La vita cristiana è per tutti vocazione alla santità

Nelle nostre comunità è ancora assai diffusa la convinzione che la santità sia un privilegio di pochi e che essa consista nel compiere cose eccezionali. Giovanni Paolo II nella recente Lettera apostolica “Novo millennio ineunte”, ribadisce invece quanto il Concilio Vaticano II aveva già ricordato: “Tutti i fedeli di qua­lunque stato e grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità” È la traduzione di quanto l'apostolo Paolo ha scritto ai Tessalonicesi: “Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione”, che, a sua volta, è l'eco del precetto che Gesù Cristo ha consegnato a tutti i cri­stiani: “Siate perfetti, come è perfet­to il vostro Padre celeste” .

 

Esempio di santità laicale

IMMACOLATA LA GAMMA,

una laica nata nel 1935 a Rotonda (Potenza) e morta a Roma nel 1985, è una delle tante conferme che anche i laici, ognuno nella sua condizione più ordinaria di vita, possono diventare santi ed essere proposti dalla Chiesa come modelli esemplari di vita cristiana, cioè di santità vera e reale. La vita di Immacolata non presenta nulla di eccezionale o di carismatico. Dalla sua famiglia, di antiche e solide tradizioni cristiane come tante altre del meridione d'Italia, insieme a spiccate doti di mente e di animo, ha ricevuto autentici valori cristiani. È stato merito, grande merito di Immacolata averli accolti e valorizzati lungo tutto l'arco della sua vita. Fin dalla prima adole­scenza, Immacolata ha dimostrato bontà d'animo, docilità, dolcezza di carat­tere, sensibilità verso i sofferenti e una spiccata inclinazione per la preghiera e le altre pratiche religiose. La sorella Maria, che l'ha accompagnata nel suo cammino di fede, ci rife­risce in che modo e con quale intensità Immacolata ha coltivato la sua for­mazione cristiana: Eucaristia quotidiana, consacrazione a Cristo Crocifisso, filiale affidamento alla Madonna, apostolato parrocchiale, dedizione alle opere caritative ed assistenziali. Con questo ricco programma, perseguito con vero spirito di fede, con costante fedeltà e con grande sacrificio, Immacolata ha modellato la sua vita e l'ha sempre più configurata a Cristo Crocifisso, suo esclusivo modello di santità. Immacolata ha avuto dalla vita una salute fisica molto precaria, che si è costantemente logorata fino al punto di impedirle anche le attività più usua­li. Continui ricoveri in clinica, numerosi e gravi interventi chirurgici, dolori spesso lancinanti, cecità quasi completa caratterizzano tutta la sua esistenza. In virtù dello Spirito Santo, che l'ha sempre illuminata e sorretta, Immacolata ha percorso le stazioni della Via Crucis. La sua è stata una scelta libera e consapevole di amore a Cristo Croci­fisso, vissuto ogni giorno con straor­dinaria forza d'animo e perfino in modo gioioso, come attestano i suoi scritti e quanti l'hanno conosciuta. Ci insegnano gli esperti di vita spiri­tuale che tutto ciò è dono e frutto dell'azione santificatrice dello Spi­rito Santo, il quale, se trova acco­glienza e disponibilità, sa elevare le anime ad altezza ineguagliabile.

Alcune testimonianze di Immacolata

Dagli scritti di Immacolata stral­ciamo espressioni che testimoniano la sua levatura spirituale e in parti­colare la sua consacrazione a Cristo Crocifisso. "O mio caro e buon Gesù, scrive dopo un ritorno dalla clinica, quanto sei buono con me, misera peccatrice; fammi soffrire, tanto soffrire per il tuo amore e per i fratelli. Quando soffro sono felice, perché so che tu sei con me Immacolata, figlia della Chiesa, ama condividerne la missione salvifica con l'offerta delle sue sofferenze. Scrive: "O Signore, opera in me con la tua potenza, affinché possa rispondere sempre Sì al tuo invito di offri­re la mia vita per la santificazione dei sacerdoti... Offro la mia vita per loro. Mi rendo conto che questo sacrifi­cio che ti chiedo è più grande delle mie capacità di immaginarlo e di chiederlo". La sua profonda partecipazione alle sofferenze del Signore è bene espressa da queste invocazioni che rin­nova ogni giorno: "Signore, quando le mie labbra si avvicinano alle tue, fammi sentire il tuo fiele. Quando le mie spalle si appoggiano alle tue, fammi sentire i tuoi flagelli. Quando il mio capo si avvicina al tuo, fammi sentire le tue spine. Quando il mio costato si avvicina al tuo, fammi sentire la tua lancia. Quando la carne tua si comunica alla mia, fammi sentire la tua passione". Queste forti espressioni di amore condiviso riecheggiano quelle delle sante mistiche Caterina da Siena, Teresa d'Avila, Angela da Foligno, Veronica Giuliani, che Im­macolata venerava come sorelle maggiori e suo modello di consacrazione a Cristo Crocifisso. Immacolata era devotissima della Madonna e ogni giorno si affidava alla sua materna protezione: "O Vergine bella! Vergine santa, ai piedi della Croce diveni­sti mia madre per volere del tuo caro Gesù. Mamma mia, non mi abbandonare, da te tutto spero!". Le ricorrenti malattie non le hanno impedito di diffondere la devozio­ne mariana. Lo faceva nelle catechesi ai piccoli, nell'Azione Cattolica, nelle feste liturgiche. Prediligeva quella dell'Assunzione. Trascorreva tutta la giornata nella chiesa e nelle visite alle famiglie, alle quali distri­buiva corone del Rosario e sussidi catechistici. Si priva­va come fioretto alla Madonna anche del pranzo. (…)

 Testimonianze particolarmente significative

Don Vincenzo Orofino di S. Severino Lucano scrive di lei: "Con il suo profondo zelo, con la sua sincera bontà, la sua grande umiltà e consapevole appartenenza alla Chiesa, Immacolata ci è stata di modello e di aiuto. Ha sofferto molto nel corpo, ma sempre in modo lieto e sere­no. Era infatti lucidamente convinta di partecipare alla sofferenza di Cristo per la salvezza del mondo. Quanti dolori e preghiere, conclude Don Vincenzo, per le mis­sioni e per i missionari". Don Nicola Storti, per vari anni suo padre spirituale, riassume così la sua testimonianza: "Ritengo che Immaco­lata sia una persona da considerarsi in concetto di santità". Molto bella la testimonianza di Elena Zaccara di Lauria Superiore: "Immacolata amava Gesù in Sacra­mento che riceveva quasi ogni giorno. Desiderava sof­frire in silenzio per offrire a Gesù Crocifisso i segni della sua passione fisica. L'ho sempre chiamata la mar­tire del silenzio, come la Madonna, regina del silenzio, ai piedi della croce". "Era di una bontà eccezionale, scrive una Suora infer­miera della Clinica Gemelli di Roma, era di una serenità straordinaria; semplice, umile e soprattutto trasparente. Era l'innocenza in persona, brava, buona, paziente... Sorrideva sempre anche quando soffriva". Sempre dalla Clinica Gemelli, la testimonianza del Dr. Lorenzo Altomonte: "Ho avuto l'occasione, e forse il privilegio, di seguire il lungo iter finale della sofferenza di Immacolata e penso senz'al­tro di testimoniare come ella abbia portato la Croce della sua sofferenza costantemente in modo esemplare... Sono sicuro che il ricordo di Immacolata mi è servito e mi servirà nella vita professionale di medico e di padre, come esempio di mode­stia, di sofferenza silenziosa ed esemplare, di fede in Dio e nella divina Provvidenza". Cristo, suo Sposo, ha donato la vita per la salvezza dell'umani­tà peccatrice.

Conclusione

Ci auguriamo che venga subi­to iniziato il cosiddetto "proces­so diocesano" sulla vita e sulle virtù di Immacolata La Gamma. È il primo passo perché la Chiesa possa ascriverla nel­l'Albo dei Beati. Facciamo no­stra la preghiera composta a questo scopo dal P. Giuseppe Nardin, abate emerito di S. Paolo fuori le mura di Roma:

 

O Signore, che hai acceso il tuo ardente fuoco nell’animo di Immacolata La Gamma, perché nell’apostolato si donasse con gioia e dolcezza al servizio dei fratelli e nella malattia soffrisse in sereno silenzio un lungo e doloroso martirio a favore della Missione della Chiesa, in piena conformità a Cristo Crocifisso, per l’intercessione della Vergine Immacolata, concedi che anche noi, animati dallo stesso spirito, coltiviamo l’innocenza della vita, l’impegno della testimonianza e la capacità di amare anche nella sofferenza.