IL
SILENZIO
NECESSITÀ
DEL SILENZIO. - «Tacete voi
che abitate l'isola», che siete appartati dal mondo, dice Isaia (ISAI. XXII,
2). «State in silenzio davanti alla faccia del Signore», esclama Sofonia (Soph.
I, 7). E siccome Dio è presente in ogni luogo, perciò dappertutto si deve
osservare un rispettoso silenzio. Quindi S. Giacomo ci esorta tutti di andare a
rilento nel parlare, ma ad essere pronti ad ascoltare; anzi aggiunge che vana è
la religione, la pietà di colui che si stima divoto, ma intanto non sa tenere
in silenzio la sua lingua (IAC. I, 26, 19).
L'uomo ha la lingua chiusa da due muri, i denti e le labbra, perché
impari a mantenere il silenzio. Se poi è vera l'etimologia che dànno alcuni
filologi del vocabolo lingua, che derivano dal verbo ligare, ne resta
confermata la necessità del silenzio. Assennato è l'avviso che ci dà S.
Agostino: «Parlate con le opere, anziché con la lingua» (Serm. XXXII,
in Evang. Luc.);
come scegliete quello che avete da mangiare, così scegliete quello che avete da
dire (In psalm. LI). S. Antonio non cessava dal ripetere: Frenate la
lingua (Vit. Patr.). Leggiamo nelle Vite dei Padri, che un
venerabile vecchio chiamava coloro i quali non sanno tenere il silenzio, stalla
senza porta. L'abate Agatone portò per tre anni una pietra in bocca, per
essere obbligato ad avvezzarsi al silenzio. Il Salmista diceva a Dio: «Ponete,
o Signore, una custodia alla mia bocca, ed un chiavistello alle mie labbra!» (Psalm.
CXL).
«L'acqua trattenuta s'innalza, dice S. Gregorio; così l'anima silenziosa
si leva in alto verso il cielo. L'acqua lasciata libera, se ne va e si perde,
così l'anima nemica del silenzio scorre qua e là dissipata, s'infiacchisce,
svanisce, cade, si perde e scompare» (Moral. lib. VII, c. VII). «Chi
non è difeso dal muro del silenzio, dice altrove il medesimo dottore, presenta
la città dell'anima sua aperta alle incursioni del nemico; poiché col suo
parlare, l'anima si caccia fuori di se stessa; si mostra affatto sguarnita e
nuda al ferro del nemico il quale tanto più facilmente la soggioga, quanto più
ella con la sua loquacità lo aiuta a vincerla e prostrarla (Pastor. p. III,
adun. XV)». Gersone osserva che molto saggiamente i fondatori degli Ordini
religiosi, sapendo come i pericoli dell'anima le vengono in molta parte dalla
lingua, ordinarono il silenzio come la migliore difesa e il più efficace
rimedio, stabilendo pene contro gli infrattori di esso. È cosa provata
dall'esperienza, che dove la regola del silenzio è rigorosamente osservata, la
religione, la virtù, la perfezione si mostrano in tutto il loro splendore (Tom.
II, in resp. ad 4. q. 91).
La
necessità del silenzio per mantenere raccolta e virtuosa l'anima, non poté
sfuggire alle osservazioni degli antichi saggi pagani. Famosa è quella sentenza
di Seneca: «Non sa parlare, chi non sa tacere!» (In prov.); perciò
scrivendo a Lucilio gli comandava soprattutto di essere tardo e parco nel
parlare (Epist. LXXII). «Il silenzio non ha mai danneggiato persona,
osserva Catone, l'aver parlato nocque a molti! (Laert.
Iib. VII, C. I)». Solo lo
stolto non sa tacere - sentenzia Solone (STOBEUS. Serm. XXXIV). «L'uomo,
dice Epaminonda, dev'essere assai più desideroso di udire che di parlare; perché
la dottrina deriva dall'ascoltare in silenzio; il pentimento, dal troppo
parlare! (Ita Maxim.)».
GESÙ CRISTO, I SANTI, LA NATURA INTERA CI INSEGNANO IL SILENZIO. - Poche
volte Dio ha fatto intendere la sua parola su la terra... Raro e parco fu il
discorrere di Gesù Cristo mentre visse in questo mondo... La santissima Vergine
parlava poco così, che la Sacra Scrittura notò quattro sole occasioni nelle
quali questa Vergine immacolata proferì poche parole: 1° quando l'Angelo le
annunziò per parte di Dio l'Incarnazione del Verbo; 2° quando intonò il
sublime canto del Magnificat, in casa di Elisabetta; 3° quando trovò Gesù
Cristo nel tempio, dopo esserne andata in cerca per tre giorni; 4° alle nozze
di Cana in Galilea... I Santi in tutti i tempi e in tutti i luoghi hanno sempre
amato ed osservato n silenzio. S. Girolamo scrive di S. Asella, che teneva un
silenzio parlante; era un discorso silenzioso, ed un silenzio parlante (Ad
Marcell. de Asel.). S. Pambone, col suo profondo e perseverante silenzio,
aveva raggiunto un così alto grado di perfezione, che poteva dire morendo di
non avere mai proferito parola di cui avesse da pentirsi (Vita Patr.).
I cieli proclamano la potenza, la sapienza, la ricchezza, la gloria di
Dio, e intanto mantengono il silenzio... L'universo tace; e intanto parla a modo
suo all'uomo e loda Iddio... I fiumi più maestosi sono quelli che fanno più
poco rumore. Solo l'uomo, dotato di ragione, ha il dono della parola; guidi
adunque con la ragione la sua parola...
ECCELLENZA E VANTAGGI DEL SILENZIO. - «Il Signore combatterà per voi,
si legge nell'Esodo, e voi starete in silenzio!» (Exod. XIV,
14). Avvertimento utilissimo ad ogni cristiano è questo, perché nel silenzio
sta la nostra forza e frutto del silenzio è la pace e la giustizia (ISAI. XXX,
15 - XXXII, 17). Il vero mezzo di regolare la lingua, sta nel ricorrere al
silenzio. Volete imparare a parlare? tacete, e nel silenzio riflettete a quello
che dovete dire e come dirlo... Ascoltate, osservate, tacete e voi avrete la
pace dell'anima, la pace interiore ed esteriore; questo è il consiglio dato da
un Angelo a S. Arsenio: «Fuggi, taci, sta tranquillo; eccoti i principi di
salute!» (Vit. Patr.). S. Gerolamo, descrivendo l'ornamento più bello
e più prezioso che possa abbellire
principalmente una donna, unisce alla modestia ed alla ritiratezza il
silenzio (Ad Marcellam).
Infatti l'Apostolo S. Giacomo asserisce che uomo perfetto è colui il
quale non pecchi in parole; egli può, col freno che pone alla lingua, regolare
a suo talento tutto il corpo (IAC. III, 2). Chi dunque trattiene la sua lingua,
chi si mantiene in silenzio, governa a suo piacere il corpo; soggioga i sensi,
la concupiscenza, e le diverse sue passioni. Dice S. Giovanni Climaco: « Il
silenzio è la madre dell'orazione, la liberazione dalla schiavitù, il
mantenimento del fuoco dell'amor divino, l'ispezione diligente dei pensieri, la
specola donde si scorge il nemico, l'amico delle lacrime salutari; ci tiene vivo
il pensiero della morte, ci ricorda il giudizio; porta con sé la scienza e la
quiete! (Grad. XI)». Beata l'anima che si trattiene con Dio per mezzo
del silenzio, dicendo spesso con Samuele: «Parlate, o Signore, ché il vostro
servo ascolta! » (I Reg. III, 9).
Il
silenzio è il germe dei santi pensieri, delle opere generose, dei fatti
eroici... «Tesori preziosi stanno nascosti in una bocca chiusa!» - dice il
Savio (Eccli. XXX, 18), e Geremia chiama beato chi attende nel silenzio
la salute di Dio (Lament. III, 26). Indizio ed effetto di prudenza è
il tacere (Prov. XI, 12). L'uomo loquace è senza prudenza e senza
esperienza, dice S. Isidoro; ma l'uomo sensato parla pochissimo, e in quello che
dice, va molto adagio e col regolo alla mano (c. XXX). Lo Spirito Santo ci
assicura che nella verbosità facilmente si nasconde il peccato, e al contrario
dà lode di molto saggio a chi sa moderare la propria lingua (Prov. X,
19). Chi sta in silenzio, anche quando è insultato, mostra la pace e la
grandezza dell'animo suo; col suo ammirabile contegno riprende, confonde, calma,
converte chi l'oltraggia... Col silenzio diventiamo padroni di Dio, degli
uomini, dei nemici.
Dal silenzio nasce la compunzione, la divozione, la pazienza; San Giovanni
Climaco scrive: «L'amante del silenzio si appressa a Dio e, stando
continuamente nel cuore medesimo di Dio, ne ritrae grandi lumi! (Grad.
XI)». «Il silenzio, dice Talassio, purifica l'anima, la rende più perspicace
ed intelligente, custodisce il cuore! (De Silent.)». Anzi vi accende e
vi mantiene il fuoco dell'amor di Dio, dice S. Francesco d'Assisi (S. Bonav.
in eius vita). L'uomo taciturno acquista sempre, come afferma S. Giovanni
Climaco, una vera scienza; egli è nemico della falsa confidenza, tiene sempre
l'occhio su l'immagine dell'inferno, ritorna sovente sul pentimento dei suoi
peccati, si allontana da ogni pericolo (Grad. VI).
Beato
chi ama il silenzio, dice Geremia (Lament. XVIII), egli sederà solingo
e taciturno, perché Dio l'ha collocato con sé. «Il solitario sederà e tacerà,
spiega S. Bernardo; tutto in lui e attorno di lui osserverà il silenzio; egli
sarà al sicuro dallo stormire delle diaboliche tentazioni, dalle agitazioni dei
desideri carnali, dal rumore del mondo (Serm. I,
de Ss. petro et Paulo)».
Il solitario, col suo perfetto
silenzio, s'innalza, dice San Pier Damiani, sopra se stesso: perché l'anima,
chiusa nel chiostro del silenzio, cresce e si eleva fino al cielo; ella ascende,
per mezzo dei suoi celesti desideri, fino a Dio e si sente investita dal fuoco
sacro dell'amore divino; ella attinge alla sorgente delle acque di vita. Fate
adunque che il tempio del vostro cuore s'ingrandisca per mezzo del silenzio, e
la fabbrica delle virtù s'innalzi su la base della taciturnità (Epist.
CXXX).
Il
Cardinale Torrecremata rileva dieci frutti prodotti dal silenzio: 1° Per mezzo
del silenzio si evitano le colpe che nascono dalla smania di parlare. Qui cade a
proposito un'aurea sentenza di S. Bernardo: Chiamate due volte alla lima le
parole, prima di proferirle. La lima è il silenzio. 2° Col silenzio si
schivano gli scandali delle contese e i pericoli in cui cadono i ciarloni. 3°
Col silenzio ci esercitiamo in tutte le virtù, perché il silenzio è la
scuola. 4° Il silenzio porta l'uomo alla perfezione. 5° Ci mette in possesso
della vera pietà la quale non può esistere senza il silenzio. 6° Fortifica
l'uomo facendo che chiuda la porta ai nemici. 7° È il legame della società
nelle case religiose. 8° Prepara alla meditazione, alla contemplazione ed al
colloquio familiare con Dio. 9° Conserva il fervore della divozione, poiché un
vaso scoperchiato lascia perdere il calore e la bontà del liquore che contiene.
10° Il silenzio è l'impronta dell'uomo savio e prudente (Tract. LVII,
in c. VI, Reg.).
VARIE SORTA DI SILENZIO. - S. Tommaso numera varie sorta di silenzio: il
primo è il silenzio di ammirazione...; il secondo è un silenzio di
sicurezza...; il terzo è un silenzio di longanimità...; il quarto è il
silenzio del riposo del cuore (4a q. VI, art. 10).
Cornelio
A Lapide – Tratto da Totustuus