IL TIMOR DI DIO

Sant'Ilario, a proposito del “timor di Dio” così si esprime: "Ogni volta che nella Scrittura si parla del timore del Signore, bisogna tener presente che non si trova mai da solo, come se per noi bastasse alla completezza della fede, ma gli vengono aggiunti o anteposti molti altri valori": Da questi valori si comprende l'essenza e la perfezione del timor di Dio come sappiamo da quanto è detto nei Proverbi: "Se appunto invocherai l'intelligenza e chiamerai la saggezza, se la ricerche­rai come l'argento e per essa scaverai come per i teso­ri, allora comprenderai il timore del Signore". Vediamo da ciò per quanti gradi si arriva al timore di Dio. Anzitutto, chiesto il dono della sapienza si deve affidare tutto il compito dell'approfondimento al dono dell'intelletto, con il quale ricercare e investi­gare la sapienza. Solo allora si potrà comprendere il timore del Signore. Il timore è considerato come la paura che ha l'umana debolezza quando teme di soffrire ciò che non vorrebbe gli accadesse. - Tale ge­nere di timore si desta in noi con il rimorso della col­pa, di fronte al diritto del più potente, o all'attacco del più forte, a causa di una malattia, per l'incontro con una bestia feroce o, infine, per la sofferenza di qual­siasi male. Non è questo il timore che qui si insegna, perché esso deriva dalla debolezza naturale.

Del timore del Signore invece così sta scritto. «Venite figli, ascoltatemi; v'insegnerò il timore dei Signore » (Salmo 33,12). Dunque si impara il timore del Signore, perché viene insegnato. Questo genere di ti­more non sta nello spavento naturale e spontaneo, ma in una realtà che viene comunicata come una dottrina. Non promana dalla trepidazione della na­tura, ma lo si comincia ad apprendere con l'osservan­za dei comandamenti, con le opere di una vita inno­cente, e con la conoscenza della verità.

Per conto nostro il timore di Dio è tutto nell'amore e l'amore perfetto perfeziona questo timore. Il compito proprio del nostro amore verso Dio è di ascoltarne gli ammonimenti, obbedire ai suoi comandamenti, fi­darsi delle sue promesse.

Ascoltiamo dunque la Scrittura che dice: « Ora, Israele che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l'ami e serva il Signore tuo Dio con tut­to il cuore e con tutta l'anima, che tu osservi i coman­di del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?» (Deuteronomio 10,12).

Molte poi sono le vie del Signore, benché egli stesso sia la via. Ma quando parla di se stesso si chiama "via'' dando anche la ragione per cui si chiami così: «Nessuno», dice infatti Gesù, «viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Bisogna dunque porsi il problema delle molte vie possibili e ponderare molti elementi perché, edotti da molte ragioni, possiamo trovare quell'unica via della vita eterna che fa per noi. Vi sono infatti vie nella legge, vie nei profeti, vie nei vangeli, vie negli apostoli, vie anche nelle diverse ope­re dei maestri. Beati coloro che camminano in esse col timore di Dio".

Come può vedere, il timore non è pau­ra, ma rispetto e il riconoscere la nostra condizione di creatura nei confronti del Creatore. Anche l'amore filiale non ci pone allo stesso livello di Dio, ma rico­nosce il primato di Dio sulla nostra vita, anche se Dio, Padre amorevole, ci chiama affettuosamente per nome.