostolo; Egli era nel mondo ed il mondo è stato fatto per mezzo
di lui, ma il mondo non lo conobbe» (IOANN. I, 9-10). Il mondo si è rifiutato
e tuttavia si rifiuta di accogliere, conoscere e ascoltare Gesù Cristo. Ecco in
una parola e, diremo, in germe, le cause tutte dell'incredulità e antica e
moderna. Gesù Cristo poi, oltre al confermare con la sua autorità la sentenza
dell'apostolo, ci ha posti su le tracce per scoprire le ragioni di questo
trattamento a lui fatto dal mondo, in varie occorrenze nelle quali ebbe a
folgorare l'incredulità dei suoi contemporanei e connazionali. «Voi siete
increduli, diceva loro, perché non siete del numero delle mie pecorelle. Queste
odono la mia voce ed io le conosco ed essi mi tengono dietro» (IOANN. X,
26-27)., Quasi che loro apertamente dicesse: Voi non siete credenti, non siete
dei miei, perché non mi volete conoscere; e vi rifiutate di conoscermi, perché
non volete seguirmi. Questo poi vi pare la più dura e insopportabile e
impossibile cosa del mondo, perché attaccati, come ostriche allo scoglio, al
vostro orgoglio, alla vostra invidia, al vostro odio, alla vostra avarizia, alla
vostra gelosia, alla vostra lascivia, amate meglio chiudere volontariamente gli
occhi su le mie opere, turarvi le orecchie alle mie parole, anziché vedervi
obbligati a cessare da quei vizi che tanto amate. «Sapete voi, diceva ad essi
un'altra volta, perché non intendete il mio linguaggio? E perché non potete
sopportare i miei avvisi. Ah! voi siete figli del diavolo e volete adempire i
desideri del padre vostro» (IOANN. VIII, 43-44). «Quei disgraziati, osserva S.
Agostino, non potevano intendere, perché se avessero inteso e creduto, si
sarebbero dovuti correggere ed emendare (Homil. in Ioann.)»; ma questo
appunto essi non volevano fare, secondo quel detto dei salmi; «Non volle
intendere per timore di dover fare il bene» (Psalm. XXXV, 3). «Io sono
la via, la verità e la vita», disse anche il divin Redentore (IOANN. XIV, 6).
«Io sono la luce del mondo; chi viene dietro di me, non cammina nelle tenebre,
ma godrà la luce della vita» (IOANN. VIII, 12). Ora molti non vogliono seguire
Gesù Cristo, lo rinnegano nei loro difetti e nelle orazioni; non vi è dunque
in essi né via, né verità, né luce; perciò che meraviglia se l'incredulità
si impossessa del loro spirito e del loro cuore? Oggidì, come ai tempi di Gesù
Cristo, l'incredulo vuol essere e rimanere incredulo... Stringete pur loro i
panni addosso con vigorosi argomenti, con luminosi fatti, non verrete mai a capo
di nulla. E proprio il caso di ripetere con Gesù Cristo: «Venne Giovanni che
non mangiava e non beveva ed essi lo chiamarono un indemoniato; venne il
Figliuolo dell'uomo che mangia e beve ed essi lo accusano come ghiottone, amico
dei pubblicani e dei peccatori» (MATTH. XI, 18-19). Si persevera
nell’incredulità volgendo tutto a male, incolpando ora la legge, ora la
religione, ora quelli che sono mandati per istruire e illuminare. Si nega quello
che si ignora, si dimentica quello che si è imparato; si mette in canzone quel
po' di bene che viene talora, senza volerlo, alla memoria. Poveri disgraziati!
Ad essi si adattano, quelle minacce del Salvatore: «Guai a te, Corozain! Guai a
te, Cafarnao! perché se in Tiro ed in Sidone io avessi operato i prodigi che ho
fatto in voi, esse già si sarebbero convertite e avrebbero fatto penitenza
nella cenere e nel cilicio. Perciò vi dò parola che meno severa punizione
toccherà a Tiro e a Sidone, che non a voi, nel giorno del giudizio» (MATTH.
21-22).
EFFETTI
DELL'INCREDULITÀ: 1°
l'accecamento. - Il primo effetto dell'incredulità è
l'accecamento spirituale. Come i ciechi non vedono nemmeno la luce del sole, così
gli increduli non vedono né Dio, né i loro doveri, né l’infelice stato
della loro anima. Ciò non di meno la luce di Dio splende in mezzo alle tenebre
stesse dell'incredulità, per mezzo della luce della ragione..., della voce
delle creature animate, intelligenti e brute..., della legge antica..., della
legge nuova..., dei dottori..., dei predicatori..., dei miracoli..., dei
monumenti..., della Chiesa..., delle sante ispirazioni..., dei rimorsi..., della
bellezza della virtù..., delle laidezze del vizio..., delle vite dei santi...,
ecc. O increduli, volete voi vedere e conoscere? credete. La luce non sta e non
può stare con le tenebre; ora essendo l'incredulità fitta tenebra, come ci
vedrete voi, rimanendo in essa? Solo Gesù Cristo, e nessun altro fuori di lui,
è la vera luce, la luce incerata. - Luce per la sua dottrina, luce per la sua
grazia la quale illumina più chiaramente l'anima che non il sole la terra; luce
per la verità del suo essere, del suo spirito, delle sue parole, delle sue
opere; luce universale che rischiara ogni persona che viene su questa terra, per
quanto è in sé, e tanto quanto basta perché il cieco incredulo sia senza
scusa. Se gl'increduli non sono illuminati, la colpa è tutta loro; essi non
sentono e non intendono nulla, ma è forse Iddio l'autore di questa terribile
disgrazia? No: essi medesimi ne sono la causa, perché non vogliono né vedere,
né udire, né comprendere. La condizione degli increduli odierni è, rispetto a
Gesù Cristo ed alla religione, quella medesima in cui erano e rimasero gli
Ebrei. Ora furono essi e sono innocenti di questa loro incredulità? No, ma
furono e sono colpevolissimi; infatti è fuori di ogni dubbio che potevano e
dovevano chiaramente conoscere e assolutamente credere che Gesù era il Messia: 1°
per i suoi miracoli, facendoli esso a questo scopo... 2° Egli ha fatto
tutti i miracoli predetti dai profeti... 3° Benché parecchi profeti e molti
santi abbiano fatto dei miracoli, nessuno però uguagliò in numero ed in
rilevanza quelli di Gesù Cristo. Inoltre i profeti e i santi non facevano
miracoli per virtù loro propria, ma per l'invocazione e la virtù di Dio;
mentre Gesù li faceva in nome e virtù e autorità propria, per quel potere che
a lui competeva come a Signore di tutte le cose. I suoi miracoli erano pubblici,
evidenti, strepitosi, numerosissimi; per operarli, gli bastava una parola, un
cenno; ne operava dappertutto ed in ogni genere. Questa potenza assoluta, questa
virtù perpetua appartengono esclusivamente a Gesù Cristo, non meno che la sua
divina morale... Dunque i Giudei dovevano riconoscerlo. La loro incredulità è
pertanto un enorme delitto e un delitto d'accecamento tutto volontario ed
ostinato. E non è questa la condotta degli increduli di tutti i tempi? Non
hanno essi da rimproverarsi il medesimo volontario accecamento? I Giudei
potevano e dovevano sapere e credere che Gesù era il Messia promesso, perché
tutto quello che era stato predetto del Messia, si vedeva realmente adempito in
Gesù. Io sono il Messia vaticinato, aveva egli tutta ragione di dire; io fo
tutto quello che di lui fu predetto, dunque io sono il Messia. Sono il Messia,
per il compiersi in me di tutte le Scrittore; sono il Messia per la mia
dottrina, la mia morale, la mia vita, le mie opere, i miei miracoli, la voce del
mio Padre, la conversione dei gentili, ecc. Io provo la mia divinità, la mia
missione; consultate le Scritture ed esse vi renderanno testimonianza di me (IOANN.
V, 39). Quello che diceva Gesù, lo ripeteva S. Pietro, predicando che di lui
fanno testimonianza tutti quanti i profeti (Act. X, 43); lo ripeteva S.
Paolo, asserendo che Gesù è il fine, il termine, il compimento, lo scopo di
tutta quanta la legge (Rom. X, 4). Chiunque legge e medita la sacra
Scrittura, trova Gesù Cristo dappertutto, chiaramente e velatamente sotto le
ombre e le figure; resta dunque che chi si ostina a non credere, sia o ignorante
o uomo di mala fede. «E perché, scrive l'Apostolo, non hanno voluto ricevere
l'amore della verità per essere salvi, Dio li abbandonerà alla potenza
dell'errore; sicché credano alla menzogna; affinché siano condannati tutti
coloro che non credettero alla verità e si acquietarono all'iniquità» (II Thess.
II, 10-11).. Accade ancora degli increduli quello che di loro già notava il
Salmista: «Essi vanno dicendo a se medesimi: Il Signore non ci vede e non saprà
quello che noi facciamo» (Psalm. XCIII, 7); e su questo errore dormono
tranquilli per tutta la vita. «Le tenebre non hanno compreso la luce» (IOANN.
I, 5), dice il Vangelo. Per l'incredulo tutto è tenebre e notte, Gesù Cristo,
la rivelazione, la Chiesa, i sacramenti, la legge, il dogma, il culto, la
morale, la preghiera, il giudizio, il paradiso, l'inferno, la santità, la
sapienza, la virtù, la grazia, la salute, ecc. Qui si adattano quelle parole di
Seneca: «A che illuderci? non è fuori di noi il male che ci rode, ma è dentro
di noi, nelle nostre viscere; difficilmente guariamo, perché non sappiamo di
essere malati (De Remed. fortuit.)». Perciò l'incredulità è
follia a un tempo e malattia quasi incurabile; come il pazzo vede e giudica ben
altrimenti dell'uomo assennato e sempre dà in fallo, così fa l'incredulo
rispetto al credente. E questo appunto il rimprovero che Gesù Cristo fece ai
discepoli di Emmaus: «O stolti, voi che andate così a rilento nel credere a
quello che dissero i profeti!» (Luc. XIV, 25). Ateniesi, disse S. Paolo,
io mi sono abbattuto, passando per questa vostra città, in un altare su cui sta
scritto: «Al Dio ignoto» (Act. XVII, 23). Ciechi increduli, non
meritate anche voi il medesimo rimprovero? Non è forse Dio una cosa a voi
affatto sconosciuta? Ve ne date pensiero? Ma come conoscerete Iddio, mentre
respingete volontariamente la fede?...
2° L'indurimento.
- L'incredulo pensa e parla come Faraone: «Chi è il Signore, perché io deva
ascoltarne la voce? Io non conosco alcun Signore» (Exod. V, 2). Ma
ricordino gl'increduli che quanto più Faraone chiudeva gli occhi, tanto più
s’induriva il suo cuore.
Per gli increduli che cercano di mascherare la loro incredulità con
l'istruzione, dicendosi pronti a credere quando fossero persuasi con argomenti
irrefutabili, si adatta quella risposta che diede Abramo al ricco dannato il
quale lo pregava di mandare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli affinché
mutassero vita, che cioè se non credevano a Mosè e ai profeti, non avrebbero
nemmeno creduto ad un morto venuto dall'altro mondo (Luc. XVI, 29-31).
L'incredulo
che si acceca volontariamente, necessariamente s'indurisce. Chi è l'indurito?
chiede S. Bernardo, e risponde: l'indurito è colui il cui cuore non si commuove
per nulla, che non si sente attratto dalla virtù, che non si lascia scuotere
dalle preghiere, che si ride delle minacce, che resiste sotto i castighi, che
dimentica i benefizi, che si burla dei pericoli, che non teme né Dio né gli
uomini. Questo è il vero carattere dell'uomo indurito (Lib. I de Consider.).
Ed è questo, soggiungiamo noi, il vero ritratto dell’incredulo.
3°
La corruzione del cuore.
- Questo terzo frutto dell’incredulità, così fu descritto dal Salmista: «Disse
l'insensato in cuor suo: Dio non esiste. Ma ecco che questi tali si sono
corrotti e divenuti abominevoli nei loro affetti; non si trova più tra loro
nemmeno uno che faccia il bene... Tutti si sono gittati fuori di strada e
caddero in dissoluzione; la loro gola è un sepolcro spalancato, con la loro
lingua ingannano, dalle labbra schizzano veleno di vipere. La loro bocca è
piena di maledizione e di fiele, i loro piedi corrono allo spargimento del
sangue. Nelle loro vie è afflizione e calamità, non conoscono la strada della
pace, non è dinanzi ai loro occhi il timor di Dio» (Psalm. XIII, 1-3).
L'incredulo ben può dire di se stesso: «Le mie piaghe si sono incancrenite a
cagione dei miei traviamenti» (Psalm. XXXVII, 5). Gli increduli sono
corrotti e carichi di delitti e sono increduli appunto perché carichi di
peccati e di corruzione. La corruzione dello spirito e del cuore genera la
incredulità e l'incredulità accresce la corruzione della mente e del cuore...
Mondate, o increduli, il vostro cuore dall'impurità, cacciate dal vostro
spirito la bestemmia e voi cesserete d essere increduli, avrete la fede...
4°
Gli increduli sono abbandonati da Dio e giudicati fin da questa vita.
- «I rami, cioè i Giudei, furono recisi a cagione della loro incredulità»
dice S. Paolo (Rom. XI, 20). Per la loro incredulità cessarono di essere
il popolo di Dio; sono divenuti pagani; Dio li ha rigettati e maledetti... Così
ugualmente tratta gli animi increduli quel Dio che vuole che si creda in lui,
che si ami e si adori... Gli increduli corrono la sorte dei reprobi, con questa
differenza, che i reprobi sono essi costretti ad allontanarsi da Dio, gli
increduli costringono Dio ad allontanarsi da loro. Ed essere abbandonato da Dio
è la somma delle disgrazie...
Del resto, l'incredulo non ha da aspettare la sua sentenza in fin di vita; egli
è già giudicato mentre ancora vive, poiché è chiarissima e perentoria la
parola di Gesù Cristo: «Chi disprezza me, e non dà orecchio alle mie parole,
ha chi lo giudica: anzi egli non credendo è già giudicato» (IOANN. XII,
18) - Qui non credit, iam iudicatus est (IOANN. III,
18). E quello che qui Gesù Cristo dice di se stesso, lo aveva già detto Dio,
nell'antica legge, di ogni uomo che parlasse in suo nome: «Chi non vorrà
intendere quello che il mio profeta parlerà in vece mia mi troverà pronto a
vendicarlo» (Deut. XVIII. 19). 5° La morte da reprobo. -
L'incredulo vive da reprobo; ora come non morirà tale, senza un grande miracolo
della grazia, miracolo che Dio non è tenuto a dare, anzi, per quanto si ricava
dalla Scrittura, si protesta di non dare? Nel Deuteronomio infatti
leggiamo: «Chi si insuperbisce e non vuole ubbidire al comando del sacerdote,
morrà» (XVII. 12). E ai Giudei Gesù diceva: « Se voi non crederete in me,
morrete nei vostri peccati» (IOANN. VIII. ?4). «Quale sarà, domanda S.
Pietro, la sorte di quelli che non vogliono credere al Vangelo di Dio? Se appena
il giusto troverà salvezza, che cosa toccherà all'empio ed all'incredulo» (1
PETR. IV, 17-18).
CASTIGHI
DELL'INCREDULITÀ. - Dio ha
in ogni tempo puniti gli increduli: Noè, nei cento anni che impiegò a
fabbricare l'arca, non cessò mai di ammonire il mondo del castigo
terribilissimo di un diluvio universale che stava per sommergerlo; gli uomini lo
canzonano, rimangono increduli e il diluvio si avvera. Chi travolse nella rovina
di Sodoma coloro che Lot cercava di salvare? l'incredulità di quei cittadini
che s'immaginavano ch'egli celiasse (Gen. XIX. 14). E le piaghe di Egitto
non furono causate dall'incredulità? Perché Faraone annegò con seicento mila
Egiziani nel Mar Rosso? perché furono increduli alla parola divina annunziata
da Mosè. Portatevi nel deserto e là vi dirà il Salmista, che tutta la nazione
ebrea corse pericolo di totale sterminio, in punizione di non aver creduto alla
parola del Signore, di non aver dato ascolto alla sua voce (Psalm. CV,
25-26). «L'ira di Dio piombò sopra di essi e prostrò il fiore d'Israele perché
non avevano prestato fede alle sue meraviglie» (Psalm. LXXVII.30-32).
Zaccaria esita a credere quello che gli annunzia Dio e in pena della sua
incredulità perde la favella (Luc. I, 20). Simili ai padri loro, gli
ebrei contemporanei di Gesù Cristo non vollero ascoltare le sue chiamate: ma la
distruzione di Gerosolima, le inaudite calamità chi sottostette la nazione
giudea e la sua dispersione tra le genti, mostrano il frutto della loro
incredulità. «Quando gli increduli, esclama la Sapienza, dichiararono,
o Signore, di non volervi conoscere, si aggravò sopra di loro il peso del
vostro braccio, furono inondati da nuove acque, flagellati da grandini, battuti
da tempeste, consumati dal fuoco» (Sap. XVI, 16). Qual è stata la fine
degli increduli in tutti i secoli? La loro morte somiglia alla loro vita; vivono
senza fede, muoiono nell'incredulità... Gli increduli sono nemici di Dio e
degli uomini. I loro fatti, i loro scritti, la loro vita, la loro morte, il loro
nome sono esecrati dal cielo e dalla terra...
GRANDE
È IL NUMERO DEGLI INCREDULI.
- Già dai suoi tempi si lagnava Isaia che molti non porgevano orecchio alle
parole dei profeti e vivevano da increduli (ISAI. LIII, 1). E a lui fa eco, dopo
vari secoli, S. Paolo, lamentando che non tutti obbediscono al Vangelo (Rom.
X, 16); prenunziando che sarebbe venuto un giorno, in cui gli uomini non
avrebbero più dato ascolto all'annunzio della sana dottrina; ma disprezzando la
verità, si sarebbero volti alle favole (II Tim. IV, 3-4). Questo vuol
dire che in tutti i tempi vi sarebbero stati degli increduli, allora e oggi e
sempre. «Quando verrà il Figliuolo dell'uomo, stimate voi che troverà molti
credenti sulla terra?», diceva il Salvatore (LUC. XVIII, 8). Ora se venisse
oggidì, quanti increduli vi troverebbe!... Infatti non vivono, forse da
increduli tutti coloro che abbandonano la legge di Dio, la religione, i
sacramenti? Invano diranno che credono, poiché la fede senza le opere è morta,
risponde loro S. Giacomo (II, 26). Come sono poche e rare le virtù cristiane,
perché la fede manca. «Chi è
incredulo, opera sempre infedelmente», dice Isaia (ISAI. XXI, 2). Ora un gran
numero di persone si regolano male, vivono infedeli a Dio, alla sua legge, alla
coscienza; ecco altrettanti increduli. Se poi è incredulo chi non ha un anima
retta, come dice Abacuc (HABAC. II, 4), quanti non somigliano all'incredulo in
questo punto!
RIMEDI
CONTRO L'INCREDULITÀ. - 1°
Bisogna spesso rivolgere a Dio questa preghiera del profeta: «Illuminate, o
Signore, le mie tenebre, rischiarate i miei occhi, affinché non mi addormenti
un giorno nella morte; perché il mio nemico non dica: l’ho soverchiato e
vinto» (Psalm. XVII, 28), (Psalm. XII, 4-5).
2°
Avere gran timore di perseverare nell'incredulità. «Se oggi udite la voce del
Signore, grida il Salmista, non indurite i vostri cuori» (Psalm, XCIV,
8). Pensate alla misericordia di Dio, che vi cerca e vi trae non ostante
l’incredulità vostra; udite che vi dice per bocca d'Isaia: «Io sto tutto il
giorno con le braccia tese per istringere al mio seno un popolo incredulo che
cammina per una strada non buona» (ISAI. LXV, 2). Principalmente su la croce
questo gran Dio stese le braccia per stringersi al petto il mondo intero... 3°
Bisogna fuggire gli increduli: è questo l'avviso di S. Paolo: «Se qualcheduno
fa il riottoso alla nostra parola, non abbiate seco lui alleanza veruna» (II Thess.
III, 14). 4° Obbedite per prima cosa alla legge naturale, alla voce della
coscienza, poi schivate il peccato e voi crederete senza pena...
P. Cornelio A Lapide