IL VERO COMPITO DEL SACERDOTE

La figura del sacerdote oggi viene svalutata sia per la ridotta Fede dei fedeli, sia per le scarse qualità che lo distinguono dagli altri uomi­ni. In realtà ha perso agli occhi del mondo la considerazione che lo avvicina al Crocifisso, al punto da essere ritenuto un "alter Christus". Eppure, per dignità non si trova uno simile a lui, nemmeno tra i potenti che governano le nazioni ed i popoli della terra. Il sacerdote non deve essere dissimile da Gesù per conoscenza Evangelica e per possesso di virtù soprannaturali, esercitate nella vita pratica quotidiana per sempre meglio operare, per sanare i mali morali e spirituali. Il Ministro di Dio, per compiere l'alta missione che Gesù gli ha affidato, deve possedere l'amore per le anime, la mitezza, l'umiltà di cuore, lo zelo e l'abnega­zione. Egli deve identificarsi con il pastore pronto a lottare per salvare le pecorelle che gli sono state affidate e condurle, con la luce del so­prannaturale, alla conoscenza delle Verità eterne. Il suo compito è quello di insegnare, guidare, santificare. Se questi impegni vengono trascura­ti e lascerà disperdere il gregge, dovrà rendere conto a Gesù, Pastore Eterno. Dove non arriva con l'azione e con l'apostolato, deve intervenire con la preghiera, meglio ancora con la penitenza e le mortificazio­ni, per ottenere la grazia del perdono di Dio. Il sacerdote più degli altri sa che è necessario possedere la libertà interiore per eliminare i disor­dini interni, per santificare il mondo esterno e per contrastare il regno diabolico, che esercita un'azione nefasta a danno delle anime.

La missione sacerdotale è quella di ricostruire l'ordine morale, perso con il peccato, guidando i penitenti alla conoscenza pratica dell'esercizio delle virtù, attraverso cui è possibile controllare gli istinti e le passioni ribelli, per conseguire la vera pace nella società e nel mondo. Il rintuzzare gli attacchi diabolici comporta uno sforzo immane, perché gli spiriti infernali, per potenza ed intelligenza sono superiori agli esseri umani; per questo il pellegrinaggio sulla terra si svolge tra dolore, sofferenza morale e patimenti dello spirito. Non possiamo eliminare da noi stessi questa eredità trasmessa dai nostri progenitori; abbiamo bisogno del sacerdote per perfezionare la vita cri­stiana, progredire spiritualmente e trasformare in sorgente di meriti tutti gli affanni quotidiani, offrendoli a Gesù. La Croce è la compagna inseparabile di ogni creatura; la sua efficacia deve essere compresa in particolare dai sacerdoti, i quali sarebbero di grande esempio se, por­tando la Croce, santificassero se stessi. Il sacerdote è vero Pastore nel momento in cui rinnega se stesso; é vero Padre quando è spoglio della propria mentalità e della propria vanità, quando ama le realtà sopran­naturali e lascia dietro di sé tutto ciò che è di impedimento alla crescita dell'amore di Dio nelle anime. La convinzione profonda di tenere so­spese, tra la salvezza e la dannazione, tante anime, deve spingerlo ad accostarsi con sempre maggiori disposizioni al Crocifisso e chiedere al Signore l'aiuto necessario per svolgere l'apostolato per amore della Chiesa. Deve, inoltre, essere convinto di compiere la missione più gran­de che esista nel mondo. La vita, lo zelo e la sua immolazione devono essere legate al Cuore di Maria e al Maestro Divino, per resistere agli assalti del demonio. Deve possedere un cuore grande, capace di acco­gliere le creature afflitte e bisognose di consolazione. Non deve esser­ci discordanza tra ciò che crede e ciò che vive. I poteri soprannaturali che ha ricevuto hanno bisogno di una base solida di vita interiore per produrre frutti di santità nei fedeli. Il Signore opera attraverso il sacer­dote, il quale celebra la Santa Messa unito a Gesù Vittima in riparazio­ne dei peccati e per la salvezza delle anime. Se si riflette su tutto questo si capisce quale danno procurino le idee erronee sulla libertà religiosa, di coscienza e sul pluralismo religioso che provocano profonde ferite nel Corpo Mistico di Cristo.